Distrugge la Ferrari appena ritirata dal concessionario

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In Cina, nella città di Wenling, una signora ha noleggiato una Ferrari 458 del valore di oltre mezzo milione di euro ma pochi metri dopo essere uscita dalla concessionaria ha perso il controllo della vettura distruggendola. Subito prima di partire l’incauta guidatrice si è anche fatta un selfie postato su Facebook con il commento: « Per la prima volta al volante di una Ferrari. È davvero bellissimo». Le immagini dell’incidente sono state riprese da una telecamera di sorveglianza. La donna è rimasta ferita nell’impatto, ma non è grave. (Video: YouTube)

“Divento papà!”. L’annuncio social del vip manda in tilt i fan. “Aiutatemi con il nome”. Pioggia di auguri da tutti i suoi super colleghi

Al momento non è dato sapere il sesso del bebè, tuttavia è già partito il sondaggio sui social in cui si chiede ai fan di dare dei suggerimenti sul nome del nascituro o nascitura. Quello che è certo, quindi, è che Giuliano Sangiorgi dei Negramaro si prepara a diventare padre. Il cantante avrà presto un figlio dalla compagna Ilaria Macchia. In un’intervista rilasciata lo scorso novembre a Vanity Fair, Sangiorgi si era detto pronto a conoscere le gioie della paternità: “Ilaria e io ne parliamo da un po’. Ma il dubbio è: io mi dico che lo voglio ma lo sento davvero questo desiderio o potrei vivere tutta la vita così? Non lo so. So solo che siamo pronti”. L’annuncio della lieta notizia è stato pubblicato dalla pagina Facebook ufficiale dei ‘Negramaro’. Per condividere questa gioia con i fan, la band ha postato una foto di Giuliano Sangiorgi con il volto coperto dal libro di Patrizio Cossa intitolato ‘Niente panico! Come sopravvivere alla paternità’. L’immagine era accompagnata dalla scritta: “Scegliamo il nome?”. Inutile dire, che i fan si sono subito lanciati in mille proposte. (Continua a leggere dopo la foto)

Ilaria Macchia è salentina come il cantante. Originaria di San Donato, in provincia di Lecce, ha conseguito una laurea in Cinema e ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia. Si divide tra Lecce e Roma e lavora come sceneggiatrice e scrittrice. Tra i film a cui ha lavorato ricordiamo ‘Non è un paese per giovani’. L’11 aprile 2017 è uscito il suo libro dal titolo ‘Ho visto un uomo a pezzi’. In un’intervista rilasciata a ‘Io Donna’ nel 2016, Giuliano Sangiorgi ha detto di lei… (Continua a leggere dopo la foto)

“Stare in casa con una che vive sulle tue stesse nuvole, ti fa sentire un po’ meno str**zo (ride). Le frequenti assenze per lavoro non pesano perché le parole per noi sono una cosa importante, riescono a sopperire. E poi non ho bisogno di spiegare alla mia compagna che sto lavorando persino quando guardo dalla finestra… E che bisogna stare un po’ con i piedi per aria!”. (Continua a leggere dopo la foto)

Il post pubblicato dai Negramaro ha scatenato l’entusiasmo non solo dei fan ma anche dei colleghi di Giuliano Sangiorgi. Emma Marrone si è detta “una zia felice”. Paola Turci e Jovanotti hanno accolto la notizia con una cascata di cuoricini. Federico Zampaglione ha suggerito all’artista di chiamare il bebè ‘Arte’. Al momento non è dato sapere se sarà un maschietto o una femminuccia.

“Salvini, era meglio se tacevi”. Un durissimo Vittorio Feltri: ecco il grave errore di Matteo

 Siamo ancora qui a discutere di vaccini con individui per nulla abilitati a trattare di una materia scientifica, per impadronirsi della quale bisognerebbe averla studiata. Non c’ è niente di più uggioso che parlare con gente totalmente ignorante che, avendo letto due bischerate su internet, è convinta di essersi acculturata.
Uno può essere cretino senza essere troppo dannoso, ma il cretino dinamico e ciarliero provoca disastri.
Quando ero un ragazzo e frequentavo le elementari avevo un paio di compagni di classe che avevano avuto la poliomielite. Costoro soffrivano di difficoltà motorie, camminavano buttando le gambe storte ovunque, facevano pena e qualche idiota li derideva.

Provavo una grande compassione per loro. C’ era un paesino di montagna nelle valli Bergamasche i cui abitanti erano quasi tutti storpi per effetto della orrenda malattia. Ora che sono vecchio non vedo in giro più nessuno che deambula in modo sgangherato. Perché? Un miracolo? Nossignori. Un grande medico ricercatore ha scoperto una formula chimica in grado di prevenire la grave patologia. Ecco il vaccino antipolio. Miracoloso. Decisivo. Una piccola e indolore incisione sulla pelle è sufficiente per impedire alla malattia di rovinare la vita a una moltitudine di poveri ragazzi. Gli zoppi infatti non ci sono più, esclusi quelli che si sono fracassati le ossa sciando o cadendo dalla motocicletta guidata da deficienti.
Una sera sono stato a cena con uno scienziato con i controcoglioni, Roberto Burioni, che mi ha spiegato la questione e mi ha convinto di una cosa di cui ero già convinto. I vaccini sono mirati a produrre gli anticorpi che vietano a un determinato morbo di attaccarti.

Per approfondire leggi anche: Pertanto sei salvo. Il vaiolo infatti non c’ è più. E così varie altre forme di malanni che un tempo minacciavano la salute di bimbi e adulti. I vaccini non sono una minaccia, fessi che non siete altro, ma una garanzia. Lo dimostrano le statistiche che sui grandi numeri sono infallibili. Molte brave persone sono, invece, persuase che questo tipo di prevenzione sia maggiormente pericoloso della difterite e roba simile. Sbagliano, non sono cattive ma semplicemente disinformate. Non hanno studiato e si fanno influenzare da uno scemo qualsiasi che blatera a vanvera sui social.
L’ ultimo a sparare cazzate in questo campo è stato Salvini, uomo che stimo, ma che non può dettare legge su quanto non conosce. I vaccini devono essere obbligatori per chiunque frequenti una scuola pubblica, si tratta di difendere la comunità e non solo l’ individuo. Chi non comprende un concetto così elementare non può discettare di scienza, che non sarà esatta ma più precisa – di norma – di un deputato, per quanto ministro. Smettetela di chiacchierare per dare aria ai denti.

Matteo Salvini, il sondaggio del trionfo: “Distrugge Luigi Di Maio 5-0, partita già chiusa”

Altro che “una poltrona per due”. Matteo Salvini ha già battuto Luigi Di Maio 5-0, partita chiusa e tanti saluti. Il sondaggio di Antonio Noto pubblicato dal Quotidiano nazionale è semplicemente impietoso. Su cinque voci di “incidenza” dei due leader sul governo presieduto da Giuseppe Conte, il segretario della Lega stravince sempre.

Il 65% degli elettori, spiega Noto, ritiene che questo governo sia più condizionato dalle posizioni di Salvini che da quelle di Di Maio, e lo pensa anche la maggioranza dello stesso Movimento 5 Stelle. Altro dato umiliante: Salvini è il “vero premier” per il 58% degli intervistati, Conte per il 22% e Di Maio terzo con appena il 15 per cento, pur essendo assai più esposto del presidente del Consiglio. Terzo punto: a dettare l’agenda politica e mediatica è sempre Salvini, per il 68%, una capacità riconosciuta all’altro vicepremier e segretario grillino appena dal 12% di intervistati. Strettamente connessa a questo aspetto l’efficacia della comunicazione: per il 59% Salvini ha comunicato bene con i cittadini, solo per il 28% si può dire altrettanto di Di Maio. Molto ha pesato anche la scelta di intervenire di Salvini su temi pesanti, come Ong e chiusura dei porti. Infatti per il 61% il leghista è riuscito a incidere anche a livello internazionale, mentre l’evanescente Di Maio si deve fermare a un misero 10 per cento.

Lifeline, Malta rifiuta di fare attraccare la nave con 239 migranti

Il governo dell’isola dice no alla richiesta della capitaneria di porto italiana. Il ministero Toninelli: “Disumani, questo comportamento è lo specchio dell’atteggiamento dell’Europa”

Malta rifiuta qualsiasi tipo di intervento in favore della Lifeline, la nave della Ong tedesca che da ieri naviga con 224 migranti a bordo soccorsi in zona Sar libica e rifiutati dall’Italia. Il governo maltese ha risposto negativamente alla richiesta di concessione del porto avanzata ufficialmente dalla Capitaneria di porto italiana. Disponibilità solo per un “soccorso mirato a pochi casi di prima emergenza”.
Un rifiuto prevedibile che fa dire al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: “La disumanità di Malta è lo specchio dell’atteggiamento dell’Europa. La Lifeline è ferma nelle acque Sar dell’isola e in grande difficoltà, con un carico di oltre 230 migranti a fronte di una capacità di accoglienza in sicurezza di circa 50 persone. Nessun altro Paese sta coordinando le operazioni, dunque le responsabilità maltesi sono ancora maggiori”.

Nella nota di risposta di Malta al governo italiano quello della Lifeline è “un caso di post Sar”, visto che il soccorso è avvenuto in zona ricerca e soccorso di Tripoli e la nave non è in imminente pericolo. “I maltesi – aggiunge Toninelli – non hanno alcuna giustificazione per il loro atteggiamento. Noi non ci stiamo. E’ l’Europa che deve intervenire per rimediare alla disumanità di Malta, per salvare ora i migranti di Lifeline e in futuro per scongiurare le partenze dei barconi della morte”.
Alla fine di una movimentata mattinata la capitaneria italiana aveva chiesto ufficialmente a Malta di far attraccare la Lifeline. E anche il ministero degli Esteri spagnolo è in contatto con Malta, Italia e Francia per trovare una soluzione all’attracco della Lifeline.

A confermarlo alcune fonti del governo, dopo che stamattina sia il ministro dell’Interno Matteo Salvini che quello delle Infrastrutture Danilo Toninelli hanno chiesto all’amministrazione maltese di aprire i propri porti.

Prima della richiesta della capitaneria, tramite una diretta Facebook Toninelli ha anticipato che la richiesta sarebbe arrivata anche da Frontex: “Un aereo dell’agenzia europea Frontex si sta recando verso l’area in cui si trova la Lifeline. Benvenuta Europa! Una volta verificato che la nave si trova in acque maltesi, Frontex farà partire una richiesta a Malta perché apra i porti. E Malta non potrà tirarsi indietro”.

Il ministro ha sottolineato come l’obiettivo del governo sia quello di salvare vite umane, “cosa che l’Italia ha sempre fatto più di tutti gli altri Paesi”, ma anche quello di far rispettare la legalità: “La Lifeline può portare massimo 50 persone e ne ha a bordo oltre 200: operano nell’illegalità, visto che la nave non risulta iscritta nei registri olandesi, e nell’insicurezza. Sono irresponsabili”.

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La giornata è cominciata tra mille incertezze, con la nave stracarica di migranti salvati ieri mattina, in lentissima navigazione in direzione Malta. Nella notte i volontari della Ong tedesca Lifeline, che Salvini ha minacciato di sequestrare e arrestare se dovessero approdare in un porto italiano, hanno dato aiuto ad un altro gommone in difficoltà incontrato lungo la rotta. Dalla nave sono stati calati i piccoli Ribs usati per il soccorso e, accogliendo la richiesta del mercantile Alexander Maersk che stava soccorrendo i migranti, li hanno aiutati a salire  lungo la fiancata della nave commerciale che ora li ha a bordo.

Ma Salvini stamattina su Facebook ha rincarato la dose: “La nave fuorilegge Lifeline è ora in acque di Malta, col suo carico illegale di 239 immigrati. Per la sicurezza di equipaggio e passeggeri abbiamo chiesto che Malta apra finalmente i suoi porti”. E ha aggiunto: “Chiaro che poi quella nave dovrà essere sequestrata, ed il suo equipaggio fermato. Mai più in mare a trafficare, mai più in Italia. Sento il Popolo vicino, grazie per l’affetto!”. Da Malta era arrivata la risposta: “Malgrado la retorica di Salvini, né la Lifeline né il coordinamento di Roma hanno trasmesso a Malta una richiesta formale di accogliere la nave”.
Ma, rispondendo alle accuse del governo italiano che ieri ha sostenuto di aver ricevuto dall’Olanda conferma che la nave batte illegalmente bandiera olandese, la Lifeline ha pubblicato su Twitter copia dei documenti che proverebbero la regolare iscrizione al registro navale olandese che risulta anche all’Imo, l’autorità marittima internazionale.

Lifeline, Malta rifiuta di fare attraccare la nave con 239 migranti

Il tweet con la registrazione olandese

E in tarda mattinata il portavoce della Lifeline Axel Steier ha risposto a Salvini intervistato da Radio Capital: “In Europa c’è libertà di parola, e il ministro Salvini ha il diritto di dire cose del genere, ma stiamo lavorando seguendo le leggi internazionali”. E ha aggiunto: “Al momento siamo a metà strada fra Libia e Malta, la situazione è tranquilla, la gente ha avuto coperte, cibo e assistenza medica dai nostri medici e infermieri. Non abbiamo feriti gravi. Speriamo che la situazione si risolva presto”.

Sta per arrivare nel porto di Augusta invece la barca a vela individuata e bloccata nel Mediterraneo con due scafisti a bordo mentre stava facendo rotta verso l’Egeo dopo aver sbarcato nell’oasi di Vendicari, in provincia di Siracusa, 64 pakistani poi rintracciati a terra. E’ il sesto sbarco di questo genere in una sola settimana.

Laura Torrisi e Luca Betti si sono lasciati: è colpa di Leonardo Pieraccioni? Le ultimissime sul gossip estivo

Notizia bomba per il mondo del gossip italiano: sembravano la coppia più affiatata dello showbiz, un amore travolgente destinato a durare per sempre, condito da foto misteriose e scatti travolgenti. Poi il silenzio social e ora, secondo il settimanale Spy – in edicola da oggi venerdì 22 giugno 2018 -, Laura Torrisi e Luca Betti si sarebbero detti addio e l’attrice si sarebbe riavvicinata al suo ex, Leonardo Pieraccioni, padre della sua bambina, Martina.

Dunque, è giunta al capolinea la storia d’amore tra l’attrice Laura Torrisi e il campione di Rally Luca Betti, lo rivela “Spy” nel numero in edicola da venerdì 22 giugno. Tra i due, che erano legati dall’aprile del 2017 e che pare parlassero già di matrimonio, sembra che i rapporti si siano raffreddati a causa delle continue assenze di lui e lo testimoniano anche i social, dove ormai da tempo non postano più foto insieme e non si fanno più dediche d’amore. Quindi, per la ex compagna di Leonardo Pieraccioni comincia un’altra estate da single, ma sempre insieme alla figlia, Martina.

Tra Laura Torrisi e Luca Betti la passione era scoppiata nell’aprile di un anno fa, complici amici comuni. Poi la lunga “luna di miele” in giro per il mondo, fino alla crisi e alla lontananza. Lui adesso viaggia da solo, lei si consola con il suo ex Leonardo Pieraccioni, di cui ha detto “C’è stima fra di noi e poi ora parliamo meglio e di più di quando stavamo assieme. Noi come ex non siamo un fallimento”.

46 anni, nato in provincia di Reggio Calabria, emigrato negli anni ’80 al nord, è laureato in scienze politiche. Ha lavorato come ricercatore all’estero e studia da anni la criminalità organizzata. Per UrbanPost si occupa di news di cronaca e di gossip sui personaggi del mondo dello spettacolo.

Omicidio Yara Gambirasio, l’esperto ne è certo: “Sugli slip dna di una terza persona”

Si torna a parlare dell’omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina scomparsa a Brembate e ritrovata morta poi dopo alcune settimane abbandonate in un campo. Come sappiamo per l’omicidio di Yara Gambirasioè stato identificato come assassino Massimo Bossetti che da anni ormai si trova in carcere nonostante lui continui a ribadire la sua innocenza. Adesso potrebbe esserci un clamoroso colpo di scena nel caso dell’omicidio della ragazzina perché secondo il professor Peter Gill che è un professionista della genetica Forense con cattedra all’ Università di Oslo ed esperto di fama mondiale sulle ricerche legate a DNA sui luoghi del diritto oltre al DNA nucleare di Massimo Bossetti e al DNA di Yara ci sarebbe il mitocondriale di una terza persona.

L’esperto in questione era stato contattato già precedentemente come consulente della difesa del muratore di Mapello ovvero di Massimo Bossetti che è stato condannato in secondo grado all’ergastolo per l’omicidio della ragazzina. “Doveva per forza esserci una terza persona“, ha affermato Gill.

L’esperto Dunque ne è più che convinto ovvero ci sarebbe implicata una terza persona. Del resto Bossettie i suoi legali da sempre hanno contestato la validità dell’esame del DNA e ancora oggi sono in attesa del processo in Cassazione il cui inizio sembra essere previsto per il 12 ottobre. I difensori hanno chiesto che Bosetti possa difendersi così come impone l’ordinamento giuridico attraverso lo svolgimento di una superperizia sul DNA che possa in qualche modo chiarire le anomalie relative alla traccia genetica di ignoto 1 rinvenuto sugli slip della vittima e che poi ha portato all’incriminazione di Bossetti che è stato arrestato lo scorso 16 giugno del 2014.

Dunque le rivelazioni del professore Peter Gill che ricordiamo essere esperto di fama mondiale sulle ricerche legate al DNA sui luoghi di un delitto potrebbero rappresentare un clamoroso colpo di scena nell’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio .

Poste Italiane giugno 2018 offerte di lavoro, posizioni aperte per consulente finanziario: requisiti, prove, sedi disponibili (GUIDA)

Assunzioni Poste italiane giugno 2018, avviate nuove ricerche del gruppo Poste Italiane anche per il quinto mese dell’anno. Dal qualche giorno (e fino al 30 giugno 2018) è aperta la ricerca di nuovi consulenti finanziari per la sede di lavoro di gran parte delle Regioni italiane. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’offerta di lavoro di Poste Italiane.  L’offerta di lavoro riguarda l’ambito di operazione “Consulente Finanziario“. Ecco cosa c’è da sapere sulla tipologia contrattuale, la scadenza della domanda, i requisiti per avere accesso e le sedi dove è aperta la ricerca di lavoro.

Il gruppo Poste Italiane è alla ricerca di giovani laureati in discipline economiche da avviare all’attività di “consulente finanziario” sui prodotti finanziari e assicurativi collocati da Poste Italiane da svolgere all’interno della rete degli uffici postali. Le candidature saranno prese in considerazione sulla base delle specifiche esigenze aziendali sia in termini numerici che territoriali L’assunzione avverrà con contratto di apprendistato professionalizzante della durata di 36 mesi.

Potrai partecipare alle selezioni attivate dal gruppo Poste Italiane di giugno 2018 se in possesso dei seguenti requisiti:

  • Laurea Magistrale in Discipline Economiche (Economia e Commercio, Economia Aziendale, Economia Istituzioni e Mercati Finanziari, Scienze Bancarie ed Assicurative, Economia Intermediari Finanziari e Scienze Statistiche) conseguita con votazione finale non inferiore a 102/110.
  • Ottima conoscenza degli strumenti di Office Automation.
  • Buona conoscenza della lingua inglese
  • Età non superiore a 29 anni o 35 anni se residenti nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna.
  • Completano il profilo spiccate doti commerciali, forte orientamento al cliente e dinamismo.

Ecco tutte le sedi di lavoro disponibili all’assunzione per consulente finanziario presso Poste Italiane:

  • Piemonte – Torino
  • Piemonte – Vercelli
  • Piemonte – Novara
  • Piemonte – Cuneo
  • Piemonte – Asti
  • Piemonte – Alessandria
  • Valle d’Aosta – Valle d’Aosta
  • Liguria – Imperia
  • Liguria – Savona
  • Liguria – Genova
  • Liguria – La Spezia
  • Lombardia – Varese
  • Lombardia – Como
  • Lombardia – Sondrio
  • Lombardia – Milano
  • Lombardia – Bergamo
  • Lombardia – Brescia
  • Lombardia – Pavia
  • Lombardia – Cremona
  • Lombardia – Mantova
  • Trentino Alto Adige – Bolzano
  • Trentino Alto Adige – Trento
  • Veneto – Verona
  • Veneto – Vicenza
  • Veneto – Belluno
  • Veneto – Treviso
  • Veneto – Venezia
  • Veneto – Padova
  • Veneto – Rovigo
  • Friuli Venezia Giulia – Udine
  • Friuli Venezia Giulia – Gorizia
  • Friuli Venezia Giulia – Trieste
  • Emilia Romagna – Piacenza
  • Emilia Romagna – Parma
  • Emilia Romagna – Reggio nell’Emilia
  • Emilia Romagna – Modena
  • Emilia Romagna – Bologna
  • Emilia Romagna – Ferrara
  • Emilia Romagna – Ravenna
  • Emilia Romagna – Forlì-Cesena
  • Marche – Pesaro e Urbino
  • Marche – Ancona
  • Marche – Macerata
  • Marche – Ascoli Piceno
  • Toscana – Massa-Carrara
  • Toscana – Lucca
  • Toscana – Pistoia
  • Toscana – Firenze
  • Toscana – Livorno
  • Toscana – Pisa
  • Toscana – Arezzo
  • Toscana – Siena
  • Toscana – Grosseto
  • Umbria – Perugia
  • Umbria – Terni
  • Lazio – Viterbo
  • Lazio – Rieti
  • Lazio – Roma
  • Lazio – Latina
  • Lazio – Frosinone
  • Campania – Caserta
  • Campania – Benevento
  • Campania – Napoli
  • Campania – Avellino
  • Campania – Salerno
  • Abruzzo – L’Aquila
  • Abruzzo – Teramo
  • Abruzzo – Pescara
  • Abruzzo – Chieti
  • Molise – Campobasso
  • Puglia – Foggia
  • Puglia – Bari
  • Puglia – Taranto
  • Puglia – Brindisi
  • Puglia – Lecce
  • Basilicata – Potenza
  • Basilicata – Matera
  • Calabria – Cosenza
  • Calabria – Catanzaro
  • Calabria – Reggio di Calabria
  • Sicilia – Trapani
  • Sicilia – Palermo
  • Sicilia – Messina
  • Sicilia – Agrigento
  • Sicilia – Caltanissetta
  • Sicilia – Enna
  • Sicilia – Catania
  • Sicilia – Ragusa
  • Sicilia – Siracusa
  • Sardegna – Sassari
  • Sardegna – Nuoro
  • Sardegna – Cagliari
  • Friuli Venezia Giulia – Pordenone
  • Molise – Isernia
  • Sardegna – Oristano
  • Piemonte – Biella
  • Lombardia – Lecco
  • Lombardia – Lodi
  • Emilia Romagna – Rimini
  • Toscana – Prato
  • Calabria – Crotone
  • Calabria – Vibo Valentia
  • Piemonte – Verbano-Cusio-Ossola
  • Sardegna – Olbia-Tempio
  • Sardegna – Ogliastra
  • Sardegna – Medio Campidano
  • Sardegna – Carbonia-Iglesias
  • Lombardia – Monza e della Brianza
  • Marche – Fermo
  • Puglia – Barletta-Andria-Trani

Profughi, la veglia del vescovo di Bologna: “Sono morti perché i porti erano chiusi”

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Zuppi cita i 70 che hanno perso la vita nei giorni scorsi davanti alla costa libica: “Non ci possiamo abituare a questo”. E critica gli hater: “Di fronte al dolore non ci si divide e ci si vergogna di quel gusto un po’ da protagonisti digitali di dirsi contro”


BOLOGNA – Di fronte al dolore di chi perde la vita “non ci si divide. Si mettono da parte le contrapposizioni e ci si vergogna di quel gusto un po’ da protagonisti digitali di dirsi contro. Dobbiamo essere tutti dalla parte delle vittime”. L’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, che ieri sera nella chiesa di San Benedetto, in centro a Bologna, ha guidato una veglia di preghiera in memoria dei profughi che hanno perso la vita via mare e via terra nel tentativo di raggiungere l’Europa, non usa giri di parole. Ribadisce la sua posizione contro la chiusura dei porti, e dunque la decisione del ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso della nave Acquarius. E bacchetta gli hater nei social, che di recente hanno attaccato il cardinale Gianfranco Ravasi, lui stesso e il sindaco Virginio Merola. In particolare, Zuppi cita i 70 che hanno perso la vita nei giorni scorsi davanti alla costa libica. Ed è durissimo: “Sono morti perché i porti erano chiusi la settimana scorsa: non ci possiamo abituare a questo”.

Durante la celebrazione sono state ricordate le principali tragedie dell’ultimo anno, letti i nomi delle vittime e accese candele in loro memoria. Presente anche un gruppo di migranti, che ha animato con canti la funzione religiosa. Durante la veglia, promossa dalla comunità di Sant’Egidio, è stato letto anche il passo del Vangelo di Matteo (“Ero straniero e non mi avete accolto”), lo stesso che è costato al cardinal Ravasi una pioggia di insulti sui social. Un caso sul quale era intervenuto l’ex premier Romano Prodi: “Insulti web al Vangelo, dove finiremo?”.

Il vescovo Matteo Zuppi sottolinea la necessità di “disinquinare l’aria intossicata da rabbia, cinismo e banale egoismo”. Ed esorta: “Non dobbiamo arrenderci al male, alla stolta logica di non dare da mangiare a chi ha fame. Il giudizio è per tutti, la divisione non è tra credenti e non credenti, ma tra giusti e non giusti. Nessuno pensi di essere dalla parte giusta, il giudizio inizia da oggi. Dobbiamo essere noi il porto, accogliere ci aiuta a essere accolti. La memoria dei morti ci aiuti a difendere i vivi e a scegliere con intelligenza, determinazione ed efficacia quella umana via per cui ero straniero e mi avete accolto”.

Ricordando i nomi delle vittime, “la Chiesa vuole essere madre – spiega Zuppi- che non vuole dimenticare nessuno dei suoi figli. La Chiesa non fa politica, ama i suoi figli”. I profughi sono “morti di speranza” e con questa preghiera “vogliamo unirci al loro grido”. I migranti, continua l’arcivescovo, “sfidano la morte per un disperato bisogno di futuro, perché scappano da morte sicura. E lo fanno anche per altruismo, per amore verso i loro cari, come facevano i nostri nonni emigranti. Salgono sui barconi consapevoli del rischio, ma la disperazione è più forte della paura”.

Intervista al Papa: “Accogliere i migranti, ma con prudenza. Ora un piano per l’Africa”

Intervista al Papa: "Accogliere i migranti, ma con prudenza. Ora un piano per l'Africa"
Papa Francesco in aereo per la sua visita in Svizzera (ansa)

Parla Francesco sul volo di ritorno dalla visita in Svizzera: “Un Paese deve accogliere tanti quanti può integrare, educare, dare lavoro. Il problema è il traffico di migranti: alcuni carceri in Libia sono come i lager nazisti”. Il Pontefice chiede una sorta di piano Marshall per l’Africa: «Non può essere sfruttata». L’Italia “generosissima”

GINEVRA – Interviene sui migranti per dire che i criteri sono quelli di sempre: «Accogliere, accompagnare, sistemare, integrare». Ma che ogni governo «deve agire con la virtù della prudenza, perché un Paese deve accogliere tanti quanti può e quanti può integrare, istruire, dare lavoro». Molto, dice, hanno fatto Italia e Grecia, ma anche Libano, Giordania, e Spagna. Tuttavia, ammonisce, un problema resta ed è quello del «traffico dei migranti» e delle «carceri libiche: mutilano, torturano e poi buttano nelle fosse comuni». Per questo chiede una sorta di piano Marshall per l’Africa: «Un piano di emergenza per investire in quei Paesi e per dare lavoro e istruzione». L’Africa non può essere «sfruttata», occorre investire.  Così Francesco, nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Ginevra dove ha partecipato a una giornata ecumenica con altere confessioni cristiane.

Santo Padre, abbiamo viste cosa è capitato con la nave Aquarius fra Italia e Spagna e la separazione delle famiglie negli Stati Uniti. Pensa che i governi strumentalizzino il dramma dei rifugiati?  
«Ho parlato tanto dei rifugiati e i criteri sono in quello che ho detto: accogliere, accompagnare, sistemare, integrare. Sono criteri per tutti i rifugiati. Poi ho detto che ogni Paese deve fare ciò con la virtù del governo che è la prudenza, perché un Paese deve accogliere tanti quanti può e quanti può integrare, educare, dare lavoro. Questo è il piano tranquillo, sereno sui rifugiati. Stiamo vivendo un’ondata di rifugiati che fuggono da guerre e fame. Guerre e fame in tanti Paesi dell’Africa, persecuzioni in Medio Oriente. Italia e Grecia sono state generosissime ad accogliere. Per il Medio Oriente, la Turchia e la Siria ne hanno ricevuti tanti, il Libano anche. Il Libano ha tanti siriani libanesi, anche la Spagna ha fatto tanto. C’è però un problema con il traffico dei migranti, e anche c’è il problema quando in alcuni casi i migranti devono tornare indietro per accordi (rimpatri, ndr). Ho visto le fotografie delle carceri dei trafficanti in Libia. I trafficanti subito separano le donne e i bambini dagli uomini. Le donne e i bambini vanno solo dove Dio sa. E le carceri per chi è tornato sono terribili: nei lager della Seconda guerra mondiale si vedevano queste cose. E anche mutilazioni, e poi li buttano nelle fosse comuni. Per questo i governi si preoccupano che non tornino e non cadano nelle mani di questa gente. C’è una preoccupazione mondiale. So che i governi parlano di questo e vogliono trovare un accordo, modificare quello di Dublino. In Spagna avete avuto il caso di questa nave che è arrivata a Valencia . Tutto questo è un disordine. Il problema delle guerre è difficile da risolvere; come il problema della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e in Nigeria. Tanti governi europei stanno pensando a un piano di emergenza per investire in quei Paesi per dare lavoro ed educazione. Dico una cosa che sembra offendere ma è la verità: nell’incosciente collettivo c’è un pensiero brutto. L’Africa va sfruttata. Sono considerati schiavi e questo deve cambiare con dei piani di investimenti, di educazione, per far crescere perché il popolo africano ha tante ricchezze culturali e ha un’intelligenza grande. Sono bambini intelligentissimi che possono con una buona educazione andare oltre. Questa sarà la strada a mezzo termine. Ma devono mettersi d’accordo i governi e andare avanti con questa emergenza.  Negli Stati Uniti invece c’è un problema migratorio grande e anche in America Latina: il problema migratori interno. Gente che lascia la campagna perché non c’è lavoro e va nelle grandi città in baraccopoli e poi c’è una migrazione esterna. Concretamente, per quanto riguarda gli Stati Uniti, dico quello che dicono i vescovi locali. Mi schiero con loro».

Pensa sia il caso per la Chiesa cattolica di riunirsi alle chiese della pace e mettere da parte la cosiddetta «guerra giusta»?  
«Oggi a pranzo un pastore ha detto che il primo diritto umano è il diritto alla speranza e mi è piaciuta questa cosa. Abbiamo parlato sulla crisi dei diritti umani oggi. La crisi dei diritti umani si vede chiaramente. Si parla dei diritti umani, ma tanti gruppi prendono le distanze. Sì i diritti umani, ma poi non ci sono forza, entusiasmo, condizioni. E questo è grave perché dobbiamo vedere le cause, quali sono le cause per le quali siamo arrivati al fatto che oggi i diritti umani sono relativi. Anche il diritto alla pace è relativo. È la crisi dei diritti umani. Tutte le chiese che hanno questo spirito di pace devono riunirsi e lavorare insieme: l’unità per la pace. Questa terza guerra mondiale se si farà sappiamo con quali armi. Ma se ci fosse una quarta si farà coi bastoni perché l’umanità sarà distrutta. Se si pensa ai soldi che si spendono in armamenti… La pace è il mandato di Dio. Oggi i conflitti non si risolvono più col negoziato, la mediazione è in crisi, crisi di speranza, di diritti umani, di pace. Ci sono religioni di pace: ma ci sono religioni di guerra? Difficile capire questo. È difficile, ma certamente ci sono alcuni gruppi in quasi tutte le religioni, gruppi piccoli, di fondamentalisti: cercano le guerre. Anche noi cattolici ne abbiamo qualcuno. Cercano sempre la distruzione e questo è importante averlo sotto gli occhi».

Qual è stato il momento della giornata odierna più significativo per lei?  
«Incontro, è stata una giornata di incontri, variegati. La parola giusta della giornata è incontro. Quando uno incontra un’altra persona sente il piacere dell’incontro e questo tocca il cuore. Sono stati incontri positivi, iniziati col dialogo col presidente che è stato un dialogo di cortesia, un dialogo profondo su argomenti mondiali profondi e con una intelligenza tale che sono rimasto stupito. Poi incontri che non avete visto, a pranzo, che mi ha molto colpito per il modo con cui sono stati portati tanti argomenti. Forse l’argomento sul quale siamo rimasti più tempo a parlare è quello dei giovani. Tutte le confessioni sono preoccupate e il pre Sinodo che è stato fatto a Roma dal 19 marzo in poi ha attirato tanto l’attenzione perché c’erano 315 giovani anche agnostici provenienti da tutti i Paesi. Questo ha segnato un interesse speciale. La parola che mi dà la totalità del viaggio è incontro, è stato un viaggio dell’incontro, l’esperienza dell’incontro, nessuna scortesia, un incontro umano»

Lei parla spesso di passi concreti nell’ecumenismo. Oggi ha nuovamente parlato in merito dicendo «vediamo ciò che è possibile fare concretamente piuttosto che scoraggiarsi per ciò che non lo è». I vescovi tedeschi hanno deciso di fare un passo (sul tema della comunione nei matrimoni misti fra cattolici e protestanti, ndr). Come mai l’arcivescovo Luis Ladaria ha scritto una lettera che invece sembra fare un passo indietro? Dopo il 3 maggio è stato detto che vescovi dovevano trovare una soluzione all’unanimità. Quali i prossimi passi? Ci sarà un intervento del Vaticano?  
«Non è una novità perché nel codice di diritto canonico è previsto quello di cui i vescovi tedeschi parlano: la comunione nei casi speciali. Loro parlavano del problema dei matrimoni misti. Il codice dice che il vescovo della Chiesa particolare deve decidere, la cosa è nelle sue mani. Questo dice il codice. I vescovi tedeschi hanno studiato per più di un anno. Il documento uscito è stato fatto con spirito ecclesiale. E hanno proposto il documento alla Chiesa locale. Ma il codice prevede che il vescovo si esprima in merito e non la conferenza episcopale, perché una cosa approvata nella conferenza episcopale diventa universale e questa è stata la difficoltà riscontrata. Ci sono stati due o tre incontri di dialogo e Ladaria ha inviato la lettera ma col mio permesso, non l’ha fatto da solo. Io ho detto sì: è meglio dire che si deve studiare di più. C’è stata la riunione e studieranno la cosa per un nuovo documento. Credo che sarà un testo orientativo perché ognuno dei vescovi diocesani possa gestire quello che già il diritto canonico permette loro. Nessuna frenata, dunque, è piuttosto reggere la cosa perché vada per la buona strada. Quando ho visitato la Chiesa luterana di Roma ho risposto secondo il codice di diritto canonico che è lo spirito che loro cercano adesso. Una parola che voglio dire in conclusione è che oggi è stata è stata una giornata ecumenica. A pranzo abbiamo detto una bella cosa: nel movimento ecumenico dobbiamo togliere dal dizionario una parola: proselitismo. Non ci può essere ecumenismo con proselitismo. O si è con spirto ecumenico o un si è un “proselitista”».