Consultazioni, l’asse Lega-M5s si impantana su Berlusconi. Di Maio chiede passo di lato del leader Fi. Salvini: “No a veti”

Gelo dopo il blitz del leader di Fi che prende il microfono al Quirinale e attacca “chi non conosce democrazia”. Il capo politico M5S: “Non capisco l’ostinazione di Salvini su Forza Italia”. Sulla questione Siria affondo del segretario Pd Martina contro il Carroccio: “Se vuole cambiare alleanze, lo dica”. Alla fine, nell’impasse della giornata spuntano due ipotesi: mandato esplorativo e preincarico.

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ROMA – “La situazione si è complicata. E il tempo a disposizione si sta esaurendo”. Sergio Mattarella constata, con amarezza, che anche questo secondo giro di consultazioni si avvia a concludersi con un nulla di fatto. Si chiude domattina, con le cariche istituzionali, ma oggi sono arrivati i big. Il capo dello Stato ora si prepara a prendere le decisioni che, probabilmente, saranno messe in campo dalla prossima settimana. Se la crisi in Siria non fa precipitare la situazione, imponendo una drastica accelerazione e altre soluzioni. Salvini non vuole rompere con Berlusconi, Di Maio non vuole allearsi con Berlusconi, il Pd non vuole allearsi con nessuno.

Di fronte alla paralisi, Sergio Mattarella si prepara ad affidare un preincarico, con tutta probabilità allo stesso Matteo Salvini, che è l’uomo indicato dalla coalizione di centrodestra, mentre sembra scartata l’ipotesi Giancarlo Giorgetti. In alternativa, resta ancora in piedi l’ipotesi di una esplorazione da affidare al presidente del Senato Alberti Casellati o anche al presidente della Camera Roberto Fico. Nel primo caso, una mossa di Mattarella  ha il sapore di un avviso ai partiti che non riescono a trovare un accordo: chi riceve il preincarico rischia infatti di bruciarsi, se non trova la maggioranza sufficiente. L’esploratore invece darebbe più tempo alle forze politiche. Ma nello Studio alla Vetrata è andata in scena una sorta di tragicommedia nelle consultazioni. I 5Stelle si sono presentati da Mattarella convinti di avere già in tasca l’accordo, visto davano per fatto  un passo indietro di Berlusconi. Ma il centrodestra, poco prima, si era dimostrato compatto dal capo dello Stato, allineati e coperti Berlusconi, Salvini e Meloni: pronti ad aprire a M5S ma senza veti sul leader di Forza Italia e come premier il capo dello Lega. Condizioni inaccettabili per Di Maio che, sorpreso, ha dovuto riscrivere il comunicato che aveva già pronto, ed è rimasto venti minuti nella saletta accanto allo studio di Mattarella per cambiarlo da cima a fondo. Un giallo. Berlusconi, secondo le indiscrezioni, avrebbe cambiato idea nella notte, su suggerimento di Gianni Letta. Ritirando la disponbilità a farsi da parte che aveva invece assicurato poche ore prima.

· IL MOVIMENTO 5 STELLE
“Noi vediamo solo una soluzione per sbloccare questo stallo e investe Silvio Berlusconi: dovrebbe fare un passo di lato”. Le parole del capo politico del M5s, Luigi Di Maio, danno la misura del clima politico dei colloqui alla fine della giornata di consultazioni al Quirinale. Quella che Luigi Di Maio ha censurato per ben due volte come “una battutaccia”del Cavaliere (“Sappiate distinguere i democratici da chi non conosce l’abc della democrazia”) non poteva passare senza replica e il leader M5s la rinfaccia, in pratica, a Matteo Salvini, domandandogli come si possa ancora pensare che i 5 Stelle imbarchino tutto il centrodestra in una maggioranza di governo.

Vero è che “con la Lega c’è una sinergia istituzionale” e che Di Maio ha sottolineato come questo rapporto preferenziale abbia “permesso di rendere operativo immediamente il Parlamento”, e, di più, si riscontri “anche tra i nostri gruppi in uffico di presidenza”, come dimostra l’accordo sul taglio dei vitalizi, oltre alle nomine per la Commissione speciale. Ma “prendiamo atto – ha scandito Di Maio – che ancora una volta Salvini e la Lega ci stanno proponendo uno schema di centrodestra che è di ostacolo”.

Dunque, per Di Maio quella di Salvini è una posizione incomprensibile. “Non comprendo – ha detto – come Salvini e la Lega, davanti alla possibilità di fare partire un governo del cambiamento si ostinino a propinare – questo è stato il verbo scelto – ancora questa coalizione”. Una coalizione “tra l’altro, divisa”.

“C’è solo una soluzione per sbloccare questo stallo e investe Silvio Berlusconi – ha spiegato Di Maio – deve mettersi di lato e consentire la partenza per un governo di cambiamento. Altrimenti l’unica risposta è che non riteniamo possibile un governo del M5s con Fi”.

Più tardi, il capogruppo della Lega al Senato Gianmarco Centinaio ha cercato di rasserenare gli animi: “Le parole finali di Berlusconi oggi al Colle non rispecchiano la posizione della Lega”.

· IL CENTRODESTRA
Il centrodestra, all’uscita, si era affidato ad un comunicato unitario letto da Salvini: un invito “a partire dai 5 Stelle ad un’

Di Maio a Salvini: “No a governi-ammucchiata, da Arcore non può partire nessun cambiamento”

L’intervento del leader Cinque stelle a un’iniziativa di campagna elettorale per le regionali in Val d’Aosta. “Incontro con Martina non è in agenda”. Oggi il vertice del centrodestra e quello tra Di Maio, Grillo e Casaleggio.

“Capisco che Salvini abbia difficoltà a sganciarsi da Berlusconi, ma da Arcore non può partire nessuna proposta di cambiamento”. Non è da lì che può scaturire “un governo di cambiamento ma solo un governo-ammucchiata. Per noi questo film non esiste”. Lo ha detto Luigi Di Maio, capo politico del Movimento cinque stelle (M5s), parlando a una iniziativa del Movimento in vista delle elezioni regionali della Valle D’Aosta in programma il 20 maggio.

“Non è un governo di cambiamento che immaginiamo quello che chiede Salvini, cioè un governo ammucchiata con dentro Meloni, Salvini, Berlusconi e il M5s – ha aggiunto durante una diretta Fb – . Questa è la sua idea, non può essere la nostra. Se stanno immaginando questo film per noi non esiste perché il nostro obiettivo è mandare avanti le lancette, non mandarle indietro”.

Di Maio continua dunque nella strategia dei due forni (e del divide et impera), con l’offerta di dialogo alla Lega ed al Pd in vista di un “contratto” fondato su punti programmatici comuni, confermando però che nella prospettiva di un’intesa a destra resta una pregiudiziale che si chiama Silvio Berlusconi. Matteo Salvini, segretario della Lega, finora ha ribadito la fedeltà all’alleanza con Forza Italia. Oggi da Milano, dove è previsto nel pomeriggio il vertice del centrodestra, potrebbe arrivare dunque una risposta all’offerta dei Cinque stelle.

Il leader M5s, rispondendo ai giornalisti, ha detto che “al momento non sono in programma” incontri con Salvini né con Maurizio Martina, segretario reggente del Partito democratico. Ma ribadisce il concetto che i Cinque stelle sono in attesa di risposte: “Abbiamo registrato le parole del segretario reggente Martina – dice a proposito del Pd – e penso siano un passo avanti e aspettiamo evoluzioni interne”. Quanto alla Lega, dice invece: “Se è interessata al cambiamento vengano al tavolo e mettiamoci al lavoro per l’Italia”.

Oggi a Ivrea, secondo indiscrezioni, si terrà un vertice tra Beppe Grillo, Davide Casaleggio e Luigi Di Maio. Grillo è di ritorno

Consultazioni, Salvini: “Sì a M5s, senza intesa torniamo al voto”. Ma Berlusconi sfida Di Maio: “No a esecutivi pauperisti”

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Pd, Martina: “Non formuliamo ipotesi di governo”. L’ultima parola a Di Maio alle 16,30. Margini di manovra ristretti, verso le 18 il capo dello Stato comunicherà le decisioni sul governo Tirinnanzi Pier Francesco

ROMA  Matteo Salvini si dichiara “autoesploratore”, davanti al muro contro muro, e perfino allo stesso Silvio Berlusconi che poco prima al Quirinale aveva risposto picche alla pregiudiziale anti Forza Italia dei 5Stelle. Apre ufficialmente a Luigi Di Maio, e con tutto il centrodestra. “Non ci vuole uno scienziato per capire che altre soluzioni sarebbero improvvisate”. Annuncia:  “Avrò dei contatti con tutti nei prossimi giorni, anche formali per trovare una soluzione”. In primo luogo con Di Maio. “Se non si trova una quadra non resterebbe che tornare alle urne, una prospettiva che non auspichiamo ma che non temiamo”.

Consultazioni, Salvini: “Coinvolgere i 5 Stelle. No a governo a tempo o improvvisato”

Salvini prova dunque a mediare, è pronto a fare “un passo di lato” rispetto al ruolo di premier, e vuol presentarsi in Parlamento “soltanto quando avremo numeri certi”. Il leader della Lega spiega che con  Mattarella “è stato un incontro molto positivo, molti sono venuti qua a dire di no, noi abbiamo offerto dei sì”. Lancia l’invito a Di Maio ma le distanze ci sono e restano. “Lavoriamo  – dice – per un governo che duri cinque anni, non un governo raccogliticcio, a tempo, che parta dalla coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni e che coinvolga il Movimento Cinque Stelle”. Il leader della Lega chiama però Di Maio a rinunciare alle “impuntature, alle posizioni di partito”, allo scontro “premier sì, premier no, premier forse”, chiede di “smussare gli angoli a chi almeno a parole non intende arretrare”. Per un governo che si occupi di pensioni, lavoro, immigrazione, rilanci le autonomie. “E per riportare il nostro paese a contare Bruxelles, non al rimorchio come è stato in questi anni di governo con il Pd. Macron e Merkel hanno già fatto troppi danni”. Spero, dice, “di essere io il premier a rappresentare il nostro paese nelle tante importanti scadenze che ci aspettano”.

Consultazioni, Berlusconi: “Premier alla Lega. No a governi del pauperismo, del giustizialismo e dell’odio”

Silvio Berlusconi rispedisce al mittente il veto di Di Maio nei suoi confronti. È pronto ad alleanze, ma partendo dal centrodestra e da Salvini premier. E lancia un attacco molto duro contro i 5Stelle. “No a governo del populismo, dell’odio, del pauperismo, del giustizialismo”. Si dichiara contro ipotesi di governo che potrebbero portare l’Italia fuori dall’Europa, che “non perdonerebbe dilettantismi e improvvisazioni”,  che quindi ” portebbero alla crisi, alla chiusura di aziende, al fallimento delle banche”. Il leader di Forza Italia è pronto, per mettere insieme una maggioranza, al confronto ma su un governo “non a tempo”, che affronti “le urgenze”, le emergenze che il Paese ha di fronte, e con “soluzioni di alto profilo”. Insomma, irricevibile anche l’ipotesi di far entrare una squadra low profile, di ministri solo di area Forza Italia per tentare di aggirare i niet di Di Maio. Siamo al muro contro muro.

Berlusconi è entrato con le capigruppo Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini, Maurizio Martina ne è uscito dallo Studio alla Vetrata, dopo aver inaugurato la seconda giornata di consultazioni al Quirinale. “Il Pd vuol restare all’opposizione, come forza di minoranza, e sfida centrodestra e M5S ad avanzare una proposta di governo”. Così dice il segretario dei democratici al presidente Mattarella, esprimendo  la linea di tutto il partito.  Posizione netta, anche se al Nazareno le valutazioni restano diverse ma probabilmente solo in un secondo momento, a partire forse dal secondo giro di consultazioni, potranno emergere ufficialmente.  “L’esito elettorale negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino”, dice Martina. Invece, “è emersa una potenziale maggioranza”  nelle scelte istituzionali appena fatte, e che “sono state compiute senza di noi”. Vedi esclusione da nomina questori per gli uffici di presidenza Parlamento. Ma finora questa potenziale maggioranza “si e’  comportata come se fosse il secondo tempo della campagna elettorale: farebbero bene queste forze a tornare con i piedi per terra, visto che nelle proposte che sentiamo avanzare vorrebbero unire tutto e il contrario di tutto”.  Martina ha presentato al capo dello Stato un programma in 4 punti, che comprende fra l’altro un raddoppio delle risorse per il reddito di inclusione, ma sempre nel rispetto per il risanamento dei conti pubblici, che “deve continuare”. E qui un nuovo attacco a Lega e 5Stelle, “sentiamo proposte pericolose” rispetto appunto al quadro economico.

Oltre a Martina sono saliti al Colle il presidente Matteo Orfini e i capigruppo, del Senato Andrea Marcucci e della Camera Graziano Del Rio. Come il presidente della Camera Roberto Fico ieri, i quattro sono arrivati al Quirinale a piedi.
LA PRIMA GIORNATA DI CONSULTAZIONI

Anche Matteo Salvini è arrivato a piedi, accompagnato dai capigruppo Gian Marco Centinaio e Giancarlo Giorgetti. Il segretario del Carroccio ha twittato la diretta streaming del Colle:  “Rimanete sintonizzati”

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Elezioni, trionfo 5 Stelle: a Napoli e in Campania verso l’en plein dei collegi maggioritari

Pd tra il 10 e il 15 per cento, al terzo posto. Sconfitto al maggioritario Paolo Siani a Napoli e flop di Piero De Luca a Salerno. Di Maio straccia Sgarbi 63,5 contro 20,5. E vince anche il candidato “massone” sconfessato dal movimento

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La Campania si risveglia in giallo. E’ un colore nuovo nella sua storia politica, ma la marea a Cinque Stelle non lascia troppi dubbi su ciò che è successo fra il Garigliano e il Cilento. Lo spoglio non è ancora completo, ma gli uomini di Luigi Di Maio sono avviati a aggiudicarsi tutti i collegi del Senato e hanno già consistenti vantaggi in quelli della Camera. Si va verso l’en plein dei collegi sia alla Camera che al Senato. L’unica zona ancora contesa è quella del Cilento, dove il centro destra pare poter vincere il duello con i Cinque Stelle, mentre centro sinistra e Pd sono ovunque soltanto terzi. con una soglia intorno al 15 per cento.

Saltano tutti i candidati delle altre forze politiche, da Vittorio Sgarbi, che competeva direttamente con Di Maio a Pomigliano, a Paolo Siani, l’uomo fortemente voluto da Renzi, che aspetta ora la più che probabile elezione alla Camera, ma solo come capolista del Pd stesso al proporzionale. Idem per Piero De Luca, il figlio del governatore, che nella sua Salerno subisce una clamorosa sconfitta e dovrà attendere l’attribuzione dei seggi proporzionali.

Camera. A Napoli è quasi un plebiscito. Passano Roberto Fico a ovest (58 per cento), Raffaele Bruno al centro (44), Rina De Lorenzo a est (62), Doriana Sarli al Vomero (49), con Siani solo al 22. In provincia Di Maio straccia Sgarbi (63,5 contro 20,5), ma i pentastellati si aggiudicano abbondamente anche gli altri collegi, strappando a livello proporzionale cifre fra il 58 a nord di Napoli, il 53 in città e il 52 a sud. Il centrodestra è costantemente al secondo posto, mentre il Pd è sotto il 15 in città, al 12 a sud, appena al 10 nel collegio a nord del capoluogo. Una frana.

Cade anche Salerno. A spoglio in corso, in città guida il pentastellato Nicola Provenza col  39, mentre Piero De Luca è solo terzo con appena il 25,5. Ma il Pd di De Luca è in difficoltà anche nel collegio del Cilento: su 267 sezioni scrutinate su 320 guida Marzia Ferraioli del centrodestra (35) davanti alla cinque stelle Alessia D’Alessandro (31) e Franco Alfieri solo terzo col 26: non sarà eletto. Anche negli altri collegi, fra Caserta, Benevento e Avellino, dove lo spoglio è più indietro, si delinea comunque un en plein dei candidati M5S.
Senato.

A Napoli non ci sono dubbi. Due collegi, due trionfi. A spoglio quasi completo, Paola Nugnes trionfa fra centro e Fuorigrotta col 49 per cento, il geologo Franco Ortolani è addirittura al 53. In Provincia i dati sono ancora più eclatanti. Nel collegio di Casoria, Raffaele Mautone viaggia sul 58 per cento, a Giugliano Maria Castellone è al 53, a Portici Francesco Urraro sul 51,  a Torre del Greco Virginia La Mura al 49. I grillini sfondano anche a Salerno: nel capoluogo Andrea Cioffi guida (a metà spoglio) col 42 per cento. A Avellino Ugo Grassi è al 43, a Benevento Danila De Lucia al 44 contro Sandra LOnrado al 33. A Caserta, (con spoglio più indietro) Vilma Moronese è comunque al 50.

Implacabili i dati sul proporzionale. In provincia di Napoli i cinque stelle sono al 54 per cento (centrodestra al 25, centrosinistra al 15).

Nel collegio fra Caserta, Benevento e Avellino M5S è al 45 (centrodestra al 30, centrosinistra al 18). In quello che si estende fino a Salerno viaggiano al 46 (centrodestra al 31, centrosinistra al 16).

Fra i vincitori dei collegi risulta anche, nel collegio di Castellammare, Catello Vitiello, il candidato scoperto massone e sconfessato da Di Maio.

Elezioni politiche: vincono M5s e Lega. Crollo del Partito democratico. Centrodestra prima coalizione. Il Carroccio sorpassa Forza Italia

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Il Movimento fondato da Beppe Grillo primo partito. Nelle Regionali in Lombardia avanti Attilio Fontana (centrodestra), nel Lazio in testa Nicola Zingaretti (centrosinistra)

ROMA – È il Movimento 5 stelle il vincitore indiscusso delle elezioni politiche 2018 con il 31% dei voti, mentre il centrodestra conquista la posizione di prima coalizione con il 37%. Ma la maggioranza non va a nessuno.

Il verdetto che viene fuori dallo spoglio dei seggi è netto: trionfa il Movimento 5 stelle, ma festeggia anche la Lega, che supera il 17,6% e sorpassa Forza Italia, ferma intorno al 15%. Grande sconfitto è il Partito Democratico, che si attesta intorno al 20%. E con queste cifre, non gli basterebbe neanche una ‘larga intesa’ con Fi per poter dare vita a una maggioranza. A votare, al contrario di quanto sitemeva alla vigilia, sono stati in tanti: l’affluenza definitiva è stata del 73% contro il 75,27% del 2013, quando però si è votato in due giornate.

Abbracci, sorrisi e applausi tra i militanti M5s, per un risultato già definito ‘storico’, tensione al Nazareno, dove c’è poca voglia di parlare. Per avere dichiarazioni di vincitori e vinti bisogna aspettare qualche ora: sia Luigi Di Maio che Matteo Renzi hanno scelto di vedere i dati finali, prima di commentare. E il segretario Pd  sembra vicino a un passo indietro.

 Quando lo spoglio è a buon punto, al centrodestra andrebbero, secondo le stime, 250-260 seggi alla Camera (con la lega maggioritaria all’interno della coalizione rispetto a Forza italia) e 130-140 seggi al Senato. Al M5s andrebbero, secondo le stime, 230-240 seggi alla Camera e 110-120 seggi al Senato. Staccatissimo il centrosinistra guidato dal Pd con circa 110-120 seggi alla Camera e 45-55 seggi al Senato. Le maggioranza politica necessaria alla Camera è 316 seggi, mentre al Senato e di 158 seggi.

Ma già dalle proiezioni il quadro è sembrato chiaro: i dati definitivi forniti da Swg per La7 relativi al Senato hanno dato M5s a 32,1%, con un netto distacco rispetto agli avversari: crolla il Partito democratico, al 19%, mentre la Lega con 17,6% sorpassa Forza Italia (14,6%). Nel centrodestra Fratelli d’Italia arriva al 4,1% e Noi con l’Italia-Ude 1,1%. Nel centrosinistra non riesce a raggiungere la soglia del 3% +Europa (2,4%), ma la delusione più grande riguarda Leu che non supera il 3,2%. Civica popolare  Lorenzin 0,5%, Italia Europa insieme 0,7%.

Sempre le proiezioni di La7 per la Camera vedono M5s a 32,1%, Pd a 19,0% e Lega a 17,5%, anche in questo caso avanti a Fi, che si attesta a 14,1%. Fratelli d’Italia ottiene 4,1%, mentre Noi con l’Italia 1,1%. +Europa è a 2,7%, Leu a 3,5% e Civica Popolare 0,5%. Infine Italia Europa insieme 0,6%. Se i dati definitivi dovessero, però, confermare quelli preliminari, nessuna forza politica raggiungerebbe il 40%, soglia indispensabile per formare un governo. E i numeri delle possibili coalizioni del futuro sonu un rebus.

Elezioni, Calabresi: “M5s primo partito ma servono alleanze per governare”

 

• COSI’ NEI COLLEGI
La vittoria dei Cinquestelle a livello nazionale fa vedere i suoi effetti anche nelle sfide uninominali: i collegi hanno riservato non poche sorprese.
D’Alema flop in Puglia 
Boschi ok a Bolzano 
Casini surclassa Errani 
Renzi vince a Firenze 
Grasso male a Palermo 
Minniti rischia a Pesaro 

• LE REGIONI
Per le Regionali in Lombardia, secondo gli exit poll Rai, Attilio Fontana (centrodestra) al 38-42%; Giorgio Gori (Centrosinistra) è al 31-35%%. Dario Violi (M5s) è al 17-21% e Onorio Rosati (Leu) al 2-4 %. Nel Lazio Nicola Zingaretti (Centrosinistra) è in testa con il 30-34%, mentre Stefano Parisi (Centrodestra) è al 26-30%%. Roberta Lombardi (M5s) è al 25-29% e  Sergio Pirozzi (Lista civica) è al 2-4%. L’affluenza ai seggi nel Lazio è stata del 66,48%. Nel 2013 era stata del 71.91%. Per le consultazioni regionali lo spoglio inizia lunedì alle 14. In Lombardia ha votato il 73,07% degli aventi diritto (dati relativi a 1.516 comuni su 1.516). Nella precedente tornata elettorale del 2013, che però si svolse in due giorni, alla stessa ora si era recato alle urne il 76,77% degli elettori.

• LEGA IN TESTA A MACERATA
Dal territorio arriva un altro dato significativo: a Macerata, a un mese dalla tentata strage razzista di Luca Traini del 3 febbraio scorsoil cui autore fu a suo tempo candidato per la Lega, quando manca un centinaio di sezioni da scrutinare, il centrodestra è in testa nell’uninominale della Camera con il partito di Matteo Salvini primo per consensi. La Lega ha il 21,09% e distanzia di 10 punti netti Forza Italia che ha il 10%. Segue M5s, col 31,77%, solo terzo il centrosinistra. Centrodestra in testa a Macerata, con la Lega nella posizione di forza, anche per il Senato.

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• LA GEOGRAFIA DEL VOTO
Il centrodestra ha vinto quasi tutti i collegi uninominali del Nord Italia. Il Movimento 5 Stelle prevale in quasi tutto il Sud Italia. Il centrosinistra è in testa in pochissimi collegi uninominali del Trentino Alto Adige, dell’Emilia Romagna, della Toscana e del Lazio. Umbria e Marche non sono più regioni rosse. Se i dati definitivi confermeranno il trend attuale, i collegi uninominali delle due regioni sono stati tutti conquistati da centrodestra e M5s. I collegi uninominali sono 232 alla Camera e 116 al Senato. Gli altri si attribuiranno con il proporzionale. Per gli italiani all’estero sono riservati 12 deputati e 6 senatori.

Ritardi e code ha provocato in numerosi seggi il nuovo sistema di voto con l’uso per la prima volta del talloncino anti frode. Code più lunghe del solito ai seggi fin dal primo mattino di domenica sono state segnalate in tutta Italia a causa della nuova procedura introdotta per le elezioni politiche

Rimini, Di Maio candidato premier con 30.936 (su 37.442 votanti). Fico giù dal palco, Grillo apre kermesse cantando

Rimini, Di Maio candidato premier con 30.936 (su 37.442 votanti). Fico giù dal palco, Grillo apre kermesse cantando

Il faccia a faccia Di Maio-Fico dietro il palco di Italia M5s a Rimini

Nel backstage il deputato campano “ortodosso” parla col candidato premier. E arriva anche l’abbraccio di Grillo. Si parla di “accordo” con gli ortodossi ma non c’è conferma ufficiale. Torna l’hacker: “Ho votato decine di volte su Rousseau”, il leader 5 Stelle: “Falso, voto regolare”. Giornalista Rai accerchiata e insultata, arriva la polizia: il movimento si scusa. Ai visitatori della kermesse grillina braccialetto col codice a barre: “Serve a contarvi”, spiega la security

Luigi Di Maio è ufficialmente il candidato premier M5S: “I votanti sono stati 37.442…Un certo Luigi Di Maio ha preso 30.936 voti”, così l’ha incoronato Beppe Grillo, annunciando il nome del vincitore delle primarie M5s. “Da domani il capo politico del M5S non avrà più il mio indirizzo”, così ha poi scherzato Grillo. “Il nostro sarà il governo della riscossa degli italiani. Formeremo una squadra di governo di cui essere orgogliosi”, così debutta da proclamato lo stesso Di Maio, incoraggiando la svolta: “Alle prossime elezioni gli italiani dovranno scegliere tra vivere e sopravvivere”.

E intanto è scoppiata la tregua tra l’ortodosso Roberto Fico e il candidato premier Luigi Di Maio? Si è animata la kermesse dei Cinquestelle a Rimini, dopo il faccia a faccia a metà pomeriggio tra il deputato campano “ortodosso”, qualcuno dice anche dissidente, e il vincitore (a meno di poco credibili sorprese) delle primarie on line circondate da polemiche. Non c’è nessuna conferma ufficiale che il dissidio sia rientrato, ma in molti giurano di aver visto anche Grillo abbracciare e dare amichevoli pacche sulle spalle a Fico.

UNA LUNGA GIORNATA IN CASA M5s 
E’ stato lo stesso Grillo, stamani, ad aprire la seconda giornata di Italia 5 Stelle, cimentandosi sul palco nell’esecuzione di alcuni brani country e rock anni ’70. Nella giornata del debutto, secondo gli organizzatori avevano partecipato tra le otto e le diecimila persone, altre cifre, oggi, con l’arrivo della gran parte dei dirigenti più in vista. Molta gente ai cancelli, aperti dalle 9, e ciascun visitatore viene controllato con il metal detector e ‘schedato’ attraverso un braccialetto con tanto di codice a barre. “Serve a contarvi”, spiegano gli addetti alla sicurezza.  E intanto è tornato alla carica l’hacker che dice di aver violato più volte la piattaforma Rousseau dove si sono svolte le primarie. Ma Grillo su Fb ha smentito ogni interferenza sul voto: “Tutto regolare”, ha assicurato. Il palco – si legge in un post sul blog di Grillo – prende il via alle 17.30, col primo intervento che riguarda l’Europa, protagonisti i parlamentari europei. Spazio ai sindaci e le sindache del movimento con Chiara Appendino, Fabio Fucci, Filippo Nogarin e Virginia Raggi. Intorno alle 19 era previsto l’annuncio ufficiale del nome del candidato premier ma i tempi sono slittati. Alle 21.30, il “prescelto” farà il suo primo discorso da candidato presidente del Consiglio M5s. Sullo sfondo le tensioni con l’ala dei più ortodossi, lo stesso Fico ma anche, tra gli altri, il senatore Nicola Morra, che contestano che nelle mani di una solo persona vada sia il mandato di candidato premier che quello di capo politico del Movimento, tradotto “troppo potere nelle mani di Di Maio”.

Rimini, l’ultimo giorno di Grillo: da politico a blues man

• FICO ALLA KERMESSE 
Roberto Fico era stato inserito nella scaletta già da ieri ma era intenzionato a non salire sul palco e a proseguire la sua protesta silenziosa nei confronti della gestione della vicenda primarie e soprattutto della scelta di conferire al futuro candidato premier del Movimento i poteri del capo politico. Oggi è arrivato a metà pomeriggio, con giornalisti e attivisti in fibrillazione, tutti in attesa che rompa il silenzio e chiarisca la sua posizione nei confronti di Di Maio. Fico è entrato dallo stesso ingresso secondario usato ieri da Grillo, ha sorriso ad alcuni attivisti e li ha rassicurati: “Va tutto bene”. E anche “I problemi si risolvono”. Parapiglia anche intorno a un altro “ortodosso”, Nicola Morra: “Non è scritto da nessuna parte” che Di Maio sia solo un “primus inter pares”, aveva ribadito il senatore, “vedremo cosa diranno da qui a domani, è in corso un tentativo di conciliazione. Poi ne trarremo le conseguenze”, così il senatore (video) contestato da alcuni grillini che hanno insultato anche una giornalista di Rainews che lo stava intervistando. Ma c’è chi da subito ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche, ad esempio il deputato M5s Danilo Toninelli che fa finta di nulla: “Non esiste un caso Fico”. Esiste invece, per Toninelli, un caso legge elettorale: “E’ un testo incostituzionale contro di noi”.

• FICO INCONTRA GRILLO, CASALEGGIO e DI MAIO 
Intorno alle 18, nel backstage del palco, forse la svolta: Roberto Fico ha avuto un lungo incontro con Luigi Di Maio, poi anche con Davide Casaleggio e Beppe Grillo. E Grillo a un certo punto lo ha abbracciato dandogli alcune pacche sulle spalle. C’è chi ha subito parlato di “chiarimento” e “pace fatta”,ma fino a pomeriggio inoltrato non ci sono state conferme ufficiali.

M5s, faccia a faccia Di Maio-Fico dietro il palco di Rimini

• ANCHE OGGI GIORNALISTI ACCERCHIATI E INSULTATI 
Momenti di caos al Villaggio Rousseau della kermesse quando un folto gruppo di attivisti ha circondato e pesantemente contestato una troupe di RaiNews24 che intervistava Morra. “Vai via”, hanno urlato con rabbia più volte alcuni militanti, cercando di interrompere il lavoro della giornalista Enrica Agostini e della troupe. E’ stato necessario l’intervento della sicurezza, raggiunta poi dalla polizia, per calmare gli animi. Spintoni e urla contro i cronisti anche durante l’arrivo della sindaca di Roma, Virginia Raggi. “Vergogna, vergogna” e “menategli a ‘sti giornalisti” hanno urlato alcuni mentre altri hanno gridato “avvoltoi, avvoltoi” durante il breve e movimentato percorso della sindaca verso il gazebo di Roma Capitale. Poco dopo il Movimento si scusa: “Ci dissociamo dall’episodio di aggressione verbale nei confronti della giornalista Rai e della sua troupe” afferma una nota del partito di Grillo. “Ogni forma di violenza, di qualsiasi natura è contraria ai principi e ai valori del nostro movimento”.

• TORNA L’HACKER: “HO VOTATO DECINE DI VOLTE SU ROUSSEAU”
Torna a farsi vivo, intanto, l’hacker Rogue_0, protagonista a inizio agosto di diversi attacchi informatici alla piattaforma Rousseau. Su Twitter il pirata afferma di essere riuscito a intrufolarsi più volte nel sistema operativo M5s durante le votazioni per la scelta del candidato premier 5 Stelle. Ecco alcuni suoi tweet. “@beppe_grillo e @casaleggio tranquilli @luigidimaio ha già vinto, ve lo assicurano decine di miei voti certificati. #UserWay #M5S #Rousseau”, scrive l’hacker, ironizzando sulle misure di sicurezza utilizzate dalla Casaleggio Associati. “La password – spiega – non basta, i geni alla @casaleggio hanno messo una misura di sicurezza inviolabile per la sicurezza TOTALE del voto: l’SMS. LOL”. Rogue_0 posta poi alcuni screenshot di Rousseau, facendo intendere di essere riuscito a votare con vari account fasulli, come Antonio Marcheselli, Davide Gatto e Massimo Ferrari. Poi ancora, a metà pomeriggio, nuove irruzioni sul sito movimento5stelle.it. con le frasi: “Propongo Rousseau come gioco diseducativo per i bambini” e “Propongo me, Massimo Ferrari come admin”. In un altro screenshot, pubblicato da Rogue_0 sul suo canale twitter, mostra poi di aver effettuato un accesso utilizzando le credenziali di Giancarlo Cancelleri, ironizzando sul titolo della pagina “La prima cosa che farà Giancarlo Cancelleri da presidente della Sicilia…” l’hacker ha risposto: “Sarà cambiare ancora password…”.

Di Maio unico big tra 7 mini sfidanti. No degli ortodossi

di Stefania Piras
La lista degli aspiranti premier pentastellati è ancora provvisoria, precisa il blog di Beppe Grillo, ma le sensazioni di queste quarantotto ore sono confermate. Tra gli otto pretendenti alla poltrona di Palazzo Chigi il nome più forte è quello di Luigi Di Maio. Nessun ortodosso in lista, tantomeno Roberto Fico, ma una senatrice che peraltro ha già fatto espresso la sua dichirazione di voto per Di Maio, Elena Fattori, e altri sei attivisti di piccolo cabotaggio, in gran parte ex consiglieri comunali.

SFIDANTI
Ecco il catalogo degli sfidanti: Vincenzo Cicchetti, classe 61, ex candidato M5S a sindaco di Riccione dove ha vissuto in prima persona la faglia pentastellata romagnola dove ci sono diversi gruppi M5S in contrasto fra loro. Andrea Davide Frallicciardi, 39 anni, impiegato ed ex consigliere a Figline Valdarno, poi Domenico Ispirato, 54 anni, napoletano trapiantato a Verona, geometra ed ex consigliere comunale nel capoluogo scaligero. C’è Gianmarco Novi, quarantenne ex consigliere a Monza. Nella sua presentazione sul blog afferma di essere «cintura nera di arti marziali tradizionali cinesi», mentre «da 3 anni per motivi di salute, etici ed ambientali – spiega -ho deciso di perseguire una dieta vegana/fruttariana». C’è anche Nadia Piseddu, 28 anni, laureata in ingegneria aerospaziale ed ex candidata a sindaco di Vignola che poi si è dimessa dal consiglio. E infine l’unico che ha esperito un mandato di governo è Marco Zordan, 43 anni, artigiano, ed ex assessore al personale della giunta M5S di Sarego, comune di 7 mila abitanti in provincia di Vicenza, che ha rinnovato l’amministrazione comunale per la seconda volta sotto il segno del M5S. Zordan ha avuto buoni rapporti con l’eretico parmigiano Federico Pizzarotti.

Tutti in corsa per celebrare il rito che chiunque possa aspirare a una prova tanto difficile. L’unica parlamentare che sfida Di Maio è Fattori, classe 1966, eletta nel Lazio, regione in cui risiede a Genzano Di Roma. Al Senato è vicepresidente della Commissione agricoltura e si è impegnata per ammorbidire la posizione antivaccinista molto presente nel M5S. Ha così commentato la sua candidatura su Fb: «Ho voluto metterci la faccia, come hanno fatto Luigi Di Maio e gli altri. Chi è nel M5s non usa queste votazioni per pesarsì e organizzarsi in correnti interne».
«I giornali volevano delle primarie fiction – tuonano dal blog – noi gli abbiamo dato la realtà! Candidarsi alla guida del paese è una grande, enorme responsabilità e tanto di cappello per chiunque ha deciso di mettersi in gioco».

RICORSI
Il dettaglio non proprio trascurabile è che questa votazione ancor prima di cominciare è già passibile di ricorsi. Amerigo Rutigliano che si definisce un «iscritto documentato come previsto dal Non statuto» ritiene di avere i requisiti richiesti per partecipare alle primarie tanto da aver presentato la sua candidatura. «Se non dovesse essere accettata, annuncio sin da ora che, come iscritto presenterò ricorso contro primarie del tutto falsate» dice. Diverso il tono provocatorio di Roberto Saviano che ha voluto sfidare Di Maio candidandosi per tirare fuori il Movimento da una votazione «bulgara». Ieri intanto è stata una giornata particolarmente positiva per l’avvocato esperto di codici pentastellati Lorenzo Borré che ha portato a casa due risultati: l’annullamento della sospensione della consigliera capitolina anti stadio Cristina Grancio che oggi affronterà gli avvocati del M5S in tribunale. A Palermo invece il M5S ha chiesto al giudice di revocare il decreto di sospensione delle Regionarie perché non ci sarebbero i termini per re-indirle. «Bastano 5 giorni» ha replicato Borré che contesta l’esclusione di Giulivi dalle primarie siciliane. Motivo? «Chiara Appendino non ha mica firmato il codice deontologico imposto a Giulivi».

Martedì 19 Settembre 2017 – Ultimo aggiornamento: 13:51

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