Sindaci del Frusinate: proroga di 2 mesi sui rifiuti di Roma

L’impianto di trattamento meccanico biologico di Colfelice, in provincia di Frosinone, continuerà a trattare fino a marzo 250 tonnellate al giorno di indifferenziato

ARNALDO ZEPPIERI

Di che cosa stiamo parlando
Roma ha corso un grosso rischio: vedersi chiudere le porte dell’impianto di Frosinone, che ogni giorno riceve dalla capitale 250 tonnellate di rifiuti indifferenziati. Ma ieri l’assemblea dei sindaci che gestiscono il tmb ha deciso di concedere una proroga di 60 giorni. Se ne riparlerà dopo le elezioni del 4 marzo

Quattro ore per decidere se continuare a prendere i rifiuti di Roma oppure no. Alla fine la capitale ha ottenuto una proroga di 60 giorni. L’impianto di trattamento meccanico biologico di Colfelice, in provincia di Frosinone, continuerà a trattare fino a marzo 250 tonnellate al giorno di indifferenziato. Una specie di moratoria elettorale, in vista del voto del 4 marzo.

La riunione è stata incandescente. Alla fine sono state messe ai voti due mozioni, quella proposta dal sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, a capo di una lista civica, che chiedeva lo stop immediato ai conferimenti, e quella dei sindaci Pd, per la proroga di 60 giorni, che ha ottenuto la maggioranza con 35 voti contro 17. Furioso Sacco: ” Questa decisione non risolve il problema rifiuti di Roma, non arricchisce la Saf (la società che gestisce il tmb di Colfelice, ndr ) e mortifica i cittadini di Roccasecca, la discarica dove vanno a finire gli scarti dei rifiuti trattati dal tmb”.

La decisione di ieri, per niente scontata, evita a Roma un’ennesima emergenza. Tanto più che il nuovo accordo con l’Abruzzo, che ha dato il via libera al trattamento e smaltimento di ulteriori 39mila tonnellate in 90 giorni, non è ancora operativo. L’Ama sta trattando con le aziende di Sulmona e Chieti e servirà ancora una settimana prima che i viaggi possano iniziare.
Nel giugno 2017 i 91 sindaci che amministrano la Saf avevano votato una delibera che sospendeva i conferimenti di Roma dal 1 gennaio 2018. Solo l’emergenza di Natale e la decisione del nuovo presidente Lucio Migliorelli avevano evitato che la delibera avesse subito attuazione, in attesa di una nuova assemblea. E durante l’assemblea sono state almeno quattro le ipotesi a circolare. Oltre allo stop immediato, si è valutato di continuare a prendere gli stessi quantitativi, ma con una maggiorazione di costo, di diminuire i quantitativi, sempre con tariffa ritoccata, di trattare i rifiuti tenendosi la parte combustibile, da inviare all’inceneritore di San Vittore, restituendo ad Ama la parte da mandare in discarica.

In questo caso sarebbe stato molto difficile per Ama trovare una discarica. Ne sa qualcosa la Regione Lazio, che da oltre un anno chiede al Campidoglio di localizzare una discarica di servizio, insieme agli impianti che intende realizzare. Tanto che il ministro all’Ambiente Gianluca Galletti ha lanciato il suo ultimatum: o Virginia Raggi, nella sua doppia veste di sindaca di Roma e della Città Metropolitana, fornirà le informazioni necessarie ad aggiornare il piano rifiuti regionale, oppure verrà commissariata dalla giunta Zingaretti.

Da poco Roma comincia a sentire i benefici della riduzione dei consumi tipica del periodo postnatalizio. La capitale produce in media 80mila tonnellate al mese. A dicembre la quantità sale a 110mila, a febbraio crolla a 60mila. La diminuzione dei rifiuti e il nuovo accordo con Rida di Aprilia hanno permesso ad Ama di cominciare a liberare i due Tmb di Rocca Cencia e Salario, che sono passati dalle 8000 tonnellate della settimana scorsa a 4000.

Riguardo al mancato conferimento di maggiori rifiuti in Abruzzo, dal 15 al 31 dicembre, come un’ordinanza firmata il 14 dicembre dal presidente Luciano D’Alfonso

le avrebbe permesso di fare, Ama sostiene di essere stata impossibilitata a farlo. ” L’impianto di Aielli – spiega l’azienda – era e resta autorizzato ad accogliere da Roma al massimo 180 tonnellate al giorno, non un chilogrammo di più ” . Ma l’ordinanza ” contingibile e urgente” firmata da D’Alfonso avrebbe permesso alla capitale di sforare il limite di 170 tonnellate al giorno fissato dall’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale.

Firenze, Renzi ai suoi: “Andiamo nelle case, come ai tempi delle primarie”

Il segretario del Pd allo storico Circolo Vie Nuove: “Molti dicono che il Pd non ce la farà, ma non è così: questa battaglia è nelle nostre possibilità”

arnaldo zeppieri

“Matteo mi devi dare retta, stai di più sui territori”. E detto dalla renziana più renziana d’Italia, la pasionaria Marzia Cappelli, fa certo il suo effetto. Si sa che quando si torna a casa si rimediano anche le ramanzine e così é stato ieri sera per il segretario nazionale del Pd Matteo Renzi che dal circolo Vie Nuove ha dato il via alla sua campagna per il collegio del Senato nel collegio Firenze 1 davanti a 250 fra amministratori e militanti.

“È evidente che la situazione nazionale che si é creata è quella per cui si ritiene che il Pd non ce la faccia. Commentatori e editorialisti hanno gia’ votato ma non é cosi. Certo rispetto al pre referendum é tutto un altro film, ma non dobbiamo stare a piangere o a pensare a cosa fa D’Alema, tanto lui fa quello che ha sempre fatto. Questa è una battaglia nelle nostre possibilità. E sono importanti i collegi perché tirano su anche il proporzionale, dobbiamo fare molto tam tam, metterci in moto, evitare le polemiche, mostrare la squadra. In Toscana i sondaggi sono buoni ma possiamo fare anche meglio e dobbiamo fare più dell’Emilia” ha spronato Renzi.

Il suo obiettivo sulla Toscana è volare oltre il 40%, ma nell’uninominale del Senato vuole andare molto sopra:  60 perché no 70% teorizzano i suoi. In pratica il sogno di affermare la presenza di una sorta di “Renzistan” a casa sua, nonostante i sondaggi del Pd non siano granché. Come fare? Che campagna mettere in piedi? “Dobbiamo rispondere alle bugie di Berlusconi senza sottovalutarlo, faremo di nuovo i cento punti di programma e occhio pure a Di Maio,non so se avete visto che mi segue,va dove vado io. Proposte? Dobbiamo fare di più sulla famiglia, su quello abbiamo fatto poco. Noi comunque andiamo nelle case,come ai tempi delle primarie, io sarò qui due giorni a settimana, voglio dare una mano non fare le americanate, una campagna familiare e seria sui temi” dice Renzi. “Usa le Mobike per spostarti” lo invita qualcuno dalla platea. “Bella idea ma ieri ne ho viste 7 parcheggiate su un marciapiede, eh Dario?” risponde il segretario tirando in mezzo il sindaco Nardella. Non la prima delle “battutine” per l’erede di Palazzo Vecchio: “E la tramvia quando sarà pronta? Ci si fa a fare in tempo una giratina per le elezioni? No eh? Vabbene ce la linea 1…anche la passerella dellIsolotto è  finita in ritardo vabbè…”. Poi un appello sull’oltrarno: “Basta cantieri ora eh”. Quindi addirittura un sondaggio sul “colorino nuovo” di piazza dei Nerli: “Alzate la mano, vi piace o no?”.Seguono altri sondaggi sul ministro Fedeli,

gli 80 euro e le mosse per la campagna elettorale: “Datemi idee, fatemi parlare con le persone, organizzatemi caffè e riunioni, facciamo programmi di collegio, mobilitiamoci”. Tenendo sempre in mente il monito di Marzia: “Matteo te mi devi ascoltare, noi quiil referendum si è vinto sei te che lo hai perso altrove, dammi retta devi stare di più sui territori”. Parole che un appassionato di campagne elettorali come Renzi difficilmente ignorera’.

Dalla Romagna un grido contro Grillo: “Discrimina il Liscio”

Al fondatore del Naima Club di Forlì non è andata giù una frase del leader del Movimento 5 Stelle”Sorprendente e discriminatoria dichiarazione di Beppe Grillo”: così Michele Minisci, fondatore del Naima Jazz club di Forlì, se la prende con il leader del Movimento 5 Stelle, che ha respinto l’ipotesi di lasciare il Movimento sostenendo che “sarebbe come per un jazzista darsi al liscio”.

arnaldo zeppieri
Un’affermazione, argomenta Minisci, che ha “fatto saltare sulla sedia” gli appassionati di liscio e “deve aver lasciato stupefatti, per il giudizio razzista e discriminatorio verso una musica considerata di serie B, non solo Riccarda e Raul Casadei, rispettivamente figlia e nipote del mitico Secondo”, ma anche molti musicisti jazz “che hanno sempre contaminato il jazz col liscio, come Hengel Gualdi, Piergiorgio Farina e Germano Montefiori”.

“Lo stesso Renzo Arbore avrebbe qualcosa da ridire”, prosegue: “Grillo, poi, si è forse dimenticato che per molti critici musicali Secondo Casadei era considerato il Duke Ellington italiano, e addirittura sembra che una canzone di Secondo (Reginella Campagnola) sia stata registrata anche da Glenn Miller”.

“Probabilmente Grillo non sa, e questo è  ancora più grave per lui che si considera un bluesman, che nelle vecchie balere di New Orleans (le mitiche juke joints), le orchestrine di jazz suonano, anche, con la fisarmonica, il violino, il clarinetto: strumenti tipici delle orchestre di liscio, e che in quelle serate si possono ascoltare frenetiche polke, mazurche, fox trot, charleston, oltre naturalmente a molti brani di boogie woogie, che poi sono i ritmi che si suonano e si ballano nelle balere romagnole!”.

 

Berlusconi: “Mezzo milione di migranti in Italia per delinquere. Recupereremo 40 miliardi dall’evasione”

L’ex Cavaliere ha attaccato i Cinque Stelle: “Più pericolosi dei comunisti del ’94, con loro andrebbe al potere la magistratura militante. Andate a votare, non consegniamo l’Italia a chi odia i ricchi”  

arnaldo zeppieri

ROMA – “I Cinque Stelle sono più pericolosi dei comunisti del ’94”. Silvio Berlusconi, senza mezzi termini. descrive quella che, secondo lui, è l’urgenza della sua nuova discesa in campo per le elezioni politiche di marzo: “Più di vent’anni fa mi opposi alla vittoria del partito comunista. Grazie alla creazione di Forza Italia riuscimmo ad evitare questo gravissimo pericolo. Oggi in campo c’è una formazione ancor più pericolosa, che somiglia più a una ‘setta’ che a un partito”.

Ospite del programma televisivo di Canale 5, “Domenica live”, condotto da Barbara D’Urso, l’ex presidente del Consiglio ha attaccato il Movimento di Beppe Grillo, ritenuto il principale avversario per la sfida elettorale: “Se vincessero i Cinque Stelle, potrebbero portare al governo gli esponenti peggiori della magistratura militante”. E, tra i vari annunci, ha rinnovato l’invito di recarsi alle urne il 4 marzo: “In questa situazione non andare a votare è come suicidarsi. Una vittoria del M5S consegnerebbe l’Italia non solo a chi non è preparato, ma anche a chi porta invidia e odio verso chi è ricco”.

Da Ivrea il leader del Movimento, Luigi Di Maio, respinge le accuse di incompetenza della classe dirigente grillina arrivate da Berlusconi e da Renzi: “Stanno arrivando professori universitari, ricercatori, tante persone che vogliono metterci la faccia. L’Italia va a picco per causa loro e questi qua vengono a dire che noi siamo incompetenti?”, ha scritto su Facebook, respingendo anche le accuse contro le amministrazioni 5 Stelle di Torino e Roma. “Triplicheremo il numero dei niostri parlamentari”, ha affermato.

Durante la trasmissione l’ex Cavaliere ha presentato i punti principali di quello che sarà il programma elettorale di Forza Italia. Ai primi posti, la sicurezza e l’immigrazione: “Ogni venti secondi si verifica un reato, ogni 4 minuti un furto in un negozio e ogni due giorni si verificano tre rapine in banca. Questo perchè alla criminalità italiana si è aggiunta la criminalità di 466mila immigrati in Italia che per mangiare devono delinquere”.

Di conseguenza, l’attacco all’Europa e alla gestione dei flussi migratori: “I carabinieri dicono che la prima cosa che viene svaligiata in un appartamento è il frigorifero, dobbiamo intervenire con l’Europa per stipulare trattati con i Paesi costieri e procedere a portare questi migranti indietro. Oggi i Paesi limitrofi hanno chiuso le loro frontiere. Li abbiamo tutti noi. Bisogna ritornare – ha poi aggiunto – a una presenza capillare di polizia e carabinieri nelle città. La presenza di una divisa, da sola, allontana coloro che sono male intenzionati”.

Non si è fatta attendere la risposta, tramite Facebook, del segretario del Pd Matteo Renzi: “Berlusconi ha detto che l’emergenza dei migranti è tutta colpa di Renzi e della sinistra che hanno firmato il trattato di Dublino. Quel trattato – sbagliatissimo e che noi stiamo chiedendo di cambiare – non l’ha firmato il mio Governo. Era il 2003. Quel trattato sbagliato che ha messo in difficoltà l’Italia lo ha firmato il Governo della Repubblica guidato da Silvio Berlusconi”.

Per ridare spinta all’economia, la ricetta scelta è la lotta all’evasione: “Il primo anno ci saranno entrate per circa 30 miliardi di euro, ma andremo a prendere questi soldi, almeno 40 miliardi, dalla non elusione e dalla mancata evasione. Sarà un toccasana per l’erario, le imprese e l’economia”. Soldi con cui l’ex presidente del Consiglio intende innalzare le pensioni minime a mille euro che sarà valida anche per le mamme che non hanno mai versato i contributi.

Una delle soluzioni proposte per stimolare e facilitare i pagamenti è l’introduzione della flat tax, un’unica imposta annuale: “Oggi è difficilissimo compilare il 730. La flat tax è una tassa uguale per tutti, per famiglie e imprese. Dove è stata applicata ha dato risultati straordinari. C’è un’unica aliquota che sarà pari o inferiore all’aliquota più bassa di quella che c’è oggi, il 23 per cento. Ci sarà un modulo da una pagina e non più di sedici pagine”.

Infine una battuta sulla cessione del Milan: “Tutte le volte che ci sono campagne elettorali e che si profila una mia vittoria, ne inventano di tutti i colori. Questa volta si inventati una notizia prontamente smentita dalla procura: il fatto che mi sia approfittato della vendita del Milan per portare in Italia capitali che erano fuori dal Paese. Non solo non è vero – ha concluso – ma farlo sarebbe da persone senza intelligenza visto il clamore mediatico e la difficoltà dell’operazione”.

Grasso: “Nessuna pregiudiziale verso il M5S. Renzi ha attuato le politiche di Berlusconi”

Il leader di Liberi e uguali a Circo Massimo su Radio Capital. Sulle elezioni regionali: “Nessun odio verso il Pd, in Lombardia non c’erano i presupposti per un accordo”

arnaldo zeppieri

ROMA – “Non siamo una forza politica irresponsabile ma rigorosa: se ci sono i presupposti, gli accordi si possono fare”. Con questa motivazione Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali spiega a Circo Massimo su Radio Capital perché il suo partito ha deciso di sostenere il candidato del Pd Nicola Zingaretti nel Lazio e non appoggiare Giorgio Gori in Lombardia. Incalzato dalle domande di Jean Paul Bellotto e Massimo Giannini afferma poi che LeU non ha “nessuna pregiudiziale nei confronti dei Cinquestelle”. E accusa Renzi “di aver messo in pratica le politiche di Berlusconi”.

• IN LOMBARDIA NON CI SONO PRESUPPOSTI PER INTESA
“Il confronto in Lombardia va avanti da molti mesi – spiega il leader di Leu – e la decisione di non sostenere Gori era già stata presa molto tempo fa. Invece nel Lazio ho avuto pieno mandato dall’assemblea regionale a trattare con Zingaretti per un confronto. Per me è stato molto importante sentire la base prima di prendere una decisione politica. Sono contro il personalismo della dirigenza”.

“Non c’è nessun rancore né odio nei confronti del Pd – continua il presidente del Senato –  Erano state proposte delle primarie e invece si è avuto un candidato imposto. Gori ha appoggiato il referendum autonomista di Maroni, non ha dimostrato nessuna visione in discontinuità rispetto alle attuali politiche del Pd. Tutto questo è stato valutato dalla base, che aveva il polso della situazione”. E precisa: “Il punto non è vincere o perdere ma che cosa andiamo a fare. Se c’è o meno una svolta nelle politiche regionali”.

• RENZI HA ATTUATO LE POLITICHE DI BERLUSCONI
Poi aggiunge: “Su scala nazionale non ci sono i presupposti per un’intesa. Le politiche del Pd vanno da un’altra parte, lo stesso Renzi ha detto che è riuscito a fare quel che Berlusconi non ha fatto. Se si continuano a percorrere le direzioni che vanno fuori dal centrosinistra, non possiamo essere d’appoggio e di aiuto al Pd”.

 NO A PREGIUDIZIALI VERSO IL M5S
Grasso chiarisce che le frizioni con Laura Boldrini in merito alla questione del rapporto con il M5S sono già risolte: “Per Leu il pluralismo è normale, le polemiche sono spesso giornalistiche e sono rientrate. Ci sono posizioni diverse da ricondurre a unità”. E definisce i Cinquestelle “un soggetto politico con cui fare i conti”, anche se sono “inaffidabili, ondivaghi, con loro è difficile trattare”. Non si sbilancia su possibili accordi, tuttavia afferma che Leu non ha nessuna pregiudiziale contro il Movimento: “Useremo lo stesso metodo adottato in Lombardia e Lazio, valuteremo il loro programma”. In ogni caso l’unica vera pregiudiziale culturale e ideologica “è nei confronti della destra”.

• ABOLIRE BUONA SCUOLA E JOBS ACT 
Tra le riforme da abolire Grasso cita la Buona scuola, “che ha scontentato un po’ tutti” e il Jobs Act, che “ha creato lavoro precario: lavoriamo di più e guadagniamo di meno”. Ma anche la legge Fornero è da rivedere: “Il sistema pensionistico non è equo, penso a dare un futuro anche ai precari”.

• LE QUESTIONI APERTE CON IL PD
Secondo il leader di Leu, inoltre, il cambio di tono di Matteo Renzi che non si propone più direttamente come futuro premier, è positivo ma non sufficiente. E anche “Gentiloni, seppure abbia creato un clima diverso – aggiunge – ha compiuto scelte in linea con quelle di Renzi”. Poi conclude: “Non chiedo passi indietro a nessuno. Sono io che voglio fare passi avanti. E poi sono loro che vanno indietro da soli. Renzi aveva il 40% e si è ridotto al 20%. Votare per noi può far costituire un centrosinistra che invece va perdendo pezzi da tutte le parti”.

Quanto alla querelle aperta con il Pd, che pretende da Grasso la restituzione dei contributi arretrati al partito, l’ex magistrato risponde: “Un lato squallido della campagna elettorale: nessun presidente del Senato o Camera ha mai dato un contributo alla sua parte politica. Non

me l’hanno mai chiesto, nemmeno quando mi hanno proposto di candidarmi in Sicilia. Solo quando ho accettato di guidare Liberi e uguali. Pensare che sia io il responsabile della cassa integrazione dei lavoratori del Pd è veramente squallido”.

Lazio, Pirozzi riabilita Mussolini: “Fece grandi cose”

Il sindaco di Amatrice in corsa per la Regione Lazio ribadisce: “Mi candido anche se Berlusconi è contrario”. E sul Duce: “Le sue leggi razziali furono una sciagura”. Il Pd: “Come fa Forza Italia ad appoggiarlo?”

arnaldo zeppieri

Le leggi razziali e l’entrata in guerra al fianco di Hitler. Secondo Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice in corsa (per ora solitaria) alla Regione Lazio, furono solo queste le “sciagure” di Benito Mussolini. Per il resto il “Duce ha fatto grandi cose, aveva una visione del Paese”. Dice proprio così, intervistato da Klaus Davi a Klauscondicio, riferendosi alle “alle infrastrutture, alle opere pubbliche, alle politiche sociali realizzate durante il fascismo”. Tra le “ombre” del Ventennio, invece, il primo cittadino elenca giusto “l’aver aderito alle sciagurate leggi razziali e aver fatto entrare l’Italia in guerra al fianco di Hitler”.

Frasi che, nel pieno della campagna elettorale, col centrodestra di Silvio Berlusconi che potrebbe convergere sul nome del primo cittadino del Comune simbolo del terremoto del 2015, accendono la polemica: “Oggi Sergio Pirozzi si lancia inarditi encomi di Benito Mussolini – afferma il deputato del Pd Marco Miccoli – D’altronde Pirozzi è il candidato di Storace e Alemanno. Pirozzi è un fascista, sostiene Casa Pound, ha il busto di Mussolini in casa, si fa fotografare con fascisti di ogni tipo, compreso il tuffatore (pure NoVax) che a Capodanno si butta al Tevere. Per lui è normale fare le lodi del Duce. Ma come fa Forza Italia, Silvio Berlusconi, che si rifanno al popolarismo europeo, ad appoggiare e sostenere un nostalgico del Ventennio e del Duce?”.

Già, perché adesso la palla passa al partito del Cavaliere che fino a due giorni fa puntava su Maurizio Gasparri per la corsa alla Regione Lazio. Un nome che, a guardare i sondaggi di questi giorni, non scalda i cuori dell’elettorato di centrodestra nel Lazio. Ma la candidatura del senatore di Forza Italia è messa in crisi più che altro dalla presenza in campo proprio di Pirozzi che, ha spiegato ieri, è convinto di continuare la sua corsa “anche se mi chiedesse personalmente di non candidarmi”. E così, alla fine, messo alle strette, il Cavaliere potrebbe convincersi ad appoggiare (forse in ticket con l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso) il sindaco di

Amatrice. Le manovre sono in corso e la scelta dovrebbe essere resa nota entro lunedì. Intanto, Pirozzi, prosegue nella sua campagna: “Non mi sento per niente un ‘sex symbol’ – ha dichiarato ieri – e penso che quelle persone che mi definiscono un bell’uomo abbiano seri problemi di vista. Penso che il gradimento dei candidati dovrebbe essere misurato andando in giro in mezzo alla gente, nei mercati, nelle piazze, in metropolitana, sul bus”.

Boldrini: “Delusa per divisioni del centrosinistra, bisogna provare un accordo. Ma non a prescindere dal merito”

La presidente della Camera ospite a Circo Massimo su RadioCapital: “Liberi e Uguali un argine all’astensione e ai voti in fuga dal centrosinistra. Sono per l’unità, ma Renzi non mostra nessuna volontà di cambiare rotta”. “Per dare appoggio a Zingaretti e Gori serve condivisione di programmi”

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ROMA – “Io non sono affatto contenta della divisione del centrosinistra. Io sono per l’unità e bisogna cambiare rotta, ma sta aumentando il partito delle astensioni”. Sono le parole di Laura Boldrini ospite di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto a Circo Massimo. “Ho ho seguito con interesse il tentativo di Pisapia. Ma nel Pd siamo passati dal 40% delle Europee ai sondaggi del 25%, c’è stato uno smottamento. Non si è trovato un terreno comune”.

E sul tema caldo delle possibili alleanze alle Regioni, che sta dividendo la nuova formazione di LeU, il presidente della Camera apre a un possibile appoggio ai candidati del centrosinistra ma precisa la strada“Zingaretti – spiega – ha ereditato una situazione complicata e la sua strada era in salita. Per Gori invece è diverso, lui ha fatto il sindaco, altra esperienza. Ma per dare appoggio serve condivisione di programmi – continua Boldrini – una stessa idea di scuola, di sanità, perché non ha senso fare alleanze contro, bisogna entrare nel merito”.

Se la sinistra si divide alle regionali del Lazio e della Lombardia sarà un regalo alla destra. E quindi all’appello dei “padri nobili” dell’Ulivo e del Pd, Romano Prodi e Walter Veltroni, si unisce anche il loro. Tutto si gioca oggi nelle due assemblee regionali convocate da Leu. Nel Lazio parteciperà Grasso; in Lombardia ci sarà Nicola Fratoianni, il segretario di Si, contrario all’accordo con Giorgio Gori.

“Appoggiare candidati Pd a regionali? Ci sono stati vari appelli di padri nobili, io penso che ci si debba lavorare ma deve essere chiaro che mettersi insieme solo per fare un’alleanza contro non funziona, bisogna convincere l’elettorato”, ha continuato la presidente della Camera ed esponente di Liberi e Uguali. “L’auspicio è che si vada sul merito e sui programmi e sul merito ci siano i punti di convergenza, “oggi ci saranno le assemblee dei delegati di Leu della Lombardia e del Lazio: vediamo cosa i delegati vogliono fare perché chi decide a livello nazionale non può bypassarli”.

Su un alleanza col Pd è possibilista, ma disillusa. “Io sono per l’unità ma si deve partire dalla volontà di cambiare rotta. Non c’è stata presa atto di cambiare rotta. Renzi? Non la metto sul personale, ma sicuramente la sua personalità è difficile”, aggiunge. In ogni caso un “patto prima del voto, è impensabile”.

I punti divergenti sono tanti, partono da lontano. “Non si fugge dalle guerra, non si fugge più. Nei capannoni avvengono gli abusi, le persone vengono vendute. Prima si deve andare a vedere quelle situazioni e poi trattare, non il contrario come dice Minniti”. Un altro errore del Pd. “Ci sono meno sbarchi perché le persone sono trattenute nei centri di detenzione in Libia”.

“In Italia c’è la Bossi-Fini e a me non piace ma c’è quella legge, e quella va rispettata. Chi entra irregolarmente non può restare sul territorio. Io darei dei permessi a chi cerca lavoro”. Insomma “la cambierei ma ci vorrebbe un’altra puntata per spiegare come”. “Salvini parla di sostituzione etnica? Io non sono d’accordo, ma quello che accade per i temi migratori è dovuto alla legge che hanno voluto loro con la legge Bossi-Fini, per non parlare anche del reato di clandestinità”, continua.

Certo, nel ventaglio delle possibili alleanze, resta impossibile convergere con i 5Stelle dopo le elezioni del 4 marzo: “Io credo che la democrazia italiana sia bella solida, ma sicuramente in questi anni ho visto come il comportamento del M5S ha fatto di tutto per delegittimare l’isitituzione parlamentare che è il cuore della nostra democrazia, con il loro comportamento, un comportamento di chi non le rispetta. Questo non è un esempio di un’opposizione che sa usare le regole comportamentali”. E rispetto ad un’alleanza con il M5s ripete: “Non credo che ci siano punti di congiunzione con i 5 Stelle che non sono un partito progressista e di sinistra. Quando Di Maio dice: facciamo un governo con chi ci sta sbanda, destra e sinistra non sono intercambiabili”.

Per quano riguarda la destra, un accordo Pd-Forza Italia “lo vedo male, perché gli elettori vogliono essere rispettati, non votano Pd per governare con il centrodestra. Penso che con questa legge elettorale, che non garantisce molto la governabilità, ci sarà un momento in cui dovremo capire come andare avanti, anche con l’aiuto del Presidente Mattarella. Però penso che questo schema qui non può essere apprezzato” dice la presidente della Camera commentando le notizie sull’accordo sulle larghe intese che arrivano dalla Germania.

 LEGGI Molestie, Berlusconi: “Catherine Deneuve ha detto cose sante”

In trasmissione parte la registrazione di Berlusconi che difende la Deneuve. “Catherine Deneuve ha detto cose sante”, dice ospite di Porta a porta, commentando la lettera appello dell’attrice francese a proposito dello scandalo molestie nella quale dice: “Lasciamo agli uomini la libertà di importunarci”. “È naturale – dice il Cavaliere – che le donne siano contente che un uomo faccia loro la corte. Io non sono molto pratico perché sono sempre le donne a farmi la corte. L’importante è che la corte rimanga nell’eleganza”.

Boldrini commenta veloce, in poche parole. “Mi sembra che affrontare un tema del genere in questo modo è sminuirlo, non ha senso. C’è differenza tra “corteggiamento” e abuso di potere. Un conto è fare i complimenti, un altro dire ‘o fai questo o non lavorerai mai più’. Di cosa stiamo parlando?”. “Il corteggiamento è ben gradito quando corrisposto, ma qui parliamo di molestie. Vuol dire che non lavori se non mi concedi ciò che voglio. Questa è una cosa gravissima. Mischiare le due cose è mistificare un problema serio e non è accettabile”. “Non si può buttarla a tarallucci e vino, facendo finta che sia un argomento su cui ridere. Quando si parla di situazioni nelle quali c’è un esercizio di potere di un uomo su una donna, che passa per il ricatto sessuale, è una cosa gravissima. La vicenda molestie non è una cosa da sdoganare”.

Giannini le legge il post di Saviano su Fb. Sono parole di solidarietà e arrivano dopo l’ennesima falsa notizia girata in rete e su Whattsapp su un presunto figlio di un presunto fratello della presidente della Camera che lei avrebbe fatto assumere con un stipendio molto alto. “Non conosco questo Luca Boldrini, che non esiste, e non ho mai fatto assumere un mio parente nelle istituzioni” spiega Boldrini.

LEGGI La fake news del lavoro al nipote di Boldrini. Lei: “Denunciati, i leoni da tastiera diventano conigli”

Non è la prima volta che è vittima di catene di sant’Antonio false. Che ci sia “un mandante politico dietro alle fake news contro di me? Basta vedere i profili di chi scriveva le peggiori nefandezze sul mio conto. C’era un’agenda politica”. Come Matteo Salvini, i suoi continui attacchi. “Salvini? La distanza tra me e lui è abissale. La paura, la sopraffazione sono la sua cifra e lui è un simpatico signore che ha paragonato la terza carica dello Stato ad una bambola gonfiabile: non escludo di denunciarlo” continua e ricorda: “Fino a questo momento da presidente della Camera ho cercato di evitare denunce. Ma mi sono resa conto che da quando, ad agosto, ho iniziato a denunciare chi mi insulta sul web, le cose sono cambiate ma da quando ho iniziato a denunciare i leoni da tastiera

si sono trasformati in conigli in fuga” continua.

“Le Fake news ora circolano su Whatsapp perché pensano sia più facile non risalire a chi l’ha diffusa. Sia chiaro io denuncio, perché in uno stato di diritto esiste la giustizia”.

Scontro Salvini-Berlusconi: “Troveremo accordo per abolire la riforma Fornero”. L’ex premier “No, alcune cose vanno tenute”

Il leader della Lega a Circo Massimo su Radio Capital: “Saremo il primo partito della coalizione”. E sulla Buona scuola: “Va completamente rivista”

ROMA – Matteo Salvini rilancia a Circo Massimo su Radio Capital quella che ormai è diventata la sua ossessione: l’abolizione della legge Fornero sulle pensioni. “Berlusconi dice ‘ne cambiamo gli aspetti negativi’ – afferma il leader della Lega rispondento alle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto –  io di aspetti positivi non ne ho trovato neanche uno, perfetto”. E aggiunge: “Non scherziamo: stanno lavorando in questi minuti per scrivere una cosa messa bene, se ci sono altri Berlusconi che vogliono lavorare fino a 91 anni, va bene, ma tu dopo 41 anni di lavoro hai maturato il sacrosanto diritto di riavere i tuoi soldi. A chi dice non ci sono le coperture, rispondo che sono soldi dagli italiani. Quegli ipotetici 20 miliardi di costo, significano consumi, acquisti, spese e tasse che i pensionati mettono in circolo. La legge Fornero è sbagliata e va cancellata, assolutamente”.

Conclude Salvini: “Ci metteremo d’accordo con Berlusconi”. Ma in serata è l’ex premier, a Porta a porta, a dire che la riforma delle pensioni va mantenuta: “Abbiamo approfondito l’argomento con i nostri economisti. Alcune cose vano mantenute come sono, con l’età per andare in pensione. Crediamo che sia corretto che salga, ma con il sistema contributivo vogliamo togliere ogni limite quindi se uno vuole andare a 50 anni prende la pensione per quello che ha versato”A ‘Circo Massimo’ Salvini torna anche sul tema dell’obbligo vaccinaleintrodotto dal governo di centrosinistra: “La netta maggioranza dei Paesi europei non ha vaccini obbligatori – ribadisce –  siamo l’unico Paese che ne ha dieci. Io sono a favore di una scelta ragionata e responsabile”. In proposito cita ad esempio il Veneto, Salvini, “dove la persuasione dà un risultato più alto che nelle regioni dove sussiste un obbligo formale”.l leader del Carroccio si dice poi convinto che il suo partito “sarà il primo della coalizione”. Per questo motivo punta decisamente alla poltrona di premier: “Lo voglio fare, sono pronto, ho una squadra di governo. Ho messo anche io nel simbolo il mio nome, ognuno tira l’acqua al proprio mulino”.

Quanto alla moneta unica, Salvini esclude l’ipotesi pentastellata del referendum, ma chiarisce: “Tengo aperta l’opzione di uscita dall’euro, che va contrattata con gli altri Paesi in difficoltà, non certo con la Germania. Io ritengo che l’Italia debba poter tutelare l’interesse delle famiglie e delle imprese non mettendosi alcun limite. L’obiettivo è provare a cambiare le politiche europee: se il governo Salvini riesce a cambiare la direttiva sulle banche, la Bolkestein, il patto di stabilità bene, missione compiuta. Ma se mi dicono ‘No, ti attacchi al tram’, mi rassegno al no o tengo viva l’ipotesi di recuperare la mia sovranità? Non puoi dire non se ne parla”.

Dato, quest’ultimo, che però viene sconfessato da Beatrice Lorenzin, intervistata su Radio 24: “La regione Veneto, ha fatto una propria normativa e ha speso molto per compagne pro-vax in questi anni, ma non ha raggiunto i risultati di cui parla Salvini – precisa la ministra della Salute –  I dati ci dicono che sta sotto la soglia della immunità di gregge sia per la vaccinazione esavalente sia per il morbillo e la rosolia”.

Sul Jobs Act Salvini è più morbido: “Ci sono alcuni passaggi che possono essere tenuti”. Mentre la “Buona scuola andrebbe completamente rivista”.

Mafia Capitale, Ama e tangenti: via al processo contro Alemanno

L’ex sindaco a giudizio per corruzione. L’accusa: attraverso la sua fondazione e Panzironi ha ricevuto 298.500 euro da Buzzi e Carminati

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La prima udienza del processo contro l’ex sindaco Gianni Alemanno, imputato per corruzione, è terminata poco dopo le 18 di ieri. Stralciata la posizione dell’ex primo cittadino di Roma dal processo madre Mafia Capitale, ieri il suo iter processuale è iniziato con un nuovo collegio giudicante.

Secondo il pubblico ministero Luca Tescaroli che ha chiesto e ottenuto il suo rinvio a giudizio, Alemanno, quando era alla guida del Campidoglio, avrebbe venduto la sua funzione pubblica per favorire la holding di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, ricevendo 298mila e 500 euro in diverse tranche e per il tramite di Franco Panzironi, ex ad di Ama “a libro paga” dell’associazione e condannato a 10 anni nel maxi processo Mafia Capitale.

A spiegare come queste dazioni sono avvenute ieri, ascoltato come teste dell’accusa, è stato il maresciallo del Ros Giovanni De Luca che ha condotto le indagini.
Dopo aver illustrato ai giudici com’era strutturata Ama nel periodo 2009-2013, i poteri di Roma Capitale e del cda della municipalizzata per i rifiuti, guidato dalle domande del pm Tescaroli, il carabinieri del ros è entrato nel merito delle mazzette intascate dall’ex sindaco e passate attraverso la sua fondazione: la ” Fondazione Nuova Italia”.

“I 298.500 euro sono stati così erogati – ha spiegato il maresciallo De Luca – in contanti per 70mila in varie tranche: il 2 maggio del 2013, Buzzi entrò all’Eur in macchina con Panzironi con un borsello gonfio, fecero un giro e ne uscì col borsello arrotolato, vuoto; e il 16 maggio”.
Il resto attraverso dazioni indirette per 198mila e 500 euro effettuate da soggetti riconducibili a Buzzi e Carminati – le cooperative Eriches 29, Unicoop, Formula Sociale, Edera, Sial service

e altre – direttamente alla Fondazione.

Il tramite per i versamenti destinati ad Alemanno, secondo le evidenze dell’accusa, fu Panzironi che in aula sarà sentito come teste il prossimo 6 aprile. La contropartita a quei 298mila euro era la nomina di Giuseppe Berti a consigliere di amministrazione di Ama e l’intervento per la nomina di dg di Ama di Giovanni Fiscon, entrambi graditi a Buzzi e Carminati. Prossima udienza: 7 marzo.

Salvini: “Via dall’euro? Opzione aperta”. Su legge Fornero: “Troveremo accordo per abolirla”

è una bufola

Il leader della Lega a Circo Massimo su Radio Capital: “Saremo il primo partito della coalizione”. E sulla Buona scuola: “Va completamente rivista”

ROMA – Matteo Salvini rilancia a Circo Massimo su Radio Capital quella che ormai è diventata la sua ossessione: l’abolizione della legge Fornero sulle pensioni. “Berlusconi dice ‘ne cambiamo gli aspetti negativi’ – afferma il leader della Lega rispondento alle domande di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto –  io di aspetti positivi non ne ho trovato neanche uno, perfetto”. E aggiunge: “Non scherziamo: stanno lavorando in questi minuti per scrivere una cosa messa bene, se ci sono altri Berlusconi che vogliono lavorare fino a 91 anni, va bene, ma tu dopo 41 anni di lavoro hai maturato il sacrosanto diritto di riavere i tuoi soldi. A chi dice non ci sono le coperture, rispondo che sono soldi dagli italiani. Quegli ipotetici 20 miliardi di costo, significano consumi, acquisti, spese e tasse che i pensionati mettono in circolo. La legge Fornero è sbagliata e va cancellata, assolutamente”. E conclude: “Ci metteremo d’accordo con Berlusconi”.