Si getta dal cavalcavia, investito da un Tir sull’A13. Riaperto dopo due ore il tratto tra Bologna-Interporto e Altedo

Era stato chiuso in direzione di Padova. L’autista del mezzo pesante sotto shock è stato portato all’ospedale di Bentivoglio

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BOLOGNA, 22 MAG – Un uomo di 67 anni è stato investito da un mezzo pesante dopo essersi lanciato da un cavalcavia sull’autostrada A13 Bologna-Padova. E’ accaduto, riferisce Autostrade, al km 13,5: alle 6.30 è stato chiuso il tratto tra Bologna-Interporto e Altedo, in direzione Padova, poi riaperto dopo meno di due ore. Sul posto intervenuta la Polizia Stradale, oltre a personale 3/o Tronco e soccorsi. Si sono formate code per quattro chilometri. Secondo i primi accertamenti della polizia stradale di Altedo pare che il 67enne abbia lasciato la sua auto proprio  a ridosso del cavalcavia e poi si sia gettato nel vuoto, centrando ancora prima di impattare col terreno un autoarticolato con rimorchio che in quel momento procedeva in direzione Padova. Per lui non c’è stato nulla da fare, mentre l’autista del mezzo pesante rimasto sotto shock è stato portato all’ospedale di Bentivoglio, nel Bolognese, per accertamenti. La polizia stradale sta sentendo alcuni testimoni per ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto.

Soprintendenza: no al concerto dello Stato sociale in piazza Maggiore a Bologna

Il Comune pronto a ricorrere in tribunale: “Inaccettabile”. Doveva esibirsi con la band anche il coro dell’Antoniano. L’ente non ha riconosciuto l’alto valore culturale all’evento. Stop anche ai container del Guasto Village

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BOLOGNA – A Bologna è guerra tra palazzi sugli eventi dell’estate. Dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio è arrivato un doppio stop su due degli ingredienti principali della programmazione messa a punto dal comune: la collocazione dei container del Village in via del Guasto e, soprattutto, il concerto de Lo Stato Sociale di martedì 12 giugno in piazza Maggiore. Lo rende noto il sindaco Virginio Merola, a margine del Consiglio comunale.  Il primo cittadino bolognese riferisce che la Soprintendenza abbia ritenuto “inadeguata piazza Maggiore al tipo di concerto”. Va anche detto che la piazza da sempre ospita abitualmente concerti.

La Soprintendenza – interpellata da Repubblica – ammette di non aver riconosciuto all’evento “l’alto valore culturale” necessario secondo il protocollo.

Il concerto gratis per la città in piazza della band bolognese era nato da un pubblico invito su Facebook dell’assessore Matteo Lepore dopo il trionfo sanremese della canzone “Una vita in vacanza”.

Le prescrizioni sul Guasto e sul concerto, fa capire sempre il sindaco, palazzo d’Accursio non intende subirle passivamente: gli uffici comunali hanno già risposto con l’invio di un documento contenente le controdeduzioni e, se ciò non dovesse bastare, l’amministrazione è pronta a ricorrere alle vie legali.

Le osservazioni della Soprintendenza “le riteniamo inaccettabili, sia per quanto riguarda le installazioni previste in piazza Verdi che per quanto riguarda la possibilità di fare in piazza Maggiore un concerto gratuito de lo Stato Sociale” dice il sindaco contro le prescrizioni ricevute venerdì a firma di Andrea Capelli nelle vesti di delegato del mMnistero alla gestione della Soprintendenza . A palazzo d’Accursio, la natura del doppio stop arrivato viene sostanzialmente vissuta come una presa di posizione più politica che tecnica.

A questo documento, il Comune ha risposto oggi con una nota scritta di controdeduzioni. La soprintendenza ha a sua volta dieci giorni per rispondere e dunque i tempi sono stretti. “Ritengo importante mandare queste osservazioni, perchè se non saranno tenute nella giusta considerazione noi ricorreremo alle vie legali”, dice chiaro e tondo Merola: “è importante comprendere che questa amministrazione sta facendo tutto il possibile e anche di più per migliorare la situazione nella nostra città. Come sindaco eletto dai cittadini non posso accettare osservazioni non di merito sulle questioni. Non spetta alla Soprintendenza decidere chi frequenta le piazze, nè tantomeno se ci sono dei bambini al concerto de lo Stato sociale”.

Il riferimento ai bambini deriva dal fatto che, ricevute le prescrizioni, il Comune ha già avuto un’interlocuzione telefonica con la Soprintendenza nel corso della quale ha fatto notare che con lo Stato sociale si esibirà anche il piccolo coro dell’Antoniano e la risposta è stata che “questo però non c’era scritto”, sintetizza il direttore generale di palazzo d’Accursio, Valerio Montalto. Insomma “hanno chiesto dettagli che non sono di loro competenza”, reagisce Merola.

In effetti, in Comune si respira un certo stupore per il pronunciamento della Soprintendenza perchè, viene chiarito, il “preavviso di diniego” non riguarda le caratteristiche del palco. La struttura che si prevedeva di allestire per il concerto del 12 è la stessa che resterà montata per un’iniziativa del 17, dedicata alla sicurezza stradale: anzi, per il 17 si prevede anche “qualche struttura in più”, precisa Montalto, solo che questa iniziativa è stata autorizzata e il concerto no. Ma allora cos’è che non va bene alla Soprintendenza?

“Rispetto alle caratteristiche di piazza Maggiore si dice che non è un concerto adeguato”, riferisce Merola, ma “francamente non mi pare questo un problema della Soprintendenza”: e dunque “la misura è colma”, perchè “lo decidono le istituzioni elette dai cittadini cos’è adeguato”. Anche perchè, si fa notare in comune, piazza Maggiore è da sempre una location utilizzata per i concerti.

Mercatone Uno a Bologna, avviata la vendita

Shernon compra sede e negozi bolognesi. Quattrocento persone coinvolte in provincia. La Cgil: “Evitato il fallimento, ora vogliamo salvare tutti i dipendenti”

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I compratori di Mercatone Uno sono Shernon, una società creata da tre imprenditori, e Cosmo, catena attiva col marchio Globo che vende scarpe e abbigliamento. Andrà a loro la catena con sede a Imola e finita in amministrazione straordinaria nell’aprile 2015, dopo il crollo degli affari e l’accumulo di quasi 500 milioni di debiti. Sono questi i nomi indicati ieri dai tre commissari ai sindacati durante un incontro al ministero dello Sviluppo economico, che ha già autorizzato la vendita avviando così la trattativa coi rappresentanti dei lavoratori, il cui consenso è necessario per il buon esito della cessione.

L’offerta di acquisto riguarda 68 negozi su 74 e oltre 2mila dipendenti sui 3mila totali, gli esuberi in tutta Italia sono dunque circa 900. A comprare a Bologna è in particolare la Shernon Holding, una società creata appositamente da tre imprenditori per acquistare marchio, sede e negozi, che vuole rilevare tutte le sedi presenti nella provincia: il quartier generale di Imola sull’autostrada, i due negozi di Bologna Navile e San Giorgio di Piano e la struttura logistica nello stesso paese, che danno lavoro complessivamente a circa 300 persone, più altre cento degli appalti.

Verificato quindi che i compratori, almeno a Bologna, intendono acquistare tutte le sedi, resta ora da chiarire quanti dipendenti verranno traghettati dalla nuova proprietà. Per avere il dettaglio locale sugli esuberi previsti bisognerà aspettare l’avvio del tavolo coi sindacati: la trattativa è infatti obbligatoria nella procedura di amministrazione straordinaria e senza accordo la vendita salterebbe. “Possiamo sicuramente vedere il bicchiere mezzo pieno, perché l’azienda non è fallita e nessuno in questi anni è stato licenziato, e questo vale anche per Bologna, dove passano tutte le sedi e tutti i negozi – spiega Stefano Biosa, della Filcams Cgil di Bologna –. Ma l’offerta di Shernon e Globo per noi è solo il punto di partenza, lavoreremo per salvare tutti i dipendenti e le condizioni attuali di lavoro

Prof violentò a scuola studentessa 14enne, nuovo arresto

Si aggrava la posizione di un 65enne insegnante di Reggio Emilia

 

Il 65enne arrestato lo scorso mese di marzo per il reato di violenza sessuale – che svolge la funzione di tecnico e insegnante in un istituto scolastico del reggiano – vede ora aggravarsi la sua posizione. Le ulteriori indagini dei carabinieri hanno infatti confermato che le attenzioni a sfondo sessuale che l’insegnante riservava alle studentesse minorenni avvenivano all’interno dell’area didattica dell’istituto frequentato dalle vittime. All’indagato è stata quindi contestata anche l’aggravante specifica di aver commesso le violenze sessuali nelle pertinenze della scuola.

Il sostituto procuratore Stefania Pigozzi, condividendo l’esito degli accertamenti richiesti ai carabinieri, ha quindi ottenuto dal Gip del tribunale di Reggio Emilia una nuova ordinanza restrittiva di custodia cautelare che, nel primo pomeriggio di ieri, è stata eseguita dai carabinieri.

Il 65enne era stato arrestato a marzo dopo le indagini dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Castelnovo Monti. I gravi episodi di violenza sessuale ai danni di allieve e le molestie erano venute alla luce grazie alle indagini dei carabinieri, avviate a seguito di voci che si erano diffuse su atteggiamenti “di natura erotica” dell’uomo che svolgeva le sue mansioni in una scuola del reggiano, per conto della quale operava anche come insegnante in un corso extra scolastico organizzato dallo stesso istituto. Tra i vari e gravi episodi contestatigli anche quello che l’avrebbe visto, durante una lezione del corso extra scolastico che dirigeva, condurre con uno stratagemma un’alunna, neanche 14enne, in una casetta di legno dove, dopo averle legato polsi e caviglie, l’ha costretta a subire un rapporto sessuale.

Violenze inaudite quelle dell’insegnante, accompagnate da molestie sessuali con messaggi dal contenuto erotico che l’uomo inviava

alle allieve. Erano veri e propri appostamenti quelli architettati dall’indagato, anche all’interno della scuola, dove non perdeva occasione per dar sfogo alle sue perversioni cercando di baciare e palpare le allieve.

A essere abusata, in particolare, una studentessa che, caduta in un perdurante stato d’ansia, viveva l’esperienza scolastica con terrore ed evitava in tutti i modi di incontrare l’uomo, facendosi accompagnare in bagno dalle compagne

Alcune auto in fiamme nel parcheggio dell’aeroporto di Bologna

Alcune auto, almeno tre a quanto si apprende, sono andate a fuoco questa mattina nel parcheggio multipiano che si trova all’esterno dell’aeroporto Marconi di Bologna. Le fiamme sono divampate intorno alle 6 e hanno provocato una colonna di fumo visibile a distanza. Sono intervenute alcune squadre dei vigili del fuoco, che hanno spento l’incendio, e la Polizia. Sulle cause sono in corso accertamenti.

Un altro pentito minacciato, la ‘Ndrangheta sa dove trovarli

Dopo il pestaggio del commercialista parmigiano legato alle cosche, minacce via posta all’indirizzo “segreto” di un collaboratore di giustizia testimone del maxi processo Aemilia

Questa volta gli hanno fatto sapere che lo avevano individuato con una lettera recapitata all’indirizzo della località “segreta” dove si trova nascosto. I clan della ‘ndrangheta hanno nuovamente individuato il “sito protetto” di un pentito. Nei giorni scorsi, le minacce di morte sono arrivate via posta a Giuseppe Liperoti, 37 anni, collaboratore di giustizia, genero di Antonio Grande Aracri e nipote acquisito del boss dei cutresi Nicolino Grande Aracri. Non è la prima volta, la scorsa settimana si era saputo di un altro caso. In quell’occasione ad essere individuato e aggredito a calci e pugni era stato Paolo Signifredi, 53 anni di Baganzola di Parma, commercialista ritenuto dagli investigatori vicino ai Grande Aracri.

A Signifredi, pestato a sangue e ridotto in fin di vita (i fatti sono del 18 aprile ed è ancora in ospedale) era stato detto di “ritrattare le dichiarazioni rese in diversi processi”, altrimenti sarebbero tornati. Due episodi inquietanti, che dimostrano come i clan calabresi siano in grado di individuare i nascondigli dove i pentiti sono tenuti dal servizio di protezione. I boss, inviando una lettera intimidatoria a Liperoti lanciano così un messaggio chiaro a tutti i collaborati di giustizia, dicendo loro che l’organizzazione è in grado di trovarli ovunque.

Attorno a Liperoti, tra l’altro, c’è da tempo parecchia tensione, in luglio qualcuno diede fuoco alla sua casa a Cutro, pochi giorni dopo che al processo Kyterion (scaturito da un’operazione contro i Grande Aracri contemporanea ad Aemilia) era stato depositato un verbale su un suo interrogatorio da parte della Dda di Catanzaro.
Dopo il pestaggio di Signifredi.

Viste le falle nella rete di protezione, nei giorni scorsi in tanti avevano stigmatizzato quanto accaduto a al commercialista parmense.  Il procuratore della Direzione nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho aveva parlato di “episodio molto grave”, aggiungendo “lo Stato ha il dovere di garantire la sicurezza di chi collabora, dei testimoni di giustizia e di chi ha dimostrato la propria vicinanza con la denuncia. Bisognerà comprendere come ciò sia avvenuto”. Nelle scorse ore il secondo episodio, segno evidente di un sistema protettivo che i clan sono in grado di aggirare agevolmente

Bologna, svaligiata la casa di Romano Prodi

I ladri fanno irruzione nell’appartamento dell’ex premier mentre era a Roma per l’udienza di papa Francesco

 Hanno approfittato del fatto che, insieme alla moglie Flavia Franzoni, fosse andato a Roma, per partecipare all’udienza che il Papa ha concesso alla diocesi di Bologna. Così, nella notte fra venerdì e sabato, i ladri sono entrati nella casa bolognese di Romano Prodi e l’hanno svaligiata, portando via oggetti preziosi.
Sono in corso le indagini e anche la definizione esatta della refurtiva, della quale farebbero parte soprattutto orologi e gioielli, per un valore complessivo stimato in circa 30mila euro. I ladri avrebbero forzato la porta dell’appartamento di via Gerusalemme, nel pieno centro di Bologna, e sarebbero entrati, probabilmente sapendo dell’assenza degli abitanti. Prodi è stato informato dell’accaduto mentre si trovava in piazza San Pietro con la delegazione bolognese.

Stando alle modalità del colpo, gli inquirenti tendono ad escludere che possa trattarsi di qualcosa di diverso dal semplice furto in abitazione, anche se sta indagando la Digos per escludere definitivamente collegamenti politici.

Bologna, la mappa delle strade killer: ecco i “punti neri” della città

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Rotonda Malaguti (eikon)

Basta prendere una mappa di Bologna, chiudere gli occhi e indicare col dito un punto qualsiasi della città. Sarà molto facile individuare per caso una strada pericolosa, un incrocio “maledetto”, come viene subito ribattezzato in questi casi, una via dove un anziano è stato travolto sulle strisce o un giovane in motorino si è scontrato con una macchina ed è rimasto per terra. Gli esperti usano l’espressione “black point”. Cioè i punti neri dove gli incidenti sono tanti e le vittime pure. Il Comune, qualche mese fa, ne ha individuati diciassette. Eccone alcuni (a cura di Rosario Di Raimondo; fotoreportage di Gianluca Perticoni / Eikon studio)

Uccide figlia disabile e si spara: non riusciva più a sostenere i costi

Tragedia nel forlivese, l’uomo è in condizioni disperate. Ragioni economiche forse alla base del gesto.

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ORLI’ Ha ucciso con un colpo di pistola la figlia di 45 anni, disabile, per poi rivolgere l’arma contro se stesso, sparandosi al capo, sopravvivendo. E’ successo in mattinata a Meldola, sul primo Appennino forlivese. L’uomo, un pensionato di 73 anni, è stato trasportato in elicottero all’ospedale di Cesena, in condizioni giudicate disperate.
Sono ancora da chiarire la cause della tragedia. L’ipotesi al momento più probabile sarebbero problemi economici derivanti dai forti costi, forse non più sostenibili, delle cure assistenziali di cui aveva bisogno. Secondo quanto ricostruito, attorno alle 8.30 il padre ha accompagnato la figlia, cerebrolesa dalla nascita a seguito di complicanze durante il parto, sotto casa, in attesa dell’arrivo del mezzo che l’avrebbe accompagnata nella struttura assistenziale che la seguiva. L’ha fatta entrare nel garage e qui ha fatto fuoco, uccidendola sul colp

Invito a cena con Erasmus: studenti stranieri e famiglie s’incontrano a tavola

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A Bologna due fratelli hanno creato un sito per far entrare nelle case dei residenti gli universitari che arrivano da altri Paesi. A settembre il servizio sarà lanciato anche a Milano, Torino, Siena e Padova

BOLOGNA – Famiglie bolognesi e studenti Erasmus s’incontrano a tavola. Una volta alla settimana parte l’invito. E davanti a un piatto di tortellini o tagliatelle si condivide una cultura, si scambiano mondi, s’impara una lingua: chi mette alla prova il proprio italiano chi si esercita con l’inglese conversando con un madrelingua. Una forma leggera di ospitalità al solo prezzo di una persona in più a cena, ma con tanti vantaggi: un’occasione di amicizia e relazioni nel mondo, prima di tutto. Sono Rossella e Agostino Govoni, due fratelli di Bologna, ad essersi inventati il servizio con un portale “DineHome” che incrocia gli studenti stranieri, per lo più Erasmus ma non solo, con le famiglie. Basta iscriversi, loro pensano a cercare l’abbinamento migliore in base alle motivazioni. Partiti a settembre scorso hanno già promosso oltre un centinaio di cene. E dopo l’estate sono pronti ad allargare il progetto anche a Milano,Torino, Siena, Padova, Perugia e in altre città universitarie.

Rossella ha 22 anni, studia Economia all’Alma Mater, si definisce “viaggiatrice patologica amante dell’arte e dei cieli stellati”. Agostino, 19enne, è all’ultimo anno del liceo Malpighi. Sono partiti dall’esperienza del Dickinson College: i ragazzi americani in scambio a Bologna sono ospitati a cena una volta a settimana da una famiglia italiana che diventa la loro host family per tutta la durata del loro soggiorno. “A casa nostra da otto anni ospitiano ragazzi per parlare in inglese, abbiamo sempre avuto esperienze fantastiche perché si creano dei legami. Da questa nostra iniziativa personale, sul modello del college americano, mia sorella ha cominciato a pungolarmi: perché non mettiamo in piedi un servizio per tutti gli studenti stranieri che vengono qui a studiare?”, racconta Agostino.

Invito a cena con Erasmus: studenti stranieri e famiglie s'incontrano a tavola

Rossella e Agostino Govoni

E’ nata così una nuova forma di scambio culturale, accessibile a tanti per modi e tempi, gratuita. Molti genitori vogliono aiutare i figli non solo ad esercitare la seconda lingua, ma ad aprirsi al mondo. Mercedes, che con le figlie ospita ogni settimana una ragazza inglese a cena, racconta: “Non nascondo che l’abbiamo fatto per migliorare il nostro inglese. Ma è stata comunque una bella esperienza conoscere Arabella, parliamo di tutto: delle abitudini britanniche ed emiliane, della regina Elisabetta, di Kate e William”. Massimiliano, host dad, aggiunge: “Vorremmo far capire ai nostri quattro figli quanto sia importante imparare l’inglese, per il loro futuro. E pensiamo che condividere la tavola sia il modo migliore per conoscere le persone, fare amicizia e creare uno scambio di esperienze reciproche”.

Gli studenti stranieri raccontano di una sorta di “bolla” (bubble) in cui vivono, isolati dalla cultura e dalle persone del paese e della città che li ospita. Al punto che, confessa Irina che viene dalla Romania, “ci sono giorni in cui non mi sembra nemmeno di essere in Italia perché non entro in contatto con italiani”. Simon, studente americano, spiega di come sia riuscito a uscire dalla “bolla” grazie alle cene: “I live in a bubble of foreign students, and it’d be great to escape from that while getting to know an Italian family”.

Quella

 dei fratelli Govoni è una scommessa. “Garantiamo la sicurezza chiedendo alle persone che si iscrivono di identificarsi con documenti e suggerendo di sentirsi prima, magari con una video chiamata, per conoscersi prima della cena”, spiega Agostino. Il progetto è autofinanziato, ma l’obiettivo è raccogliere fondi per creare “una grande famiglia internazionale”. Aggiungendo un posto a tavol