Ballottaggi, cadono le roccaforti rosse: Massa e Pisa al centrodestra, Imola ai 5 Stelle. Vola la Lega. M5S conquista Avellino

Le roccaforti rosse sono solo un ricordo. Il risultato dei ballottaggi – in Toscana ed Emilia – sembra far emergere un duro verdetto per il centrosinistra mentre la Lega volta. Questo il bilancio – ancora provvisorio – del secondo turno delle amministrative. Mentre lo spoglio è ancora in corso.

Per quanto riguarda la Toscana, a Massa è avanti il leghista Persiani sul candidato del Pd Volpi, che era il sindaco uscente. Il centrodestra ha vinto anche a Pisa, dove il centrosinistra ha ammesso la sconfitta. Ancora testa a testa a Siena, dove il primo cittadino uscente Valentini è indietro rispetto a Luigi De Mossi, del centrodestra. A Imola in vantaggio la candidata dei 5 Stelle che batterebbe Carmen Cappello del centrosinistra in un Comune da sempre rosso.

Ad Avellino vittoria sorprendente dei 5 Stelle rispetto al centrosinistra che con Nello Pizza al primo turno aveva oltre il 49 per cento. A Terni lo scontro tra i due alleati di governo –  Lega e 5 Stelle – vede vittorioso il centrodestra. A Brindisi invece il centrosinistra unito è avanti rispetto al centrodestra. Ad Ancona netto vantaggio del centrosinistra con Valeria Mancinelli su Stefano Tombolini. A Teramo, con 10 sezioni scrutinate, avanti il centrosinistra.  Successo per il centrodestra a Sondrio e Cinisello. A Imperia in lieve vantaggio Claudio Scajola nel derby di centrodestra.

Messina il candidato civico di area Udc è in netto vantaggio su quello del centrodestra, ribaltando il risultato del primo turno.

Ma c’è un voto molto atteso anche a Roma, quello del III municipio e qui Giovanni Caudo del centrosinistra è in vantaggio rispetto allo sfidante di centrodestra, Francesco Maria Bova. I 5 Stelle non erano neppure arrivati al ballottaggio.

L’affluenza, infine: è stata del 47,61% luenza in 67 dei 75 comuni chiamati alle urne. Al primo turno era stata del 60,42%. Dunque il calo è stato di circa 13 punti percentuali. Il dato non tiene conto dei risultati della Sicilia e del III municipio della Capitale, gestiti direttamente dalla Regione e dal Comune di Roma.Ballottaggi, cadono le roccaforti rosse: Massa e Pisa al centrodestra, Imola ai 5 Stelle. Vola la Lega. M5S conquista Avellino(fotogramma)

Migranti, vertice Ue: Italia, ecco la proposta in 10 punti

Superare Dublino e la logica del primo approdo, e far passare il principio che chi sbarca in Italia, sbarca di fatto in Europa, con la libertà poi di muoversi tra i vari Paesi membri. La proposta italiana per la gestione dei flussi migratori presentata al vertice Ue di oggi, che fa da prologo a quello che sarà il Consiglio – probabilmente decisivo – di giovedì 28 e venerdì 29 giugno, è intitolata “Strategia europea multilivello”. La ha presentata il premier Giuseppe Conte nel corso del punto stampa che ha preceduto il vertice informale di Bruxelles spiegando come la proposta si basi su “sei premesse” e abbia “dieci obiettivi”.

La proposta italiana mira a “una puntuale politica di regolazione dei flussi che sia realmente efficace e sostenibile e al totale superamento del regolamento di Dublino, che noi riteniamo” legato “ad un quadro emergenziale” quando invece vogliamo una gestione “strutturale”, ha spiegato Conte. “L’Italia in Europa è chiamata ad una sfida cruciale. E vi garantisco che sarà un radicale cambio di approccio sul tema”, aveva già scritto il premier su Twitter.

Ecco i dieci punti della proposta italiana:

1. Intensificare accordi e rapporti tra Unione europea e Paesi terzi da cui partono o transitano i migranti e investire in progetti. Ad esempio la Libia e il Niger, col cui aiuto abbiamo ridotto dell’80% le partenze nel 2018.

2. Centri di protezione internazionale nei Paesi di transito. Per valutare richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di rimpatri volontari. A questo scopo l’Ue deve lavorare con Unhcr e Oim. Perciò è urgente rifinanziare il Trust Fund Ue-Africa (che ha attualmente uno scoperto complessivo di 500milioni di euro) che incide anche su contrasto a immigrazione illegale su frontiera Libia-Niger.

3. Rafforzare le frontiere esterne. L’Italia sta già sostenendo missioni Ue (Eunavfor Med Sophia e Joint Operation Themis) e supportando la Guardia Costiera Libica, occorre rafforzare queste iniziative.

4. Superare Dublino. Nato per altri scopi, è ormai insufficiente. Solo il 7% dei migranti sono rifugiati. Senza intervenire adeguatamente rischiamo di perdere la possibilità di adottare uno strumento europeo veramente efficace. Il Sistema Comune Europeo d’Asilo oggi è fondato su un paradosso: i diritti vengono riconosciuti solo se le persone riescono a raggiungere l’Europa, poco importa a che prezzo.

5. Superare il criterio Paese di primo arrivo. Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa. Riaffermare responsabilità-solidarietà come binomio, non come dualismo. È in gioco Schengen.

6. Responsabilità comune tra Stati membri sui naufraghi in mare. Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo. Superare il concetto di ‘attraversamento illegale’ per le persone soccorse in mare e portate a terra a seguito di Sar. Bisogna scindere tra porto sicuro di sbarco e Stato competente ad esaminare richieste di asilo. L’obbligo di salvataggio non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti.

7. L’Unione europea deve contrastare, con iniziative comuni e non affidate solo ai singoli Stati membri, la ‘tratta di esseri umani’ e combattere le organizzazioni criminali che alimentano i traffici e le false illusioni dei migranti.

8. Non possiamo portare tutti in Italia o Spagna. Occorrono centri di accoglienza in più paesi europei per salvaguardare i diritti di chi arriva e evitare problemi di ordine pubblico e sovraffollamento.

9. Contrastare i movimenti secondari. Attuando principi precedenti, gli spostamenti intra-europei di rifugiati sarebbero meramente marginali. Così i movimenti secondari potranno diventare oggetto di intese tecniche tra paesi maggiormente interessati.

10. Ogni Stato stabilisce quote di ingresso dei migranti economici. È un principio che va rispettato, ma – conclude il documento – vanno previste adeguate contromisure finanziare rispetto agli Stati che non si offrono di accogliere rifugiati”.

Olimpiadi 2026, i ministri M5s sposano il progetto di Appendino

Dopo Fraccaro, Toninelli: non c’è soluzione migliore a Torino.

Di Maio: “Vera lebbra è ipocrisia europea”  

Di Maio: Vera lebbra è ipocrisia europea

“La vera lebbra è l’ipocrisia europea. Ed è l’ipocrisia di alcuni Stati che respingono gli immigrati a Ventimiglia e poi fanno la morale a noi su come gestirli”. Così il vice premier Luigi Di Maio, arrivando al congresso della Uil all’Eur, replica ancora una volta alle parole del presidente francese Macron, che ieri aveva definito la crescita dei populisti in Europa “come una lebbra”. Quella del presidente francese Macron sull’Italia è un’uscita “sicuramente infelice”, ha tuonato Di Maio, “stiamo assistendo a cose inedite a livello internazionale e soprattutto europeo, comportamenti anche scomposti da parte di Capi di Stato, del Presidente della Repubblica francese, che prima ha parlato di rapporti di buon vicinato quando i governi italiani stavano zitti e adesso attacca a fasi alterne, un giorno dice che non vuole offendere l’Italia e un giorno parla di lebbra”.

LA POLEMICA – Ieri il presidente francese Macron aveva attaccato i populisti, anche italiani, non citandoli esplicitamente. “Voi li vedete crescere come una lebbra – aveva detto in un discorso a Quimper – un po’ dappertutto in Europa, nei Paesi in cui non pensavamo fosse possibile vederli tornare. I nostri amici vicini dicono le cose peggiori e ci abituiamo. Fanno le peggiori provocazioni e nessuno si scandalizza”. Un duro attacco che aveva subito suscitato la reazione dei vicepremier Di Maio e Salvini. “La vera lebbra è l’ipocrisia di chi respinge gli immigrati a Ventimiglia e vuole farci la morale sul diritto sacrosanto di chiedere una equa ripartizione dei migranti. La solidarietà o è europea o non è”, aveva ribattuto Di Maio. “Gli insulti dei chiacchieroni Macron e Saviano non mi toccano, anzi mi fanno forza”, aveva sostenuto il ministro dell’Interno, sottolineando: “C’è chi parla, c’è chi fa”.

Programma e governo: procedere per priorità

Il sentiero stretto di memoria padoana (da Padoan) si ripropone oggi tal quale e forse con qualche asperità in più sul terreno. Come ha detto il neo ministro dell’Economia Giovanni Tria, l’intenzione di questo governo è rilanciare la crescita senza far salire il debito pubblico. Almeno in rapporto con il Pil del Paese.
Il tutto tenendo fede alle promesse elettorali dei partiti usciti vincitori dalle urne, Lega e M5Stelle, che vogliono rivedere la legge Fornero sulle pensioni, avviare il reddito di cittadinanza, introdurre la flat tax. Tre misure che, occhio e croce, quotano una settantina di miliardi di euro.
Le fonti di approvvigionamento – spiegano Salvini e Di Maio – possono essere molte, non escluse quelle europee. Che possono essere mobilità soprattutto in due direzioni: verso misure di alleggerimento della disoccupazione e verso un ampio programma d’infrastrutture materiali e immateriali.
Soprattutto quest’ultima misura – un ampio programma d’infrastrutture – è ritenuta essenziale per far ripartire il motore dell’economia essendo noto a tutti il favorevole moltiplicatore delle costruzioni e l’effetto immediato che si può avere nel mondo delle imprese, delle professioni, del lavoro.
Stimolando l’aumento del pil – questo il ragionamento – migliora automaticamente il rapporto con il debito pubblico disinnescando il pericolo che può derivare da un suo momentaneo innalzamento dovuto alla necessità di dare un primo colpo al volano che metta in moto il circolo virtuoso.
Su questa capacità taumaturgica della spesa in ponti, strade, porti, aeroporti, ferrovie, reti telematiche e tutto quello che può rendere il sistema più efficiente e competitivo, sono in molti a dubitare non certo per sfiducia nella teoria ma per le perplessità nella capacità pratica di fare le scelte giuste.
Troppi errori, troppi sprechi, troppi scandali hanno accompagnato la realizzazione di opere pubbliche nel remoto e recente passato – e la cronaca s’incarica di ricordarlo anche oggi – per poter nutrire in questo rimedio la sufficiente dose di fiducia e superare così i mal di pancia di chi si oppone.
Ma una via per cominciare a dare corpo ai contenuti del contratto di governo si deve pur trovare e imboccare. E questa delle costruzioni e delle infrastrutture appare comunque la più veloce e sicura. L’unica in grado di muovere, assieme agli investimenti privati, la macchina dell’economia.
E poiché, come si ricordava in premessa, il sentiero continua a essere stretto è velleitario pensare e proporre di farvi passare tutto l’armamentario ritenuto indispensabile per dare corpo al progetto politico dell’attuale maggioranza. Alla meno peggio si sconterebbe un effetto ingolfamento.
E poi c’è l’Europa che ci guarda con il sospetto che si riserva a chi per troppo tempo ha tentato di fare il furbetto promettendo soluzioni salvifiche al solo scopo di comprare tempo e punti di flessibilità (possibilità di fare deficit) senza mai andare in fondo alle promesse fatte.
Una nuova ripartenza dovrebbe tener conto delle esperienze maturate in tutti questi anni di rapporti difficili e conflittuali. Il piano da costruire e presentare alla comunità che deve valutarlo – all’interno e all’esterno dei confini nazionali – dovrà procedere per priorità seriamente concatenate.

Pensioni, quota 41 più avanti

Lavoratori dipendenti con carriere lunghe e continue, perlopiù residenti nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est o impiegati nelle pubbliche amministrazioni. Eccolo l’identikit dei candidati alle nuove pensioni di anzianità che il governo Conte dovrebbe attivare dal prossimo mese di gennaio con la cosiddetta “quota 100”, il perno del piano per superare la legge Fornero. L’esecutivo starebbe valutando l’ipotesi di un’operazione in due tappe: consentire subito dal 2019, facendo leva sulla prossima legge di bilancio, il pensionamento con almeno 64 anni di età e 36 di contribuzione, e prevedere con tempi più lunghi il canale di uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. A lasciare intendere che quota 100 è prioritaria rispetto a quota 41 è stato indirettamente lo stesso Matteo Salvini intervenendo mercoledì sera a Porta a porta.

La mappa dei nuovi pensionandi parte dalle classi centrali della generazione dei baby boomers (i 64enni del 2019 sono nati nel 1955) e si compone con gli iscritti al Casellario degli attivi Inps. L’ultimo anno certificato è il 2016 e nella classe di età 60-64 anni si contano poco meno di un milione di iscritti, per una media di circa 200mila per ogni coorte. Sono tutti i lavoratori residenti del settore privato, dipendenti e autonomi, numeri certificati come medi annui, dai quali vanno dunque esclusi gli stagionali. A queste cifre, molto grezze e aggregate, vanno aggiunti i circa 100-150mila dipendenti pubblici che ogni anno dovrebbero andare in pensione tra il 2019 e il 2021, stando alle previsioni più condivise e che trovano riscontro nelle distribuzioni per classi di età che si leggono sul Conto annuale della Pa.

Proiettando sul prossimo triennio l’insieme di questi dati si può arrivare a una prima stima di 300mila pensionandi potenziali che, anno dopo anno, matureranno il requisito anagrafico dei 64 anni. Naturalmente non tutti avranno gli altri due requisiti necessari per raggiungere la nuova anzianità, ovvero 36 anni di contributi versati con non più di tre anni di contribuzione figurativa. Ma è da questi numeri che si deve partire per considerare, come prima approssimazione, il potenziale effetto di “quota 100”, finestra cui seguirebbe solo in un secondo tempo il via libera con 41 anni di contributi a prescindere dall’età (contro i 43 anni e 3 mesi per gli uomini e i 42 anni e 3 mesi per le donne a legislazione vigente).

L’anno scorso, tanto per dare un metro di paragone, le nuove pensioni liquidate nel solo settore privato con decorrenza 2017 sono state circa 350mila (198mila con i requisiti di vecchiaia e 151mila con l’anticipo), cui se ne devono aggiungere altre 60mila con decorrenza nel primo trimestre di quest’anno. Non considerando il pubblico impiego, i cui dati non sono disponibili con lo stesso aggiornamento nel Casellario Inps, il milione di pensionandi 64enni dei prossimi cinque anni è nel 64% dei casi di sesso maschile e nel 49,9% dei casi residente al Nord.

In attesa dei dettagli sulla nuova anzianità, resta al momento in campo una stima di maggiore spesa per 5 miliardi l’anno, compensata con diverse contromisure come lo stop dell’Ape sociale, l’ammortizzatore di ultimi istanza attivo fino a fine anno per garantire un finanziamento-ponte fino alla pensione ai 63enni disoccupati con 30 anni di contributi (36 per determinate categorie). Un’ipotesi che penalizza proprio i più svantaggiati, come ha messo in rilievo in un paper Tabula, società di ricerca fondata da Stefano Patriarca: «Il non rinnovo dell’Ape sociale impedirebbe a questi lavoratori di accedere al pensionamento a 63 anni, anche con contributi molto inferiori ai 41 anni, e dovrebbero attendere la pensione di vecchiaia a 67 anni».

Sulle pensioni l’attenzione è massima, dati i livelli di spesa che sono in gioco. Nelle Considerazioni finali il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha sottolineato il rischio di passi indietro:«Interventi mirati, volti a ridurre specifiche rigidità, sono possibili, alcuni sono già stati effettuati in passato, ma vanno sempre adeguatamente compensati in modo da assicurare l’equilibrio attuariale del sistema pensionistico». Un monito da prendere sul serio: l’eventuale ricalcolo dei contributi versati dal 1996 al 2011 per chi oggi optasse per “quota 100” abbandonando una pensione calcolata con il solo retributivo, come proposto, non garantirebbe in pieno quell’equilibrio.

Rivoli, la consigliera 5Stelle lascia Movimento e poltrona: “Ho un nonno partigiano, con Salvini non posso più restare”

Carlotta Trevisan, ormai ex vicepresidente del Consiglio comunale, da sempre impegnata per i diritti civili: “Troppi silenzi su porti chiusi e censimento dei rom”

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Nonno Luciano, partigiano tra i fondatori della settima sezione del Pci, è tornato solo ieri a rivolgerle le parola. “Oggi mi ha anche abbracciato dopo giorni in cui il caffè a colazione si prendeva in silenzio. Era arrabbiato con me perchè non mandavo un segnale”. Carlotta Trevisan è la consigliera ormai ex grillina, vicepresidente del Consiglio comunale di Rivoli, che ha pensato e pensato e poi ha deciso di uscire dal Movimento 5Stelle. Colpa dell’intesa con Matteo Salvini, dice lei, da sempre in prima fila ai Pride e a tutte le manifestazioni per la difesa dei diritti civili.
Una decisione sofferta?
“Moltissimo. Ho passato serate a piangere e ho pianto anche ieri sera quando sono andata a trovare i miei amici del Meet Up. Ci troviamo tutte le settimane, discutiamo, organizziamo. Vorrei che fosse chiaro che a me il Movimento piace. Solo che non riuscivo più a restare a guardare la posizione subalterna del Movimento nei confronti di Salvini. Che domina la comunicazione”.
Aveva votato No all’accordo?
“Certo, ero contraria. Ma è stato il silenzio dei 5Stelle dopo le dichiarazioni di Salvini su porti chiusi e censimento dei rom a farmi fare il passo definitivo”.
Nonno Luciano era contento di avere una nipote che aveva scelto Grillo?
“Mio nonno il 4 marzo ha votato il Movimento 5 Stelle. Però non poteva accettare il governo con la Lega. La sua storia non glielo avrebbe mai concesso. Per questo mi teneva il muso da giorni”.

Qualcuno del Movimento ha tentato di fermarla?

“Sì, il mio non è stato un gesto improvviso. Tutti sapevano del mio malessere, del mio disagio. Ne abbiamo parlato con i consiglieri di Rivoli che mi hanno chiesto di restare nel gruppo misto per dare una mano. Ma ho pensato che fosse meglio aiutarli dall’esterno in iniziative concrete”.
Passerà al Pd?
“Per carità, questo mai. Come dicevo, io credo fermamente nei valori che hanno portato alla nascita del Movimento 5Stelle. E non ho alcuna intenzione di criticare le persone e gli ideali che mi hanno fatto aderire al Movimento dal 2009. Non ho certo cambiato idea”.
Crede che qualcuno seguirà il suo esempio? Pensa che altri usciranno dal Movimento torinese o piemontese?
“Non lo so. Altri hanno condiviso il mio malessere. Ecco, io credo che la mia decisione porterà qualcuno a riflettere sulla necessità di alzare la voce e non lasciare la scena a Salvini”.
C’è un gruppo di dissidenti all’interno del Movimento 5Stelle?
“Nulla che non sia del tutto trasparente. Ci sono posizioni diverse. Io ad esempio condivido le opinioni dei consiglieri comunali contrari alle Olimpiadi a Torino”.
Cosa farà da domani?
“Non so ancora. Vorrei tanto portare qui l’esperienza di “Cambiamo Messina dal Basso” che giudico un vero esempio di progetto di democrazia dal basso. Mi piacerebbe fare questo. Non subito, certo, ci vorrà un po’ di tempo. Ma è più che sicuro che il mio impegno con la politica non finirà qui. Vado avanti a combattere. Me lo ha insegnato nonno Luciano”.

Migranti, Salvini: “Conte non vada a Bruxelles se l’accordo Ue è già scritto”. Macron e Sanchez due chiacchieroni”

Migranti, Salvini: "Conte non vada a Bruxelles se l'accordo Ue è già scritto".  Macron e Sanchez due chiacchieroni"

Matteo Salvini (ansa)

L’Italia è pronta a puntare i piedi se non sarà affrontata prima la questione degli sbarchi nei Paesi di primo approdo. Il ministro dell’Interno: la Spagna si prenda i prossimi 4 barconi. Contro di me l’Internazionale dei rosiconi”

ROMA –   Matteo Salvini a Porta a Porta apre un altro fronte con la Ue: “Se andiamo a Buxelles per avere il compitino già scritto da Francia e Germania, se pensano di mandarci altri migranti invece di aiutarci, allora non andiamo nemmeno, risparmiamo i soldi del viaggio”. “Spero che Conte – ha proseguito – vada a far valere le nostre ragioni, ma l’Italia non è più scontata, il popolo italiano non è più in vendita” e ribadisce la minaccia di usare l’arma dei contributi al bilancio comunitario. “Siamo il secondo paese per contributi all’Europa dice a Bruno Vespa – secondi per migranti accolti, vogliamo essere ascoltati, non è possibile che dettino legge francesi e tedeschi, mentre l’Italia paga e accoglie e questo vale anche per pesca, turismo, banche. Il premier Conte ha tutto il mio sostegno e quello del popolo italiano. Macron è un chiacchierone e pure Sanchez, anche se è lì da poco. Parlano di bontà e generosità? lo dimostrino”, ha spiegato Salvini. “Ogni volta che faccio qualcosa arriva l’Internazionale dei rosiconì che sta andando avanti a Maalox dal 4 marzo. Se ne facciano una ragione”.

Sulla questione ricollocamenti c’è irritazione nel governo italiano su come il dossier, se la bozza che sta uscendo in queste ore venisse confermata, sarà trattato nel corso del vertice informale di domenica a Bruxelles. L’Italia è pronta a puntare i piedi se non sarà affrontata prima la questione degli sbarchi nei Paesi di primo approdo: il dissidio verte su questo punto. Insomma, il premier Giuseppe Conte non andrà a Bruxelles per ratificare una bozza già preconfezionata. Conte lo ha ribadito oggi al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, in visita a Roma. Dopo aver ribadito quanto sia impensabile che l’Italia possa farsi carico di tutti i migranti, Conte sottolinea che l’Italia “non è disponibile” a discutere dei “secondary movements”, ovvero il ricollocamento dei migranti dai vari Stati Ue allo Stato in cui sono sbarcati, senza prima aver affrontato l’emergenza dei “primary movements”, gli sbarchi, veri e propri, “che l’Italia – ribadisce Conte – si ritrova ad affrontare da sola”

Il premier Conte “ha pieno mandato di tenere alto l’orgoglio italiano” nel vertice di domenica a Bruxelles: “ma se andiamo lì per avere il compitino già preparato da francesi e tedeschi è giusto risparmiare i soldi del viaggio”. Con la bozza che circola “pensano di mandarcene altri (di migranti, ndr) invece di aiutarci ed in cambio faranno poi i centri di raccolta fuori dall’Europa, ma meglio un uovo oggi” ha detto Salvini.

“Gli ottocento morti in mare degli ultimi mesi, così come i quattromila precedenti, pesano sulle coscienze degli scafisti e dei buonisti”. Matteo Salvini, alla fine dell’incontro con il vice cancelliere austriaco  Heinz Christian Strache e il ministro dell’Interno Herbert Kickl non abbassa il tono e prosegue nella sua polemica contro le Ong. E rimette nel mirino l’Unione Europea, sollevando il problema del contributo economico italiano.

“L’aria in Europa – dice – sta cambiando e siamo ottimisti. Siamo anche estremamente fiduciosi nella presidenza austriaca e confidiamo nel buonsenso dei colleghi europei, anche perché non vorremmo arrivare a ridiscutere il finanziamento italiano all’Unione Europea”. Ma, continua Salvini, “stiamo lavorando alla revisione finale della nostra proposta sulle regole” da presentare al vertice europeo. “L’obiettivo- spiega – è proteggere frontiere esterne, non dividere il problema tra paesi europei ma risolvere il problema a monte. Se qualcuno nella Ue pensa che l’Italia debba continuare ad essere punto di approdo e un campo profughi ha sbagliato”.

Salvini nella conferenza stampa con gli ospiti austriaci era tornato anche ad attaccare la Spagna, e l’ha invitata a partecipare allo sforzo sui migranti. “Secondo il progetto della relocation – spiega – la Spagna avrebbe dovuto accogliere 3.265 richiedenti asilo dall’Italia, ma finora ne ha presi soltanto 235, quindi può accogliere anche i prossimi quattro barconi”.

Subito dopo l’incontro con i colleghi austriaci e la conferenza stampa, Salvini ha avuto un incontro con il premier Giuseppe Conte e l’altro vicepremier Luigi Di Maio proprio per discutere della posizione che l’Italia dovrà assumere al vertice europeo di fine mese. Subito dopo i tre si sono trasferiti al Consiglio dei ministri dove è probabile che si sia affrontato anche il dossier migranti.

Argomento che è stato oggetto del vertice conclusosi nel primo pomeriggio a Palazzo Chigi tra Conte e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. “Abbiamo un incontro oggi pomeriggio con il presidente Conte, ci sarà una proposta italiana al vertice informale sui migranti, il problema non è respingere all’interno dell’Unione, ma usare uomini e soldi per difendere i confini europei”, aveva anticipato Salvini in mattinata a margine di una riunione della Lega in Senato. L’assemblea  dei senatori ha eletto Massimiliano Romeo nuovo capogruppo al posto del ministro Gian Marco Centinaio.

Cassese, censimento Rom? Esiste anagrafe

Sabino Cassese in Municipio a Pescara per convegno su Macroregioni

(ANSA) – PESCARA, 20 GIU – “Ci sono oggi tante forze contrarie, ma dobbiamo batterci perché ci sia una vera politica di coesione. Stiamo parlando di cittadini della Repubblica Italiana. È bene che non ci siano cittadini speciali della Repubblica Italiana. C’è un solo registro che è l’anagrafe, in Italia. Conserviamo quel registro”. Lo ha detto a Pescara Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale e docente alla School of Government della Luiss “Guido Carli” di Roma, a margine di un convegno, nella sala consiliare del Municipio, sulle Macroregioni, rispondendo alle domande dei giornalisti in merito alla proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini di fare un censimento dei Rom in Italia

Il bilancio di Rousseau svela una cosa interessante sul M5S e su Casaleggio

L’Associazione Rousseau ha pubblicato il bilancio di esercizio del 2017, che “si è chiuso con 357.000 euro di ricavi grazie principalmente alle donazioni (di 29 euro in media) dei sostenitori e degli iscritti, a fronte di 493.000 euro di costi”. Il bilancio evidenzia un disavanzo di gestione pari a 135.062 euro e un patrimonio netto negativo pari a 55.386 euro. “Hanno contribuito significativamente ai costi – spiega l’Associazione presieduta da Davide Casaleggio – le spese dedicate alla sicurezza investiti per la tutela degli iscritti sulla piattaforma e gli accantonamenti precauzionali per le spese legali relative alle cause in corso pari a 89.000 euro”.

davide casaleggio cena lanzalone

Nella nota integrativa si spiega che l’accantonamento per rischi si riferisce alla possibilità di dover provvedere al pagamento degli oneri e delle spese derivati da cause legali in corso di definizione, così come è stato riferito e stimato dal legale che segue la relativa pratica. Gli altri accantonamenti si riferiscono a pagamenti da effettuare, sempre per cause legali.

associazione rousseau

E quali sono queste cause legali delle quali l’Associazione Rousseau si preoccupa? Sono quelle del MoVimento 5 Stelle (o “5 Selle”, come scrivono nella nota). Questo significa che sarà l’Associazione Rousseau ad accollarsi “oneri” e “spese” derivati da cause legali “in corso di definizione”, come quella che a Genova contrappone alcuni iscritti della vecchia associazione del 2009 che non sono passati a quella del 2017 e  reclamano l’uso del nome, del simbolo e del sito del M5S. Proprio quelle che più preoccupano il MoVimento, come scriveva Repubblica qualche giorno fa, e che sono seguite dagli avvocati Ronnie RodinoStefano Di Biase e Luciano Costantini dello studio Lanzalone di Genova. Sì, proprio quel Luca Lanzalone che ha contribuito alla scrittura dell’attuale Statuto del MoVimento 5 Stelle, quello che Di Maioha presentato alla vigilia delle elezioni 2018 tra Natale e Capodanno. Com’è piccolo il mondo, vero? Ma c’è un’ultima cosa interessante da notare. Il 5 febbraio scorso un tribunale ha sentenziato che il M5S Roma doveva pagare un totale di 30mila euro di sole spese di lite, in attesa della definizione dei danni, a Roberto Motta e Antonio Caracciolo, espulsi illegittimamente alla vigilia delle primarie per il sindaco di Roma nel 2015.

All’epoca il giudice dichiarò che a pagare dovevano essere l’associazione MoVimento 5 Stelle del 2009 e l’associazione MoVimento 5 Stelle del 2012. Ovvero, Grillo. Adesso si scopre che se e quando il M5S verrà condannato in tribunale si è impegnata a pagare l’Associazione Rousseau di Davide Casaleggio. Che tecnicamente con le decisioni sulle espulsioni non c’entra niente. Non è curioso tutto ciò?