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Napoli, nasce la rete per monitorare i raid sugli immigrati

Il nome già l’hanno scelto: “ Black sentinels”. Si parte da un gruppo Whatsapp, dove sono inseriti mediatori culturali, operatori dei centri di accoglienza, stranieri


Il nome già l’hanno scelto: ” Black sentinels”. Sentinelle sul territorio in grado di monitorare gli episodi di violenza contro i migranti.

Di fatto, una rete di solidarietà. Partendo da un gruppo Whatsapp, una chat dove sono inseriti mediatori culturali, operatori dei centri di accoglienza, stranieri.

L’obiettivo è condividere i casi di aggressione che spesso neanche emergono sui media ufficiali. “A volte non sono proprio denunciati alle forze dell’ordine ” , racconta Simona Talamo, coordinatrice dello Sprar, sistema per i richiedenti asilo del Comune di Napoli, gestito dalla coop Less onlus. ” Lo faremo dal basso – spiega Simona – lo faremo insieme con associazioni e altri centri di accoglienza. L’idea è venuta dopo gli ultimi raid in città”.

Un senegalese, giovane venditore ambulante, colpito a una gamba la sera del 2 agosto nella zona di piazza Garibaldi. Migranti nel mirino a Caserta. E a giugno il caso di Bouyagui, il cuoco 22enne sbarcato anche a Masterchef ferito all’addome con un fucile a piombini a corso Umberto. “Alcuni ragazzi stranieri non parlano delle violenze subite – continua Simona – perché non conoscono l’italiano. Noi abbiamo mediatori, partiremo da Whatsapp ma poi a settembre vogliamo arrivare a fare un osservatorio, un centro di documentazione di tutte le violenze subite dai migranti. Una volta c’erano gli sportelli anti discriminazione dell’Unar, l’ufficio che fa capo alla Presidenza del consiglio dei ministri. Erano antenne territoriali, non ci sono più. Iniziamo noi e speriamo che poi magari gli enti locali, a partire dal Comune, ci forniscano strumenti di supporto. Per esempio ci serverebbe un numero verde ma ha dei costi”.

Vincenzo Sacco, presidente dipartimento immigrazione del “Il Pioppo”, che gestisce centri di accoglienza straordinaria anche per donne immigrate incinte da Napoli a Somma Vesuviana e uno Sprar a Benevento racconta: ” Non se ne può più di violenza contro gli stranieri. Ci siamo sentiti un po’ di enti e abbiamo deciso di portare avanti un centro unico per denunciare abusi, anche quelli che avvengono sul lavoro ai danni dei migranti. Puntiamo a seguirli e assisterli per accompagnarli se serve in un percorso legale. È un momento particolare, in cui sentiamo l’esigenza di questa azione. Siamo la rete della buona accoglienza, siamo 4-5 enti storici”. Simona conclude: ” Il problema è proprio che molti stranieri spesso non hanno alle spalle una rete di riferimento. Alla Maddalena ci sono bengalesi e pachistani che di continuo vengono presi a schiaffi, picchiati. Nessuno se ne accorge. A Licola di recente hanno investito un ragazzo che era in bici, lo hanno lasciato a terra senza neanche chiamare una ambulanza. È un reato. Accade in Italia nel 2018, qualcuno se ne rende conto o no?”.

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