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Caso Yara, Bossetti alla Cassazione: “Fatemi la prova del Dna”. Il pg: “Non ha avuto pietà, ergastolo”

L’accusa: “Nessun ragionevole dubbio”. La difesa ha presentato 23 ragioni per chiedere un nuovo processo. Il muratore attende la sentenza in carcere a Bergamo: “Sono molto timoroso”


“Fatemi fare una volta una perizia sul Dna e scoprirete che io non c’entro”. E’ ciò che chiede Massimo Bossetti, attraverso il suo avvocato, ai giudici della Cassazione. Il muratore di Mapello attende la sentenza in carcere a Bergamo e al legale dice di sentirsi “fiducioso, anche se molto timoroso”.

La linea della sostituta pg è nettissima: “Nessun ragionevole dubbio”, dice spiegando che Bossetti merita l’ergastolo. Mariella De Masellis chiede, insomma, che per il muratore di Mapello ci sia la conferma delle sentenze di primo e di secondo grado. L’avvocato Claudio Salvagni chiede invece che la pena venga cancellata “il provvedimento di annullamento – ha detto – sarebbe impopolare ma coraggioso”.

L’udienza si tiene davanti alla prima sezione penale. Ed è rivolgendosi ai giudici che l’accusa dice, parlando dell’imputato: “Non ha avuto un moto di pietà e ha lasciato morire Yara da sola in quel campo”. La tredicenne, infatti, fu trovata cadavere tre mesi dopo la scomparsa in un campo desolato a dieci chilometri da casa sua. De Masellis chiede anche la conferma dell’altra accusa: “Bossetti deve rispondere di calunnia. Ha fornito indicazioni specifiche su un individuo con cui lavorava”, sviando le indagini nei suoi confronti. Per quest’accusa (calunnia, appunto, nei confronti di un collega), l’imputato era stato assolto.

L’aula è gremita e tra le persone del pubblico ci sono alcuni sostenitori di Bossetti che hanno esposto in piazza Cavour a Roma, sede della Corte di Cassazione, uno striscione con la scritta “Vogliamo la verità. Bossetti innocente”. Non ci sono però i familiari dell’imputato né quelli di Yara.

L’omicidio di Yara: le indagini e il processo – Videoscheda

Salvagni e il collega Paolo Camporini hanno presentato 23 motivi di ricorso, in 600 pagine, molti dei quali riguardano la formazione della prova principale, il Dna.

Yara scomparve all’uscita della palestra, e il suo cadavere venne trovato il 26 febbraio 2011, in un campo a una decina di chilometri di distanza da Brembate. Sul corpo furono trovate tracce biologiche dalle quali i carabinieri sono risaliti a un Dna maschile. Il soggetto fu inizialmente chiamato “Ignoto 1”. Un Dna simile fu poi trovato mesi dopo su una marca da bollo di un uomo morto nel 1999, Giuseppe Guerinoni. Da qui l’intuizione che “Ignoto 1” potesse essere un suo figlio illegittimo.

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