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Unione europe, Mattarella: “No a mercanteggiamenti sul bilancio e a nazionalismi”

Il capo dello Stato – al vertice dei presidenti a Riga – ricorda la sua idiosincrasia per i nazionalismi: “Forse perché sono nato durante i bombardamenti”, dice. E sugli scontri in materia economica: “I benefici dell’integrazione non sono monetizzabili”. E infine: “Non c’è movimento che possa mettere in discussione questo valore storico”


Da Roma, da Bruxelles e da Vienna arrivano notizie di scontri su diversi fronti in tema di Europa. E Sergio Mattarella, parlando al vertice del gruppo Arraiolos a Riga – che riunisce i presidenti di 13 Paesi Ue – ribadisce la propria vocazione europeista. Ricorda che i risultati raggiunti non sono mai “acquisiti per sempre”. E soprattutto fa sentire la sua voce sul bilancio Ue – nei giorni in cui si lavora e si litiga sulla manovra, con minacce di veti nei confronti dell’Unione: “L’Italia è un contributore attivo dell’Unione. Ma mi sono sempre rifiutato di considerare questi rapporti sul piano del dare e avere, anche perché i benefici dell’integrazione non sono quasi mai monetizzabili interamente. Non è attraverso il calcolo contabile che si definisce il vantaggio che l’Unione assicura a tutti i suoi componenti”. Avverte: “Non c’è movimento che possa mettere in discussione questo valore storico, però va fatto comprendere con maggiore efficacia”

La parola nazionalismo gli provoca l’idiosincrasia, non fosse altro che per una questione generazionale. L’obiettivo è invece una Europa forte, solidale, pacifica, che non si attarda a mercanteggiare sugli spiccioli di bilancio ma guarda al valore più alto e concreto di “un futuro in comune”. Mattarella ricorda la sua esperienza: “Io sono avanti negli anni, sono nato durante i bombardamenti e, forse per questo, mi è rimasta un’innata diffidenza, e un’innata idiosincrasia verso qualunque pericolo di nazionalismo e di guerre” per cui “occorre riflettere su questo perché corriamo il rischio che riproporre dentro l’Unione un clima che non è soltanto concorrenziale ma è di contrapposizione, che poi diventa contrasto, poi diventa ostilità, diventa non sappiamo cosa”.

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