Bologna, praticante avvocata deve lasciare l’aula del Tar perché indossa il velo

Il giudice ha imposto di levarlo e Asmae Belfakir, 25 anni, ha deciso di andarsene: “Ha parlato di cultura, nemmeno di legge. E il mio volto è scoperto, quindi sono perfettamente identificabile”. Il presidente del Consiglio di Stato chiede chiarimenti. Colloquio telefonico fra il presidente del Tribunale e l’ufficio legale dell’Unimore: “Ci ha assicurato che non ci saranno problemi, lei potrà partecipare alle udienze rispettando la propria fede religiosa!

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BOLOGNA – A una giovane praticante avvocata presso lo studio legale dell’Università di Modena e Reggio Emilia è stato negato stamane di assistere a un’udienza presso il Tar dell’Emilia-Romagna perché indossava il velo. Il giudice Giancarlo Mozzarelli ha imposto ad Asmae Belfakir, 25 anni, che con la collega voleva partecipare a un’udienza su un ricorso legato a una vicenda di appalti, di levarsi il velo, altrimenti avrebbe dovuto lasciare l’aula. Lei si è rifiutata ed è uscita.

Asmae Belfakir è nata in Marocco e arrivata in Italia all’età di tre mesi; ha conseguito la laurea magistrale in Giurisprudenza a Modena con 110 e lode in “Legge e religione” con una tesi dal titolo “L’integrità del corpo delle donne e la legge islamica: autonomia e precetto”; è praticante nello studio legale dell’ateneo modenese da ottobre, e ha partecipato a decine di conferenze all’estero. “Non mi era mai successo;  ho assistito a decine di udienze, anche qui al Tar e nessuno mi aveva mai chiesto di togliere il velo. Nemmeno al Consiglio di Stato. Anche perché non si può assolutamente parlare di problema di sicurezza perché il velo tiene il volto scoperto e quindi sono perfettamente identificabile. Sono sconvolta. Il 5 dicembre scorso avevo partecipato a un’altra seduta con lo stesso giudice e non mi aveva detto nulla – continua Belfakir -. Questa mattina, invece, ha subito puntato il mio velo e senza nemmeno nominarlo mi ha detto che avrei dovuto toglierlo per poter continuare a partecipare. Nel mio caso, con il volto scoperto, l’identificazione era immediata e non vi era dunque alcun rischio per la sicurezza”.

Mentre lasciava l’aula, il giudice avrebbe spiegato “che si tratta del rispetto della nostra cultura e delle nostre tradizioni”, riferisce Belfakir, sottolineando che Mozzarelli “ha parlato di cultura, nemmeno di legge”. Se il giudice “non intende rilasciare dichiarazioni”, riferisce una segretaria d’udienza ai giornalisti presenti in Tribunale, altri professionisti presenti hanno voluto consolare e confortare la praticante, che commenta così la vicenda: “L’aula di un tribunale dovrebbe essere laica e rispondere ai dettami della legge e a null’altro. Sono stata privata non solo di un diritto ma anche del mio dovere di praticante avvocato di seguire cosa succedeva in aula. Mi chiedo: se un giorno dovessi diventare avvocato o giudice, dovrò sempre difendere prima me stessa e poi i miei clienti?”. Belfakir ora chiede provvedimenti nei confronti del giudice ma si impegna, anche a “portare avanti una campagna culturale per fare in modo che le ragazze come me non debbano scontrarsi con questi muri ogni giorno. E’ già estenuante farlo per strada, non lo possiamo fare anche nelle aule dei tribunali”.

Il presidente del Consiglio di Stato chiede chiarimenti. Sulla vicenda Alessandro Pajno, presidente del Consiglio di Stato ha chiesto chiarimenti sulla questione del velo in aula d’udienza: Pajno ha incaricato il Segretario generale, a quanto si apprende, di richiedere al Presidente della Sezione una relazione circostanziata sull’accaduto per una compiuta valutazione dei fatti.

“Il presidente del Tar ci ha rassicurato che non ci saranno problemi a partecipare col velo”. Il dirigente dell’ufficio legale dell’Università di Modena e Reggio, Lorenzo Canullo, dopo l’episodio che ha riguardato la giovane che sta svolgendo pratica di avvocato nel suo ufficio ha avuto un colloquio telefonico col presidente del Tar dell’Emilia-Romagna. “Mi ha assicurato – sottolinea Canullo – che non ci sono problemi. La ragazza potrà partecipare a tutte le udienze indossando il velo, quindi, nel rispetto della propria fede religiosa”. Quindi, precisa Canullo, “la dottoressa Belfakir verrà con me alle prossime udienze al Tar così verificheremo sul campo quello che mi è stato detto. E’ una ragazza bravissima e molto preparata che ha sempre partecipato alle udienze dove era coinvolta, a vario titolo, l’università di Modena e Reggio Emilia: in Consiglio di Stato e davanti a giudici nel civile e nel penale”. Quanto ad un possibile esposto per quanto successo questa mattina, l’avvocato ha precisato che non era presente al momento dei fatti: “bisognerà leggere il verbale di udienza. Credo, comunque – ha concluso – che il chiarimento avuto con il presidente del Tar sia stato molto importante”.

La comunità islamica:”Nessuna legge vieta il velo in tribunale”. Asmae Belfakir è anche legale rappresnetante della comunità islamica di Bologna. E il coordinatore Yassine Lafram, commentando il caso, tuona: “Urge che le autorità competenti facciano chiarezza”. Per Lafram “non esistono leggi che vietano di portare il velo in un tribunale”. Il giudice, prosegue, “ha detto che si tratta del rispetto della nostra cultura e

delle nostre tradizioni”, ma questa, secondo il responsabile delle comunità “è un’arbitraria posizione che vuol giustificare il provvedimento. Una giustificazione che non trova ragione in nessuna legge, tantomeno nella Costituzione, che anzi, tutela la libertà religiosa (tra cui l’abbigliamento)”. Solidarietà anche dal presidente del Centro islamico culturale d’Italia, noto come la Grande moschea di Roma, Khalid Chaouki.

Bologna, un altro pedone travolto e ucciso

La vittima è un uomo di 79 anni che stava attraversando la strada

BOLOGNA – Un altro pedone vittima della strada nel Bolognese. Un uomo di 79 anni è morto, investito da un’auto mentre attraversava la carreggiata, a Malalbergo. L’incidente è avvenuto all’alba, intorno alle 6 in via Nazionale, poco lontano da casa dell’uomo, era uscito per andare a prendere un caffè in un bar quando è stato travolto da una Renault condotta da un 41enne. L’automobilista è rimasto illeso mentre il pedone è deceduto sul colpo. Sono intervenuti, oltre al 118, i Carabinieri di Malalbergo, che stanno ricostruendo la dinamica precisa dell’investimento. Solo pochi giorni fa una donna di 49 anni è stata uccisa a Bologna in via Toscana, all’altezza di Villa Serena, sempre all’alba.

Bologna, travolta e uccisa all’alba da un pirata della strada

arnaldo zeppieri.jpgIncidente mortale in via Toscana, muore una donna di 68 anni. Caccia al guidatoreUna donna di 68 anni è morta, investita da un’auto mentre attraversava via Toscana, all’estrema periferia di Bologna. L’incidente è avvenuto verso le 6.45 e non avrebbe avuto testimoni. A travolgere la donna, che abitava a San Lazzaro di Savena, è stata una vettura che viaggiava in direzione centro. Per i rilievi è intervenuta la polizia Municipale.

Bologna, spunta una torretta in zona universitaria. Dalla “bolla” ai container nelle piazze c’è di tutto

Il maxistand dell’auto di lusso davanti a Zanarini e il castello di ferro del Winter Village. L’arredo urbano è una giungla senza regole

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BOLOGNA – Per primi sono arrivati i cubi di cemento, seguiti dai fittoni, dalle fioriere con alberello annesso, per arrivare fino ai “ monoliti” con aiuola. Le piazze del centro della città, grandi e piccole, presentano una scelta sconfinata di arredi urbani, dalle panchine fino alla “mega” fermata dell’autobus di piazza Malpighi, solo per citare degli elementi in qualche modo “ perenni” di un paesaggio urbano molto cambiato negli ultimi anni. Perché sugli elementi mobili, la fantasia non ha limiti. Ieri in piazza Verdi ad esempio si stava montando il secondo container del Winter Village, che sarà seguito da un terzo elemento verticale. In questo secondo container ci saranno incontri e attività mentre la “torre” verticale fungerà da punto panoramico. Il tutto realizzato in metallo marrone, al centro di una piazza storica e di fronte al Teatro Comunale, mentre i residenti di più vecchia data ripensano ai totem dello scultore Arnaldo Pomodoro che si trovavavo lì fino al 1990

Però, sempre restando nella vasta scelta delle installazioni mobili, piazza Maggiore non ha rivali in città. Ha ospitato sagre e festival di ogni tipo, con tensostrutture annesse e connesse e perfino un treno. I nuovi treni regionali “ Pop” e “ Rock” avevano bisogno di un palcoscenico e quale migliore occasione per farli vedere a tutti che metterli in piazza Maggiore? Qualche giorno per poterli rimirare, in ottobre, mentre accanto passava il trenino per San Luca e si incrociava con il City Red Bus. Ma nel contesto in cui si parla degli scivoli per disabili accanto al Crescentone di piazza Maggiore non bisognerebbe citare strutture rimovibili, bisognerebbe guardare a veri interventi durevoli. Pensiamo allora a piazza San Francesco, dove il selciato della chiesa è stato privato del gradino che lo separava dalla strada, per creare una sorta di “ continuum” con la sede stradale. L’intervento è stato completato da enormi e candide panchine con aiuola incastonata ( o aiuole con seduta, dipende dai punti di vista) realizzate in un materiale che si è rivelato anche piuttosto fragile, visto che è stato più volte “rattoppato” e spesso finisce sotto le grinfie dei “writers”. Le panchine sembravano invitare a sedersi e chiacchierare, magari bevendo una birra, infatti è scattata apposita ordinanza anti- aperitivo.
Gli apripista sono stati gli “ ultra- cubi”. Prima sono comparsi nella piazzetta davanti alla Cineteca in via Azzo Gardino, sotto la bella scultura di luce del collettivo di artisti ZimmerFrei. Il contesto però era quello di un’architettura tutto sommato recente. Ma quando sono arrivati sotto le Due Torri e nella vicina piazza della Mercanzia, con tanto di sedute in legno e leggii per indicazioni turistiche, si è capito che la strada dei cubi era senza confini. Hanno trovato casa anche in piazza Verdi e a in via Zamboni. A dire la verità  i primissimi manufatti che sono entrati nel paesaggio urbano sono state però le sedute con alberello, collocate prima in via Orefici e poi anche in piazza San Martino. In questo caso si tratta di un materiale metallico, con un piccolo albero di ciliegio annesso. Al “ flaneur” bolognese non mancano le occasioni di accorgersi che nelle piazze petroniane c’è proprio posto per tutto. Tranne che per uno scivolo per disabili accanto al Crescentone.

Ricerca: ecco i magnifici 14 dipartimenti dell’ateneo di Bologna

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Riconosciuti come eccellenti dal ministero: avranno 114 milioni in cinque anni. Ora bando interno per gli esclusi Gli unici a non festeggiare saranno i camici bianchi di Scienze mediche e chirurgiche: erano in gara, sono stati gli unici esclusi. Per il resto brindano i 14 dipartimenti dell’Alma Mater che sono stati riconosciuti eccellenti, e dunque finanziati, dal ministero all’università. E’ la prima volta che arrivano tanti fondi, previsti nella legge di Bilancio 2017, e Bologna conquista la vetta tra le università italiane per numero di strutture finanziate, arrivando a raccogliere l’8,4% del finanziamento totale. Sono tanti soldi, come mai i dipartimenti avevano visto prima: 113,8 milioni di euro in cinque anni. “È un risultato estremamente positivo – commenta il rettore Francesco Ubertini – che conferma e premia l’elevata qualità della nostra ricerca. Un successo che arriva grazie a punteggi molto elevati sia relativamente alla valutazione della qualità della ricerca, sia sul valore dei progetti presentati”. I fondi serviranno all’assunzione di ricercatori e ad investimenti in infrastrutture per la ricerca e per attività didattiche.

dipartimenti eccellenti selezionati sono: Architettura, Chimica “G. Ciamician”, Filologia classica e italianistica, Ingegneria civile chimica ambientale e dei materiali, Ingegneria dell’energia elettrica e dell’informazione “G. Marconi”, Lingue letterature e culture moderne, Psicologia, Scienze aziendali, Scienze biomediche e neuromotorie, Scienze economiche, Scienze giuridiche, Scienze mediche veterinarie, Scienze politiche e sociali, Scienze e tecnologie agroalimentari.

Lo scorso maggio il Miur aveva diffuso un primo elenco di 350 strutture dipartimentali italiane che potevano concorrere all’assegnazione del fondo. L’ateneo ha partecipato a questa prima selezione con 28 dipartimenti. Tra questi, il Senato accademico aveva poi selezionato i 15 destinati a concorrere all’assegnazione del fondo. Nell’elenco erano presenti tutti e tre i dipartimenti di Medicina, evidentemente sono stati giudicati troppo numerosi: uno non ce l’ha fatta.

A livello nazionale, il fondo annuale è di 271 milioni di euro, per il quinquennio 2018-2020, e va a premiare i migliori 180 dipartimenti universitari italiani. “Parliamo di un investimento importante che immette risorse fresche nel sistema e investe sulle giovani e i giovani: fino al 70% dei fondi potrà essere utilizzato per assumere docenti, valorizzandone talenti e idee. Le altre risorse serviranno per rafforzare laboratori e strumenti di ricerca e sviluppare attività didattiche di alta qualificazione”, sottolinea la ministra Valeria Fedeli.

Terminata la gara nazionale, ora si aprirà quella locale. Per distribuire fondi anche agli esclusi – in tutto i dipartimenti dell’Alma Mater sono 32 – Ubertini ha annunciato a breve un bando interno: 27 milioni su cinque anni che andranno a finanziare la ricerca a 13 dipartimenti tra quelli che non rientrati nei fondi ministeriali per le eccellenze. Si apre dunque un’ulteriore disputa: gli esclusi anche da questo bando saranno quelli messi più in difficoltà.

L’onda nera lungo la via Emilia: 360 episodi di violenza in un anno

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Svastiche sui monumenti dei partigiani, minacce agli antifascisti sedi dei partiti di sinistra vandalizzate, così i nostalgici si riorganizzano

A ottobre i danneggiamenti seriali alle lapidi partigiane. A novembre il saluto romano esibito sul campo da calcio di Marzabotto. A dicembre, in un’escalation di tensione, i manifesti comparsi davanti al liceo Galvani. E questo solo per citare alcuni dei casi più noti, e limitandosi al bolognese.

Perché, se si allarga la visuale a livello regionale e si prende in considerazione tutto il 2017, allora la sequenza di episodi legati all’estrema destra diventa davvero impressionante. Da gennaio a dicembre si contano oltre trecentosessanta tra blitz, presidi ed iniziative estemporanee. Ed è una stima al ribasso, visto che buona parte delle azioni non finisce neanche agli onori delle cronache. In pratica, non è passato giorno senza che una delle tante sigle dell’ultradestra nostrana, o anche solo qualche camerata isolato, non si facesse sentire.

Dalle “passeggiate della sicurezza” di Forza Nuova a quelle “contro il degrado” di Casapound, passando per le minacce tracciate in centro a Bologna e al ferimento di un sindacalista a Forlì. Una sequenza interminabile di episodi — una settantina solo quelli registrati in provincia di Bologna — che ha inevitabilmente riportato l’estrema destra al centro del dibattito.

Partiamo proprio dai partigiani. Da maggio a ottobre ignoti hanno dato

fuoco tra le altre alle ghirlande del Dall’Ara, di via Costa e via Bentivogli, oltre ad incidere svastiche sul monumento dedicato alla brigata Maiella. In qualche caso si è arrivati anche alle minacce, tracciate sempre sui muri di Bologna (contro il parlamentare Pd Emanuele Fiano) o denunciate da attivisti della comunità lgbt e dai militanti della rete antifascista. Forza Nuova e Casapound, in ogni caso, si confermano le sigle più attive in regione.

Gigante Gentile trionfa al supplementare

La Virtus sbanca Masnago (90-85) con 32 punti di Ale, strappando due punti preziosi per la Final Eight di Coppa Italia. Varese annuncia ricorso

Trentadue punti di Alessandro Gentile, 7 di fila, solo suoi, negli ultimi 2’ del supplementare, da -2 a +5, giustiziando una Varese ormai sfinita, danno alla Virtus una vittoria non scintillante, ma preziosa, nonchè utile pure all’autostima, per non sentirsi più segnata nei finali a rovescio. Ci aveva provato a perderla, la Segafredo, incastrando nefandezze nel tempo regolare, soprattutto quando non era stata capace di fare un fallo, sull’ultimo attacco lombardo a -3, e ne aveva subito, al secondo tentativo, l’ovvia bomba di Wells. Nell’overtime, Caja non aveva più squadra (fuori per falli Okoye e Ferrero, i migliori, dopo Waller e Hollis, non a referto), eppure l’ha guidata fino a un minuto grasso dal gong, quando la Virtus è passata con le spallate del suo uomo più forte (14/23, voto 8.5), che si è così fatto perdonare pure i due tiri-partita falliti al 40’. C’è stato di tutto, dentro il Santo Stefano a Masnago, che, a dire dei dirigenti locali, non è ancora finito. Annuncia infatti ricorso il club lombardo per un’azione d’attacco nel supplementare mal amministrata dagli arbitri con l’istant replay (stoppata di Slaughter su Wells, rimessa varesina con qualche secondo utile, palla data invece agli ospiti per i 24″ spirati). L’azione, per un errore del tavolo, era effettivamente durata più dei 24″. Incolpevoli sia i giocatori di Varese che di Bologna.

Per ora, alla fine, ci sono stati i due punti preziosi in proiezione Coppa Italia. La prestazione, di nuovo, è stata alterna, a lungo opaca, contro una rivale modesta e monca, ma tenere in difesa è stato il prodromo per sfondare poi in attacco: con l’uomo solo al comando, ma pure con Aradori (5/9 a 10 rimbalzi, con utile concentrazione di cose buone nel finale, voto 7), Umeh (5/9, 6.5) e Baldi Rossi (4/8, 7 da cervello aggiunto), in assenza di Lafayette, a lungo di Slaughter (1/1, 6) e Lawson (2/4, 5.5), sempre di Ndoja (0/3, 5).

Cronaca. Fuori Waller e pure Hollis di qua, Lafayette di là, guida subito, per Ramagli, Stefano Gentile. Caja ci mette meno d’un minuto a mostrare la zona: solo sulle rimesse, per ora, e Baldi Rossi gliela buca subito, da tre. Ma sarà l’unica tripla nel quarto di una Virtus affannata in attacco e più solida dietro: sempre avanti, comunque, anche di 7, tranne un breve -1 firmato da Ferrero, capitano coraggioso.

Secondo quarto, guida Pajola e, da tre, si rivedono Lawson e Umeh: 25-20, ma i troppi palloni che arrivano in area, dove Lawson è margarina, costano l’immediato sorpasso: 27-25. La partita vira sul viavai, su e giù per il campo con più errori che bellezze, ed è un passo che non premia la Segafredo: difatti, quasi solo con contropiede e transizione, Varese si issa al suo primo +4 (36-32), sfruttando le altrui sventatezze assortite. La Vu s’aggrappa agli assist di Baldi Rossi, il più lucido contro la tignosa difesa di Caja, ma al tè ci va sotto: 36-38.

Ripresa. Apre di nuovo Baldi Rossi, da tre, poi Gentile col trattore e lo stesso Fbr in entrata: ancora +5, ma dura niente. Le percussioni di AleGent tengono la Vu avanti, e soprattutto Ferrero sale a quattro falli. La Virtus non riesce ad allungare, così al 29’ torna avanti Varese, su antisportivo di Aradori: 53-51. E gol in solitudine di Tambone per il +4 alla sirena.

Ultimo giro. Varese coglie subito un +6, ma qui sbaglia di tutto e la Vu respira: 57 pari a 7’. Umeh sorpassa (60-59), Okoye replica con un prodigio dall’angolo e soprattutto Ferrero, tornato dentro, è sempre lui: da tre, 64-60. Da tre anche Ale e, soprattutto, a ruota, finalmente Aradori, per il sorpasso (68-66 a 3’15”). Di nuovo Ferrero, 69-68, Slaughter coi liberi (70-69). Quinto di Ferrero su Ale in palleggio, Ale stoppa Okoye e, in attacco, segna il +3 a 50”. Un libero di Slaughter per il +4, Wells per il 71-73, un libero Aradori a 24”: 74-71. La Vu lascia storditamente la tripla prima a Natali poi a Wells. Gol, pari a 10”. L’ultimo tiro è di Ale. Anzi, due. Stoppato, poi fuori. Overtime.

Cinque minuti di paura. 0/2 di Stefano per aprirli, Cain per il +2 varesino, Tambone per il +3, sempre raggiunti da Aradori. L’ex ravennate si mangia il +4 in contropiede da solo (passi). Ale prima pareggia poi sorpassa (83-81). Slaughter stoppa Wells a 48”, l’instant replay rileva pure un’infrazione di 24”. E al secondo 24 Ale dall’angolo, impiccato da tre, fa partita: 86-81. Seguono tanti liberi, ma nulla cambia più.

Varese-Virtus 85-90 dts
Varese: Wells 13, Avramovic 8, Okoye 18, Ferrero 17, Pelle 6, Tambone 9, Natali, Cain 14.
Virtus: Gentile S. 7, Aradori 17, Gentile A. 32, Baldi Rossi

10, Slaughter 5, Pajola, Umeh 12, Ndoja, Lawson 7.
Arbitri: Biggi, Aronne, Morelli.
Note: liberi: Va 13/21, Bo 16/23. Da due: Va 24/44, Bo 22/36. Da tre: Va 8/25, Bo 10/32. Rimbalzi: Va 43, Bo 39.
Parziali: 5’ 4-9, 10’ 14-17, 15’ 27-28, 20’ 38-36, 25’ 45-47, 30’ 55-51, 35’ 66-63, 40’ 74-74, 45’ 85-90. Massimo vantaggio V: +7 (13-6) al 7’. Massimo svantaggio: -6 (51-57) al 31’.

Santo Stefano nei musei. Cosa vedere, dove e quando

ono quasi tutti aperti i musei bolognesi a Santo Stefano. Smaltite le abbuffate, ecco dunque l’occasione per rimettersi in equilibrio, magari visitando una delle tante mostre che in questo periodo arricchiscono il panorama culturale sotto le due torri.
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“Bologna fotografata”, allestita nel Sottopasso di piazza Re Enzo (ore 10-20), ricompone l’idea di città attraverso gli scatti di fotografi cittadini, da Luca Villani a Walter Breveglieri. All’opposto, l’esposizione “Revolutija. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky”, ospitata al Mambo, racconta i grandi cambiamenti – artistici, sociali e politici – avvenuti all’inizio del Novecento in Russia, attraverso i capolavori in arrivo da San Pietroburgo. Orario: 10-20.

Si torna poi a frugare idealmente tra le vicende cittadine con due piccole, ma significative esposizioni fuori dai musei: in Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio (10-18.30) c’è l’omaggio al bolognese “Wolfango disegnatore”; alla Biblioteca dell’Archiginnasio (ore 10-19) si scopre la storia di un tipografo innovatore del Cinquecento con “I caratteri di Francesco Griffo”.

Chi poi fosse incuriosito dalle vicende del passato può partecipare ad alcune visite guidate: alle 10.30 al Medievale, in via Manzoni 4, si parla di “Santi di pietra”; alle 15.30 e alle 16.30 al Davia Bargellini, in Strada Maggiore 44, si respira un clima natalizio con “La tradizione che continua: un presepio della Manifattura Minghetti”; alle 16 all’Archeologico si affronta il tema “Scrittura e scritture”.

La passeggiata d’arte prosegue poi nelle sedi di Genus Bononiae. A Palazzo Fava, Palazzo delle Esposizioni, in via Manzoni 2, si compie un salto Oltreoceano con l’evento “Mexico. La mostra sospesa – Orozco, Rivera, Siqueiros” che ripropone la rassegna che doveva essere inaugurata il 13 settembre del 1973 a Santiago del Cile, ma fu invece “congelata” dal golpe di Pinochet (ore 10-20).
Al Museo e Oratorio di Santa Maria della Vita, in via Clavature, ci si addentra nella vita di un pittore del Novecento con la mostra “René Paresce. Italiani a Parigi. Campigli, de Chirico, de Pisis, Savinio, Severini, Tozzi” (10-19). A Casa Saraceni, in via Farini 15, è ancora protagonista la creatività bolognese con la mostra “Le maioliche Minghetti del duca di Montpensier per palazzo Caprara”, aperta dalle 10.30 alle 18.30.
Aperture festive anche al Mast, in via Speranza 42, con le personali dedicate allo scultore Anish Kapoor e al fotografo Thomas Ruff (10-19; ingresso gratuito). Infine, Palazzo Albergati, in via Saragozza 28, è la sede ideale per seguire lo spirito innovativo delle avanguardie con “Duchamp, Magritte, Dalì. I Rivoluzionari del ‘900” (ore 10-20). Palazzo Pallavicini, in via San Felice 24, invece è una passeggiata tra i disegni con la personale “Nel segno di Manara”, aperta dalle 10 alle 19.

Il regalo dell’ultimo minuto: tra sciabole stappabottiglie e tirassegno da bagno

Alla vigilia del Natale siamo andati a fare un giro in alcuni dei negozi più curiosi della città. Ecco i loro bestseller

E’ il momento degli acquisti dell’ultimo minuto, una gara contro il tempo, visto che stasera bisognerà aprire i pacchi. La prima regola, ormai da tempo, è che non necessariamente i regali di Natale devono essere costosi. Non a caso, i negozi della catena Tiger sono stati presi d’assalto ieri, in entrambi i punti vendita di Bologna. Agende, quaderni e cancelleria vanno per la maggiore fra gli acquirenti, in gran parte giovani, ma anche tanti giocattoli, sia telecomandati che di società: scacchiere, hockey ad aria, biliardo in miniatura. Ma ci sono anche oggetti divertenti, come le freccette da lanciare seduti sul WC. Immancabili le candele rosse, le cornici per fotografie e le pantofole, tutte sul limite del kitsch.

Per chi non ama il gusto un po’ hipster da grande distribuzione, Pentolino propone oggettistica sempre molto curiosa e appariscente, ma meno in serie. Dallo zerbino con scritto “mio marito è fuori città” alle lampade a forma di luna o di libro aperto. Pupazzi giganti a guisa di alce, orologi a muro d’ogni sorta, fino alle casse stereo più fantasiose.

Se però un drinking game da tavolo dovesse stonare sotto l’albero dei vostri genitori, un buon libro può essere un’alternativa saggia, anche se dovesse poi restare un soprammobile, senza mai essere sfogliato. Forse per questo i cassieri della Feltrinelli sotto le Torri lavorano a ritmi da catena di montaggio, battendo i codici dei best seller, dei libri d’arte, quelli di cucina, dei giocattoli e dei Lego.

Se il destinatario del regalo non fosse un gran lettore, o se al contrario temete di acquistare un doppione, il cibo biologico, meglio i dolci, è sempre d’effetto. Ne è la prova la calca alla Drogheria della Pioggia, dove i gestori vestiti da pupazzi di neve vendono dolci e cioccolatini artigianali di ogni gusto, così come le marmellate, le salse, il sale di Cervia, ma anche i liquori particolari da aprire magari a San Silvestro quando si è ancora sobri.

Proprio in vista del brindisi, ricordate che non è importante solo cosa si beve, ma anche come lo si fa: bicchieri da cocktail, bicchierini da superalcolici, calici, flùte, dosatori sono un classico acquisto natalizio che anche quest’anno i bolognesi non si sono fatti mancare. Per i più esigenti, l’Enologia Pezzoli vende bottiglie di ogni forma e colore, che il limoncello casalingo possa almeno essere presentato a dovere. Fra gli accessori non manca nemmeno la sciabola per sommelier, di gran moda per stappare lo champagne: come dimenticare un pranzo di Natale in cui cui il brindisi è stato preceduto da un fendente di spada?

“Siamo cercatori di un futuro”. L’omelia di Zuppi in cattedrale

“Tutti abbiamo bisogno di un Natale vero, perché siamo tutti uomini dell’attesa, cercatori di futuro, come quei pastori che si misurano con se stessi avvolti dall’immensità del cielo”.  E’ il passaggio decisivo del messaggio di Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nell’omelia della messa della notte di Natale celebrata nella cattedrale di San Pietro.
“La sofferenza – ha spiegato ai fedeli -cerca consolazione e ha diritto a questa, non alla morte; il giovane cerca il suo futuro e ha diritto alla cultura e al lavoro, non al precariato o alla disillusione; il vecchio cerca quello che non finisce ed ha diritto al futuro e alla custodia premurosa della sua debolezza; l’uomo vuole quello che non delude, la vittima cerca la pace. Nel cuore di ogni uomo c’è sempre un desiderio. Oggi Dio sancisce il diritto all’amore e lo affida a noi”.
“Quanta commozione suscita il Natale, più forte delle abitudini e della diffidenza. Nonostante le tante incrostazioni, Natale ci permette di superare distanze e incomprensioni, di guardare con meno distrazione e fretta il mondo intorno, fosse solo per fare sentire la nostra vicinanza e il nostro desiderio di umanità e di pace mandando gli auguri. Genera tanta speranza di amore in un mondo che è assetato di vita e di notizie vere. Il povero e semplice mistero del Natale riesce a farsi largo tra le nostre tante interpretazioni su noi stessi, che spiegano tutto ma non cambiano la vita e non generano nulla di nuovo. Natale – ha concluso Zuppi – non è un dovere ma una gioia grandissima, e ci sorprende sempre come fosse la prima volta, ci intenerisce proprio perché solo amore”.