Donne venete a caccia di toy boy africani: cibo in cambio di prestazioni sessuali

Donne venete di mezza età che offrono pasti e cibo a ragazzini di colore in cambio di prestazioni sessuali. E’ un nuovo tipo di prostituzione, per il Veneto, quello raccontato dal Gazzettino di Padova, che attraverso le dichiarazioni di un commerciante di piazzale della Stazione e di una signora della zona, mostra la fotografia di una città dove, anche alla luce del giorno, le donne vanno a caccia di gigolò.

 

Il commerciante e la donna hanno dichiarato al Gazzettino che sono numerose le signore di mezza età che a tutte le ore del giorno e della notte si avvicinano a ragazzini di colore che stazionano tra via Cairoti e corso del Popolo. Pare che, per ripagare i ragazzini dalle prestazioni sessuali, le donne diano a questi cibo o offrano loro pasti. Ci sarebbe anche qualche uomo che approfitta di questi giovanissimi gigolò.

Mark Zuckerberg parla al Senato Usa: “Non abbiamo fatto abbastanza, ma risolveremo i problemi”

Il fondatore di Facebook compare a Washington davanti alle commissioni commercio e giustizia. “Sappiamo che Cambridge Analytica potrebbero aver raggiunto 87 milioni di persone. Sappiamo anche che quei dati sono stati venduti ad altre aziende. Ma stiamo lavorando perché non accada più”. Attacco da parte di diversi senatori democratici: “Avete lasciato che i dati dei vostri utenti venissero saccheggiati”. Ma intanto il titolo vola in borsa

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LA DIFESA era prevedibile anche perché già anticipata in diverse occasioni. Mark Zuckerberg, a capo di Facebook, compare per la prima volta davanti al Senato degli Stati Uniti a causa dello scandalo Cambridge Analytica. E come predetto da molti si è assunto tutta la responsabilità di quanto accaduto sul suo social network durante le elezioni presidenziali americane di fine 2016. La sala gremita, lui in giacca e cravatta, circondato inizialmente da una stuolo di fotografi. Serio e concentrato con il suo viso da trentatreenne.

Cambridge Analytica, l’audizione pubblica di Zuckerberg al Senato Usa – Diretta

Ha spiegato quel che aveva già scritto sul suo social network: “Facebook è una compagnia ottimista e idealista. Per gran parte della nostra esistenza, ci siamo concentrati sul bene che si può portare connettendo le persone (…). Ma ora è chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per impedire che questi strumenti venissero usati anche per fare danni. Ciò vale per fake news, per le interferenze straniere nelle elezioni e i discorsi di incitamento all’odio, così come per la privacy. Non avevamo una visione abbastanza ampia della nostra responsabilità, e questo è stato un grosso errore. È stato un mio errore, e mi dispiace. Ho creato Facebook, lo gestisco e sono responsabile di ciò che vi accade”.

E’ stato chiamato a rispondere alle domande di 44 senatori sia democratici sia repubblicani. Ognuno di loro aveva cinque minuti per porre le proprie domande e ovviamente quel tempo lo hanno usato. Un’audizione del genere, trasmessa in streaming e tanto attesa, non capita tutti i giorni e i senatori americani hanno sfruttato e a volte sprecato un palcoscenico del genere. John Thune, del Sud Dakota, ha aperto le danze snocciolando i numeri degli utenti di Facebook. E chiedendo come sia possibile che i dati di 87 milioni di personesiano finiti nelle mani di Cambridge Analytica. La senatrice Dianne Feinstein, democratica ed ex sindaco di San Francisco, scende più in dettaglio: “Come mai, se eravate a conoscenza fin dal 2015 del problema, non avete fatto nulla?”.

“Non dobbiamo solo costruire strumenti, ma anche assicurarci che vengano usati bene”, replica Zuckerberg. “Sappiamo che Cambridge Analytica potrebbe aver raggiunto 87 milioni di persone. Ci vorrà del tempo, ma andremo fino in fondo e ci assicureremo che non accada più”. E aggiunge: “La pubblicità non avrà mai la priorità, almeno finché ci sarò io al comando”.

L’assunzione di responsabilità di Zuckerberg è apprezzabile e preoccupante allo stesso tempo. Al suo posto non tutti si sarebbero presi l’intera colpa, solo Alex Stamos a capo della sicurezza lascerà la compagnia e l’azienda assicura fosse una decisione già presa. Eppure la ricostruzione dei fatti proposta è lacunosa e se lo è perché davvero ignora quel che è accaduto allora è ancor più allarmante di una coscienza sporca.

A metà del 2016, a San Antonio, nasce Progetto Alamo. Guidato da Brad Parscale, braccio destro di Donald Trump sui social, gestisce la campagna elettorale e la raccolta fondi su Facebook, Google, Twitter e YouTube. Gli elettori vengono individuati e bombardati di messaggi personalizzati grazie al data base della compagnia inglese Cambridge Analytica nata con la collaborazione di Steve Bannon. In quegli uffici ci sono anche gli analisti di Google e Facebook. Sul social network Parscale ha investito 94 milioni di dollari per comprare spazi pubblicitari. Come mai dentro Facebook non avevano capito allora che qualcosa non andava avendo là i propri uomini? La domanda arriva dalla senatrice Maria Cantwell, forse la più tagliente assieme al collega di partito Patrick Leahy, che cita anche Palantir Technologies. Un’azienda fondata fra gli altri da Peter Thiel, noto sostenitore di Trump in Silicon Valley, e simile a Cambridge Analytica. Zuckerberg però si nasconde dietro vari “non so” e “non ne sono a conoscenza”.

Le altre domande dei senatori si concentrano su quanti e quali dati delle persone vengono usati. Molti vogliono sapere quanto Facebook sa di loro. Il cofondatore del social network ribadisce a più riprese che prendono solo quelli necessari per far funzionare la piattaforma, che non li vendono. E che in ogni caso gli utenti hanno il potere di decidere cosa e quando condividere. Bill Nelson chiede al Ceo di Facebook perché non ha pensato di chiedere di pagare un abbonamento per eliminare le pubblicità mettendo in questione il modello di business. E poi domanda: “Come mai nel 2015, quando avete capito che Cambridge Analytica era entrata in possesso di quelle informazioni, non avete avvertito gli 87 milioni di utenti?”. Zuckerberg ribatte come fatto in passato: “Abbiamo chiesto di cancellare quei dati a Cambridge Analytica e ci siamo fidati della risposta. E’ stato chiaramente un errore. Non è facile non commettere errori quando si costruisce un’azienda del genere in un garage nel 2004 e si arriva a due miliardi di utenti”.

Mark Zuckerberg parla al Senato Usa: "Non abbiamo fatto abbastanza, ma risolveremo i problemi"

Dianne Feinstein torna sul tema dei troll russi attivi durante le presidenziali Usa. “E’ uno degli errori che mi ha più ferito”, risponde l’amministratore delegato di Facebook. “Ma da allora stiamo monitorando molto meglio le elezioni in tutto il mondo. Entro fine anno avremo 20 mila persone dedicate solo alla sicurezza. Abbiamo chiuso 470 account fasulli legati al Cremlino negli Usa e oltre 200 in giro per il mondo”. Ma a più riperse, quando gli vengono chiesti numeri più precisi, si protegge con vari “Mi faccia controllare e tornerò da lei con i dati”. Di nuovo stupisce quanto Facebook stessa ne sappia poco a tratti, o sostenga di saperne poco, su come certi fenomeni si sono sviluppati e diffusi.

Ma Zuckerberg dopo oltre quattro ore di audizione fa una ammissione importante. I dati dell’accademico Aleksandr Kogan, oltre novanta parametri raccolti prima del 2014 con l’app intitolata This is Your Digital Life, poi acquisiti dalla Cambridge Analytica, sono stati venduti anche ad altre compagnie. Fra queste ci sarebbe la Yunoïa, secondo il cofondatore di Facebook. E’ un’azienda che lavora nel campo dei videogame. Il Ceo del social network si è detto pronto a indagare tutte quelle app che possono aver raccolto informazioni come ha fatto quella creata da Kogan. Intanto però ha aspettato quest’audizione per rivelare che la Cambridge Analytica non è l’unica ad avere tutti quelle informazioni.

Una stoccata pesante arriva dal senatore Richard Blumenthal, un altro democratico, che mette Zuckerberg davanti alla realtà di fatto di aver tradito il contratto con i suoi utenti sottoscrivendo gli accordi con le terze parti e cedendo loro i dati delle persone prima del 2014. E arriva a domandare come mai nessuno è stato licenziato per aver gestito così male le cose. Zuckerberg tentenna: non sa bene cosa dire. Non è un bel segnale.

Ma del resto non è stato nemmeno un bel segnale vedere le due commissioni svuotarsi durante l’audizione. Mentre Mark Zuckerberg si sottoponeva per ore alle domande, i sentori che erano già intervenuti hanno lasciato la sala. Alla fine il gran capo di Facebook era praticamente da solo. Evidentemente per i senatori qual che contava erano i loro cinque minuti di gloria.

Toscana del Sud, meteo: allerta gialla

La Protezione civile della Regione Toscana ha emesso “un codice giallo per rischio idrogeologico idraulico del reticolo minore” che scatta “da mezzanotte, stasera, alle ore 18 di domani”. Lo rendono noto fonti della Regione. Le zone interessate sono quelle denominate Arcipelago, Etruria costa sud, Ombrone, Fiora e Albegna. In pratica si tratta di gran parte della zona sud della Toscana.

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La perturbazione atlantica in movimento verso il Mediterraneo centrale determina un peggioramento del tempo sulle regioni centro-settentrionali, a partire dalla Sardegna. Oltre alle piogge, si prevedono venti forti e mareggiate. Lo rende noto il Dipartimento della Protezione Civile che d’intesa con le regioni coinvolte ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. In particolare, l’avviso prevede dal pomeriggio di oggi precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, sulla Sardegna, in estensione nelle prime ore di domani al Lazio. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento.

Inoltre, dalle prime ore di domani, venti forti meridionali con raffiche fino a burrasca forte e mareggiate sulle zone costiere del Lazio. Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata per domani allerta gialla per Lazio, Umbria, Toscana meridionale, settori occidentali dell’Abruzzo e sud-occidentali della Sardegna. Permane inoltre l’allerta gialla per rischio idrogeologico localizzato sul Veneto, bacino dell’Alto Piave, a causa della frana della Busa del Cristo, nel Comune di Perarolo di Cadore (Belluno), sulla quale è in corso un continuo e attento monitoraggio.

Igor, l’agente ferito dal killer: “Un incubo che mi angoscia ancora”

L’8 aprile di un anno fa l’omicidio della guardia volontaria Verri. Parla l’agente che era con lui. Si finse morto per salvarsi

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BOLOGNA – “Un incubo che ancora mi angoscia”: così Marco Ravaglia, l’agente di polizia provinciale gravemente ferito esattamente la sera di un anno fa da Norbert Feher alias Igor Vaclavic, ricorda in una videointervista alla Nuova Ferrara l’uccisione della guardia ecologica volontaria Valerio Verri. I due stavano svolgendo un servizio di pattuglia antibracconaggio nelle Valli del Mezzano quando si imbatterono nel killer che appena una settimana prima aveva ammazzato a Budrio (Bologna) il barista Davide Fabbri.

“Con Valerio ci conoscevamo da una decina d’anni, eravamo quasi una coppia di fatto”, dice con un sorriso abbozzato Ravaglia, che quella sera dopo essere stato ferito a colpi d’arma da fuoco si finse morto, trattenendo anche il respiro, e ancora oggi non si è completamente ristabilito. “Da un anno e mezzo facevamo con continuità quel servizio, avevamo una sintonia assoluta. Il fatto di poter difendere la natura, i nostri luoghi era una cosa che ci entusiasmava”. “Quando sono sceso dalla macchina – aggiunge Ravaglia ricordando quei terribili momenti – (il killer) mi ha sparato, io sono caduto per terra, Valerio ha detto quella frase (‘Cos’hai fatto, hai sparato ad un agente della polizia provinciale?’), poi ho sentito un altro colpo e più niente. Voleva vedere se ero vivo, mi ha girato la testa con un piede, mi ha portato via la pistola e se n’è andato. Un momento prima pensavo di morire, un secondo dopo mi sono attaccato alla vita con le unghie e con i denti. Il chirurgo dopo l’intervento ha detto a mia moglie che sono un miracolato”.

Per Igor – dice l’agente – ci vuole “l’ergastolo, e che lo sconti fino all’ultimo giorno. La pena di morte no, sono sempre stato contrario”. E sul fatto che il killer fosse in libertà: “La legge prevedeva questo e lo hanno messo fuori”.

“Il vuoto che ho provato e che provo ancora. Il dolore, lo smarrimento, la paura, l’incredulità, il ‘non è  possibile’, e poi ancora il dolore. Ecco quello che ho sentito e visto negli occhi e nel cuore della mia famiglia”. Lo ha scritto ieri, in un messaggio su Facebook, Francesca Verri, figlia di Valerio, il volontario che un anno fa fu ucciso nel Mezzano, provincia di Ferrara, da Norbert Feher, il serbo catturato in Spagna a metà dicembre. “Non è cambiato niente, non potrà mai cambiare niente. Oggi come un anno fa. Ti Amo Papà”, aggiunge Francesca.

Germania, furgone sulla folla a Münster: almeno tre morti e decine di feriti. Suicida l’attentatore

Per le autorità potrebbe essere un attacco terroristico. Sei persone in gravi condizioni. Merkel: “I miei pensieri vanno alle vittime e ai loro parenti”

ROMA – Torna la paura terrorismo in Germania. Un furgone si è lanciato su alcuni passanti nella città di Münster, provocando almeno tre morti e circa trenta feriti, di cui sei in pericolo di vita. Le autorità stanno trattando la situazione come un attacco terroristico. L’attacco ha una sinistra coincidenza: avviene a un anno esatto da quello di Stoccolma, quando un camion piombò a tutta velocità tra i passanti nella zona dello shopping pedonale del centro facendo una strage. La cancelliera Angela Merkel ha subito rivolto un pensiero “alle vittime e ai loro parenti”. La polizia tedesca sta verificando l’esistenza di un secondo attentatore. Intanto, sul furgone che è piombato sulla folla gli agenti hanno ritrovato un “oggetto sospetto”.

Germania, furgone sulla folla a Munster: le forze dell’ordine presidiano le strade

L’attentato è avvenuto nei pressi della piazza Kiepenkerl, nella città vecchia. Il mezzo usato per l’attacco si è scagliato contro i tavoli all’aperto del ristorante Kiepenkerl, nel centro storico della città, travolgendo i clienti seduti. Tra le vittime c’è anche il guidatore – al momento si pensa che abbia agito da solo – che ha lanciato il veicolo contro la folla, che si è ucciso sparandosi alla testa. La polizia ha isolato la zona e invitato tutti a non avvicinarsi. Gli agenti hanno chiesto l’intervento degli artificieri perché temono che a bordo del furgone ci siano esplosivi.

Nel dicembre 2016, un camion era piombato sulla folla in un mercatino di Natale di Berlino, uccidendo 12 persone tra cui una giovane italiana. L’attentatore, Anis Amri, fu poi ucciso dalla Polizia italiana a Sesto San Giovanni.

Germania, furgone su folla a Münster. La testimonianza di un ristoratore: “C’erano almeno 200 persone”

Fonti della Farnesina riferiscono che sono in corso le verifiche per accertare l’eventuale coinvolgimento di connazionali nell’attacco. Angela Merkel ha espresso il suo cordoglio per le vittime.

Germania, furgone sulla folla. Mastrobuoni: “Città simbolo del cristianesimo”

Brindisi, costretti a prendere il treno per il volo cancellato. Il giudice condanna Ryanair

Dopo aver cercato inutilmente un altro volo, padre e figlio furono costretti a ripiegare sul treno, tornando a Milano e da lì ripartendo per Brindisi, dove arrivarono con nove ore di ritardo

BRINDISI – Un volo cancellato con poche ore di anticipo e la compagnia aerea Ryanair costretta a risarcire due passeggeri pugliesi con 1.100 euro. Arriva dal giudice di pace di Lecce una sentenza che potrebbe spianare la strada a una valanga di richieste risarcitorie da parte di tutti quei viaggiatori che, nello scorso autunno, subirono disagi a causa dell’improvvisa cancellazione di centinaia di voli, nazionali e internazionali.

Quattrocentomila, in totale, i passeggeri costretti a trovare soluzioni alternative, aspettando per ore negli aeroporti o sobbarcandosi costi aggiuntivi per acquistare viaggi in treno o in autobus. Così accadde, tra gli altri, a due uomini brindisini, padre e figlio, che il 14 settembre scorso si recarono a Milano per una visita angiologica. Il volo era stato prenotato sia per l’andata che per il ritorno ma, poco prima del rientro dall’aeroporto di Bergamo, i passeggeri erano stati informati della cancellazione.

Dopo aver cercato inutilmente un altro volo, i due furono costretti a ripiegare sul treno, tornando a Milano e da lì ripartendo per Brindisi, dove arrivarono con nove ore di ritardo. E con la beffa di dover anche tornare all’aeroporto di Casale per recuperare l’auto parcheggiata. Incassata la disavventura, i brindisini hanno chiesto a Ryanair un equo indennizzo per quanto avevano subito ma la compagnia si è limitata a riconoscere un assegno di 500 euro.

La vicenda è quindi arrivata all’attenzione dell’associazione di consumatori Codici e poi del giudice di pace Giuseppe Capodieci, che ha condannato la compagnia al pagamento di 1.100 euro. In casi come quello accaduto – ha chiarito il giudice – il passeggero ha diritto cumulativamente “al rimborso del prezzo del biglietto e, se del caso, del volo di ritorno o a un volo alternativo, a una somma di denaro per il mancato imbarco e all’assistenza consistente in pasti e bevande, sistemazione alberghiera e trasporto”.

“Questa pronunzia è la prima relativa alle cancellazioni dei voli Ryanair del settembre scorso, che hanno coinvolto oltre 400 mila passeggeri – ha spiegato l’avvocato di Codici, Stefano Gallotta – e conferma il consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce alle vittime di cancellazioni e ritardi non soltanto gli indennizzi per importi che variano tra 250 e 600 euro, in base alla lunghezza della tratta, ma anche i danni supplementari da violazione dei doveri di informazione e assistenza e il rimborso per le spese sostenute a causa dell’evento imputabile alla compagnia

Il canto delle balene artiche è come il jazz. “Un repertorio melodico straordinario”

C’è “musica” sotto i ghiacci. Rispetto alle megattere “hanno molti più suoni, paragonabili per varietà agli uccelli canori e usati anche per accoppiarsi”, spiegano i ricercatori

NELLE notti polari di gennaio, sotto il ghiaccio dell’artico, il jazz risuona nelle profondità dell’oceano. Come Miles Davis, John Coltrane, Thelonius Monk e gli altri grandi, le balene artiche incantano e inventano con un reportorio di suoni mai scoperto prima: dalla mole enorme, questi straordinari animali sono i veri jazzisti del mare. Una sorta di “musica libera” usata per spostarsi, cacciare, accoppiarsi.

Lo ha scoperto un team di scienziati che per tre anni e quattro inverni ha studiato la popolazione delle balene di Spitsbergen (Norvegia) nell’Artico, scoprendo uno straordinario repertorio sonoro – ben più vasto di megattere o delfini – che ammonta a 184 tipi di canzoni uniche nel loro genere. Suoni mai uguali, capaci di variare per intensità e “calore” nelle vocalizzazioni  e rilevati anche per 24 ore al giorno.

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Per il team guidato da Kate Stafford dell’Università di Washington, autrice principale dello studio pubblicato su Biology Letters di Proceedings of the Royal Society, questi straordinari animali meno analizzati rispetto ad altre specie simili hanno una capacità musicale che per varietà e complessità è simile perfino a quella degli uccelli canori, rendendoli unici fra la maggior parte dei mammiferi. “Quando abbiamo messo gli idrofoni sotto il ghiaccio per registrare è stato incredibile, sembrava cantassero a voce alta”. Suoni su suoni, mai uguali di stagione in stagione.

“Crediamo siano animali dotati di un alfabeto con migliaia di suoni – racconta Stafford parlando delle Balaena mysticetus, note anche come balene della Groenlandia o artiche -. Le canzoni delle megattere, di struttura molto regolare e di una durata che va dai 20 ai 30 minuti, sono paragonabili alla musica classica; mentre quelle delle balene artiche, in grado di produrre un inciso musicale più breve, dai 45 secondi a due minuti, sono più varie e simili al jazz”.

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Improvvisano, inventano: una melodia differente può essere registrata da un momento all’altro. Questa incredibile capacità delle balene artiche, in grado di stupire con suoni magici udibili dai ricercatori soprattutto in inverno, quando i maschi si scatenano con canti distinti durante la stagione riproduttiva, non è stata facile da individuare. Le balene artiche sono infatti animali ricchi di grasso e a rischio, dato che fin dal 1600 sono “l’oggetto del desiderio” di cacciatori e balenieri. Fino a metà anni Sessanta, prima dei divieti, venivano uccisi migliaia di esemplari: allora erano oltre 50mila, oggi si stima siano poco più di 10mila.

In grado di superare i 20 metri di lunghezza, questi cetacei da centinaia di tonnellate di peso si creda possano vivere anche fino a 200 anni. Ma la loro vita non è semplice e la caccia e il difficile habitat naturale (sotto il ghiaccio) in cui vivono finora hanno impedito di studiarli a fondo, lasciando aperti ancora molti interrogativi sulla specie.

Per esempio, non si sa perché una singola balena canti una melodia diversa di stagione in stagione, così come non è chiaro perché varino le vocalizzazioni. “Ci sono molti misteri da risolvere” spiega Stafford specificando che non è stato possibile, attraverso le registrazioni degli idrofoni, contare e individuare tutte le singole balene studiate a Spitsbergen.

Sembrano avere un suono “più libero”, sostiene la ricercatrice. In ogni stagione, da novembre ad aprile, una nuova “playlist” (negli studi fatti dal 2010 al 2014) con canzoni “sempre diverse”. A volte simili a “un grido o un urlo a voce alta, altre al suono di una sirena della polizia”. Quei suoni per loro sono tutto: “I mammiferi marini vivono in un habitat tridimensionale dove le informazioni sonore e acustiche gli permettono di spostarsi, trovare cibo, comunicare, riprodursi”.

Per risolvere il mistero del jazz e dell’incredibile capacità sonora delle balene artiche adesso il team di Kate Stafford ha già in mente di usare “nuove tecnologie, non solo quelle che ci permettono di ascoltarle tutto l’anno, ma anche speciali sensori ed etichette radio da applicare sulle balene stesse”

Usa, asilo negato ad afgana sfregiata dal marito Taliban

La giovane Shakila Zareen ha perso metà del viso per un colpo di pistola. Solo il Canada le ha aperto le porte. La sua vicenda come quella della ragazza che Time mise in copertina nell’agosto 2010

Nell’agosto 2010 Time magazine decise di mettere in copertina l’immagine di Bibi Aisha, una ragazza afgana dell’Oruzgan a cui era stato tagliato il naso. “Che cosa succede se lasciamo l’Afghanistan”, diceva il titolo, lasciando intendere con una certa spregiudicatezza che la mutilazione era da attribuire ai Taliban. In realtà a devastare il volto della diciottenne era stato il marito, che l’aveva presa in moglie quando lei aveva 12 anni e che non era nuovo a gesti di violenza. Il taglio del naso e delle orecchie era la conseguenza di un tentativo di fuga della giovane. Ma in fondo, sembrava suggerire il settimanale americano, perché sottilizzare? Anche il marito era un integralista, o magari era lo stesso gesto a qualificarlo come tale.

Aisha ha ripreso a vivere in Maryland, con un naso ricostruito dai chirurghi e tanto coraggio. In un certo senso, nella tragedia ha avuto fortuna: se la sua disgrazia fosse successa durante la presidenza Trump, si sarebbe vista negare ogni possibilità di asilo. E’ quello che è accaduto a Shakila Zareen, 23enne afgana di Baghlan, a cui il marito ha sparato in pieno viso, portandole via un occhio, una guancia, metà della mandibola. Ricoverata a Kabul, operata diverse volte a New Delhi, la giovane era stata definita “rifugiata” dalle Nazioni Unite e il governo americano aveva dato un “via libera” iniziale alla sua richiesta di asilo.

Nel giugno scorso, però, il Servizio cittadinanza e immigrazione degli Stati Uniti ha fatto sapere che Shakila non aveva ottenuto l’asilo “per motivi discrezionali legati a problemi di sicurezza”. In altre parole, il “no” non deve essere giustificato, per cui non è nemmeno chiaro se il diniego sia effettivamente legato alle norme introdotte dalla nuova amministrazione.

Ai tempi dell’invasione dell’Afghanistan, nel 2001, da parte di Usa e alleati, i diritti delle donne erano una delle preoccupazioni fondamentali, un argomento incontestabile per giustificare l’intervento militare. Hillary Clinton ne aveva fatto una bandiera, ma l’idea di uno stravolgimento culturale brusco, senza mediazioni, aveva irritato la stessa popolazione, donne comprese. Le organizzazioni legate all’avanzamento della condizione femminile erano arrivate a essere più numerose di tutte le altre messe insieme.

Oggi, però, oltre sedici anni dopo l’intervento occidentale, gran parte delle Ong ha dovuto levare le tende per motivi di sicurezza, i Taliban sono di nuovo all’offensiva e controllano una grossa fetta del Paese. E le ragazze che hanno avuto il coraggio di sfidare gli integralisti per andare a scuola, adesso rischiano di essere sfregiate con l’acido.

E’ baldanzoso anche il marito di Shakila, il quale ha fatto sapere, attraverso i familiari, di non essere ancora soddisfatto. E’ anche lui un fondamentalista, amico di capi Taliban, e la ribellione della moglie lo ha irritato, al punto che continua a minacciare i suoi parenti rimasti in Afghanistan. La ragazza è terrorizzata all’idea d

ritrovarselo davanti un giorno, anche nella sua casa di oggi, in Canada. Quanto agli Usa, il britannico Guardian suggerisce un’ipotesi grottesca ma non improbabile sul “no” all’accoglimento della richiesta d’asilo. Dopo tutto, Shakila è la moglie di un Taliban.

Maratona di Roma, 14mila i runner da ogni parte del mondo

L’appuntamento è per domenica 8 aprile, oltre 14.000 runner provenienti da 131 nazioni correranno la 24esima edizione della Acea maratona di Roma, la 42 chilometri con il percorso più affascinante al mondo secondo le classifiche di gradimento stilate negli anni dalle princip ali riviste di settore internazionali.

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La partenza della gara sarà a onde. Dopo la partenza dei disabili in wheelchair (ore 8.35), scatterà la prima tranche di partecipanti alle 8.40, la seconda alle 8.45 e la terza alle 8.52. Il tempo limite per chiudere la gara è di 7 ore e 30 minuti e grazie ai 96 pacemaker provenienti da 12 regioni del Dream Team Mdr per 15 fasce di tempo differenti, dalle 2 ore e 50 minuti alle 7 ore e 30 minuti, tutti potranno finire la maratona centrando il proprio obiettivo. Sarà presente, come da tradizione, anche la sezione fitwalking per i camminatori.

Il percorso dell’Acea maratona di Roma 2018 è uguale a quello dello scorso anno, con oltre 500 siti di interesse storico, archeologico e architettonico toccati dal tracciato. Un percorso unico al mondo, come testimonia la conferma del patrocinio ricevuto dell’Unesco. Via dei Fori imperiali sarà sempre teatro dei due momenti più emozionanti della maratona: partenza e arrivo.

Saranno entrambe all’altezza del foro di Traiano-Campidoglio: la partenza in direzione di piazza Venezia, via del Teatro Marcello, l’arrivo invece da via IV novembre-piazza Venezia, dunque fronte Colosseo. Il tracciato, mediamente scorrevole, contempla 70 cambi di direzione (nessuna curva a gomito) e circa 7 chilometri di sampietrini. Il percorso tocca quasi tutti i punti più importanti e famosi di Roma e i tre luoghi di culto più noti della capitale: basilica di San Pietro, sinagoga e moschea.

Nei giorni precedenti e successivi dell’evento, grazie al progetto archeorunning saranno organizzati, con guide esperte di storia romana, diversi appuntamenti di corsa in alcuni punti del percorso.

L’Acea maratona di Roma sarà trasmessa in diretta su Raisport dalle 8.30 Alle 12.00
Katherine Kelly Lang, ovvero la Brooke Logan di Beautiful, ha annunciato oggi che, a causa dello spostamento di date delle riprese di alcune nuove puntate del serial tv, non potrà partecipare. L’attrice californiana si era iscritta due mesi fa e si era allenata per chiudere la gara insieme al suo compagno Dominique Zoida. “Purtroppo la produzione ha anticipato le date delle riprese- ha scritto agli organizzatori- e non potrò essere a roma. Mi spiace perchè ci tenevo molto e cercherò di essere al via nel 2019”.

 

Auto investita da una frana in val d’Ossola: morti intrappolati due turisti svizzeri

Interrotta anche la ferrovia Domodossola-Locarno

Dramma al confine con la Svizzera.  Un uomo e una donna, entrambi di nazionalità svizzera, sono morti travolti da una frana che si è staccata sulla statale 337 della Val Vigezzo. La donna aveva 53 anni, e il suo documento è stato ritrovato vicino all’auto, forse sbalzato fuori dall’abitacolo. Anche la macchina è stata trascinata in un dirupo dalla frana.
La frana ha interrotto la strada e ha percorso quasi 50 metri raggiungendo la Vigezzina, la ferrovia italo svizzera famosa per il suo percorso suggestivo tra gli alberi, che da Domodossola raggiunge Locarno. Anche la linea ferroviaria è stata interrotta. La strada statale è l’unico collegamento della Val Vigezzo con la Svizzera. Le due vittime, che viaggiavano a bordo della stessa auto, sono state travolte a pochi chilometri dal confine con la Svizzera.  “E’ una tragedia e purtroppo non è la prima», commenta il sindaco di Re, Oreste Pastore, il comune attraversato dalla statale dove si è staccata la frana in località Meis.  Che aggiunge: “La situazione è molto grave.  L’auto su cui viaggiavano le vittime è stata travolta da una scarica di massi enormi che hanno portato via anche il manto stradale.Vent’anni fa era successo un fatto molto simile. C’erano stati tre morti, tutti italiani”. Sul luogo della frana sono arrivati la polizia, i carabinieri e i vigili del fuoco. Sono impiegate anche unità cinofile del soccorso alpino Valdossola per capire se sotto la frana siano rimaste coinvolte altre automobili oltre a quella, trascinata per decine di metri, su cui viaggiavano i due svizzeri che hanno perso la vita. L’area è stata fatta sgomberare: c’è il rischio che si verifichino ulteriori cadute di massi.