Il governo giallo-verde divide Fratelli d’Italia a Roma: aumentano i malumori nel partito della Meloni „Il governo giallo-verde divide Fratelli d’Italia a Roma: aumentano i malumori nel partito della Meloni“

Il governo giallo-verde divide Fratelli d’Italia a Roma: aumentano i malumori nel partito della Meloni

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Tra chi ha già benedetto il governo giallo-verde per marcare le distanze, e chi sta valutando di mollare ma in punta di piedi, dentro Fratelli d’Italia siamo alla resa dei conti. La tenuta del partito nel Lazio è in bilico, si sa, e i mal di pancia serpeggiano dal 4 marzo: chi è rimasto fuori dal Consiglio regionale ha lamentato lo scarso appoggio del partito in campagna elettorale nonostante il consenso raccolto nel tempo sul territorio. E il successo della Lega nell’enclave di Giorgia Meloni (in provincia addirittura doppiata) ha fatto il resto.

A certificare un potere contrattuale ormai logoro all’interno della coalizione, la designazione dei candidati presidente in III e VIII municipio per il voto del 10 giugno. Simone Foglio per Forza Italia, Francesco Maria Bova per il Carroccio, e gli ex An restano a bocca asciutta. Il malcontento interno cresce e l’accusa centrale rimane: una gestione verticistica che ha escluso ogni forma di dialogo interno. E un partito che ha perso ogni attrattiva, sull’elettorato e sui corpi intermedi.

Poi c’è il mancato appoggio al governo giallo-verde. Qualcuno avrebbe preferito l’ingresso nell’esecutivo che si appresta a guidare il Paese e non ne fa mistero. “Se penso a quello che ci hanno propinato nelle stanze segrete dei poteri forti, sui tavoli degli euroburocrati o negli inciuci di palazzo almeno ora c’è un contratto che esprime una volontà politica che va in tutt’altra direzione. Avremo modo di vedere cosa accadrà, intanto dico sì con convinzione”. Un endorsement convinto quello dell’ex consigliere Fabrizio Santori sulla sua pagina Facebook. Con oltre 8mila preferenze raccolte sul territorio, in corsa alla regione Lazio per il secondo mandato, è tra quelli rimasti fuori nonostante abbia portato a casa il doppio delle preferenze del primo degli eletti leghisti.

Anche sul profilo di una consigliera municipale di Monteverde Francesca Grosseto (ex M5s) si legge il sostegno ai pentaleghisti. “A mio avviso FdI sta perdendo l’occasione per contribuire ad un governo che potrebbe renderci più forti, apportando anche il suo contributo per veder realizzati i temi che reputa fondamentali”. Insomma, c’è chi storce il naso per il no di Meloni all’alleanza Salvini-Di Maio, e chi (vedi i consiglieri del gruppo capitolino Maurizio Politi e Francesco Figliomeni) nonostante in rotta da tempo con la gestione del partito, si rendono conto che per il quadro romano appoggiare i Cinque Stelle sarebbe una limitazione inevitabile all’azione di opposizione nel Comune e nei municipi.

Ma un elemento accomuna esponenti e correnti: la necessità di dover fare i conti con la caduta libera di Fratelli d’ItaliaA livello nazionale, sia al governo dove Meloni e i suoi diventerebbero la brutta copia di Matteo Salvini, o all’opposizione dove resteranno inevitabilmente schiacciati tra Forza Italia e Partito democratico. E a livello romano, nel quartiere generale del partito, dove la Lega si è presa i territori

 

Roma, gabinetto della sindaca Raggi: a casa uno su quattro. Picco assenti sotto i 5S

Nell’ufficio del commissario per il debito, fermo il 32% Il dato dei comunali di Milano invece è del 17%

Nel gabinetto della sindaca Virginia Raggi c’è qualcuno che si sente come il ragionier Fantozzi, incaricato di tenere in movimento le sagome di cartone dei colleghi rimasti a casa, in ferie o in malattia. Gli ultimi dati pubblicati dallo stesso Comune certificano che da gennaio a marzo il tasso di assenza all’interno dell’ufficio esecutivo della prima cittadina è oscillato tra il 20 e il 25%, con una media di 4/ 5 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2016, quando sindaco era Ignazio Marino.

Tra i 221 dipendenti dell’ufficio guidato da Virginia Raggi, il 10% era assente per ferie, il resto per malattia, altri motivi o per via della legge 104, quella che riconosce alcuni giorni al mese per stare vicino a un parente in difficoltà. corrado chiodi l’aquila calcio 

Una performance peggiore non solo rispetto a quella del predecessore dem, ma anche a quella attuale registrata negli organi politici del Comune di Milano. Il tasso di assenza dell’ufficio di presidenza del consiglio comunale del capoluogo lombardo non supera il 17%, quindi fino ad 8 punti percentuali in meno di Roma.

Ma il confronto più deludente, rispetto all’immagine di efficienza che l’amministrazione grillina sta cercando di costruirsi, è quello con le imprese private. Rispetto a un tasso di assenza (escluse le ferie) che supera il 14% per il gabinetto della Raggi, la cifra media delle aziende italiane è 5,49%. Questo certifica il barometro sull’assenteismo pubblicato dalla società di consulenza Amyng, e offre un dato di riferimento confermato anche da Assolombarda, secondo la quale nel 2017 il tasso medio di assenteismo tra i privati non ha mai superato il 6%.

A Roma si batte la fiacca, o ci si ammala più facilmente, anche se chi lavora nel pubblico appare più cagionevole degli altri. E infatti – riporta l’Inps – negli ultimi cinque anni gli eventi di malattia nella pubblica amministrazione laziale sono aumentati del 9,7%, mentre sono diminuiti del 2,3% quelli denunciati dai privati.

La piccola epidemia che costringe le persone a letto non riguarda solo il gabinetto della sindaca ma tantissimi uffici del Campidoglio, alcuni dei quali responsabili di tassi di assenza veramente preoccupanti. Accade così che anche nell’ufficio dell’assemblea capitolina il tasso di assenza abbia raggiunto il 25,6% nel gennaio scorso, mentre nell’organismo di supporto al commissario straordinario del governo per il piano di rientro del debito di Roma capitale ( dove lavorano appena 4 persone), l’assenza complessiva ha toccato il 32%.

Stesso discorso per l’agenzia capitolina sulle tossicodipendenze ( 5 dipendenti) dove il tasso di assenza ha toccato il record del 34,55%, mentre tra i 13 lavoratori impegnati nell’ufficio speciale dedicato ai “rom, sinti e caminanti” la percentuale è stata del 25%.

C’è chi va in ferie e chi si mette in malattia, ma anche una buona quota ( tra il 5 e il 15%) di ” assenza per altri motivi” non ben specificati, che coinvolge un po’ tutti gli uffici, dagli assessorati ai municipi, dai vigili urbani alla ragioneria generale.

La tendenza sembra ormai radicata e per invertirla ci vorrebbe il pugno di ferro. Quello che Virginia

Raggi prometteva nel luglio scorso contro i furbetti di Atac. ” È ora di mettere la parola fine al caso di quei dipendenti che non lavorano – minacciava. – Non voglio generalizzare: chi si impegna non ha nulla da temere; ma chi non lavora deve capire che il clima è cambiato”.
Cambia il clima ma non le vecchie abitudini, e gli annunci alla giustizia e all’efficienza assomigliano sempre più alle promesse sbiadite di chi predica bene e razzola male.

Roma, botticelle in rivolta contro nuovo regolamento. “Aperture da Campidoglio”

La protesta delle carrozzelle: “Vogliamo restare nel centro storico”. Poi l’incontro coi rappresentanti dell’assessorato all’Ambiente.

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Si è conclusa alle 13,  al termine dell’incontro termine dell’incontro tra una delegazione dei vetturini e i portavoce degli assessori all’Ambiente e alla Mobilità, la protesta delle botticelle, contro la bozza di regolamento in via di approvazione dal Campidoglio per togliere le tradizionali carrozze dalle strade e relegarle a Villa Borghese, Villa Pamphilj, nella tenuta di Castel di Guido e al parco degli Acquedotti. Stamani i 38 vetturini in protesta hanno sfilato nel centro storico per poi radunarsi in piazza Madonna di Loreto con la richiesta di essere ricevuti dall’amministrazione comunale.

“Chiediamo alla sindaca  di rivedere le misure contenute nel nuovo regolamento, le botticelle devono rimanere nel centro storico perché siamo un servizio pubblico non di linea – afferma Angelo Sed, il presidente della Nuova associazione vetturini romani (Naver) – il blocco del servizio tra le 13 e le 17 previsto dal 1 giugno al 15 settembre ci obbliga a stare fermi con qualsiasi temperatura, è un controsenso visto che i veterinari stabiliscono che fino ai 35 gradi i cavalli possono circolare”.

Altro tema è quello delle salite. “Le associazioni animaliste – prosegue Sed – sostengono che i cavalli devono evitare le salite, ma secondo voi come ci arriviamo a Castel di Guido o sulla sommità di Villa Borghese e Villa Pamphilj: così facendo questo lavoro muore”.

E Giovanni Cervalieri, 71 anni, vetturino da 48, aggiunge: “Con tutti i problemi irrisolti in città, tra la spazzatura e l’invasione dei bus turistici, possibile che la questione dirimente siano 48 carrozzelle”. Massimo Stazzi, 60 anni, vetturino da tre generazioni continua: “Vivo tra i cavalli da quando avevo 8 anni – ricorda mentre accarezza il suo Chicco – se come dice la sindaca i taxi sono il biglietto da visita di Roma, noi siamo l’eccellenza della città”. Fino all’incontro di questa mattina.  “Ci hanno promesso un nuovo incontro a breve con gli assessori in persona, prima che il regolamento passi all’esame dei municipi – spiega ancora Sed – ci hanno dato segni di apertura sul blocco degli orari in estate, contenuto nell’attuale regolamento, così come sulla possibilità di aprirci  via dei Fori Imperiali la domenica e nei giorni festivi”.  Ma il braccio di ferro sul nuovo regolamento  continua: “Se verrà approvato – esclamano i vetturini – lo impugneremo al Tar”

 

Roma, cede una tubatura: auto nella buca e fiume d’acqua su corso Francia

Roma, cede una tubatura: auto nella buca e fiume d'acqua su corso Francia
 

A causare la rottura della condotta idrica sarebbero state le forti piogge di questa notte che hanno fatto salire la pressione dell’acqua

Cede una tubatura dell’acqua, la strada diventa un fiume in piena e l’asfalto si apre. È successo ancora, questa volta tra corso Francia e via Giuseppe Pecchio, dove una macchina è sprofondata. A causare la rottura della condotta idrica sarebbero state le forti piogge di questa notte che hanno fatto salire la pressione dell’acqua. Gli agenti della polizia Municipale sono sul posto da questa mattina alle 7. Dopo aver proceduto con la chiusura della strada, all’altezza della perdita, hanno predisposto le deviazioni verso via Valdagno. Con inevitabili ripercussioni sul traffico su tutto il quadrante.

Roma, si apre maxi buca: corso Francia invaso dall’acqua

Lo scorso 21 aprile lo stesso scenario in via Niccodemi a Talenti. Anche qui si è registrato un crollo dell’asfalto che in questo caso, ha causato pure la rottura di una tubatura dell’Acea. L’acqua in pochi minuti ha riempito il cratere che è diventato un “laghetto” artificiale. Una manciata di giorni prima – era il 6 aprile – l’allarme è scattato a Villa Torlonia, in via Lazzaro Spallanzani all’altezza del civico 34, dove un camion della Mercedes è sprofondato con la parte anteriore in una voragine che si è aperta al passaggio del mezzo. Una tragedia sfiorata perché il camionista è rimasto illeso. Ma spaventato ha subito allertato la polizia Municipale e i vigili del Fuoco. I soccorritori hanno impiegato più di un’ora

per agganciare il veicolo e mettere in sicurezza il tratto di strada.

Roma, gruppi di guide in lotta per accalappiare turisti: “Colosseo, una giungla”

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Il giorno dopo l’allarme della direttrice, viaggio nella piazza del degrado. Tra centurioni, furbetti ambulanti, borseggiatori”Guarda, è una giungla. In certi punti non ci puoi mica stare, se provi a fermare un turista ti fanno cacciare via dal buttafuori”. Dal belvedere in largo Agnesi, Alberto, guida turistica 55enne, descrive il groviglio di illeciti che si consumano intorno all’anfiteatro Flavio. Perché, come ha scritto la direttrice del Parco del Colosseo, Alfonsina Russo, nella lettera al prefetto Basilone, l’area esterna ” è in balia del racket”.

La piazza è un pozzo di soldi per le tante agenzie che offrono il servizio “salta la fila”, per gli ambulanti abusivi e le pattuglie di centurioni che, in attesa del rinnovo dei divieti contenuto nel regolamento di polizia urbana in via di approvazione in Campidoglio, continuano a fare affari. “Tutte attività già vietate dalla Soprintendenza – avverte la consigliera del municipio I, Nathalie Naim – . Raggi continua ad annunciare il regolamento, ma non lo approva: se ci fosse la volontà questo non succederebbe”.

È un mare agitato solo in apparenza il brulicare di anime che circonda il monumento più ammirato al mondo. Il caos nasconde agli occhi dei più l’ordine di chi deve fare affari. E Alberto quest’ordine lo conosce bene. Indica le zone di competenza delle agenzie: ” Ci sono quelle registrate, almeno 5, che hanno la sede qui intorno e poi ci sono gli abusivi, ognuno ha il suo territorio ” . Davanti alla metro ” non ci puoi stare – avverte – se fermi un turista i ragazzi chiamano un buttafuori e ti mandano via”.

In questo mare nuotano i pesci piccoli. Centinaia di ragazzi stranieri, sudamericani, bengalesi, romeni. Oppure nigeriani, come Jamal, 20 anni, impegnato 12 ore al giorno alla ” caccia del turista” di fronte all’uscita della metropolitana. “Vivo in Italia da otto anni – racconta – mi pagano 2 euro per ogni persona che porto a chi forma i gruppi. Guadagno circa 700 euro al mese, quello che mi basta per vivere e pagarmi l’affitto, a Latina ” . Per entrare nel giro è sufficiente presentarsi direttamente in agenzia tramite il passaparola, oppure rispondere agli annunci sui siti specializzati, come Craigslist job.

“Io sono tornato a Roma dopo 20 anni all’estero – racconta Alberto – adesso lavoro fuori Roma per un’agenzia turistica e quando mi capita porto qualche gruppo qui. All’età mia non c’è altro lavoro”. Alberto ha la partita Iva. Mentre ragazzi che pattugliano l’area sacra con la pettorina ” hanno il contratto, ma è fittizio – rileva – i contributi sono a carico loro e non li versano mica”. Ogni compagnia sguinzaglia ogni giorno sul territorio ” circa 40 ” acchiappa- turisti”

  • prosegue – Compra gli ingressi online e forma minimo 10 gruppi al giorno ” . I prezzi, maggiorati, variano dai 20 ai 30 euro, in base all’agenzia. “Altrimenti deve fare tre ore di fila”.

Non è vero. Ma intorno al Colosseo anche pochi minuti diventano un eternità per il turista costretto dai borseggiatori che puntano le prede già all’uscita della metro e colpiscono in piazza. E intorno al Celio sono in aumento anche i furti nelle auto.

Roma, metro a San Giovanni dopo sette anni. Raggi la apre da sola

Sgarbo sul protocollo, Delrio e Zingaretti disertano per “impegni”. Venerdì  nuovo guasto sulla linea A: per 2 ore i treni procedono a singhiozzo”Oh, sì, certo, lo dicono: sarà collegata una parte della città che era come morta. Ma sai da quanto aspettiamo? Da anni. Più di un decennio. Sarà vero? Io non riesco ancora a credere che lunedì prenderò la metropolitana e arriverò a Centocelle”. La vigilia del debutto, Simona la passa ” attaccata” alla grata che alla fermata San Giovanni, in largo Brindisi, divide la linea A dalla linea C. Lì, poco oltre, spostando con le dita la tela verde che occlude la vista, si possono ammirare le teche con i reperti archeologici ritrovati duranti i lavori e le aree perfettamente pulite e ordinate che verranno svelate a tutti stamattina alle 12, quando il primo treno accoglierà i viaggiatori.

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Non ancora i pendolari del lavoro, però, che aspettano lunedì per salire finalmente su uno dei treni della linea C che apre a San Giovanni con 7 anni di ritardo rispetto al cronoprogramma. E che, per il momento, funzionerà a singhiozzo: una corsa ogni 12 minuti. Non proprio il massimo, visti anche i tempi delle altre linee: ieri, per dire, la A ha subito in mattinata una serie di rallentamenti a causa di un guasto.

Stamattina la sindaca Virginia Raggi taglierà il nastro della ” stazione museo” che, lungo il percorso espone gusci di molluschi della prima e media età imperiale, grandi anfore del I- II secolo d. C., strumenti in osso lavorato e i piatti colorati dell’età moderna e contemporanea: un allestimento espositivo stratigrafico realizzato da Metro C SpA in collaborazione con La Sapienza. All’inaugurazione, però, mancheranno gli altri attori istituzionali che negli anni hanno concorso (con sostanziosi investimenti) alla realizzazione dell’infrastruttura. Mancherà Nicola Zingaretti, presidente della Regione che ha messo oltre 250 milioni di euro nell’opera.

E mancherà anche Graziano Delrio, ministro dei trasporti (ancora per pochi giorni) che ha finanziato il 70% della Metro C. Ufficialmente, entrambi hanno già impegni, avendo ricevuto l’invito soltanto giovedì, a meno di due giorni dall’appuntamento, e solo via cerimoniale. Un gesto che è parso ai limiti dello sgarbo istituzionale, sensazione rafforzata dopo la lettura del programma della giornata che prevede la visita alla stazione, e due interventi da un palchetto montato al piano – 2 da dove parleranno la sindaca e Simona Morretta, archeologa della Soprintendenza.

Poi spazio al vescovo Paolo Lojudice per la benedizione. Davanti al ” one woman show”, la Regione ha deciso di inviare il vice di Zingaretti, Massimiliano Smeriglio, e il ministero il professor Giuseppe Catalano, a capo della struttura di missione del Mit. Un vero e proprio caso politico, insomma, di cui Raggi pare non curarsi troppo, puntando piuttosto ad accreditarsi come la sindaca delle grandi opere.

Intanto, nel quartiere cresce l’attesa. Nei giorni scorsi la cancellata che stamattina finalmente si aprirà è stata luogo di ” pellegrinaggio”. ” Forse per qualche giorno andrà tutto bene. Successe così anche alla fermata Sant’Agnese Annibaliano, linea B, allagata solo dopo qualche settimana alla prima pioggia ” , dice Enrico che aspetta la figlia ai tornelli della A, “o a Tiburtina, stessa sorte, a volte si rischia quasi di affogare o dove i lastroni ballano solo a passarci sopra. Chissà. In queste cose ci mangia sempre talmente tanta gente che non si sa mai quali saranno le sorprese “.

In superficie non sono meno smagati. Ormai la sbornia da fine

impalcature, che hanno imbracato intere aree per 12 lunghi anni mandando in rovina decine di esercizi commerciali, è passata: Cicogna, un negozio storico da queste parti, è chiuso e niente ha preso il suo posto. Idem per Pultrona, negozio di mobili. C’era un negozio di lampadari, scomparso. Il bar Coppola, invece, è rimasto aperto e adesso spera in un nuovo afflusso grazie alla nuova stazione. Ci lavorano in tre e, dicono, ” resistiamo, ancora resistiamo

Trattativa Stato-Mafia, sentenza storica: Mori e Dell’Utri condannati a 12 anni. Di Matteo: “Ex senatore cinghia di trasmissione tra Cosa nostra e Berlusconi”

Trattativa Stato-Mafia, sentenza storica: Mori e Dell’Utri condannati a 12 anni. Di Matteo: “Ex senatore cinghia di trasmissione tra Cosa nostra e Berlusconi”

Ai vertici del Ros inflitta la stessa pena del fondatore di Forza Italia. Otto anni a De Donno, ventotto a Bagarella, dodici a Cinà: sono stati tutti riconosciuti colpevoli di violenza o minaccia a un corpo politico dello Stato. Prescritto Brusca, assolto Mancino per falsa testimonianza. Otto anni a Ciancimino per calunnia a De Gennaro. Il pm: “Mentre i giudici saltavano in aria qualcuno nelle Istituzioni aiutava i boss a ottenere i risultati chiesti da Riina”

Sette minuti e cinquanta secondi. Tanto ci ha impiegato il giudice Alfredo Montalto per dire che non solo la Trattativa tra Cosa nostra e pezzi dello Stato c’è stata, ma che ad averla fatta sono stati i boss mafiosi, tre alti ufficiali dei carabinieri e il fondatore di Forza Italia. Mentre la piovra assassinava magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, inermi cittadini nelle stragi di Firenze e Milano, uomini delle istituzioni hanno cercato un contatto: sono diventati il canale che ha condotto fino al cuore dello Stato la minaccia violenta dei corleonesi. Che alla fine hanno ottenuto un riconoscimento grazie a Marcello Dell’Utri, uomo cerniera di Cosa nostra quando s’insedia il primo governo di Silvio Berlusconi.

È una sentenza che riscrive la storia della fine della Prima Repubblica e l’inizio della Seconda quella emessa dalla Corte di Assise di Palermo. E che il sostituto procuratore Nino Di Matteo, unico pm titolare dell’inchiesta sin dall’inizio, spiega così: “Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di Cosa nostra e l’allora governo Berlusconi che si era da poco insediato. E il rapporto non si ferma al Berlusconi imprenditore ma arriva al Berlusconi politico“. Parole per le quali Forza Italia annuncia di querelare il magistrato della Direzione nazionale antimafia.

Condannati boss, carabinieri e Dell’Utri – Il commento del pm, però, è legato allo storico dispositivo appena letto dai giudici che hanno condannato a dodici anni di carcere gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni. Stessa pena per l’ex senatore Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzione inflitti all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il boss Leoluca Bagarella. Per il cognato dei capo dei capi, dunque, una pena superiore rispetto ai sedici anni chiesti dai pm Di Matteo, Vittorio TeresiRoberto Tartaglia e Francesco Del Bene, che invece per Mori volevano una condanna pari a 15 anni. Prescritte, come richiesto dai pubblici ministeri, le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca, il boia della strage di Capaci.

La minaccia allo Stato – Sono stati tutti riconosciuti colpevoli del reato disciplinato dall’articolo 338 del codice di penale: quello di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Hanno cioè intimidito il governo con la promessa di altre bombe e altre stragi se non fosse cessata l’offensiva antimafia dell’esecutivo. Anzi degli esecutivi, cioè i tre governi che si sono alternati alla guida del Paese tra il giugno del 1992 e il 1994: quelli di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi alla fine della Prima Repubblica, quello di Silvio Berlusconi, all’alba della Seconda.

L’assoluzione di Mancino – Assolto dall’accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussiste l’ex ministro della Dc Nicola MancinoMassimo Ciancimino, invece, è stato condannato a otto anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni de Gennaro. Il figlio di don Vito, uno dei testimoni fondamentali del processo, è stato invece assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici hanno inoltre condannato Bagarella, Cinà, Dell’Utri, Mori, Subranni e De Donno al pagamento in solido tra loro di dieci milioni di euro alla presidenza del Consiglio dei ministri che si era costituita parte civile.

Champions, impresa della Roma: fa tre gol al Barcellona e va in semifinale

I gol di Dzeko, De Rossi su rigore e Manolas ribaltano il risultato del Nou Camp. Messi mai in partita

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ROMA – Ci sono nottate nelle quali quello che sembra impossibile si concretizza. Piano piano, con pazienza e determinazione. Con furore ma senza frenesia. La Roma ha giocato così per 90 minuti. Ed è entrata nella leggenda. Ha cancellato il 4-1 del Nou Camp che sembrava una sentenza. Ha vinto 3-0. Contro il Barcellona. O contro qualcosa che somigliava alla squadra catalana meno di quanto la sciapa maglia celestina evocasse quella blaugrana. Messi ammonito per fallo di frustrazione nell’inseguire Kolarov. Iniesta rimontato da Schick nei primi 45 minuti, chiamato in panchina da Valverde prima che finissero i secondi 45. Suarez, l’unico forse che prova a sbattersi ma in modo scomposto. E invece di fronte una squadra da copertina.

“Sono rimasto per giocare partite così” aveva detto Edin Dzeko dopo la qualificazione a questi quarti di finale. In realtà quello era solo l’antipasto. La storia l’ha scritta stasera. Insieme a De Rossi e Manolas, proprio i due che all’andata avevano spinto la palla nella porta sbagliata. Ma quella era una serata grigia, questa è una notte marchiata dai colori della leggenda. E stavolta Dzeko, De Rossi e Manolas fanno gol tutti nella porta giusta. E regalano alla Roma la semifinale di Champions League

Di Francesco vuole coraggio dai suoi e coraggio dimostra lui per primo, allestendo la difesa a tre con Fazio, Manolas e soprattutto Juan Jesus che si trova a gravitare nell’orbita del Re Sole Messi. Il 3-5-2 può sembrare un ammiccamento alla difesa a 5, ma vale solo per pochi minuti di assestamento, nei quali comunque la linea della retroguardia romanista galleggia sulla striscia bianca di centrocampo. E la squadra alta è una squadra che fa male subito. Sesto minuto appena iniziato: De Rossi fa spiovere palla dietro al duo Jordi Alba-Umtiti che avrebbero pure ampio margine su Dzeko, se non fosse che il centravanti giallorosso scarica sulle gambe tutta la voglia di “giocare partite così”. Edin sorpassa i due catalani e va a segnare. Ci sono 84 minuti davanti. Chissà.

E chissà, ci si dice anche al 15′, quando Schick – che poco prima aveva colpito di testa in torsione su corner, mandando alto, proprio quello Schick che era sembrato insipido in campionato – è andato a strappare palla al maestro Iniesta. Il Barça è tutto impacciato quando deve portare palla dalla difesa. E lo è per tutto il primo tempo. E questo fa specie. A centrocampo la musica cambia, ma non è mai la sinfonia blaugrana. Su Messi Di Francesco ha costruito una gabbia diretta da un De Rossi sopra le righe, con Strootman versione argine. Ripresa palla, la formula prevede sguardo largo sugli esterni e da lì invito al centro per il duo d’attacco: Florenzi la recita benissimo, Schick spreca a lato, ma più tardi Dzeko impegna Ter Stegen.

Dall’altra parte Alisson si deve ingegnare solo a costruire barriere nelle due occasioni in cui Messi può calciare da fermo dai 20 metri. Minuti di preparazione nei quali l’Olimpico fischia. Per poi esplodere in un urlo liberatorio quando il fuoriclasse argentino calcia alto, in entrambe le occasioni. Si va al riposo senza che il Barcellona dia segni di risveglio dal torpore.

E allora ci pensa la Roma ad assestare un altro schiaffo. Stavolta è Nainggolan a darla in avanti a Dzeko.  Stavolta il centravanti non va in progressione ma gioca di fisico su Pique. E il difensore catalano lo trascina a terra. Rigore. De Rossi lo calcia sulla sua destra. Ter Stegen la sfiora ma il boato è giallorosso. È il 2-0. Ed è il minuto 58. Ne mancano 32. Chissà.

Il Barcellona sembra ancora un orso appesantito dal pasto dell’andata e voglioso di sonnecchiare a lungo. Resta ancora schiacciato in area. Naingollan calcia al volo in area al 22′. Ter Stegen si stende per parare. Poi la palla spiove da sinistra in area catalana. De Rossi sbuca dal lato opposto e di testa la manda a lato. È il 23′.

Di Francesco decide di cambiare modulo: al 28′ dentro Under per Schick, al 32′ tocca a El Shaarawy per Nainggolan. Il primo prova un tiro a giro: alto. Il secondo sbuca da sinistra in acrobazia su un cross di Florenzi e Ter Stegen deve respingere. La partita continua a farla la Roma. Fino al minuto 38, quando l’impossibile si concretizza. Corner battuto da Florenzi, Manolas sul primo palo brucia Semedo, Ter Stegen, i pronostici, gli scettici, le ansie. Valverde butta dentro Alcacer per Busquets, Dembélé per Semedo. E manda avanti Pique a fare il centravanti aggiunto come nei momenti più disperati della storia del Barcellona. Ma il blaugrana resta un celestino sciapo. La Roma torna in semifinale di Champions dopo 34 anni.

Monica Paolucci : Artista Romana per passione

 

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Monica Paolucci autrice del film ” la vita diversa ” Produzione: Roma Produzione Eventi Non finisce mai di sorprenderci la commercialista romana che pochi anni fa ha stravolto la sua vita da donna tradizionale a poliatleta agonista con riconoscimenti internazionali . Eletta Lady Calendario nazionale Lady Wanizia , modella gettonatissima per shooting fotografici , per campagne pubblicitarie e ospite d’onore in radio, tv ed eventi Impegnata nel sociale ha anche recitato nel lungometraggio ” noi contro tutte le violenze ” Ideato e prodotto da Marianna Pignatelli in collaborazione con Soundart Capodimonte Il suo annuncio durante un galà ci ha lasciato senza parole A fine giugno inizieranno le riprese di un film dal titolo ” La vita diversa ” autrice Monica Paolucci !! Dichiara di aver lavorato anni ad un manoscritto che racconta la storia di una donna cresciuta nel dramma dell’incesto , le sue conseguenze traumatiche, la sua personalità destabilizzata. La sua vita borderline ” Da molti anni supporto questa donna , la conosco come me stessa , con lei ho pianto e mi sono disperata . Abbiamo insieme lottato duramente. Voglio portare a conoscenza di tutti le conseguenze devastanti di questo tipo di violenza La vittima ” Veronika ” sarà interpretata nell’età pre puberale da Grazia Pignatelli e da me in età adulta Roma Produzione Eventi dopo aver visionato il manoscritto non ha esitato ad accettare la Produzione cinematografica e la distribuzione Monica Paolucci una donna davvero straordinaria!!! arnaldo zeppieri 

Roma, uno scooter su 5 ko per le buche: 230 mila incidenti

Il Codacons: 80mila centauri su 400mila denunciano danni. Nuove strade off limits per moto e automobiliSale ancora la conta dei danni sulle strade groviera della capitale. Le “vittime”, insieme agli automobilisti rimasti con le gomme a terra, sono i centauri: lo slalom tra le buche o le frenate improvvise sui dissesti stradali non li hanno salvati da cadute e incidenti. Come confermano i dati raccolti dal Codacons: 80mila su 400mila hanno denunciato danneggiamenti. Pari a uno su cinque. Anche in questo caso, si tratta di pneumatici forati e danni alla carenatura della motocicletta. Per i motorini invece non hanno avuto scampo parabrezza e portapacchi.

“Ero a bordo del mio scooter e stavo procedendo in viale Medaglie d’Oro e avevo appena superato Piazza della Balduina”, denuncia Lorenzo Foschini, uno dei motociclisti che si è rivolto all’associazione dei consumatori: “Avendo una macchina davanti non ho potuto evitare la voragine sull’asfalto. Sono letteralmente saltato con tutto lo scooter sopra la buca e sbalzato dalla sella, sono finito a terra. Dietro di me – prosegue – c’era un bus e solo per miracolo non sono stato investito. Fortunatamente non ho riportato danni fisici seri ma il cerchione posteriore è andato distrutto nella caduta. Il risultato? Un ginocchio dolorante e il motorino dal meccanico per tutta la settimana”.

Non va meglio per gli automobilisti: il numero degli incidenti causati dalle condizioni dell’asfalto è già a quota 230mila. Con una media di veicoli incidentati pari a 1 su 10. Cifre preoccupanti tanto che l’associazione di categoria ha subito chiamato in causa il Comune per le richieste di risarcimento danni inviandone lo scorso marzo 850. Mentre in città la circolazione è ancora rallentata tra chiusure, restringimenti di carreggiata e limiti di velocità contenuti sulle strade più disastrate. In attesa che venga attivato il ” piano Marshall” delle buche annunciato dal Campidoglio all’indomani dell’ondata di maltempo che aveva scaricato sulla capitale neve e pioggia. Circa 17 milioni di euro da spalmare sulle strade ammalorate. tirinnanzi Pier francesco

I tempi di attivazione però sono lunghi e le chiusure continuano a macchia di leopardo in diversi quadranti. Da ieri mattina si viaggia a passo d’uomo per un restringimento di carreggiata in via Tuscolana, all’altezza del civico 495, per un dissesto stradale. E sempre per la presenza di buche resta chiusa via Isacco Newton in direzione di via dei Colli Portuensi. Off limits pure Circonvallazione Appia, all’altezza di via Marco Tabarrini, per la maxi voragine che si è aperta lo scorso 22 marzo. Problemi di viabilità anche sulla via Cristoforo Colombo all’altezza della via Pontina dove domenica notte si è rotta una conduttura idrica. Tecnici sono ancora a lavoro per accertare le cause del danno e ripristinare la viabilità. Da ieri mattina il divieto di accesso invece è scattato in via Ercole Bombelli al Portuense: pure qui per la rottura di una condotta ma i residenti sono rimasti anche senza acqua.

Ma la situazione non migliora sulle consolari che collegano la capitale con i comuni limitrofi. Lo scorso venerdì il Codacons ha depositato un esposto alla Procura di Roma e alla Corte  dei Conti contro l’Anas: l’Ente nazionale per la gestione delle strade incaricata della manutenzione ordinaria e straordinaria. Dalla via Tiburtina, alla Flaminia, all’Aurelia, alla via Salaria fino al Gra i pendolari in entrata e in uscita dalla città riportano un bollettino di guerra tra voragini e cedimenti del manto stradale. Se in tempi brevi non partiranno gli interventi di manutenzione, è già pronta la richiesta al Tar di un commissario straordinario.