Milano, tensione in centro: studenti sgomberati in largo Cairoli. Protestavano contro CasaPound

Un gruppo di giovani è salito sul monumento ed è stato sgomberato dalla polizia. Nessun ferito ma qualche contuso. Preoccupazione per le manifestazioni del pomeriggio Attimi di tensione si sono verificati in centro a Milano, nel luogo dove nel primo pomeriggio Casapound terrà un comizio elettorale. Alcune decine di studenti sono saliti sul vicino monumento in piazza Cairoli, ma sono stati fatti scendere con la forza dalla polizia. Non si registrano feriti, ma qualche lieve contuso.I ragazzi, una trentina, già stamani avevano pensato a un’azione nell’area in largo Beltrami dove si terrà il comizio, ma si sono resi conto dell’impossibilità di metterla in atto e hanno deciso un’azione dimostrativa, salendo sul monumento con uno striscione. La manifestazione però non era autorizzata e la polizia ha intimato loro di scendere. Al loro rifiuto, gli agenti sono intervenuti, senza cariche, trascinandoli giù mentre loro facevano opposizione tenendosi gli uni con gli altri per le braccia.  “Dopo lo sgombero gli studenti si sono mossi in corteo per denunciare chi, dietro al motto “abbassiamo i toni” – hanno scritto sui social -, oggi ha concesso a Casapound, Lealtà Azione, Lega e Fratelli d’Italia la piazza di Milano. La Milano antifascista – hanno aggiunto – si riconvoca alle 14 in (via) Moscova”.

Milano, tensione in centro: studenti sgomberati in largo Cairoli. Protestavano contro CasaPound

Il maxi tricolore di Fratelli d’Italia in via Padova

Le forze dell’ordine sono mobilitate in vista di una giornata ad alta tensione. In mattinata il corteo di Fratelli d’Italia in via Padova. I manifestanti, guidato da Giorgia Meloni, hanno srotolato un tricolore lungo 200 metr nella via simbolo della Milano multietnica e scandito lo slogan “Riconquistiamo le nostre strade”. La gente ha risposto intonando “Bella Ciao”. Nel pomeriggio, dalle 15, Matteo Salvini sarà in piazza del Duomo per un comizio al termine di un corteo che partirà un’ora prima dai Bastioni di Porta Venezia. Ma a destare maggiori preoccupazione sono il comizio di Casapound in via Beltrami – di fronte al Castello Sforzesco – e la contro manifestazione antifascista con Anpi, Arci, Cgil e centri sociali, che prenderà il via da Largo La Foppa, in zona Moscova.

Al presidio del movimento di estrema destra sono attesi circa 500 militanti tra Milano e provincia e sul palco interverranno il leader nazionale Simone Di Stefano e il candidato governatore in Regione Lombardia, Angela De Rosa. Il corteo antifascista “non ci spaventa – dice il responsabile provinciale di Casapound, Massimo Trefiletti – Non abbiamo la minima intenzione di creare disordini” ma “siamo pronti a difendere i nostri spazi”

Meteo, arriva il gelo dalla Siberia. Da domenica temperature in picchiata e neve

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Freddo come nel 1985 e 2012. Il Burian avanza a grandi passi verso l’Italia. Nella Pianura padana la colonnina di mercurio nei prossimi giorni segnerà -14 gradi. E per l’inizio di marzo si prevedono grandi nevicate

ROMA – Il freddo siberiano è alle porte e il suo arrivo già si fa sentire. Ma da domenica tutta l’Italia subisce un brusco calo delle temperature a causa del Burian, il vento più gelido che si prepara a sferzare il nostro Paese.

Il maltempo si è già impossessato della Penisola, con neve al Nord e abbondanti piogge al Centro-Sud: gli esperti de iLMeteo.it avvisano che, se fino a sabato il manto bianco copre soprattutto l’Emilia Romagna anche in pianura, da domenica l’ingresso del Burian cambia totalmente la situazione.
Le temperature scendono rapidamente su tutte le regioni, con neve debole ma diffusa in pianura su Piemonte, Lombardia, Liguria, moderata in Emilia Romagna. Entro sera neve fin sulle coste di Marche, Abruzzo, Molise. Neve in Toscana e Umbria fino in pianura, a 500 metri sul Lazio, oltre gli 800 metri al Sud.

Antonio Sanò, direttore di iLMeteo.it lancia l’allerta termica. Il vento gelido siberiano fa precipitare drasticamente le temperature che da lunedì possono misurare valori sottozero o 0° anche di giorno, mentre di notte si scende fino a -10/-14° sulla Pianura padana.

Temperature diurne vicinissime allo zero anche al Centro, e molto al di sotto di notte. Per i primi giorni di marzo, avvisa Sanò, le temperature saliranno un po’,  ma giungerà una perturbazione atlantica che porterà neve abbondante su tutte le regioni settentrionali.

• FREDDO COME NEL 1985 E NEL 2012
Bisogna risalire al 1985 e al 2012 per trovare ondate di gelo simili a quella in arrivo. I meteorologi precisano che per raggiungere il nostro Paese, l’aria gelida compirà una distanza di circa 5.800 chilometri. In alcune zone le temperature toccheranno anche i -35 gradi, addirittura -40. Duro restare all’aperto in molti Paesi europei. All’inizio della prossima settimana a Mosca il termometro segnerà -27 di notte e non supererà i -12 durante il giorno; a Berlino si arriverà a -15 e a -4; a Parigi -8 e 0; a Londra -6 e 1; a Budapest -16 e -5.

• NEVE IN EMILIA, MOLTE SCUOLE CHIUSE
Allerta della protezione civile regionale in Emilia Romagna tutta la giornata. In serata le condizioni meteo sono previste in peggioramento. La situazione più critica riguarda l’area collinare e di montagna compresa tra Rimini e Cesena dove si sono registrati accumuli di neve tra i 20 ed i 30 centimetri.

Alcuni comuni della comunità montana Alta Valmarecchia hanno disposto la chiusura delle scuole. Istituti scolastici chiusi anche a Monghidoro, comune sull’Appennino Bolognese.  Ferrovie dello Stato ha già attivato il piano neve e le squadre sono pronte ad intervenire nel caso di eventuali disagi. Sono in funzione i sistemi di riscaldamento dei binari per evitare gli accumuli di neve.

• IMBIANCATE LE ZONE TERREMOTATE DELLE MARCHE
La neve ha coperto le zone terremotate delle Marche nelle province di Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. Grazie al lavoro dei mezzi spazzaneve e spargisale, non ci sono particolari problemi per la viabilità, a parte alcuni tratti ghiacciati lungo la Salaria. Scuole chiuse a Camerino e San Ginesio (Macerata). A Senigallia (Ancona), la pioggia ha ingrossato il fiume Misa e il Comune ha attivato la radio della Protezione civile per monitorare l’evolversi della situazione, anche se al momento non si registrano particolari criticità.

• ALLERTA IN CAMPANIA
Il peggioramento delle condizioni meteo previsto per le prossime ore ha spinto la Protezione civile della Regione Campania a diramare un avviso di avverse condizioni meteo con conseguente criticità idrogeologica di colore ‘giallo’ valido per 24 ore sull’intero territorio regionale. In Campania sono previsti piogge e temporali anche di forte intensità.

• COLTRE BIANCA IN SARDEGNA
In attesa di Burian, anche la Sardegna batte i denti ed è tornata la neve nei paesi oltre i 700 metri del Nuorese, dove i fiocchi continuano a cadere anche in queste ore. Nei paesi oltre i mille metri, Fonni e Desulo, sono in azione i mezzi comunali per

Roma, cede una strada: auto inghiottite dalla voragine, evacuati due palazzi

 

Il boato e le auto sprofondate per una decina di metri. Tragedia sfiorata nel pomeriggio a Roma nel quartiere Balduina, dove è crollata una parte di strada a ridosso di un cantiere. Fortunatamente in quel momento nessuno si trovava sul quel tratto di asfalto e non si registrano feriti. Sei le auto risucchiate dalla voragine che si è aperta, intorno alle 17.30, in via Livio Andronico, all’angolo di via Lattanzio. Sul posto due squadre dei vigili del fuoco, la polizia e i vigili urbani per la viabilità. La strada è stata chiusa al traffico e la zona completamente isolata dai soccorritori anche per il rischio di ulteriori cedimenti del terreno.

Elezioni, Franceschini: “Salvini calvalca la paura, i moderati riflettano”

Il ministro dei Beni culturali a Circo Massimo su Radio Capital difende il direttore del Museo Egizio di Torino dagli attacchi di Giorgia Meloni

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ROMA – “Salvini cavalca le paure per prendere qualche voto in più”. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini a Circo Massimo su Radio Capital va all’attacco del leader della Lega e fa un appello ai moderati di centrodestra: “Salvini fa come tutti i populisti europei: prende le paure reali dei cittadini e invece di affrontarle le cavalca per prendere qualche voto in più. Non abbiamo niente a che spartire con lui. Un certo elettorato moderato di centrodestra dovrebbe pensarci prima di mettersi in mano a lui”.

• L’APPELLO AI MODERATI: LA DESTRA E’ POPULISTA
Il ministro si dice preoccupato, infatti, da una vittoria del centrodestra perché “questa coalizione è profondamente cambiata: non è più a trazione berlusconiana, quindi moderata, ma si è trasformata a larga maggioranza in una destra estrema e populista”.

Quanto all’effetto Macerata sui sondaggi, che vedono il Pd scivolato al 20% a causa dell’atteggiamento “troppo tiepido”, Franceschini aggiunge: “Ci vuole sempre prudenza nel valutare i sondaggi, la mobilità dell’elettorato è cresciuta, si decide negli ultimi giorni, addirittura nelle ultime ore. In ogni caso trovo terribile che i fatti di Macerata siano diventati un argomento di campagna elettorale”.

• NO ALLA GRANDE COALIZIONE
Franceschini esclude poi una ipotesi di grande coalizione dopo il voto, se nessuno dovesse vincere le elezioni: “Lo schema non è mai stato in piedi in Italia. In Germania è fatta da partiti che l’hanno già vissuta e dopo aver discusso per tanto sul programma lo attuano. Qui, quando è stata fatta all’inizio di questa legislatura, abbiamo assistito in maggioranza alla stessa conflittualità tra maggioranza e opposizione. Non credo possa funzionare”. “Le scelte dopo il voto dipendono da chi vince e dal capo dello Stato  – continua –  tornare a votare con la stessa legge produrrebbe lo stesso risultato”. E aggiunge: “Se andasse avanti il governo Gentiloni, di cui anche io faccio parte, sarebbe la conseguenza di un risultato di stallo. E non sarebbe un buon risultato”.

• LA DIFESA DEL DIRETTORE DEL MUSEO EGIZIO
Sul caso di Christian Greco, il direttore del Museo Egizio di Torino attaccato da Giorgia Meloni per i biglietti scontati alle coppie arabe, Franceschini ribadisce la sua solidarietà, espressa anche da Matteo Renzi in un tweet in cui loda la presa di posizione del ministro:

Regionali Lazio, corsa ad ostacoli verso la Pisana: le spine di condannati e indagati

Pirozzi coinvolto per la morte di 7 persone ad Amatrice. E poi i casi di Sbardella e Palozzi (FI) Amici (Pd), Coluzzi (LeU)

Nella corsa agli scranni della Pisana, il rischio di inciampare è davvero alto. Lo sa bene Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice. Da venerdì è ufficialmente indagato dalla procura di Rieti per uno degli episodi più tristi del terremoto che la notte del 24 agosto 2016 rase al suolo buona parte del centro Italia e provocò 299 vittime. Per il crollo di una palazzina durante il sisma e la morte di sette persone, il primo cittadino in lizza per la presidenza della Regione con la sua lista dello scarpone è indagato per omicidio colposo e lesioni colpose.

La notizia è deflagrata a tre settimane dal voto. E Pirozzi, incassata ieri anche la solidarietà del candidato del centrodestra Stefano Parisi, ieri ci è andato giù duro: “Si tratta di una brutta pagina della democrazia in Italia. La cosa brutta è che arriva a 22 giorni dalle urne. È una cosa a tempo. È grave, un affronto alla dignità dei magistrati che hanno dato la vita”. Insomma, l’avviso di garanzia non è stato digerito.
Pirozzi, però, non rischia di soffrire di malinconia. Nelle 19 liste e tra i 600 candidati delle regionali non mancano indagati e condannati. Anche illustri. Si prenda ad esempio Pietro Sbardella, consigliere uscente del gruppo misto. Figlio di Vittorio, soprannominato ” lo squalo”, esponente di primo piano della Dc romana della Prima Repubblica, è sotto inchiesta per corruzione per un giro di mazzette all’Asl Roma 1. Ora è di nuovo in pista con Noi con l’Italia, lista in supporto a Parisi. Con gli affari di Cotral, invece, tra false manutenzioni e indennità d’oro si sono scottati l’ex membro del cda Giovanni Libanori (stessa lista di Sbardella) e l’ex presidente Adriano Palozzi, volto di Forza Italia.

Tra le fila di Fratelli d’Italia si rintraccia il nome di Giancarlo Righini, condannato nel 2013 in primo grado per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. E si rimane sempre nell’area del centrodestra, tra Forza Italia e Lega, con gli ex assessori della giunta Alemanno: da Sveva Belviso a Enrico Cavallari, i nomi del vecchio esecutivo capitolino compaiono tutti nell’inchiesta sull’ippodromo di Capannelle e il suo canone da 66mila euro l’anno, a parere dei pm di piazzale Clodio troppo esiguo per un’area di 170 ettari. Virata su CasaPound con Francesco Amato, condannato per gli scontri con la polizia nella protesta contro l’arrivo dei migranti a Casale San Nicola del luglio 2015.

Nelle liste del centrosinistra si scovano due casi nel pontino. Nel Pd c’è Carla Amici, sorella di Maria Teresa, attuale sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. Sindaca di Roccagorga, appare tra gli indagati di un maxi-processo sulla Multiservizi di Aprilia di cui era dg. L’accusa, circostanziata in un processo avviato verso la prescrizione. Tra le fila di Liberi e Uguali si trova invece il nome di Angela Coluzzi: è imputata a Roma e Latina per corruzione e falso in un giro di licenze Ncc rilasciate dal comune di Bassiano. Sulla scia del processo Mafia Capitale, invece, il gip ha rinviato gli atti alla procura per quanto riguarda le dichiarazioni in aula dal presidente dem Nicola Zingaretti, già archiviato.

Tornando in provincia, di nuovo a Latina, si scoprono le carte di Fratelli d’Italia e della Lega, per cui corrono Romolo Del Balzo e Marilena Sovrani. Il primo è imputato a Roma nel processo sulla rimborsopoli regionale del Pdl in era Polverini. La seconda, invece, è indagato per concorso in lottizzazione abusiva per una variante approvata quando era assessora al comune di Latina. Quel caso fu alla base della caduta anticipata della giunta del sindaco Giovanni Di Giorgi.

Si resta in area Carroccio con Angelo Orlando Tripodi, imputato sempre a Latina per bancarotta per una serie di acquisti da una ditta di movimentazione terra fallita. Ultima fermata nel frusinate, dove per Energie per l’Italia, la lista di Parisi, c’è Giuseppe Patrizi. A suo carico la procura di Frosinone ipotizza i reati di corruzione, traffico illecito di rifiuti, usurpazione di pubbliche funzioni e abuso

d’ufficio nel processo scaturito dall’inchiesta sulle autorizzazioni ambientali rilasciate dall’ex Provincia, di cui Patrizi è stato presidente, in cambio di favori e posti di lavoro. Gabriele Picano per FdI, Riccardo Rosciaper Noi con l’Italia e Pasquale Ciacciarelli per Forza Italia completano il quadro. Peculato, concussione e falso in bilancio le rispettive accuse per chi ora sogna di sedersi in consiglio regionale.

Roma, scempi legalizzati: giù altre 9 ville

Villini immersi nel verde, palazzetti gioiello costruiti in stile Liberty agli inizi del secolo scorso e ora destinati a essere abbattuti per lasciare spazio a volumi più moderni. Un piano che rischia di stravolgere l’immagine caratteristica dei quartieri più centrali della città. L'” effetto domino ” è già partito. Dai Parioli a San Lorenzo, passando per il Trieste- Salario, ben 9 edifici nel municipio II verranno abbattuti e ricostruiti, con il permesso del Campidoglio, in ottemperanza alle norme contenute nel Piano casa regionale. ” Per altri 20 – chiarisce la minisindaca dem del parlamentino di via Dire Daua, Francesca Del Bello – le istruttorie sono in corso, gli uffici comunali devono ancora trasmetterci gli atti ” . Ma la rivoluzione urbanistica è già iniziata.

arnaldo zeppieri

Il 17 ottobre scorso le ruspe hanno aggredito le fiancate del villino in via Ticino3, al Coppedè. Un mese più tardi è toccato alla Villa Paolina di Mallinckrodt in largo XXI Aprile al Nomentano. Due giorni fa, Repubblica ha sollevato il caso della palazzina costruita nel 1908 in piazza Caprera: è registrata nella Carta della qualità ma verrà parzialmente demolita.

Altri permessi ad abbattere e ricostruire sono stati accordati dagli uffici comunali. Dopo le proteste delle associazioni per la tutela del paesaggio a seguito dell’intervento in via Ticino, la giunta del municipio II è corsa ai ripari, acquisendo tutta la documentazione utile a ricostruire una mappa dei progetti già approvati. “Ci lavoriamo da mesi – afferma il consigliere Pd al municipio II, Andrea Rollin – abbiamo esaminato gli atti che ci sono stati trasmessi dal Comune, effettuato dei sopralluoghi con i tecnici e in alcuni casi abbiamo espresso contrarietà con degli atti votati dal consiglio municipale ” . Un parere però non vincolante.

Risultato? Gli operai potrebbero avviare in qualunque momento il cantiere per ” la ristrutturazione e l’ampliamento” del casone di via di Villa Rufo, a villa Borghese, pronto a ospitare altre aule del liceo Chateaubriand. ” Il 29 settembre del 2015 – ricostruisce Rollin – il Consiglio diede parere negativo, ma l’opera fu comunque autorizzata dal Comune, all’epoca del commissariamento Paolo Tronca”.

Stessa sorte, in tempi diversi, anche per i palazzi in via dei Liguri 32, via dei Reti 33A, per l’immobile in via dei Piceni 13A o in piazzale del Verano 75. “Abbiamo ricevuto i progetti – aggiunge Rollin – ma, tecnicamente, non possiamo sapere quando partiranno i lavori”. Già iniziati invece in via Asmara 31, a pochi metri da villa Leopardi. Già autorizzata anche l’opera in via Fauro 47, ai Parioli.

E altri 20 progetti, dal lungotevere Flaminio 4 a viale Romania 32, sono ancora al vaglio degli uffici comunali. La presidente Del Bello nei mesi scorsi ha scritto alla sindaca Virginia Raggi, all’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori, alle soprintendenze e agli uffici

competenti chiedendo l’immediata apertura di un tavolo per individuare degli strumenti normativi utili alla tutela del territorio. ” È necessario rivedere i criteri della delibera comunale del 2012 – avverte Del Bello – è il documento nel quale si individuano le aree sulle quali è interdetto il ricorso alle norme del piano Casa. Uno strumento straordinario e che spesso viene utilizzato in maniera ordinaria, rischiando così di snaturare i territori”.

Ville, auto e case di lusso tra Ladispoli e Civitavecchia: sequestro da 100 milioni per cinque accusati di usura

Per gli investigatori le vittime del gruppo criminale erano cittadini e imprenditori locali in crisi economica, molti anche con il vizio del gioco d’azzardo.

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Beni per oltre 100 milioni di euro confiscati a Roma a cinque persone accusate di usura. Si tratta di quarantanove immobili, tra cui ville con piscina e appartamenti di lusso, tutti ubicati a Ladispoli e a Civitavecchia; 8 veicoli; 5 società e relative quote aziendali; 23 rapporti bancari e finanziari. Insomma, è un tesoro quello che il centro operativo Dia di Roma e i carabinieri della compagnia di Civitavecchia hanno sottoposto a confisca su provvedimenti della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Roma emessi nei confronti di Patrizio Massaria, 64 anni, Giuseppe D’Alpino, 72 anni, Carlo Risso, 51 anni, Angelo Lombardi, 56 anni, Francesco Naseddu, 51 anni, residenti a Ladispoli.

Sono ritenuti “responsabili, a vario titolo, di una consorteria criminale, che nel tempo ha consentito loro di accumulare illecitamente un ingentissimo patrimonio, frutto principalmente di un articolato sistema di usura ai danni di cittadini e imprenditori locali in crisi economica, molti dei quali anche con il vizio del gioco d’azzardo”.

La Dia  di Roma in sostanza, attraverso complessi approfondimenti investigativi, ha ricostruito le dinamiche del gruppo che – costituito da un nutrito numero di soggetti di origine campana radicatisi da tempo sul litorale laziale – aveva esportato  in quell’area il modus operandi della camorra per la diffusione e la gestione di traffici illeciti, come testimoniato, tra l’altro, anche in diverse sentenze emesse a loro carico. Il Tribunale di Roma ha quindi confermato in pieno l’impianto accusatorio sostenuto dalla Dia, disponendo non solo la confisca del patrimonio delle persone coinvolte ma anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno a carico di quattro di loro.

Vento fa crollare alberi: feriti due automobilisti Virgilio, vola tegola da tetto: ferita 15enne foto Paura a Prati e all’Aventino. Un uomo in codice rosso Santori (Fdi): “Anch’io sfiorato da ramo, azione contro Raggi “

La ragazza portata al Bambino Gesù in codice giallo. Grave il conducente dell’auto schiacciata da un arbusto ad Acilia. Stessa sorte per una donna alla guida di una Twingo investita da un platano: non è gravePaura anche nella capitale, all’Aventino, dove un altro grosso platano si è improvvisamente schiantato al suolo in via Manlio Gelsomini. L’albero cadendo ha diviso in due la strada, che non è più percorribile in entrambi i sensi, ed ha distrutto alcune macchine parcheggiate, una in transito e un motorino e danneggiato un cassonetto. Una donna, al volante di una Twingo, è stata soccorsa dal 118 in codice verde.

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Altro crollo al liceo Virgilio, in centro, dopo che una porzione di tetto era venuta giù a ottobre scorso. Questa volta è successo dal lato del lungotevere: secondo le prime ricostruzioni, il crollo sarebbe stato causato dal vento e dal movimento degli alberi davanti. Una ragazza di 15 anni è stata colpita alla testa: ferita, è stata trasportata al Bambino Gesù, dove si trova al momento in stato d’osservazione. Il taglio le è stato suturato con dei punti. Intanto nel pomeriggio gli studenti del Collettivo Autorganizzato si incontreranno per decidere come muoversi: “È impensabile andare a scuola e uscirne feriti”, spiegano. Si tratta di emergenza dell’edilizia scolastica, secondo Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi – Lazio.

Roma, vento fa crollare alberi: feriti due automobilisti. Si stacca tegola dal tetto Virgilio: ferita 15enne

Paura anche in via Brofferio, nel rione Prati, dietro al liceo Mamiani: poco prima che gli studenti uscissero – intorno alle 12.30 – un albero è caduto accasciandosi su un’automobile parcheggiata. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito.

Problemi anche sulla Roma-Lido, dove sono tre i rami di grosse dimensioni a essere caduti sui binari: uno a Magliana, uno prima di Casal Bernocchi e l’ultimo nei pressi di Acilia. Sul posto sono già a lavoro delle squadre per rimuovere gli arbusti. Il servizio, come fanno sapere da Muoversi a Roma, è stato interrotto e poi riattivato.

“Un enorme disagio per i pendolari, è così ogni volta che tira vento”, fanno sapere da Odissea Quotidiana, il blog che racconta le disavventure degli utenti del trasporto pubblico locale.

Si registrano alberi caduti anche sulla via del Mare. Disagi anche ad Anzio, all’altezza del civico 1 di via delle Margherite, dove dalle 9.30 i vigili del fuoco di Roma – con tanto di autogru e autoscala – sono impegnati nella rimozione di un pino di circa venti metri d’altezza abbattutosi in strada. Danneggiata una vettura in sosta. Parte dell’albero è caduta all’interno di un giardino privato, ma non ci sono persone coinvolte. La strada è al momento chiusa al traffico.

Arbusto caduto anche in via Valle Vermiglio, nel III municipio. “Ci sono delle vetture danneggiate, ma se fosse caduto sul marciapiede avrebbe colpito delle persone”, spiega Manuel Bartolomeo del comitato di quartiere Talenti.

E nel pomeriggio si è aggiunta anche la segnalazione di Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia: “Mentre percorrevo in macchina il tratto di Via Leone XIII in direzione Piazza del Bel Respiro – denuncia Santori – un grosso ramo si è staccato da un albero lungo la carreggiata, sfiorando la mia autovettura. Sono riuscito a evitare l’impatto scartando sull’altra corsia, che fortunatamente era vuota. Le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi, e non ho remore a dire di aver temuto per la mia incolumità in quei secondi”. Il consigliere di Fdi ha inviato un esposto ai carabinieri della stazione di Monteverde e ha annunciato di essersi attivato per far potare prima possibile gli alberi sull’Olimpica.

“È intollerabile – ha aggiunto – che non appena il vento rinforza un po’, come normale che sia in inverno, il rischio di crolli aumenti esponenzialmente a causa di mancati controlli sulle alberature malate. Diversi mesi fa, ormai, la sindaca Raggi e l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari avevano lanciato il

monitoraggio del verde. Questi sono i risultati di quell’annuncio: un cittadino romano o un turista oggi deve temere di percorrere a piedi o in auto una strada alberata perché è molto probabile che un ramo possa colpirlo. Metteremo insieme tutti i cittadini che hanno subito danni dal crollo delle alberature  ha concluso – per attivare una class action contro la Raggi e inchiodarla alle proprie responsabilità”.

Sindaci del Frusinate: proroga di 2 mesi sui rifiuti di Roma

L’impianto di trattamento meccanico biologico di Colfelice, in provincia di Frosinone, continuerà a trattare fino a marzo 250 tonnellate al giorno di indifferenziato

ARNALDO ZEPPIERI

Di che cosa stiamo parlando
Roma ha corso un grosso rischio: vedersi chiudere le porte dell’impianto di Frosinone, che ogni giorno riceve dalla capitale 250 tonnellate di rifiuti indifferenziati. Ma ieri l’assemblea dei sindaci che gestiscono il tmb ha deciso di concedere una proroga di 60 giorni. Se ne riparlerà dopo le elezioni del 4 marzo

Quattro ore per decidere se continuare a prendere i rifiuti di Roma oppure no. Alla fine la capitale ha ottenuto una proroga di 60 giorni. L’impianto di trattamento meccanico biologico di Colfelice, in provincia di Frosinone, continuerà a trattare fino a marzo 250 tonnellate al giorno di indifferenziato. Una specie di moratoria elettorale, in vista del voto del 4 marzo.

La riunione è stata incandescente. Alla fine sono state messe ai voti due mozioni, quella proposta dal sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, a capo di una lista civica, che chiedeva lo stop immediato ai conferimenti, e quella dei sindaci Pd, per la proroga di 60 giorni, che ha ottenuto la maggioranza con 35 voti contro 17. Furioso Sacco: ” Questa decisione non risolve il problema rifiuti di Roma, non arricchisce la Saf (la società che gestisce il tmb di Colfelice, ndr ) e mortifica i cittadini di Roccasecca, la discarica dove vanno a finire gli scarti dei rifiuti trattati dal tmb”.

La decisione di ieri, per niente scontata, evita a Roma un’ennesima emergenza. Tanto più che il nuovo accordo con l’Abruzzo, che ha dato il via libera al trattamento e smaltimento di ulteriori 39mila tonnellate in 90 giorni, non è ancora operativo. L’Ama sta trattando con le aziende di Sulmona e Chieti e servirà ancora una settimana prima che i viaggi possano iniziare.
Nel giugno 2017 i 91 sindaci che amministrano la Saf avevano votato una delibera che sospendeva i conferimenti di Roma dal 1 gennaio 2018. Solo l’emergenza di Natale e la decisione del nuovo presidente Lucio Migliorelli avevano evitato che la delibera avesse subito attuazione, in attesa di una nuova assemblea. E durante l’assemblea sono state almeno quattro le ipotesi a circolare. Oltre allo stop immediato, si è valutato di continuare a prendere gli stessi quantitativi, ma con una maggiorazione di costo, di diminuire i quantitativi, sempre con tariffa ritoccata, di trattare i rifiuti tenendosi la parte combustibile, da inviare all’inceneritore di San Vittore, restituendo ad Ama la parte da mandare in discarica.

In questo caso sarebbe stato molto difficile per Ama trovare una discarica. Ne sa qualcosa la Regione Lazio, che da oltre un anno chiede al Campidoglio di localizzare una discarica di servizio, insieme agli impianti che intende realizzare. Tanto che il ministro all’Ambiente Gianluca Galletti ha lanciato il suo ultimatum: o Virginia Raggi, nella sua doppia veste di sindaca di Roma e della Città Metropolitana, fornirà le informazioni necessarie ad aggiornare il piano rifiuti regionale, oppure verrà commissariata dalla giunta Zingaretti.

Da poco Roma comincia a sentire i benefici della riduzione dei consumi tipica del periodo postnatalizio. La capitale produce in media 80mila tonnellate al mese. A dicembre la quantità sale a 110mila, a febbraio crolla a 60mila. La diminuzione dei rifiuti e il nuovo accordo con Rida di Aprilia hanno permesso ad Ama di cominciare a liberare i due Tmb di Rocca Cencia e Salario, che sono passati dalle 8000 tonnellate della settimana scorsa a 4000.

Riguardo al mancato conferimento di maggiori rifiuti in Abruzzo, dal 15 al 31 dicembre, come un’ordinanza firmata il 14 dicembre dal presidente Luciano D’Alfonso

le avrebbe permesso di fare, Ama sostiene di essere stata impossibilitata a farlo. ” L’impianto di Aielli – spiega l’azienda – era e resta autorizzato ad accogliere da Roma al massimo 180 tonnellate al giorno, non un chilogrammo di più ” . Ma l’ordinanza ” contingibile e urgente” firmata da D’Alfonso avrebbe permesso alla capitale di sforare il limite di 170 tonnellate al giorno fissato dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale.

Grasso: “Nessuna pregiudiziale verso il M5S. Renzi ha attuato le politiche di Berlusconi”

Il leader di Liberi e uguali a Circo Massimo su Radio Capital. Sulle elezioni regionali: “Nessun odio verso il Pd, in Lombardia non c’erano i presupposti per un accordo”

arnaldo zeppieri

ROMA – “Non siamo una forza politica irresponsabile ma rigorosa: se ci sono i presupposti, gli accordi si possono fare”. Con questa motivazione Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali spiega a Circo Massimo su Radio Capital perché il suo partito ha deciso di sostenere il candidato del Pd Nicola Zingaretti nel Lazio e non appoggiare Giorgio Gori in Lombardia. Incalzato dalle domande di Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini afferma poi che LeU non ha “nessuna pregiudiziale nei confronti dei Cinquestelle”. E accusa Renzi “di aver messo in pratica le politiche di Berlusconi”.

• IN LOMBARDIA NON CI SONO PRESUPPOSTI PER INTESA
“Il confronto in Lombardia va avanti da molti mesi – spiega il leader di Leu – e la decisione di non sostenere Gori era già stata presa molto tempo fa. Invece nel Lazio ho avuto pieno mandato dall’assemblea regionale a trattare con Zingaretti per un confronto. Per me è stato molto importante sentire la base prima di prendere una decisione politica. Sono contro il personalismo della dirigenza”.

“Non c’è nessun rancore né odio nei confronti del Pd – continua il presidente del Senato –  Erano state proposte delle primarie e invece si è avuto un candidato imposto. Gori ha appoggiato il referendum autonomista di Maroni, non ha dimostrato nessuna visione in discontinuità rispetto alle attuali politiche del Pd. Tutto questo è stato valutato dalla base, che aveva il polso della situazione”. E precisa: “Il punto non è vincere o perdere ma che cosa andiamo a fare. Se c’è o meno una svolta nelle politiche regionali”.

• RENZI HA ATTUATO LE POLITICHE DI BERLUSCONI
Poi aggiunge: “Su scala nazionale non ci sono i presupposti per un’intesa. Le politiche del Pd vanno da un’altra parte, lo stesso Renzi ha detto che è riuscito a fare quel che Berlusconi non ha fatto. Se si continuano a percorrere le direzioni che vanno fuori dal centrosinistra, non possiamo essere d’appoggio e di aiuto al Pd”.

 NO A PREGIUDIZIALI VERSO IL M5S
Grasso chiarisce che le frizioni con Laura Boldrini in merito alla questione del rapporto con il M5S sono già risolte: “Per Leu il pluralismo è normale, le polemiche sono spesso giornalistiche e sono rientrate. Ci sono posizioni diverse da ricondurre a unità”. E definisce i Cinquestelle “un soggetto politico con cui fare i conti”, anche se sono “inaffidabili, ondivaghi, con loro è difficile trattare”. Non si sbilancia su possibili accordi, tuttavia afferma che Leu non ha nessuna pregiudiziale contro il Movimento: “Useremo lo stesso metodo adottato in Lombardia e Lazio, valuteremo il loro programma”. In ogni caso l’unica vera pregiudiziale culturale e ideologica “è nei confronti della destra”.

• ABOLIRE BUONA SCUOLA E JOBS ACT 
Tra le riforme da abolire Grasso cita la Buona scuola, “che ha scontentato un po’ tutti” e il Jobs Act, che “ha creato lavoro precario: lavoriamo di più e guadagniamo di meno”. Ma anche la legge Fornero è da rivedere: “Il sistema pensionistico non è equo, penso a dare un futuro anche ai precari”.

• LE QUESTIONI APERTE CON IL PD
Secondo il leader di Leu, inoltre, il cambio di tono di Matteo Renzi che non si propone più direttamente come futuro premier, è positivo ma non sufficiente. E anche “Gentiloni, seppure abbia creato un clima diverso – aggiunge – ha compiuto scelte in linea con quelle di Renzi”. Poi conclude: “Non chiedo passi indietro a nessuno. Sono io che voglio fare passi avanti. E poi sono loro che vanno indietro da soli. Renzi aveva il 40% e si è ridotto al 20%. Votare per noi può far costituire un centrosinistra che invece va perdendo pezzi da tutte le parti”.

Quanto alla querelle aperta con il Pd, che pretende da Grasso la restituzione dei contributi arretrati al partito, l’ex magistrato risponde: “Un lato squallido della campagna elettorale: nessun presidente del Senato o Camera ha mai dato un contributo alla sua parte politica. Non

me l’hanno mai chiesto, nemmeno quando mi hanno proposto di candidarmi in Sicilia. Solo quando ho accettato di guidare Liberi e uguali. Pensare che sia io il responsabile della cassa integrazione dei lavoratori del Pd è veramente squallido”.