Siria, dopo l’attacco è scontro all’Onu tra Washington e Mosca. Gli Usa: “Pronti a colpire ancora”

Siria, dopo l'attacco è scontro all'Onu tra Washington e Mosca. Gli Usa: "Pronti a colpire ancora"

Uno degli “obbiettivi” colpiti dai missili Usa, inglesi e francesi alle porte di Damasco

Riunione piena di tensioni nel Palazzo di Vetro. Il rappresentante di Mosca: “L’attacco in Siria distrugge le relazioni internazionali”, l’ambasciatrice Usa: “Russia usa il potere di veto come Assad usa il sarin”. Bocciata la risoluzione russa di condanna della “aggressione armata occidentale contro la Siria”. Ma dalla Francia segnali distensivi verso il Cremlino

“L’attacco condotto da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna in Siria distrugge il sistema delle relazioni internazionali e rischia di destabilizzare tutta l’area”. E’ duro l’intervento del rappresentante permanente della Russia all’Onu, Vasily Nebenzya, al Consiglio di Sicurezza nel Palazzo di Vetro chiesto dalla stessa Russia dopo il raid in Siria. “Noi abbiamo fatto tutto il possibile per evitare queste strategie destabilizzatrici ma nonostante questo gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno ignorato gli appelli di tornare alla ragione” aggiunge il rappresentante del Cremlino.

Durissima la replica americana: “La Russia usa il veto il Consiglio di sicurezza dell’Onu, come il regime siriano usa il Sarin” così l’ambasciatore all’Onu, Nikki Haley, che, con la sua consueta brutalità, ha risposto al collega di Mosca ricordando che il veto è stato utilizzato ben sei volte sul dossier siriano: “Non possiamo permettere – ha aggiunto la rappresentante di Washington – che la Russia getti nella spazzatura tutte le nome internazionali, e consenta che l’uso di armi chimiche non riceva una adeguata risposta”.

Siria, dopo l'attacco è scontro all'Onu tra Washington e Mosca. Gli Usa: "Pronti a colpire ancora"

Ma Haley dice anche altro: “Siamo pronti a colpire di nuovo se la Siria userà ancora armi chimiche”, riferendo il contenuto di una conversazione con il presidente Donald Trump dopo il raid. “Ho parlato stamane con il presidente. Ha detto che se il regime siriano usa gas velenosi ancora una volta, gli Stati Uniti sono pronti ad usare la forza”, dice l’ambasciatrice Usa, “il tempo per le parole è finito. Abbiamo avuto 5 meeting del Consiglio sulla Siria in questa settimana”. La nostra azione “non è una vendetta, né una punizione, né per una simbolica dimostrazione di forza ma abbiamo dato alla diplomazia chance dopo chance. I nostri sforzi risalgono al 2013. La Siria si è impegnata a rispettare la convenzione sulle armi chimiche. Ma come abbiamo visto dallo scorso anno, questo non è successo”, quindi, insiste Haley “il regime siriano, con il ripetuto ricorso alle armi chimiche, ci ha spinto ad agire. Il raid di ieri è un messaggio chiarissimo: gli Stati Uniti non consentiranno al regime di Assad di usare le armi chimiche”.

Siria, dopo l'attacco è scontro all'Onu tra Washington e Mosca. Gli Usa: "Pronti a colpire ancora"

“E’ stato un intervento umanitario, giusto e legale” ha poi affermato l’ambasciatore del Regno Unito presso l’Onu, Karen Pierce. “Il regime siriano ha ucciso il suo stesso popolo per sette anni” e l’uso di armi chimiche “è un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità”, ha affermato Pierce.

E mentre in sede Onu parlavano gli alleati in difesa dei raid, la Siria ha chiesto alla comunità internazionale e al Consiglio di sicurezza Onu tutt’altro, di condannare con fermezza la “brutale aggressione statunitense, britannica e francese che può solo portare a infiammare ulteriormente le tensioni e rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali”. Posizione sottolineata anche da due lettere inviate dal ministero degli Esteri siriano al Segretario generale delle Nazioni Unite e al capo del Consiglio di sicurezza.

E prima di Damasco era stata la stessa Russia a diffondere all’avvio del Consiglio Onu, una bozza di risoluzione che chiedeva la condanna ufficiale dell'”aggressione armata occidentale” contro la Siria. Risoluzione che però è stata bocciata con otto voti contrari, tre a favore e quattro astenuti.

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All’apertura del dibattito, il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto ai membri del Consiglio di sicurezza di “agire in conformità con la Carta delle Nazioni Unite e nel quadro del diritto internazionale” quando è questione di “pace e sicurezza”.

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Da Bruxelles, nelle stesse ore, è rimbalzato lo statement della Natodopo il meeting del Consiglio nordatlantico a livello di ambasciatori: “Gli alleati hanno espresso il pieno supporto per questa azione mirata a ridurre la capacità del regime siriano di produrre armi chimiche e evitarne l’ulteriore impiego contro il popolo siriano”. E ha aggiunto la nota ufficiale: “Le armi chimiche non possono essere usate con impunità o normalizzate. Sono un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva”. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, ha inoltre ammonito il regime siriano “a permettere agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione”, aggiungendo che “Usa, Gb e Francia hanno evidenziato che non c’era altra alternativa praticabile all’uso della forza”.

Siria, 40 persone uccise a Douma. Si sospetta attacco chimico. Medico: “Bomba al cloro sganciata sulla città”

Ci sono molte donne e bambini. I sanitari: “Mille persone con difficoltà respiratorie”. Gli Usa che chiedono ai russi di abbandonare Assad. Ma Mosca replica negando che siano state usate armi chimiche. Anche Damasco nega. Papa: “Niente può giustificare l’uso di strumenti di sterminio contro persone inermi”

Un nuovo attacco aereo a Douma con armi chimiche provoca almeno 40 morti e 1000 feriti. E scatena una guerra diplomatica Usa-Russia, con Washington che chiede ai russi di abbandonare Assad. E Mosca che (in linea con il governo siriano) replica negando che siano stati usati gas sui civili. A riaccendere la tensione nell’area della Ghouta orientale, la presenza degli ultimi ribelli anti-Assad che avevano chiesto una tregua per lasciare assieme ai loro familiari la città. Ma la decisione dell’ala dura Jaish al-Islam di non evacuare la città avrebbe scatenato la reazione del governo di Damasco. Ora però sarebbero in corso trattative per una nuova tregua. Sul caso interviene anche il Papa: “Niente può giustificare l’uso di strumenti di sterminio contro persone inermi“.

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• LA MAGGIOR PARTE DELLE VITTIME DEL GAS: DONNE E BAMBINI
White Helmets, un gruppo di soccorritori che opera in aree controllate dall’opposizione in Siria, hanno affermato che la maggior parte delle vittime sono donne e bambini, intere famiglie sterminate dai gas nelle loro case e nei rifugi. L’Osservatorio siriano per i diritti umani parla di 80 vittime, 40 delle quali morte per soffocamento. E un’altra organizzazione fissa il bilancio a 150 morti.

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Al Jazeera riferisce che Moayed al-Dayrani, un abitante di Douma e medico volontario, ha detto che il bilancio delle vittime dovrebbe aumentare. “Al momento stiamo affrontando più di mille casi di persone che hanno difficoltà a respirare dopo che una bomba al cloro è stata sganciata sulla città e il numero di morti probabilmente salirà ancora”, ha affermato.

• È TENSIONE DIPLOMATICA TRA USA E RUSSIA
La vicenda si trasforma subito in un caso di politica internazionale, con gli Usa che chiedono ai russi di abbandonare Assad. E Mosca che replica negando che a Douma siano state usate armi chimiche. Ha violato i suoi impegni verso le Nazioni Unite ed è responsabile di questi brutali attacchi.

Chiediamo alla Russia di porre fine a questo sostegno assoluto e di collaborare con la comunità internazionale per prevenire ulteriori attacchi chimici”. Fonti del governo di Damasco hanno liquidato la notizia di attacco con armi chimiche come un tentativo dei ribelli del gruppo Jaish al-Islam di fermare l’avanzata dell’esercito.