Florida, ex studente apre il fuoco, strage in un liceo a Parkland: 17 morti e decine di feriti

Ragazzi e professori barricati nelle aule. Il responsabile, che era riuscito a fuggire, è stato catturato poco lontano: frequentava l’istituto ma era stato allontanato perché ritenuto “potenziale minaccia”

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E’ di almeno 17 morti il bilancio delle vittime, confermato dalle forze dell’ordine, cadute sotto i colpi di un giovane armato che ha aperto il fuoco in un liceo in Florida, la Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, circa 70 chilometri a nord di Miami. I feriti sarebbero 14. Il responsabile dell’ennesimo assalto armato a una scuola Usa è un ex studente, problematico, Nikolas Cruz, di 19 anni. Fuggito dalla scuola, è stato catturato a circa un chilometro e mezzo di distanza e si è consegnato agli agenti senza opporre resistenza. Secondo quanto dichiarato dallo sceriffo, ha usato un fucile d’assalto semi-automatico Ar-15.

L’OMICIDA ERA STATO ALLONTANATO DALL’ISTITUTO 
Il Miami Herald ha scritto che il giovane era già stato identificato in passato come una potenziale minaccia per i suoi coetanei. “L’anno scorso ci avevano detto che non sarebbe potuto entrare a scuola se avesse avuto con sé uno zaino – ha spiegato al giornale Jim Gard, insegnante di matematica che aveva avuto Cruz tra i suoi allievi – Ci sono stati dei problemi, ha minacciato degli studenti l’anno scorso e mi sembra che gli fosse stato ordinato di lasciare il campus”. Secondo alcuni media, era vicino a gruppi di fanatici delle armi.
Lo sceriffo ha pure riferito che sono stati rintracciati messaggi “molto allarmanti” che il giovane – che a settembre compirà 20 anni – aveva caricato sui social network.

LA CARNEFICINA NELLE AULE
Dodici dei 17 morti sono stati colpiti all’interno della scuola, il liceo Douglas. Due vittime sono state freddate all’esterno dell’edificio, una sulla strada e due hanno perso la vita in ospedale. Ci sono poi alcuni feriti gravi che sono stati sottoposti ad interventi chirurgici.

Durante la sparatoria, le forze dell’ordine hanno ordinato agli studenti e ai docenti di barricarsi nelle aule. Le immagini trasmesse dalle tv e diffuse sui social mostravano numerose persone a terra soccorse dai sanitari

Alcuni ragazzi hanno twittato direttamente dall’interno del liceo, frequentato da oltre tremila studenti. Come Aidan: “Sono chiuso all’interno della scuola, si parla di 20 vittime. Ho paura”

LE SCUOLE NEL MIRINO
Il presidente americano Donald Trump, che ha annullato i suoi impegni per seguire personalmente la vicenda, ha commentato su Twitter: “Nessun bambino, nessun insegnante o qualunque altra persona dovrebbe mai sentirsi insicuro in una scuola americana”.

Con questa, però, sono almeno 19 le scuole americane in cui dall’inizio dell’anno si è verificato un fatto di questo genere. I dati sono forniti da Everytown For Gun Safety, associazione che si batte per un maggior controllo sulla vendita delle armi da fuoco. L’episodio più grave finora era quello del 23 gennaio scorso quando uno studente di 15 anni in un liceo del Kentucky aveva ucciso altri due allievi e ne aveva feriti 20

 

Russia, aereo di linea precipita a Mosca: 71 morti

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Nessun superstite tra i passeggeri dell’Antonov an-148 della compagnia Saratov Airlines. Non ancora accertate le cause della sciagura. Putin chiede una commissione speciale per le indagini MOSCA – Un aereo dell’aviolinea russa Saratov Airlines è precipitato alla periferia di Mosca subito dopo il decollo dall’aeroporto di Domodedovo. Non ci sono superstiti tra le 71 persone a bordo, 65 passeggeri, tra cui almeno un bambino e due adolescenti, e sei membri dell’equipaggio. Tra le vittime ci sarebbero anche tre cittadini stranieri, uno dei quali di nazionalità svizzera. Il presidente Vladimir Putin ha espresso le sue condoglianze e posticipato il suo viaggio di lavoro a Soci previsto per lunedì 12 per poter coordinare il lavoro di una commissione speciale d’inchiesta da lui appositamente istituita.

LA DINAMICA
Non sono ancora chiare le ragioni dell’incidente. Il ministero russo dei Trasporti sta vagliando diverse ipotesi: dalle cattive condizioni meteo all’errore umano, al guasto tecnico. Gazeta.ru ha riferito che il pilota aveva chiesto l’autorizzazione a un atterraggio di emergenza a causa di un malfunzionamento tecnico. Mentre l’agenzia “Interfax” ha riportato che l’aereo si sarebbe scontrato con un elicottero postale e “Lenta.ru” ha pubblicato un video dei presunti rottami del secondo velivolo tra la neve. Ma le Poste russe hanno smentito il coinvolgimento di un loro mezzo e anche la presenza di elicotteri nella loro flotta nella regione di Mosca. È stato invece confermato che a bordo del velivolo ci fosse un sacco postale che pesava circa 30 chili, il che spiegherebbe la presenza di numerose buste sul luogo dello schianto.

Mosca, il resti dell’Antonov precipitato dopo il decollo

L’aereo, un Antonov An-148, in attività da poco più di sette anni e mezzo, aveva lasciato l’aeroporto Domodedovo della capitale alle 14.21 ora locale e poco dopo era scomparso dai radar. Il volo 703 operato da Saratov Airlines era diretto a Orsk, Oblast di Orenburg, al confine con il Kazakhstan. Almeno 60 passeggeri a bordo erano originari della regione. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto un’esplosione sotto un’ala e poco dopo l’aereo precipitare in fiamme, ma non è chiaro come abbiano fatto, data la scarsa visibilità nella zona. Frammenti della carlinga del velivolo e corpi senza vita sono “disseminati per circa un chilometro” nei pressi del villaggio Stepanovskoe, secondo l’agenzia Tass. Sul posto sono intervenuti oltre 150 soccorritori e 20 veicoli. Le operazioni di recupero dei rottami e delle salme sono ostacolate dalla spessa coltre di neve, ma almeno una delle due scatole nere sarebbe stata rinvenuta. Un’unità di crisi è stata istituita presso l’aeroporto di Domodedovo, il secondo scalo della capitale per numero di passeggeri.

Tensione nei cieli: F16 israeliano abbattuto in Siria, stava dando la caccia a drone iraniano

Un elicottero da combattimento ha intercettato il velivolo. Aerei di Gerusalemme hanno poi colpito postazioni a Tadmor ma un jet viene colpito: i piloti si lanciano col paracadute ma uno è grave. Damasco: “Respinto anche secondo raid di Israele”. Morti tre combattenti delle truppe di Assad

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TEL AVIV – Tensione nei cieli del Medio Oriente: i caccia israeliani hanno abbattuto un drone iraniano lanciato dalla Siria e come controrisposta hanno colpito obiettivi nella zona di Tadmor. Un F16 di Gerusalemme, però, è stato abbattuto dalla contraerei di Damasco: i due piloti a bordo sono riusciti a lanciarsi col paracadute e sono caduti in territorio israeliano, mettendosi in salvo. Uno dei due, però, è in gravi condizioni. A renderlo noto è il portavoce militare israeliano secondo cui il pilota “è stato trasportato in ospedale”.

Il premier Benyamin Netanyahu è accorso al ministero della difesa a Tel Aviv per una riunione sulla situazione al confine con la Siria. Sul posto anche il ministro della difesa Avigdor Lieberman e il capo di stato maggiore Gadi Eisenkot. Damasco, da parte sua, fa sapere di aver poi respinto un secondo attacco aereo di Israele nei pressi della capitale siriana, qualche ora dopo il primo. Ad annunciarlo è stata l’agenzia ufficiale Sana. L’esercito israeliano ha fatto sapere di aver colpito 12 obiettivi siriani e iraniani in Siria in quelli che vengono definiti come raid ‘su larga scala’: aerei di Israele, scrive in una nota, “hanno colpito il sistema di difesa antiaereo siriano e obiettivi iraniani in Siria. Sono stati attaccati dodici obiettivi, comprese tre batterie antiaeree e quattro obiettivi iraniani che fanno parte delle installazioni iraniane in Siria”. Fonti di Damasco hanno reso noto che nei raid israeliani sono morti tre combattenti delle forze fedeli ad Assad.

In Corea del Sud l’allarme hacker sui Giochi è già massimo

Intercettati alcuni malware inviati da un finto account del Centro anti-terrorismo. Le precauzioni diramate dalla Squadra americana per la sicurezza informatica

A meno di tre giorni dall’inizio degli attesissimi Giochi Olimpicie Paralimpici invernali di PyeongChang è già allerta hacker in Corea del Sud: il primo febbraio la Squadra statunitense per le emergenze informatiche ha diramato un’allerta in cui si raccomanda agli spettatori americani dell’evento di utilizzare tutte le precauzioni necessarie per schivare gli attacchi di potenziali hacker. L’avviso arriva a poche settimane dalla scoperta che una campagna di diffusione di malware aveva colpito numerose organizzazioni coinvolte nelle Olimpiadi

“In occasione di eventi di alto profilo gli hacker potrebbero trarre vantaggio dalla presenza di un vasto pubblico per diffondere il loro messaggio – si legge nella circolare – E tentare di rubare informazioni personali o impossessarsi delle credenziali bancarie degli utenti. Le comunicazioni mobili o di altro tipo potrebbero venire monitorate”. Secondo quanto riportato dall’azienda di sicurezza informatica McAfee, il 28 dicembre le organizzazioni che partecipano all’evento sportivo hanno ricevuto una mail contenente un malware in grado di “stabilire un canale crittografato con il computer dell’attaccante, probabilmente dando ai pirati informatici la possibilità di eseguire comandi sul computer della vittima e installare ulteriori software malevoli”.

In Corea del Sud l'allarme hacker sui Giochi è già massimo
 Afp
  PyeongChang, Olimpiadi invernali 2018

La mail proveniva da un account fintamente intestato al Centro nazionale anti-terrorismo sudcoreano, ma in realtà era stata inviata dalla città-Stato di Singapore. Il documento allegato alla mail e contenente il malware è un file di Word scritto in coreano, capace di creare una finestra temporale nella quale il dispositivo rimane esposto all’azione degli hacker, che possono approfittarne per installare altri software di spionaggio più complessi.

Le misure consigliate dalla Squadra statunitense per le emergenze informatiche:

  • Disattivare le connessioni Wi-Fi e Bluetooth quando non sono in uso
  • Utilizzare la carta di credito per pagare beni e servizi online
  • Quando si utilizza una connessione wireless pubblica o non protetta, evitare di utilizzare siti e applicazioni che richiedono informazioni personali come i login
  • Aggiornare i sistemi operativi prima di partire
  • Utilizzare codici PIN e password efficaci

Facebook ammette: “I social network possono mettere a rischio la democrazia”

cristian nardi CEO

La nota ufficiale di Samidh Chakrabarti, responsabile per il civic engagement. “Vorrei poter garantire che gli aspetti migliori avranno la meglio su quelli preoccupanti ma non posso”

“Se c’è una verità riguardante l’impatto dei social media sulla democrazia è che amplifica qualsiasi intenzionalità sia nel bene che nel male. Nei suoi aspetti migliori ci permette di esprimerci e di partecipare: in quelli peggiori diventa uno strumento che consente alle persone di diffondere disinformazione ed erodere la democrazia stessa”. A parlare così, in una nota video sul canale aziendale ufficiale è il responsabile del settore Civic Engagement (che potremmo tradurre come “attivismo civico”, ndr) di Facebook, Samidh Chakrabarti.

Il mea culpa, se così lo si vuole chiamare, si snoda dal ruolo della disinformazione mirata usata come arma da parte della Russia per condizionare l’opinione pubblica Usa nell’occasione delle presidenziali 2016: “Ci siamo trovati di fronte a una minaccia difficile da prevedere, ma avremmo comunque dovuto farlo meglio – ha detto Chakrabarti – ci rendiamo conto che gli stessi strumenti che danno più voce alle persone posso essere usati da altri per diffondere bufale e disinformazione”.

Non per questo però, sebbene alcune delle contromisure prese per arginare il fenomeno siano risultate meno efficaci del previsto, si può pensare che sia Facebook stessa a ergersi a depositaria della verità, dice Chakrabarti. “Nel dibattito pubblico molti ritengono che dovremmo usare il nostro metro di valutazione per filtrare la disinformazione circolante, ma abbiamo scelto di non farlo – spiega – nperché non vogliamo ergerci ad arbitri della verità Nè pensiamo che sia questo il ruolo che il mondo immagina per noi”.

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A complicare le cose, spiega il product manager, sono gli stessi governanti che talvolta usano sulle proprie bacheche espressioni istigatrici di odio, che mettono a dura prova la poltiica aziendale, in bilico tra il voler limitare la diffusione di discorsi di odio e la necessità di comportarsi anche da piattaforma di informazione trasparente.

Nonostante i molti aspetti critici però, Chakrabarti si dice fiducioso: “Innanzitutto i social media hanno un enorme potere di informare le persone e di conseguenza renderle soggetti attivi di discussione”.

“E’ provato che quando la gente discute –  spiega – è anche più incline a prendere parte a iniziative di volontariato, ciò vale in particolar modo per i giovani. E non dobbiamo dimenticare il fatto che tutto ciò li rende anche elettori più consapevoli”.

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“È una nuova frontiera e non abbiamo ancora tutte le risposte ma faremo il porssibile per trovarle – conclude -. Sono però convinto che un mondo più connesso non può che essere anche più democratico”.

Il Congresso Usa vota per rinnovare la sorveglianza di massa denunciata da Snowden

Con 256 favorevoli e 164 contrari, la Camera bassa vota il rinnovo della Section 702, la parte della legge antiterrorismo che consente la raccolta di email e telefonate di ogni abitante del pianeta da parte della Nsa

cristian nardi CEO

NEANCHE il presidente americano Donald Trump è riuscito a fermarla, sia pure per sbaglio. Il Congresso americano ha approvato ieri la legge che rinnova ed estende la Sezione 702 della legge antiterrorismo FISA (Foreign Intelligence Surveillance ACT) che autorizza la raccolta di qualsiasi comunicazione elettronica attraverso il computer o il telefono, nei confronti di qualsiasi cittadino straniero fuori dagli Stati Uniti. Senza un mandato del giudice. La legge deve ancora passare al Senato ma gli analisti prevedono che non incontrerà opposizioni rilevanti e che sarà approvata anche in quella sede nella prossima settimana nonostante l’opposizione delle associazioni a difesa della privacy come Access Now, Electronic Privacy Foundation e un nutrito gruppo di avvocati e senatori di area sia democratica che repubblicana.

Un barlume di speranza per i difensori della privacy si era acceso proprio dopo un tweet post dello stesso Trump che aveva espresso il proprio scetticismo sulla sorveglianza governativa; un intervento in chiara contraddizione con una nota ufficiale della Casa Bianca che invitava il Congresso a non limitare le prerogative della NSA. In un tweet successivo lo stesso Trump aveva poi fatto marcia indietro. A rispondergli ci aveva pensato Snowden criticando lo schieramento democratico dove in 55 si erano detti favorevoli alla legge e avevano determinato la vittoria dei proponenti con 256 voti favorevoli e 164 contrari.

La legge, pertanto, nella forma attuale continuerà a permettere di registrare nei database della National Security Agency (Nsa) i nominativi degli interlocutori al telefono, il testo delle email, persino la cronologia di navigazione sul web con la scusa dell’antiterrorismo. E non sarà solo applicata agli “stranieri in terra straniera” ma a chiunque abbia contatti con persone residenti all’estero. Scavalcando di fatto il Quarto emendamento della Costituzione americana che impedisce richieste di questo tipo senza mandato. Ma il punto più controverso della legge rimane proprio la possibilità di usare le informazioni raccolte anche per reati ordinari reati diversi dal terrorismo. Mentre sarà possibile intercettare gli stranieri per attività di carattere politico e commerciale.

Quindi accadrà che un giornalista, un politico o un imprenditore potranno essere spiati grazie a una semplice richiesta degli organi di polizia americani a un operatore telefonico o a un colosso della Silicon Valley che fornisce servizi emai, cloud, social a cittadini sia stranieri che americani in contatto fra di loro. È gia successo. Perfino la premier tedesca Angela Merkel aveva lamentato l’intruisone degli apparati di intelligence americani nelle comunicazioni dei governi alleati in Europa.

La National Security Agency americana aveva infatti cominciato a intercettare e registare telefonate e email senza mandato come voluto dall’amministrazione Bush dopo l’attentato alle Torri gemelle del 2001 e in particolare sulla base di un progetto noto come Stellarwind. Nel 2008 il Congresso americano aveva legalizzato questa forma di sorveglianza globale proprio grazie alle disposizioni di legge della Sezione 702 della legge FISA che non solo autorizzava le intercettazioni ma obbligava i giganti come Google e At&T a fornire dati, nomi e numeri dei loro clienti non solo per finalità di antiterrorismo ma per la raccolta generalizzata di informazioni.

Nel 2012 la Sezione 702 era stata rinnovata per cinque anni e anche dopo le denunce di Edward Snowden e delle associazioni per la privacy aveva continuato ad essere utilizzata per legalizzare la sorveglianza di massa ai danni dei cittadini

di tutto il mondo. La legge, in scadenza il 31 dicembre del 2017 sembrava poter essere finalmente emendata per garantire il diritto alla privacy almeno degli americani, ma i suoi sostenitori l’hanno spuntata di nuovo grazie alla forte opposizione di FBI ed NSA.

Afghanistan, attacco alla sede di Save the Children: almeno un morto

Sono 14 le persone ferite. Un kamikaze si fa esplodere con un’autobombaall’entrata della struttura britannica della Ong a Jalalabad, nell’est del Paese. Poi l’irruzione di uomini armati: tre sono stati uccisi, gli altri si sono asserragliati nella struttura. Talebani: “Non è nostro attacco”

KABUL – Un gruppo di kamikaze ha lanciato un attacco contro la sede dell’organizzazione non governativa di Save the Children, a Jalalabad, capitale della provincia orientale afghana di Nangarhar. C’è almeno un morto, un soldato, mentre 15 sono i feriti, secondo l’agenzia di stampa Pajhwok. L’attacco è cominciato alle 09:10 ora locale (all’alba italiana) quando un kamikaze a bordo di una vettura imbottita di esplosivo si è fatto esplodere all’entrata dell’edifcio, poi nel compound è entrato un folto commando di terroristi che hanno cominciato a sparare. Tre di loro sono stati uccisi dalle forze speciali, mentre altri due si sono asserragliati nella struttura, al terzo piano. Fonti del governo locale avevano ad un certo punto dato per concluso l’assalto con la morte di tutti i membri del commando, ma l’informazione non ha poi trovato conferma.

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I feriti sono stati portati in ospedale. Molte vetture sono andate in fiamme dinanzi all’ufficio. La portavoce di Save The Children in Afghanistan, Mariam Attaie, ha detto che “c’è stata un’enorme esplosione, sembrava un’autobomba. Ci siamo riparati e abbiamo visto un uomo armato con un lanciarazzi che sparava contro la porta principale per entrare nel recinto”, ha raccontato Mohamed Amin, un testimone ricoverato in ospedale dopo essersi messo in salvo fuggendo da una finestra.

Londra, fuga di gas: migliaia evacuati. Traffico in tilt nell’ora di punta

L’episodio ha visto coinvolto un night club e un hotel nel West End. I vigili del fuoco: “Alti livelli di gas naturale rilevati nell’atmosfera”

cristian nardi CEO

LONDRA – Circa 1.450 persone sono state evacuate durante la notte da un night club e un hotel nella West End di Londra – il cuore turistico della capitale – a causa di una fuga di gas: lo riporta la Bbc online, che cita i vigili del fuoco. Tutte le strade della zona sono state chiuse e si prevedono forti disagi.

Londra, fuga di gas: migliaia evacuati. Traffico in tilt nell'ora di punta

 La stazione di Charing Cross a Londra

Una delle possibili cause della fuga di gas sarebbe stata provocata dalla rottura di una conduttura, hanno reso noto i vigili del fuoco. I servizi di emergenza sono stati allertati poco dopo le due di notte. La polizia ha pubblicato un messaggio su Twitter spiegando che le strade dell’area interessata sono state chiuse al traffico e la zona è stata transennata come misura di “precauzione”, consigliando al pubblico e agli automobilisti “di evitare l’area in questo momento”.

Alti livelli di gas naturale sono stati rilevati nell’atmosfera”: ha detto un portavoce dei vigili del fuoco di Londra commentando l’incidente. Il portavoce ha poi aggiunto che “in questa fase non conosciamo la causa della fuga di gas”

Siria, Erdogan annuncia l’attacco contro l’enclave curda di Afrin. “Poi toccherà a Manbij”

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Il presidente turco ha ufficializzato l’inizio sul campo dell’offensiva chiamata “Ramoscello d’ulivo” contro la milizia Unità di Protezione Popolare (Ypg) che Ankara considera terroristi. Jet in azione. L’Osservatorio siriano per i diritti umani: “Ci sono vittime civili”

L’operazione Afrin è di fatto iniziata sul terreno”, “sarà seguita da Manbij”. Lo ha dichiarato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, dopo che l’esercito di Ankara ha annunciato il lancio di una nuova offensiva contro l’enclave di Afrin, nel nordovest della Siria, per rispondere al fuoco” delle milizie del partito curdo siriano Pyd. Chiamata ‘Ramoscello d’olivo’, la missione ha preso il via intorno alle 15 italiane, secondo l’annuncio dell’esercito di Ankara, ha come obiettivo i miliziani curdi siriani delle Ypg, legati al Pyd e considerati “terroristi” dal governo di Ankara al pari dei ribelli del Pkk. Nel mirino, aggiungono i militari, ci sono anche i jihadisti dell’Is. L’operazione, assicurano, sarà condotta “nel rispetto dell’integrità territoriale siriana”.

Manbij, che come ha annunciato Erdogan sarà il successivo obiettivo dell’esercito turco, è un’altra città siriana controllata dai curdi più a est. “Più tardi, ripuliremo il nostro Paese fino alla frontiera irachena da questa barriera di terrore che tenta di assediarci”, ha aggiunto il presidente.

L’inizio dell’intervento con i raid dei caccia è stato confermato dal premier Binali Yildirim, mentre il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu ha avuto un colloquio con l’omologo statunitense Rex Tillerson.

“Le nostre Forze Armate hanno dato il via a un’operazione aerea nella regione di Afrin”, ha detto Yildirim. Dopo otto giorni di attacchi dell’artiglieria turca e di rafforzamento della presenza militare al confine con la Siria, da questo pomeriggio i jet delle forze di Ankara colpiscono gli obiettivi dei miliziani curdi sostenuti dagli Usa, mentre i ribelli dell’Els, appoggiati dalla Turchia, portano avanti l’offensiva di terra avanzando da est.

I jet turchi hanno distrutto “punti di osservazione e molti altri obiettivi dei terroristi del Pyd-Pkk” ad Afrin, precisa l’agenzia Anadolu aggiungendo che le unità dei ribelli dell’Esercito libero siriano (Els) sostenuti da Ankara entrati nella regione dalla Turchia “non hanno incontrato alcuna resistenza”. Gli uomini dell’Els stanno avanzando da est con il sostegno dell’esercito turco.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong legata agli attivisti delle opposizioni, ha fatto sapere che nelle prime ore di oggi c’è stato uno scambio di attacchi tra le forze turche e le Forze democratiche della Siria (Fds), coalizione mista curdo-araba sostenuta dagli Usa, confermando che almeno dieci jet turchi hanno colpito Afrin e ha denunciato il ferimento di civili nelle operazioni senza però fornire un bilancio. “Sentiamo il rombo degli aerei su Afrin – ha detto all’agenzia di stampa Dpa Haivi Mustapha, copresidente del consiglio esecutivo di Afrin – Si sentono le ambulanze arrivare nelle strade. Ci sono vittime civili”.

Intanto, in base a quanto riportano i media locali, Il capo dell’esercito Hulusi Akar sta informando i colleghi americano Joseph Dunford e russo Valery Gerasimov. Un portavoce delle milizie curde aveva già confermato che le forze turche avevano cominciato a colpire le località curde di Afrin dalla scorsa mezzanotte. Secondo il ministro della Difesa turco Nurettin Canikli, Ankara non ha avuto altra scelta che decidere di cacciare “elementi terroristi” dal nord della Siria.

“L’operazione ad Afrin ha come obiettivo quello di porre fine alla atrocità delle organizzazioni terroristiche del Pkk, del Pyd, delle Ypg e di Daesh”, ha spiegato Yildirim durante un congresso del partito Akp a Zonguldak, nel nord della Turchia. La Turchia, ha ribadito il primo ministro secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ufficiale Anadolu, non permetterà la presenza di queste “organizzazioni terroristiche” lungo il suo confine meridionale.

Dopo l’annuncio del presidente  Erdogan, Yildirim ha aggiunto che l’operazione “mira a garantire la sicurezza nelle province meridionali del nostro Paese”. “Sono in atto nuovi giochi lungo il nostro confine meridionale. Da una parte i nostri presunti alleati ci hanno fatto delle promesse e dall’altra hanno piazzato le organizzazioni terroristiche del Pkk, delle Ypg, del Pyd e di Desh nella regione”, ha proseguito il premier, che è tornato a criticare gli Stati Uniti per l’appoggio ai miliziani curdi siriani. Secondo Yildirim circa 350mila curdi di Afrin hanno cercato rifugio in Turchia per sfuggire alle violenze.

Nei giorni scorsi la Turchia aveva inviato decine di veicoli militari e centinaia di soldati nell’area di confine, tra le ripetute minacce di alti ufficiali di un’imminente operazione. L’esercito ha affermato di colpire “in legittima autodifesa” campi e rifugi usati dalla milizia Unità di Protezione Popolare (Ypg), in risposta al fuoco arrivato dalla regione di Afrin controllata dal gruppo, che Ankara considera legate all'”organizzazione terroristica” del Pkk le milizie curde sostenute dagli Usa che dal 2012 controllano l’area. Ieri il ministero turco della Difesa ha confermato l’inizio “di fatto” dell’operazione militare delle forze di Ankara nella regione con cannoneggiamenti dalla Turchia.

I combattenti curdi siriani hanno inviato rinforzi nella zona. L’Osservatorio ha riferito di centinaia di ribelli siriani sostenuti dalla Turchia dispiegati nei pressi di Afrin in previsione della battaglia sul campo. Giovedì il Dipartimento di Stato Usa aveva fatto appello alla Turchia a non intraprendere operazioni militari contro Afrin.

Afrin è in mano alle forze curde Ypg, milizia considerata da Ankara un’organizzazione terrorista, ma alleata agli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato islamico. La Turchia accusa l’Ypg di essere un ramo siriano del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), che da oltre trent’anni nel sud-est turco combatte il potere centrale ed è considerato da Ankara e dai suoi alleati come un’organizzazione terrorista.

L’Ypg è stata anche un alleato imprescindibile per gli Usa, partner della Turchia nella Nato, nella lotta contro l’Isis. La milizia ha avuto un ruolo chiave nella cacciata dei jihadisti da tutti i loro principali feudi in Siria. La Russia si è definita “preoccupata” dall’offensiva e ha chiesto “moderazione”, mentre il ministro degli Esteri siriano Fayçal Mekdad giovedì aveva detto che l’aviazione di Damasco abbatterà qualsiasi velivolo militare turco entri nel suo spazio aereo. La Turchia ha fatto sapere di aver informato Damasco dell’offensiva, “secondo la legge internazionale”, ma il regime del presidente Bashar Assad ha smentito e “condannato con forza la brutale aggressione turca su Afrin”, tramite l’agenzia di stampa Sana.

Gli analisti ritengono che nessuna vasta offensiva militare possa essere lanciata in Siria senza la luce verde della Russia, presente militarmente nella regione e in buona relazione con le milizie Ypg. Il capo dell’esercito turco, il generale Hulusi Akar, e quello dei servizi segreti, Hakan Fridan, sono stati giovedì a Mosca per colloqui. E sabato il ministero della Difesa russo ha annunciato che i militari russi dispiegati nella zona di Afrin sono stati trasferiti altrove, per “impedire eventuali provocazioni” o minacce contro di loro.

Le truppe di Mosca, quindi, si sono ritirate verso l’area di Tall Rifaat dando un sostanziale via libera da parte di Mosca alle operazioni militari di Ankara. Il ministro degli Affari esteri del Cremlino ha chiesto “alle parti che si oppongono di dare prova di moderazione”. Sostenuti dagli americani, i curdi collaboravano anche con i russi.

“Qualunque operazione” militare “sul terreno” in Siria potrebbe avere conseguenze negative sul Congresso del Dialogo nazionale siriano in programma a Sochi il 29 e il 30 gennaio, ha dichiarato il vice ministro degli Esteri iraniano Hossein Jaberi Ansari commentando l’operazione turca nella regione siriana di Afrin. “Speriamo che i paesi garanti (Russia, Turchia e Iran, ndr) adotteranno le misure per evitare” tali conseguenze negative.

“Noi non pensiamo che una operazione militare vada nel senso della stabilità regionale, della Siria, della pacificazione dei timori della Turchia per la sicurezza della frontiera”, ha avvertito venerdì un alto responsabile del dipartimento di Stato americano. E ore dopo l’inizio dell’offensiva Mosca ha fatto sapere che il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha discusso la questione con l’omologo americano, Rex Tillerson. Erdogan ha definito la zona della frontiera irachena, dove l’Ypg ha preso controllo di vaste zone, “corridoio del terrore”.

Giorni fa aveva reagito duramente all’annuncio di un piano per costituire una forza di 30mila unità, provenienti in parte dall’Ypg, sotto l’egida Onu per proteggere la frontiera nord della Siria, parlando di “armata del terrore”. Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, aveva risposto che “la totalità della situazione è stata mal riferita”, ammettendo di “dovere delle spiegazioni alla Turchia”.

Il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov e il segretario di Stato Usa Rex Tillerson “hanno discusso della situazione in Siria, compresa la stabilità nel nord del Paese e i progressi nel processo di pace sotto l’egida dell’Onu che dovrebbe essere agevolato dal Congresso del dialogo nazionale siriano che si svolgerà a Sochi con una ampia lista di partecipanti”, lo ha fatto sapere il ministero degli Esteri russo riferendo di una conversazione telefonica tra i capi delle diplomazie di Usa e Russia.

Il ministero della Difesa russo ha intanto fornito una propria lettura dei fatti: “La reazione estremamente negativa di Ankara è stata provocata dall’annuncio di Washington della creazione di ‘forze di frontiera’ nelle aree confinanti con la Turchia e dalle altre iniziative americane contro la Siria come entità statale e a sostegno dei gruppi miliziani armati”.

Secondo Mosca, inoltre “le forniture non controllate da parte del Pentagono di armi moderne alle forze filoamericane nel nord della Siria, compresi, stando ai dati disponibili, sistemi missilistici portatili terra-aria, hanno accelerato l’aumento delle tensioni nella regione e hanno portato le truppe turche a lanciare un’operazione speciale”.

Il ministero russo inoltre annovera tra le principali cause dell’operazione turca, “le azioni provocatorie americane mirate a separare le aree a maggioranza curda”. “Tali azioni irresponsabili da parte degli Usa in Siria – ha continuatio Mosca – faranno deragliare il processo di pace e stanno intralciando i colloqui intra-siriani di Ginevra, ai quali anche i curdi hanno il diritto di partecipare”.

L’offensiva ad Afrin è la seconda condotta dalla Turchia nel nord della Siria dopo l’operazione

Scudo dell’Eufrate‘ lanciata nel 2016. Ankara ha per molto tempo criticato Washington per il sostegno ai miliziani curdi siriani nella battaglia contro l’Is nel Paese arabo.

Afghanistan, attacco all’hotel Intercontinental di Kabul: almeno 15 tra morti e feriti. Uccisi due assalitori

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Un kamikaze si è fatto saltare in aria all’ingresso. La polizia: “Gli assalitori sono dentro all’edificio e sparano ai clienti”. Telefonate disperate degli ospiti: “Sentiamo i colpi, aiutateci”. Messo in sicurezza il primo piano. I livelli superiori ancora in mano ai terroristi. Nel 2011 in un attentato dei talebani morirono 20 persone. Giovedì scorso tweet del Dipartimento di Stato Usa su imminenti attacchi

QUATTRO UOMINI armati hanno assaltato l’hotel Intercontinental di Kabul: un kamikaze si è fatto esplodere all’entrata consentendo ad almeno 4 uomini armati di irrompere nell’edificio e iniziare a sparare sugli ospiti e a prendere degli ostaggi. Lo ha fatto sapere la polizia afghana. “Quattro assalitori sono dentro l’edificio”, aveva aggiunto una fonte ufficiale, e “sparano ai clienti”. Ci sarebbero “almeno 15 tra morti e feriti”. Lo ha raccontato un testimone oculare fuggito dall’albergo, citato da Tolo News. Le strade principali che portano all’hotel sono state chiuse, riportano i media internazionali. Secondo fonti dell’intelligence nessun italiano risulta essere alloggiato nell’hotel, né vi sarebbero italiani direttamente o indirettamente coinvolti.

· IN AZIONE LE TESTE DI CUOIO 
Le forze speciali afghane hanno ucciso due degli assalitori. Lo riporta la Bbc online citando il portavoce del ministero dell’Interno Nasrat Rahimi secondo il quale è stato messo in sicurezza il primo piano dell’edificio. I piani superiori dell’edificio sono invece ancora in mano agli assalitori. Le forze di sicurezza hanno messo in salvo alcuni degli ospiti dell’albergo che erano rimasti intrappolati.

Mentre le forze speciali afghane cercano di raggiungere due dei quattro militanti ancora asserragliati ai piani alti dell’hotel, un giornalista della tv Tolo ha riferito che secondo un uomo riuscito a fuggire gli attaccanti, sparando, hanno gettato alcuni ospiti fuori dalle finestre del terzo e quarto piano, al grido di ‘Allah u Akbar’.

· LE VITTIME
Vi sarebbero almeno cinque morti, tra il personale di sicurezza afgano dell’hotel. E’ quanto si apprende da fonti di intelligence, che confermano anche l’uccisione da parte delle forze speciali afgane di un attentatore (il portavoce del ministro dell’Interno parla però di due), mentre altri sarebbero asserragliati al secondo piano con ostaggi. Nell’hotel, riferiscono le stesse fonti, risultano essere ospitati i dipendenti della compagnia aerea Kam Air, in particolare ucraini, ungheresi, statunitensi, norvegesi e greci.

“Le operazioni continuano, un secondo assalitore è stato ucciso, sette feriti sono stati evacuati dal primo e secondo piano, ma stiamo procedendo lentamente per evitare vittime civili” tra clienti e personale, ha detto la vice portavoce del ministero degli Interni, Nasrat Rahimi. “Le forze speciali si sono portate in elicottere sul tetto dell’hotel”, ha aggiunto.

· TRE ESPLOSIONI
In precedenza erano state avvertite, a distanza di pochi minuti l’una dall’altra, tre forti esplosioni nell’hotel. Lo riferiscono testimoni citati dall’agenzia Tolo News. Non si può escludere che siano stati i terroristi asserragliati con un numero imprecisato di ostaggi. Dai piani alti dell’hotel si levavano alte fiamme. L’incendio sarebbe stato appiccato dai terroristi in una cucina del quarto piano, riferiscono fonti ufficiali afghane. Al momento non si sa quale sia la situazione del rogo.

· L’ATTACCO SUICIDA E L’ASSALTO
L’attacco è cominciato alle 21 ora locale (le 17.30) in Italia con un’esplosione con cui il commando si è aperto la strada, poi l’elettricità è stata interrotta, ha spiegato una fonte della sicurezza antiterrorismo. Gli assalitori hanno dato fuoco alle cucine e si sono poi asserragliati al quarto e al quinto piano dell’edificio. Le forze speciali afghane prima di entrare in azione avevano circondato la zona e, secondo alcune ricostruzioni, hanno scambiato colpi di arma da fuoco con gli assalitori. Le ambulanze “sono sul posto in attesa del via libera” per far entrare i soccorritori, ha dichiarato il ministro della Sanità afghano Wahid Majrooh.

· LA TELEFONATA “SALVATECI”
Un ospite dell’albergo ha raccontato di aver sentito “crepitare delle mitragliatrici provenienti da qualche parte vicino al primo piano”. Altri hanno riferito di essersi chiusi nelle stanze e con i telefonini hanno chiesto alle forze di sicurezza di andarli a salvare. “Siamo nascosti nelle nostre stanze – ha detto un ospite chiamando i soccorsi al telefono – Chiedo alle forze di sicurezza di aiutarci il prima possibile prima che ci raggiungano e ci uccidano”.

· QUARTO PIANO IN FIAMME E COMBATTIMENTI
Un agente delle forze di sicurezza, durante i primi concitati momenti, aveva detto che i terroristi erano armati anche con Rpg (lancia razzi portatili anti carri armati, “rocket propelled grenade” ndr). “Al momento sono al terzo e al quarto piano (quello in fiamme, ndr) e stanno combattendo con le nostre forze. Non abbiamo ancora dettagli (ufficiali) sulle vittime ma hanno anche messo a fuoco le cucine” aveva riferito il portavoce del ministero dell’Interno, Nasrat Rahimi.

· L’ALLERTA
Giovedì scorso il Dipartimento di Stato Usa aveva diramato un’allerta su possibili, imminenti attacchi contro alberghi a Kabul. In un tweet, il ministero degli Esteri americano scriveva: “Allerta sicurezza a Kabul. Notizie che gruppi estremisti potrebbero preparare un attacco contro hotel a Kabul, come l’hotel Baron vicino all’aeroporto Hamid Karzai

 UN HOTEL DI LUSSO
L’Intercontinental è un albergo 5 stelle situato nella zona ovest di Kabul ed è stato il primo hotel di lusso in stile occidentale costruito nella capitale afghana nel 1969. L’hotel ha 200 stanze ed ospita molti stranieri. Si trova su una collina a ovest della capitale afghana e dall’attentato del 28 giugno del 2011 è sotto sorveglianza speciale. Nell’albergo si svolgono spesso incontri internazionali e ha ospitato questa mattina una conferenza sugli investimenti cinesi in Afghanistan.

· IL PRECEDENTE ATTACCO
Nel precedente attacco del 2011, che avvenne ad opera dei talebani con modalità simili a quelle odierne, al termine di un assedio durato 5 ore morirono 20 persone, inclusi nove assalitori. Al momento, nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’attuale attacco.