Roma, frana al Foro: a rischio il Lapis Niger, la pietra nera del restauro infinito

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La pioggia ha provocato il crollo di alcuni antichi massi nel cantiere I lavoratori: “Il terreno cede”. L’architetto: “Ma niente danni ai reperti”“Chi violerà questo luogo sia maledetto […] al re l’araldo […] prenda il bestiame”. L’iscrizione bustrofedica (che alterna l’andamento da sinistra a destra e viceversa) del cippo nell’area sacra del Lapis Niger è categorica. Guai a chi profanerà il luogo di culto ipogeo tra la Curia e l’arco di Settimio Severo, dove si narra sia stato seppellito Romolo (o, secondo altre fonti, smembrato). Ma, al di là del genius loci, dietro le drammatiche condizioni in cui versa il decennale cantiere del Lapis Niger c’è dell’altro. Una delle più antiche evidenze romane dei Fori — stupefacente stratificazione dal nono-ottavo secolo avanti Cristo all’età augustea — rischia di scomparire, sfaldata dagli allagamenti e da una ingiustificabile incuria. Dulcis in fundo, un cedimento strutturale a inizio ottobre. Due blocchi in pietra, parte della pavimentazione augustea a ridosso dello scavo, si sono staccati dopo una bomba d’acqua: solo la presenza delle impalcature ne ha impedito la caduta nelle fosse sottostanti.

A celare il danno resta un (brutto) catafalco di plastica bianca con drappi ingrigiti ben stesi a copertura del cantiere. È un custode, Claudio Fianco, sindacalista della Flp Bac, a rompere il muro di silenzio. «Nello scavo il terreno sta cedendo. È l’area più soggetta a allagamenti a causa delle esondazioni della Cloaca Massima [nel 2011 l’acqua arrivò a lambire la Curia, ndr] vi transitano 20mila persone al giorno e dobbiamo sapere se non ci sono rischi anche in altre zone».

Il cantiere, aperto sotto la guida dell’archeologa Patrizia Fortini e dell’architetta Maddalena Scoccianti, è nato con l’intento di bonificare e mettere in sicurezza l’area, rendendola fruibile al pubblico. L’antico luogo del Comizio — l’assemblea pubblica dei cittadini romani — sepolto nella tarda età repubblicana e coperto da un pavimento di marmo nero (da cui il nome Lapis Niger), venne scoperto dall’archeologo Giacomo Boni nel 1899: lo scavo al di sotto della pavimentazione portò alla luce un complesso arcaico con un altare e il cippo recante la maledizione. Boni realizzò una struttura di sostegno all’ambiente sotterraneo, accessibile da una scaletta.

Con l’ultimo cantiere è stata invece scavata l’area attorno al Lapis per renderla fruibile senza doversi calare nel sottosuolo. «Non c’è stata una frana, solo uno scivolamento di blocchi che poggiano sulla pozzolana che con l’acqua si è sciolta — dice l’archeologa Fortini — sotto il Lapis Niger c’è una sorgente, un problema di umidità e stiamo studiando apparecchiature per gestirla. Il cantiere è fermo da un anno e mezzo a causa dei vari cambiamenti amministrativi, ma da martedì prossimo riapriamo».

«Fortunatamente non ci sono stati danni per i reperti, ma è evidente che bisogna chiudere lo scavo — puntualizza Scoccianti — così non si può andare avanti. Là sotto si è creato un vuoto dove l’acqua entra da più parti». E così, ad ogni pioggia, le stratigrafie di terra e di alcune strutture murarie in tufo all’interno dello scavo continuano inesorabilmente a disgregarsi.

La presenza del cantiere — del quale Scoccianti auspica la chiusura nel 2019 — impedisce, tra l’altro, interventi di restauro sulla Curia e, soprattutto, sull’arco di Settimio Severo, i cui marmi versano

«in condizioni preoccupanti».

Sommati alla cronica mancanza di personale (l’area di 35 ettari è vigilata da 14 custodi), che non permette l’apertura degli spazi chiusi e l’estrema fatica nell’assicurare le condizioni minime di fruibilità dell’area, per la nuova direttrice del Parco, Alfonsina Russo (il 23 dicembre sostituirà Federica Galloni che ha l’interim) si prospetta un inizio d’anno impegnativo.

Roma, a San Saba nelle case del Campidoglio B&B e prostitute

Le denunce arrivano dagli assegnatari onesti di viale Giotto che riprendono tutto con i cellulari.

La bussola degli abusi nelle case popolari di Roma punta verso il centro. Niente rubinetti dorati stavolta. A 26 chilometri dalle stanze arredate stile Gomorra a Tor Bella Monaca, lo scenario, se possibile, è peggiore. Il ventaglio degli illeciti che si consumano all’interno delle mura del patrimonio immobiliare pubblico si apre ancora in viale Giotto. Siamo nel cuore di San Saba, a quattro passi dalla Piramide Cestia. Nei cortili dei lotti dell’Ater monta la rabbia dei residenti “ storici”. Le istantanee scattate dal popolo onesto delle case popolari sollevano altri scandali. Perché c’è chi, come nel caso della signora assegnataria di un appartamento al civico 15, vive altrove e nell’alloggio ha avviato una proficua attività di Bed& breakfast. Del tutto abusiva, naturalmente. Gli inquilini al civico 6 invece, sono andati oltre. La coppia di 50enni, probabilmente piegati dalla crisi economica, ha scelto di subaffittare le stanze alle prostitute della zona. Che da anni esercitano lasciando una percentuale dei proventi agli assegnatari.

«È uno scandalo – esclama Antonella, una casalinga 55enne residente in una delle quattro palazzine in viale Giotto 15 – abito qui dal 1994 e la situazione non fa altro che peggiorare. Qui ognuno fa quello che vuole». Il numero degli inquilini “storici” con il passare degli anni si è assottigliato. E i nuovi residenti, in alcuni casi, hanno avviato attività sommerse. Antonella si affaccia alla finestra e indica il portoncino della palazzina D. « Da sei anni, ogni settimana è un via vai continuo di turisti – dice – cinesi, tedeschi, americani. Sono tutti stranieri: li vediamo entrare e uscire dall’appartamento trascinando le valige. La padrona di casa non c’è mai, vive in via Marco Polo: gli consegna le chiavi lontano da qui». Al citofono non risponde nessuno. E i condomini mostrano le immagini dei turisti scattate col cellulare.

A raccontare invece il giro di prostituzione alla scala N del civico 6, sono sufficienti le testimonianze dei residenti. Inquilini come Angelo, 60 anni. «Abito qui dal 67 e da tre anni vediamo entrare e uscire i clienti e le ragazze dal portone accanto al nostro – assicura gli assegnatari, lei 50enne e lui 10 anni di più, sono arrivati 5 anni fa». Dopo poco hanno avviato il business. «La mattina lei va al lavoro, lui esce – prosegue Angelo – arrivano prima le ragazze, entrambe dell’Est, poi diversi sconosciuti». I vicini protestano per i rumori. La

padrona di casa si lascia sfuggire una mezza ammissione: «Che vuole, c’è la crisi», sussurra prima di richiudere il portoncino.

«Ho già segnalato diversi abusi alle forze dell’ordine – attacca Yuri Trombetti, membro della segreteria romana del Pd – la sindaca intervenga subito: bisogna essere inflessibili per tutelare davvero i pensionati e le tante persone oneste in difficoltà che abitano i lotti del quartiere».

Roma, secondo giorno di protesta dei bus tusristici: “Pentiti di aver votato 5S”

arando zerppieri aditore

Si sono simbolicamente incatenati sulla scala dell’Arce mostrando cartelli contro la giunta Raggi. Ieri avevano bloccato piazza Venezia

Si sono simbolicamente incatenati dietro a una bara sulla scala dell’Arce capitolina, autisti e operatori dei bus turistici ancora in protesta per il piano deliberato dalla Giunta capitolina. Ieri avevano bloccato il centro storico con una sessantina di vetture. La polizia aveva poi identificato 13 autisti. La protesta contro il nuovo regolamento del Campidoglio vieta ai pulmann la sosta in centro e annulla gli abbonamenti annuali.

Diversi i cartelli esposti che recitano “M5Stelle: ti ho votato e mi hai ucciso” oppure “Cari grillini invece di aiutare l’azienda le preparate la bara” e “Facevo l’autista, ho votato i grillini ecco che fine ho fatto”, esposto sulla bara con dinanzi un vaso di fiori e una candela.

“Li abbiamo votati li abbiamo fatti diventare qualcuno e oggi ci pentiamo di averli votati – ha urlato Luana – Sono incompetenti, non hanno mai lavorato, né amministrato un condominio”.
“Piango perché porterò al licenziamento i miei dipendenti – ha aggiunto Luana -. Gli stessi dipendenti a cui ho fatto votare Movimento 5 stelle.
Avevamo pensato sono persone come noi, giovani e invece hanno soltanto la bocca piena di slogan”.

Sul fronte occupazionale, a causa della stangata “contiamo una perdita di 5000 posti di lavoro, considerando solo gli autisti – ha spiegato Franco Tinti, segretario nazionale Anstra -, ma considerando anche l’indotto, sia diretto che indiretto, si rischiano dai 10mila ai 150mila posti di lavoro”.
“Si preoccupano dei dipendenti di Sky ma non del comparto turistico dove si perderanno centinaia di posti di lavoro – ha spiegato Mario – Se non entrano i pullman, al posto loro ci saranno decine di macchine. È così che risolvono i problemi del traffico a Roma? Il problema non sono i bus turistici ma le decine di auto in doppia fila. Nemmeno un condomino vi farei gestire più”.

“È questa la democrazia dei 5 stelle, dicevano siamo il nuovo che avanza: era meglio il vecchio allora – ha proseguito Mario urlando verso Palazzo Senatorio – Raggi non ci ha mai voluto incontrare e la Meleo è un pupazzo”.
“Questa è dittatura, Mussolini vi faceva un baffo”, ha gridato Luana.
Poi tutti insieme i manifestanti hanno urlato “Buffoni, buffoni” e “Ladri, ladri”, e ancora altri slogan contro la sindaca di Roma, Virginia Raggi, e contro l’assessore alla Mobilità, Linda Meleo.
Alcuni hanno quindi indossato una maglietta rossa con su scritto “Licenziato per mano della sindaca Raggi”.
“Oggi

siamo stati convocati per un incontro alle 18.30 all’assessorato e vorremmo ci fossero sia la sindaca che l’assessore perché finora non si sono mai presentati – ha sottolineato Tinti -. Sicuramente se l’intenzione è quella di confermare in assemblea capitolina questo piano, devono aspettarsi un Natale travagliato. Se dovessimo organizzarci per protestare siamo oltre 1400 pullman solo a Roma, senza considerare la provincia”

Roma: Appalti in cambio di tangenti, arrestati 4 pubblici ufficiali del comune di Anzio. C’è anche ex assessore

Secondo l’accusa, era stato creato un ingegnoso sistema che permetteva di eseguire acquisti da imprenditori compiacenti e ricevere mazzette simulate e veicolate attraverso i canali bancari

GUARDIA-DI-FINANZAI finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 4 pubblici ufficiali del Comune di Anzio, accusati di corruzione per l’assegnazione di appalti per l’acquisto di beni o per la fornitura di servizi affidati dall’Ufficio Ambiente. Gli arresti costituiscono l’epilogo di una complessa indagine, denominata “Operazione Evergreen”, durata oltre due anni e coordinata dalla Procura di Velletri, condotta dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Nettuno, che ha consentito di scoprire un vero e proprio sodalizio criminale composto prevalentemente da pubblici ufficiali.

Secondo l’accusa, gli indagati riuscivano a ricavare profitto anche dagli acquisti di beni di importo inferiore alla soglia comunitaria, stabilita in 40.000 euro, che devono avvenire attraverso il Mercato elettronico della pubblica amministrazione (MePA), un mercato digitale in cui le amministrazioni abilitate possono acquistare i beni e servizi offerti da fornitori autorizzati a presentare i propri cataloghi sul sistema, nato proprio per garantire una maggiore trasparenza delle attività svolte dagli enti pubblici. Infatti, secondo gli investigatori, avevano creato ad hoc un ingegnoso sistema che gli permetteva di eseguire acquisti da imprenditori compiacenti e ricevere tangenti simulate e veicolate attraverso i canali bancari.

In particolare, l’ex assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Anzio (in carica fino al 20 ottobre scorso), condizionando il competente dirigente comunale, individuava i beni da acquistare,

scegliendo pero’, con l’attiva collaborazione di un consigliere comunale e di un funzionario dell’Ufficio Ambiente (entrambi sinora in carica), non solo la tipologia di bene, ma anche la ditta che doveva eseguire la fornitura e, persino, il modello da acquistare. Tali scelte, pero’, come emerso dalle intercettazioni, non erano dovute a una particolare attenzione per l’interesse della citta’, ma ad un interesse meramente economico e, soprattutto, personale”.

Al Circo Massimo, l’estate del rock con la chitarra di Roger Waters

115722385-c072cd6a-0dbb-49b9-9bb2-bf682befc35bRoger Waters a un passo dal Circo Massimo. Il grande chitarrista rock, storico alfiere dei Pink Floyd, è pronto a salire sul palco dell’arena archeologica della Capitale a luglio 2018 (probabilmente l’11). Il megaconcerto potrà quindi segnare il ritorno del grande rock nella location più scenografica e suggestiva dove sia andato in scena un megaconcerto a Roma a due anni dal live di Bruce Springsteen.

Lo spettacolo si annuncia di grande effetto, anche perché la scenografia metterà in enorme risalto una sorta di proiezione olografica con la piramide caledoscopica della celebre copertina di “The Dark Side of the Moon”. Soltanto uno dei tanti album targati Pink Floyd che hanno cambiato le carte in tavola al rock. Disco che sarà in primo piano nella scaletta del concerto: una vera e propria antologia della grande musica attraversata da Roger Waters con la band e in proprio.

Nella setlist delle più recenti tappe in Canada del tour mondiale, spiccano infatti capolavori come ” Time”, ” Money” o “The Great Gig In The Sky”. Ma non mancano pezzi forti da ” Animals” ( da ” Dogs” a ” Pigs ( Three Different Ones)”. E naturalmente da ” The Wall” ( ad esempio ” Comfortably Numb” o “Another Brick in the Wall”). E ancora altri inni che hanno segnato con tratto indelebile l’immaginario collettivo di più generazioni rock, a partire da una pietra miliare come ” Wish You Were Here”. E non potrà mancare un’ampia ricognizione tra i brani dell’ultimo disco solista dell’artista nato a due passi da Londra il 6 settembre 1943 (pochi mesi prima della scomparsa del padre ad Anzio, durante la seconda guerra mondiale). Il lavoro, battezzato ” Is This the Life We Really Want?”, porta avanti il percorso artistico di Roger Waters tra introspezione psicologica, graffi rock, frammenti di poesia, strali politici (nella title-track del disco inizia la voce del presidente Trump, che subito viene apostrofato in modo tagliente). Insomma l’evento è di cartello assoluto, d’altronde l’ultima volta che Rogers Waters ha suonato a Roma andò in scena allo stadio Olimpico con il suo “The Wall” di fronte a decine di migliaia di rockfan.

Un live che va ad inserirsi nel mosaico dei megaconcerti attesi per l’estate capitolina, tra l’appuntamento con i Pearl Jam il 26 giugno allo stadio Olimpico e altri raduni del popolo del rock. Che potrà contare anche sui due principali poli all’aperto della musiva dal vivo, Rock in Roma a Capannelle e Luglio Suona Bene alla Cavea dell’Auditorium. Dal Flaminio hanno annunciato i King Crimson e il beatle Ringo Starr. Sull’Appia attendono Johnny Depp con Alice Cooper e Joe Perry degli Aerosmith ( ovvero

la superband The Hollywood Vampires), il fenomeno tra rap e canzone d’autore Coez, il rapper Macklemore, i campioni del metalcore Parkway Drive. Ma l’elenco è destinato ad allungarsi, sia alla Cavea che a Capannelle. E magari anche con un bis al Circo Massimo. Senza contare gli altri concerti già in calendario all’Olimpico, da Vasco Rossi a Cremonini fino ai Negramaro.

Roma, al via il monitoraggio del biossido d’azoto nell’aria

212459469-46f28c73-5fa7-4024-b042-b798726ecc3aL’onlus Cittadini per l’Aria distribuirà campionatori per il primo monitoraggio dal basso dell’inquinamento atmosferico: “Stop ai diesel in città”Uno dei campionatori di NO2  Anche Roma entra nel network della onlus Cittadini per l’Aria. Il progetto nazionale “NO2, No grazie – Stop ai diesel in città” arriva nella capitale con l’obiettivo di misurare i quantitativi di biossido di azoto, agente capace di causare 17.290 morti all’anno in Italia, presenti nell’aria della città eterna. L’iniziativa, primo esempio di monitoraggio dal basso dell’inquinamento atmosferico, sarà supportata da Salvaiciclisti e da chiunque vorrà partecipare mettendosi a disposizione per le rilevazioni. Gli step sono già stati definiti: entro il 31 dicembre è possibili dare la propria adesione sul sito di Cittadini per l’aria, mentre i campionatori verrano distribuiti entro inizio 2018. L’obiettivo è riuscire a installarne mille in tutta la città per dare il via alle misurazioni nel mese di febbraio e avere i risultati entro la fine di aprile. “Vogliamo lanciare un segnale inequivocabile a una classe politica timida e immobile. Partiamo dal basso e chiediamo ai romani di impegnarsi in prima persona per due beni comuni inestimabili: l’aria e la salute. I diesel vanno banditi al più presto dalle nostre città. Le loro emissioni sono  fuori controllo e altamente nocive per la nostra salute”, spiega Anna Gerometta, presidente dell’organizzazione.  L’obiettivo è convincere la politica, compreso il Campidoglio, a riprendere le buone pratiche già viste all’estero. Francia, Germania e Regno Unito hanno già deciso quando fermeranno la vendita di auto diesel (e anche a benzina). Copenaghen, invece, ha introdotto divieti propri ai veicoli inquinanti.

Roma, aggrediti Brumotti e troupe di ‘Striscia la Notizia’

arnaldo zeppieri_le newsÈ avvenuto nel quartiere San Basilio dove l’inviato doveva documentare lo spaccio di droga che avviene alla luce del sole, gestito da alcune famiglie italiane, a quanto sembra, legate alla camorra

ROMA – Due colpi di pistola, il lancio di un mattone che ha ferito un cameraman e minacce di morte contro Vittorio Brumotti e la sua troupe. L’aggressione è avvenuta oggi pomeriggio a Roma durante un’inchiesta sulla droga. Non è la prima volta che il giornalista viene aggredito.

L’inviato di Striscia la notizia si trovava nel quartiere San Basilio (via Carlo Tranfo, angolo con via Luigi Gigliotti) per documentare lo spaccio di sostanze stupefacenti che avviene alla luce del sole, gestito da alcune famiglie italiane, a quanto sembra, legate alla camorra.

Adescato con la proposta di vendergli cocaina e altre droghe, Brumotti ha iniziato la sua campagna contro lo spaccio usando il megafono. Immediatamente da un blocco di case popolari si sono levate urla di insulti e minacce. Verso le 16.15, sceso dal suo furgone, Brumotti ha sentito due colpi di arma da fuoco.

Quando si è girato ha visto una persona in passamontagna correre verso di lui e la sua troupe. L’uomo ha lanciato un mattone ch ha ferito a una gamba uno dei cameraman. L’inviato di Striscia e la troupe, si sono allontantati sul furgone.

“Solidarietà a @brumottistar e alla troupe di @Striscia per la vile aggressione subita. La violenza è inaccettabile”. Così in un tweet la sindaca di Roma Virginia Raggi in merito all’aggressione di San Basilio.

LEGGI Bologna, Striscia la Notizia di nuovo aggredita in Montagnola

Il

29 novembre, Brumotti e la sua troupe sono stati assaliti al parco della Montagnola da un gruppo di spacciatori che hanno danneggiato le attrezzature televisive a Bologna, il secondo episodio in 15 giorni. Due settimane primai aveva finto di essere un cliente per filmare lo spaccio accanto alla scuola d’infanzia Giaccaglia Betti, quando era stato circondato e derubato.

Befana di piazza Navona, diktat del Comune: “Pagate o niente festa”

Braccio di ferro con i commercianti per i costi della sicurezza. “Altrimenti i banchi ai paesi del terremoto”

Per salvare la festa della Befana e la faccia davanti ai romani, il Campidoglio M5S ha in tasca un’alternativa: se i commercianti saranno tanto testardi da tenere il punto anche nella decisiva riunione convocata per domani e si rifiuteranno di pagare le spese per la sicurezza, piazza Navona ospiterà una fiera solidale con i prodotti dei comuni colpiti dal terremoto che ha devastato Lazio, Abruzzo e Marche il 24 agosto del 2016.

L’idea è suggestiva, piace a molti in Comune. Dove, però, si deve scendere a patti con il bando che ha assegnato le postazioni per la festa, favorendo la famiglia Tredicine, per i prossimi nove anni. Un affidamento lunghissimo, che nelle ultime ore è stato di nuovo sottoposto ai tecnici che hanno messo nero su bianco la contestatissima gara: a loro è stato chiesto di cercare ( e possibilmente trovare) una scappatoia per revocare l’intera procedura. Si vedrà. Nel frattempo c’è una piazza da non lasciare sguarnita per il secondo anno consecutivo. Molto, se non tutto, dipenderà dalla riunione di lunedì. Il Comune ha chiesto a Zètema di riformulare il dispositivo di sicurezza. Il costo finale? Tra i 430 e i 450mila euro. Una cifra che i rappresentanti dei commercianti che si sono aggiudicati uno degli stalli d’oro della Befana non vogliono assolutamente sborsare. A dire il vero i sindacalisti degli ambulanti, compreso Mario Tredicine, non vogliono cacciar fuori un euro neppure per il presepe. Pretendono che sia il Campidoglio a occuparsi di spese che non ritengono di propria competenza. Dall’altro lato della barricata ci sono il Comune e la maggioranza grillina reduce dal botta e risposta tra l’assessore al Commercio Adriano Meloni e il consigliere Andrea Coia: prima il grillino è stato accusato di aver favorito poprio la lobby dei Tredicine, poi ha incassato il post di scuse del titolare delle Attività produttive. L’amministrazione 5S proverà a mettere i commercianti spalle al muro: offrirà loro il progetto studiato da Zètema per la sicurezza, poi gli assegnatari potranno decidere se pagare la somma al Comune o se rivolgersi al mercato cercando un privato in grado di allestire lo stesso dispositivo a un prezzo inferiore. Se non si troverà l’intesa e la festa della Befana dovesse saltare, c’è sempre l’exit strategy: rubrica alla mano, cornette roventi, la sindaca potrebbe trovarsi a chiamare i colleghi dei comuni terremotati. Da Sergio Pirozzi in giù per salvare l’appuntamento di piazza Navona e dargli un’impronta solidale.

 

Roma, doppia voragine su via Gregorio VII: residenti a secco

Una doppia voragine si è aperta su via Gregorio VII, all’incrocio con via di San Damaso, e cioè lungo la strada che porta a San Pietro, dove negli ultimi mesi si sono verificate diverse rotture di tubature che, come anche oggi, hanno lasciato a secco i rubinetti di diversi palazzi. A farlo sapere è il Comitato Gregorio Settimo, che rende noto che già due giorni fa,

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a pochi metri di distanza, si era verificata un’altra perdita d’acqua.

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dimenticare il maxiallagamento del 27 settembre a piazza Pio XI – poche decine di metri di distanza – era stato provocato da dei lavori Italgas tra via Gregorio VII e via Anastasio II aveva bloccato il traffico e creato problemi a negozi. E due mesi prima, sempre in via Gregorio VII, una tubatura si era rotta allagando tutta la strada e facendo arrivare l’acqua a pochi metri dal colonnato di San Pietro.

Campidoglio, Meloni attacca i grillini sulla “salva-Tredicine” poi ritratta ma è già fuori

Le scuse non bastano al fedelissimo di Casaleggio lo staff prepara il trasloco e Raggi studia la sostituzione del “tecnico” non allineato

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Un post allunga la vita. Specie se di scuse. Da ieri sera lo sa bene l’assessore al Commercio Adriano Meloni, dato per tutto il giorno a un passo dall’addio al Campidoglio dopo lo scambio su WhatsApp pubblicato dal Messaggero in cui ribattezzava ” Coidicine ” il consigliere grillino e presidente della commissione Commercio Andrea Coia e adombrava dubbi su una presunta combine tra la famiglia di venditori ambulanti Tredicine e il M5S per l’affidamento dei banchi della festa della Befana a piazza Navona.

Il dietrofront è arrivato al termine di una giornata ad alta tensione. Prima i consiglieri 5S si sono scatenati in chat contro Meloni. Poi, nel pomeriggio, Coia è piombato in Campidoglio per chiedere spiegazioni e il via libera a un piccato post di replica. Quindi è arrivata la chiamata della sindaca Virginia Raggi all’assessore. Dura, durissima. Tanto da convincere Meloni a cospargersi il capo di cenere sui social: ” Non c’è alcun legame tra il M5S e la famiglia Tredicine, meno che mai in merito all’organizzazione della Festa della Befana: chi scrive il contrario afferma il falso. Mi scuso con Andrea Coia per alcuni spezzoni di una chat privata riportati dalla stampa: si tratta di parole sicuramente fuori luogo. Abbiamo lavorato insieme per la manifestazione e continueremo a farlo “.

Tutto in ordine? Neanche per sogno. Perché ormai l’assessore al Commercio è con un piede fuori dal team Raggi. ” Quasi due, si tratta solo di attendere qualche altra settimana ” , spiega uno degli assessori più vicini alla prima cittadina. La tregua firmata via social ieri sera è a tempo. E non sembra destinata a durare poi troppo: il tempo di trovare un sostituto o la giusta formula per spacchettare le deleghe di Meloni e poi ognuno per la sua strada. Senza troppi rimpianti, come accadde pure nel caso dell’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini. Da mesi i colleghi si lamentano per le ripetute assenze di Adriano Meloni alle riunioni di giunta: ” E anche quando c’è sembra che abbia sempre la testa da un’altra parte”.

Dall’altra parte della barricata c’è l’assessore, uomo della Casaleggio Associati – anche per questo ieri è stato salvato dai vertici del Movimento – con la risposta sempre pronta per i cronisti: ” Se non mi cacciano, non me ne vado ” . I collaboratori, a partire dal capo staff Leonardo Costanzo, gli restano fedeli: ” Noi continuiamo a lavorare come se nulla fosse accaduto “. Ma a loro volta avrebbero già iniziato a far circolare il curriculum in vista della più che probabile fine del loro rapporto con il Campidoglio.

Conoscono l’assessore, lo chiamano “l’uomo delle dichiarazioni” e sanno che altre uscite del genere non sono escluse. Anche perché Meloni ha il dente avvelenato con il M5S. “Non sono un grillino, sono un tecnico ” , ha ribadito in più di un’occasione alla buvette di Palazzo Senatorio. Lasciandosi di fatto le mani libere, soprattutto dopo essere rimasto invischiato nel caso Marra: l’assessore è finito nella bufera scatenata dalla nomina di Renato Marra, dirigente dei vigili urbani e fratello dell’ex braccio destro della sindaca Raffaele, alla direzione Turismo. Quella promozione il 9 gennaio potrebbe costare alla prima cittadina grillina il rinvio a giudizio per falso. E a Meloni è costata già una discreta dose di grattacapi: interviste concesse e poi rettificate, una gita in procura e un’indesiderata sovraesposizione mediatica. Alla fine, come se non bastasse, ha dovuto pure assumersi la parziale paternità della nomina.

A quel punto, poi, è partito il braccio di ferro con il consigliere M5S Andrea Coia. Prima sulla delibera sul commercio ambulante, poi sul bando per l’assegnazione delle postazioni per la festa della Befana di piazza Navona: Meloni avrebbe eliminato volentieri il requisito dell’anzianità,

quello che ha permesso alla famiglia Tredicine di fare man bassa di banchi di giocattoli e dolciumi. Ma non è stato ascoltato. Quindi, in serie, sono arrivati lo sfogo contro Coia, gli attacchi del Pd (spettatore gongolante della lite in atto nel condominio 5S) e il post di scuse firmato Meloni. Che ora attende solo il benservito dalla sindaca per fare i bagagli. Mentre i Tredicine non mollano: vogliono che a pagare per la sicurezza e il presepe in piazza Navona sia il Comune