Siria, forze di Assad arrivano ad Afrin sotto i bombardamenti turchi. A Ghouta 194 civili uccisi

Il momento della resa dei conti per Afrin si avvicina. Erdogan pronto a schierare i carri armati e iniziare l’attacco finale dell’enclave curda e promette che l’offensiva delle sue truppe non si fermerà se non dopo aver distrutto la minaccia “terrorista”. Intanto nell’ultima roccaforte nelle mani dei ribelli, la battaglia tra le forze di Bashar el-Assad e le milizie non si ferma

Siria, sotto le bombe a Damasco: la testimonianza di un operatore umanitario

Alla fine, sarà nelle sale del Cremlino che si discuterà di Afrin e Manbij. Vladimir Putin è un alleato di ferro di Assad, ma ha comunque rinsaldato l’amicizia con Erdogan: sarà lui a mediare, per evitare uno scontro diretto. Un accordo fra turchi e siriani, con la supervisione russa, potrebbe vedere sacrificati, ancora una volta, i sogni di autonomia dei curdi. Ma la presenza dei marines nel Rojava, a meno di sorprese dall’amministrazione Trump, mantiene la partita ancora aperta.

Intanto anche a Ghouta, considerata l’ultima roccaforte nelle mani dei ribelli, la battaglia non si ferma ed è salito a 98, tra cui 20 bambini e 14 donne, il bilancio delle vittime delle ultime ore dei raid aerei e di artiglieria governativi siriani sulla regione a est di Damasco, assediata dalle truppe lealiste e controllata da gruppi armati delle opposizioni. Il bilancio dell’Osservatorio siriano per i diritti umani arriva a 194 civili uccisi da domenica. E queste cifre drammatiche – sottolinea l’Osservatorio – sono destinate ad aumentare perché i feriti sono circa 470, alcuni dei quali sono in condizione critiche. Per le Nazioni Unite “non ci sono più parole” per esprimere lo sdegno dinanzi alle uccisioni e alle sofferenze dei bambini nella Ghouta orientale. “Nessuna parola renderà giustizia ai bambini uccisi, alle loro madri, ai loro padri e ai loro cari”, afferma una dichiarazione diffusa da Geert Cappelaere, direttore regione di Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa

Florida, ex studente apre il fuoco, strage in un liceo a Parkland: 17 morti e decine di feriti

Ragazzi e professori barricati nelle aule. Il responsabile, che era riuscito a fuggire, è stato catturato poco lontano: frequentava l’istituto ma era stato allontanato perché ritenuto “potenziale minaccia”

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E’ di almeno 17 morti il bilancio delle vittime, confermato dalle forze dell’ordine, cadute sotto i colpi di un giovane armato che ha aperto il fuoco in un liceo in Florida, la Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, circa 70 chilometri a nord di Miami. I feriti sarebbero 14. Il responsabile dell’ennesimo assalto armato a una scuola Usa è un ex studente, problematico, Nikolas Cruz, di 19 anni. Fuggito dalla scuola, è stato catturato a circa un chilometro e mezzo di distanza e si è consegnato agli agenti senza opporre resistenza. Secondo quanto dichiarato dallo sceriffo, ha usato un fucile d’assalto semi-automatico Ar-15.

L’OMICIDA ERA STATO ALLONTANATO DALL’ISTITUTO 
Il Miami Herald ha scritto che il giovane era già stato identificato in passato come una potenziale minaccia per i suoi coetanei. “L’anno scorso ci avevano detto che non sarebbe potuto entrare a scuola se avesse avuto con sé uno zaino – ha spiegato al giornale Jim Gard, insegnante di matematica che aveva avuto Cruz tra i suoi allievi – Ci sono stati dei problemi, ha minacciato degli studenti l’anno scorso e mi sembra che gli fosse stato ordinato di lasciare il campus”. Secondo alcuni media, era vicino a gruppi di fanatici delle armi.
Lo sceriffo ha pure riferito che sono stati rintracciati messaggi “molto allarmanti” che il giovane – che a settembre compirà 20 anni – aveva caricato sui social network.

LA CARNEFICINA NELLE AULE
Dodici dei 17 morti sono stati colpiti all’interno della scuola, il liceo Douglas. Due vittime sono state freddate all’esterno dell’edificio, una sulla strada e due hanno perso la vita in ospedale. Ci sono poi alcuni feriti gravi che sono stati sottoposti ad interventi chirurgici.

Durante la sparatoria, le forze dell’ordine hanno ordinato agli studenti e ai docenti di barricarsi nelle aule. Le immagini trasmesse dalle tv e diffuse sui social mostravano numerose persone a terra soccorse dai sanitari

Alcuni ragazzi hanno twittato direttamente dall’interno del liceo, frequentato da oltre tremila studenti. Come Aidan: “Sono chiuso all’interno della scuola, si parla di 20 vittime. Ho paura”

LE SCUOLE NEL MIRINO
Il presidente americano Donald Trump, che ha annullato i suoi impegni per seguire personalmente la vicenda, ha commentato su Twitter: “Nessun bambino, nessun insegnante o qualunque altra persona dovrebbe mai sentirsi insicuro in una scuola americana”.

Con questa, però, sono almeno 19 le scuole americane in cui dall’inizio dell’anno si è verificato un fatto di questo genere. I dati sono forniti da Everytown For Gun Safety, associazione che si batte per un maggior controllo sulla vendita delle armi da fuoco. L’episodio più grave finora era quello del 23 gennaio scorso quando uno studente di 15 anni in un liceo del Kentucky aveva ucciso altri due allievi e ne aveva feriti 20

 

Tensione nei cieli: F16 israeliano abbattuto in Siria, stava dando la caccia a drone iraniano

Un elicottero da combattimento ha intercettato il velivolo. Aerei di Gerusalemme hanno poi colpito postazioni a Tadmor ma un jet viene colpito: i piloti si lanciano col paracadute ma uno è grave. Damasco: “Respinto anche secondo raid di Israele”. Morti tre combattenti delle truppe di Assad

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TEL AVIV – Tensione nei cieli del Medio Oriente: i caccia israeliani hanno abbattuto un drone iraniano lanciato dalla Siria e come controrisposta hanno colpito obiettivi nella zona di Tadmor. Un F16 di Gerusalemme, però, è stato abbattuto dalla contraerei di Damasco: i due piloti a bordo sono riusciti a lanciarsi col paracadute e sono caduti in territorio israeliano, mettendosi in salvo. Uno dei due, però, è in gravi condizioni. A renderlo noto è il portavoce militare israeliano secondo cui il pilota “è stato trasportato in ospedale”.

Il premier Benyamin Netanyahu è accorso al ministero della difesa a Tel Aviv per una riunione sulla situazione al confine con la Siria. Sul posto anche il ministro della difesa Avigdor Lieberman e il capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Damasco, da parte sua, fa sapere di aver poi respinto un secondo attacco aereo di Israele nei pressi della capitale siriana, qualche ora dopo il primo. Ad annunciarlo è stata l’agenzia ufficiale Sana. L’esercito israeliano ha fatto sapere di aver colpito 12 obiettivi siriani e iraniani in Siria in quelli che vengono definiti come raid ‘su larga scala’: aerei di Israele, scrive in una nota, “hanno colpito il sistema di difesa antiaereo siriano e obiettivi iraniani in Siria. Sono stati attaccati dodici obiettivi, comprese tre batterie antiaeree e quattro obiettivi iraniani che fanno parte delle installazioni iraniane in Siria”. Fonti di Damasco hanno reso noto che nei raid israeliani sono morti tre combattenti delle forze fedeli ad Assad.

Facebook ammette: “I social network possono mettere a rischio la democrazia”

cristian nardi CEO

La nota ufficiale di Samidh Chakrabarti, responsabile per il civic engagement. “Vorrei poter garantire che gli aspetti migliori avranno la meglio su quelli preoccupanti ma non posso”

“Se c’è una verità riguardante l’impatto dei social media sulla democrazia è che amplifica qualsiasi intenzionalità sia nel bene che nel male. Nei suoi aspetti migliori ci permette di esprimerci e di partecipare: in quelli peggiori diventa uno strumento che consente alle persone di diffondere disinformazione ed erodere la democrazia stessa”. A parlare così, in una nota video sul canale aziendale ufficiale è il responsabile del settore Civic Engagement (che potremmo tradurre come “attivismo civico”, ndr) di Facebook, Samidh Chakrabarti.

Il mea culpa, se così lo si vuole chiamare, si snoda dal ruolo della disinformazione mirata usata come arma da parte della Russia per condizionare l’opinione pubblica Usa nell’occasione delle presidenziali 2016: “Ci siamo trovati di fronte a una minaccia difficile da prevedere, ma avremmo comunque dovuto farlo meglio – ha detto Chakrabarti – ci rendiamo conto che gli stessi strumenti che danno più voce alle persone posso essere usati da altri per diffondere bufale e disinformazione”.

Non per questo però, sebbene alcune delle contromisure prese per arginare il fenomeno siano risultate meno efficaci del previsto, si può pensare che sia Facebook stessa a ergersi a depositaria della verità, dice Chakrabarti. “Nel dibattito pubblico molti ritengono che dovremmo usare il nostro metro di valutazione per filtrare la disinformazione circolante, ma abbiamo scelto di non farlo – spiega – nperché non vogliamo ergerci ad arbitri della verità Nè pensiamo che sia questo il ruolo che il mondo immagina per noi”.

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A complicare le cose, spiega il product manager, sono gli stessi governanti che talvolta usano sulle proprie bacheche espressioni istigatrici di odio, che mettono a dura prova la poltiica aziendale, in bilico tra il voler limitare la diffusione di discorsi di odio e la necessità di comportarsi anche da piattaforma di informazione trasparente.

Nonostante i molti aspetti critici però, Chakrabarti si dice fiducioso: “Innanzitutto i social media hanno un enorme potere di informare le persone e di conseguenza renderle soggetti attivi di discussione”.

“E’ provato che quando la gente discute –  spiega – è anche più incline a prendere parte a iniziative di volontariato, ciò vale in particolar modo per i giovani. E non dobbiamo dimenticare il fatto che tutto ciò li rende anche elettori più consapevoli”.

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“È una nuova frontiera e non abbiamo ancora tutte le risposte ma faremo il porssibile per trovarle – conclude -. Sono però convinto che un mondo più connesso non può che essere anche più democratico”.

Il Congresso Usa vota per rinnovare la sorveglianza di massa denunciata da Snowden

Con 256 favorevoli e 164 contrari, la Camera bassa vota il rinnovo della Section 702, la parte della legge antiterrorismo che consente la raccolta di email e telefonate di ogni abitante del pianeta da parte della Nsa

cristian nardi CEO

NEANCHE il presidente americano Donald Trump è riuscito a fermarla, sia pure per sbaglio. Il Congresso americano ha approvato ieri la legge che rinnova ed estende la Sezione 702 della legge antiterrorismo FISA (Foreign Intelligence Surveillance ACT) che autorizza la raccolta di qualsiasi comunicazione elettronica attraverso il computer o il telefono, nei confronti di qualsiasi cittadino straniero fuori dagli Stati Uniti. Senza un mandato del giudice. La legge deve ancora passare al Senato ma gli analisti prevedono che non incontrerà opposizioni rilevanti e che sarà approvata anche in quella sede nella prossima settimana nonostante l’opposizione delle associazioni a difesa della privacy come Access Now, Electronic Privacy Foundation e un nutrito gruppo di avvocati e senatori di area sia democratica che repubblicana.

Un barlume di speranza per i difensori della privacy si era acceso proprio dopo un tweet post dello stesso Trump che aveva espresso il proprio scetticismo sulla sorveglianza governativa; un intervento in chiara contraddizione con una nota ufficiale della Casa Bianca che invitava il Congresso a non limitare le prerogative della NSA. In un tweet successivo lo stesso Trump aveva poi fatto marcia indietro. A rispondergli ci aveva pensato Snowden criticando lo schieramento democratico dove in 55 si erano detti favorevoli alla legge e avevano determinato la vittoria dei proponenti con 256 voti favorevoli e 164 contrari.

La legge, pertanto, nella forma attuale continuerà a permettere di registrare nei database della National Security Agency (Nsa) i nominativi degli interlocutori al telefono, il testo delle email, persino la cronologia di navigazione sul web con la scusa dell’antiterrorismo. E non sarà solo applicata agli “stranieri in terra straniera” ma a chiunque abbia contatti con persone residenti all’estero. Scavalcando di fatto il Quarto emendamento della Costituzione americana che impedisce richieste di questo tipo senza mandato. Ma il punto più controverso della legge rimane proprio la possibilità di usare le informazioni raccolte anche per reati ordinari reati diversi dal terrorismo. Mentre sarà possibile intercettare gli stranieri per attività di carattere politico e commerciale.

Quindi accadrà che un giornalista, un politico o un imprenditore potranno essere spiati grazie a una semplice richiesta degli organi di polizia americani a un operatore telefonico o a un colosso della Silicon Valley che fornisce servizi emai, cloud, social a cittadini sia stranieri che americani in contatto fra di loro. È gia successo. Perfino la premier tedesca Angela Merkel aveva lamentato l’intruisone degli apparati di intelligence americani nelle comunicazioni dei governi alleati in Europa.

La National Security Agency americana aveva infatti cominciato a intercettare e registare telefonate e email senza mandato come voluto dall’amministrazione Bush dopo l’attentato alle Torri gemelle del 2001 e in particolare sulla base di un progetto noto come Stellarwind. Nel 2008 il Congresso americano aveva legalizzato questa forma di sorveglianza globale proprio grazie alle disposizioni di legge della Sezione 702 della legge FISA che non solo autorizzava le intercettazioni ma obbligava i giganti come Google e At&T a fornire dati, nomi e numeri dei loro clienti non solo per finalità di antiterrorismo ma per la raccolta generalizzata di informazioni.

Nel 2012 la Sezione 702 era stata rinnovata per cinque anni e anche dopo le denunce di Edward Snowden e delle associazioni per la privacy aveva continuato ad essere utilizzata per legalizzare la sorveglianza di massa ai danni dei cittadini

di tutto il mondo. La legge, in scadenza il 31 dicembre del 2017 sembrava poter essere finalmente emendata per garantire il diritto alla privacy almeno degli americani, ma i suoi sostenitori l’hanno spuntata di nuovo grazie alla forte opposizione di FBI ed NSA.

Afghanistan, attacco alla sede di Save the Children: almeno un morto

Sono 14 le persone ferite. Un kamikaze si fa esplodere con un’autobombaall’entrata della struttura britannica della Ong a Jalalabad, nell’est del Paese. Poi l’irruzione di uomini armati: tre sono stati uccisi, gli altri si sono asserragliati nella struttura. Talebani: “Non è nostro attacco”

KABUL – Un gruppo di kamikaze ha lanciato un attacco contro la sede dell’organizzazione non governativa di Save the Children, a Jalalabad, capitale della provincia orientale afghana di Nangarhar. C’è almeno un morto, un soldato, mentre 15 sono i feriti, secondo l’agenzia di stampa Pajhwok. L’attacco è cominciato alle 09:10 ora locale (all’alba italiana) quando un kamikaze a bordo di una vettura imbottita di esplosivo si è fatto esplodere all’entrata dell’edifcio, poi nel compound è entrato un folto commando di terroristi che hanno cominciato a sparare. Tre di loro sono stati uccisi dalle forze speciali, mentre altri due si sono asserragliati nella struttura, al terzo piano. Fonti del governo locale avevano ad un certo punto dato per concluso l’assalto con la morte di tutti i membri del commando, ma l’informazione non ha poi trovato conferma.

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I feriti sono stati portati in ospedale. Molte vetture sono andate in fiamme dinanzi all’ufficio. La portavoce di Save The Children in Afghanistan, Mariam Attaie, ha detto che “c’è stata un’enorme esplosione, sembrava un’autobomba. Ci siamo riparati e abbiamo visto un uomo armato con un lanciarazzi che sparava contro la porta principale per entrare nel recinto”, ha raccontato Mohamed Amin, un testimone ricoverato in ospedale dopo essersi messo in salvo fuggendo da una finestra.

La guerra delle lavatrici e dei pannelli solari: Trump impone dazi, insorgono Seul e Pechino

cristian nardi CEOIl presidente Usa fissa tariffe al 30 per cento sulle importazioni. Proteste dei colossi Samsung e Lg. E la Corea del Sud annuncia ricorso alla WtoLa nuova frontiera di Donald Trump sono lavatrici e pannelli solari: il presidente Usa ha imposto dazi del 30 per cento sull’importazione, causando la reazione di Pechino, dei colossi Samsung e Lg e inducendo la Corea del Sud – patria dei più importanti produttori del settore – ad annunciare un ricorso all’Organizzazione Mondiale del Commercio.

La decisione della Casa Bianca fa seguito ai rilievi della Us International Trade Commission, secondo la quale l’aumento delle importazioni di pannelli solari e lavatrici danneggerebbe in modo preoccupante i produttori nazionali. E in linea con i suoi slogan elettorali e la linea dura dell’amministrazione sugli scambi commerciali, il presidente ha preso un’iniziativa drastica. “L’azione del presidente chiarisce ancora una volta l’intenzione dell’amministrazione di difendere i lavoratori americani” afferma il Dipartimento del commercio. Per i pannelli solari i dazi sono per quattro anni: il primo saranno al 30% poi caleranno gradualmente.

A sollecitare l’imposizione di tariffe, Suniva e SolarWorld Usa, produttori di celle e moduli fotovoltaici andati in bancarotta, secondo i quali che i sulle importazioni cinesi spingerebbero la produzione a stelle e strisce con la creazione di 100.000 nuovi posti di lavoro. Ma si tratta di una posizione contestata anche in America. La Solar Energy Industries Association – associazione statunitense dell’industria del solare, che rappresenta un business da 28 miliardi di dollari e che importa dall’estero l’80 per cento dei pannelli installati – ha rilevato, a nome di produttori, installatori e di tutto l’indotto, che le nuove tariffe “creeranno una crisi in un settore dell’economia che è stato trainante” e ha avvertito che a rischio ci sono 23mila posti di lavoro.

Una linea cavalcata ovviamente dai colossi asiatici della produzione. Samsung, in una nota, rileva che “i dazi sono una tassa su tutti i consumatori che vogliono acquistare una lavatrice. Tutti pagheranno di più avendo allo stesso tempo meno possibilità di scelta”. E anche Lg si dice “deluso” dalla decisione della Casa Bianca.

Secondo quanto riportano i media americani, poi, Seul ritiene i dazi imposti da Trump una violazione delle norme della Wto: una decisione presa sulla base della politica interna senza tenere conto delle regole internazionali. E in virtù di questo giudizio sarebbe pronto un ricorso da sottoporre all’organismo internazionale. “Forte disappunto” è stato espresso anche dalla Cina.  Lo ha detto
Wang Hejun, a capo dell’Ufficio indagini commerciali del ministero del Commercio cinese, definendo la mossa “un abuso dei rimedi commerciali”

Londra, fuga di gas: migliaia evacuati. Traffico in tilt nell’ora di punta

L’episodio ha visto coinvolto un night club e un hotel nel West End. I vigili del fuoco: “Alti livelli di gas naturale rilevati nell’atmosfera”

cristian nardi CEO

LONDRA – Circa 1.450 persone sono state evacuate durante la notte da un night club e un hotel nella West End di Londra – il cuore turistico della capitale – a causa di una fuga di gas: lo riporta la Bbc online, che cita i vigili del fuoco. Tutte le strade della zona sono state chiuse e si prevedono forti disagi.

Londra, fuga di gas: migliaia evacuati. Traffico in tilt nell'ora di punta

 La stazione di Charing Cross a Londra

Una delle possibili cause della fuga di gas sarebbe stata provocata dalla rottura di una conduttura, hanno reso noto i vigili del fuoco. I servizi di emergenza sono stati allertati poco dopo le due di notte. La polizia ha pubblicato un messaggio su Twitter spiegando che le strade dell’area interessata sono state chiuse al traffico e la zona è stata transennata come misura di “precauzione”, consigliando al pubblico e agli automobilisti “di evitare l’area in questo momento”.

Alti livelli di gas naturale sono stati rilevati nell’atmosfera”: ha detto un portavoce dei vigili del fuoco di Londra commentando l’incidente. Il portavoce ha poi aggiunto che “in questa fase non conosciamo la causa della fuga di gas”

Afghanistan, attacco all’hotel Intercontinental di Kabul: almeno 15 tra morti e feriti. Uccisi due assalitori

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Un kamikaze si è fatto saltare in aria all’ingresso. La polizia: “Gli assalitori sono dentro all’edificio e sparano ai clienti”. Telefonate disperate degli ospiti: “Sentiamo i colpi, aiutateci”. Messo in sicurezza il primo piano. I livelli superiori ancora in mano ai terroristi. Nel 2011 in un attentato dei talebani morirono 20 persone. Giovedì scorso tweet del Dipartimento di Stato Usa su imminenti attacchi

QUATTRO UOMINI armati hanno assaltato l’hotel Intercontinental di Kabul: un kamikaze si è fatto esplodere all’entrata consentendo ad almeno 4 uomini armati di irrompere nell’edificio e iniziare a sparare sugli ospiti e a prendere degli ostaggi. Lo ha fatto sapere la polizia afghana. “Quattro assalitori sono dentro l’edificio”, aveva aggiunto una fonte ufficiale, e “sparano ai clienti”. Ci sarebbero “almeno 15 tra morti e feriti”. Lo ha raccontato un testimone oculare fuggito dall’albergo, citato da Tolo News. Le strade principali che portano all’hotel sono state chiuse, riportano i media internazionali. Secondo fonti dell’intelligence nessun italiano risulta essere alloggiato nell’hotel, né vi sarebbero italiani direttamente o indirettamente coinvolti.

· IN AZIONE LE TESTE DI CUOIO 
Le forze speciali afghane hanno ucciso due degli assalitori. Lo riporta la Bbc online citando il portavoce del ministero dell’Interno Nasrat Rahimi secondo il quale è stato messo in sicurezza il primo piano dell’edificio. I piani superiori dell’edificio sono invece ancora in mano agli assalitori. Le forze di sicurezza hanno messo in salvo alcuni degli ospiti dell’albergo che erano rimasti intrappolati.

Mentre le forze speciali afghane cercano di raggiungere due dei quattro militanti ancora asserragliati ai piani alti dell’hotel, un giornalista della tv Tolo ha riferito che secondo un uomo riuscito a fuggire gli attaccanti, sparando, hanno gettato alcuni ospiti fuori dalle finestre del terzo e quarto piano, al grido di ‘Allah u Akbar’.

· LE VITTIME
Vi sarebbero almeno cinque morti, tra il personale di sicurezza afgano dell’hotel. E’ quanto si apprende da fonti di intelligence, che confermano anche l’uccisione da parte delle forze speciali afgane di un attentatore (il portavoce del ministro dell’Interno parla però di due), mentre altri sarebbero asserragliati al secondo piano con ostaggi. Nell’hotel, riferiscono le stesse fonti, risultano essere ospitati i dipendenti della compagnia aerea Kam Air, in particolare ucraini, ungheresi, statunitensi, norvegesi e greci.

“Le operazioni continuano, un secondo assalitore è stato ucciso, sette feriti sono stati evacuati dal primo e secondo piano, ma stiamo procedendo lentamente per evitare vittime civili” tra clienti e personale, ha detto la vice portavoce del ministero degli Interni, Nasrat Rahimi. “Le forze speciali si sono portate in elicottere sul tetto dell’hotel”, ha aggiunto.

· TRE ESPLOSIONI
In precedenza erano state avvertite, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra, tre forti esplosioni nell’hotel. Lo riferiscono testimoni citati dall’agenzia Tolo News. Non si può escludere che siano stati i terroristi asserragliati con un numero imprecisato di ostaggi. Dai piani alti dell’hotel si levavano alte fiamme. L’incendio sarebbe stato appiccato dai terroristi in una cucina del quarto piano, riferiscono fonti ufficiali afghane. Al momento non si sa quale sia la situazione del rogo.

· L’ATTACCO SUICIDA E L’ASSALTO
L’attacco è cominciato alle 21 ora locale (le 17.30) in Italia con un’esplosione con cui il commando si è aperto la strada, poi l’elettricità è stata interrotta, ha spiegato una fonte della sicurezza antiterrorismo. Gli assalitori hanno dato fuoco alle cucine e si sono poi asserragliati al quarto e al quinto piano dell’edificio. Le forze speciali afghane prima di entrare in azione avevano circondato la zona e, secondo alcune ricostruzioni, hanno scambiato colpi di arma da fuoco con gli assalitori. Le ambulanze “sono sul posto in attesa del via libera” per far entrare i soccorritori, ha dichiarato il ministro della Sanità afghano Wahid Majrooh.

· LA TELEFONATA “SALVATECI”
Un ospite dell’albergo ha raccontato di aver sentito “crepitare delle mitragliatrici provenienti da qualche parte vicino al primo piano”. Altri hanno riferito di essersi chiusi nelle stanze e con i telefonini hanno chiesto alle forze di sicurezza di andarli a salvare. “Siamo nascosti nelle nostre stanze – ha detto un ospite chiamando i soccorsi al telefono – Chiedo alle forze di sicurezza di aiutarci il prima possibile prima che ci raggiungano e ci uccidano”.

· QUARTO PIANO IN FIAMME E COMBATTIMENTI
Un agente delle forze di sicurezza, durante i primi concitati momenti, aveva detto che i terroristi erano armati anche con Rpg (lancia razzi portatili anti carri armati, “rocket propelled grenade” ndr). “Al momento sono al terzo e al quarto piano (quello in fiamme, ndr) e stanno combattendo con le nostre forze. Non abbiamo ancora dettagli (ufficiali) sulle vittime ma hanno anche messo a fuoco le cucine” aveva riferito il portavoce del ministero dell’Interno, Nasrat Rahimi.

· L’ALLERTA
Giovedì scorso il Dipartimento di Stato Usa aveva diramato un’allerta su possibili, imminenti attacchi contro alberghi a Kabul. In un tweet, il ministero degli Esteri americano scriveva: “Allerta sicurezza a Kabul. Notizie che gruppi estremisti potrebbero preparare un attacco contro hotel a Kabul, come l’hotel Baron vicino all’aeroporto Hamid Karzai

 UN HOTEL DI LUSSO
L’Intercontinental è un albergo 5 stelle situato nella zona ovest di Kabul ed è stato il primo hotel di lusso in stile occidentale costruito nella capitale afghana nel 1969. L’hotel ha 200 stanze ed ospita molti stranieri. Si trova su una collina a ovest della capitale afghana e dall’attentato del 28 giugno del 2011 è sotto sorveglianza speciale. Nell’albergo si svolgono spesso incontri internazionali e ha ospitato questa mattina una conferenza sugli investimenti cinesi in Afghanistan.

· IL PRECEDENTE ATTACCO
Nel precedente attacco del 2011, che avvenne ad opera dei talebani con modalità simili a quelle odierne, al termine di un assedio durato 5 ore morirono 20 persone, inclusi nove assalitori. Al momento, nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’attuale attacco.

Bufere sul Nord Europa: quattro vittime tra Olanda, Belgio e Germania. Traffico aereo e ferroviario in tilt

Dal Regno Unito alla Romania centinaia di migliaia di persone senza elettricità. Strade chiuse, fermi i porti sul Mar Nero

arnaldo zeppieri

L’ondata di maltempo con venti fortissimi che si sta abbattendo sul Nord Europa, mandando il tilt molti aeroporti e collegamenti ferroviari e imponendo la chiusura delle scuole in diverse regioni, ha mietuto quattro vittime: due in Olanda, una in Belgio e una in Germania.

Nella città olandese di Olst un 62enne è stato ucciso dalla caduta di un ramo dopo che era sceso dal suo camion per spostare alcuni detriti dalla strada. Un secondo olandese, anche lui 62enne, è deceduto dopo che un albero ha investito la sua auto a Enschede, nell’est del Paese.

In Belgio una donna alla guida di un’auto è morta schiacciata da un albero mentre attraversava un’area boscosa a Grez-Doiceau, 35 chilometri a sud di Bruxelles.

In Germania, nella zona di Emmerich al confine conl’Olanda un albero si è abbattuto su un campeggio uccidendo un uomo di 59 anni.

Lo scalo Schiphol di Amsterdam è stato chiuso a causa dei venti fino a 140 chilometri orari che stanno spazzando l’Olanda dal Mare del Nord. “Tutto il traffico aereo è sospeso fino a nuova comunicazione”, ha reso noto in un tweet lo scalo, il terzo in Europa per il traffico internazionale.

L’annuncio è arrivato dopo che dopo che la Klm aveva già annullato 200 voli a causa della tempesta. La tempesta ha portato l’Olanda a dichiarare il livello di allerta rosso, il più alto.

Gravissimi i disagi anche per i collegamenti ferroviari olandesi, a causa degli alberi caduti sui binari che hanno interrotto molto linee. Quella tra Gouda e Alphen aan den Rijin è stata chiusa dopo che un treno ha urtato un trampolino elastico fatto volare dal vento.

Agli automobilisti è stato raccomandato di limitare al minimo gli spostamenti, dopo il ribaltamento di 17 camion. Ad Almere, città di 200.000 abitanti a est di Amsterdam, è stato evacuato il centro e gli abitanti sono stati invitati a restare in casa.

In Belgio è stato attivato l’allarme arancione (il secondo livello più alto) stato chiuso l’aeroporto di Ghent per i forti venti. A Bruxelles lo scalo di Zaventem ha continuato a operare ma in alcune zone della capitale è stata interrotta la circolazione dei tram e sono stati chiusi molti parchi pubblici.

In Germania le scuole sono rimaste chiuse a causa delle forti nevicate, delle piogge e dei venti. Blocco del traffico all’aeroporto di Colonia-Bonn e 18 voli cancellati allo scalo di Duesseldorf. Traffico ferroviario bloccato nella Bassa Sassonia e quasi centomila persone senza elettricità nella parte orientale del Paese.

Le autorità hanno invitato i tedeschi, soprattutto nell’ovest e nel nord del Paese, a non uscire di casa se non è indispensabile. Ci sono stati centinaia di incidenti stradali a causa della neve e del ghiaccio, soprattutto nel nord del Paese.