cronaca

Ex Bredamenarini, arrivano gli stipendi ma ridotti

L’azienda pagherà solo il 70% della busta paga di luglio. Il segretario Fiom: “Una porcata”. Il sindacato invita il ministro Di Maio a “intervenire in fretta”

Gli stipendi arrivano, ma in ritardo e solo una parte. Come temevano e avevano annunciato i sindacati, all’ex Bredamenarini l’azienda pagherà solo il 70% della busta paga di luglio: la decisione è stata ufficializzata ieri, suscitando la rivolta dei sindacati. «È una porcata – attacca Bruno Papignani, segretario della Fiom Cgil – L’avevamo detto al governo di non sottovalutare la cosa. Caro Di Maio, rinnoviamo l’invito a fare presto».

L’ex Breda è entrata nel 2015 nel gruppo “Industria italiana autobus” guidato dall’imprenditore Stefano Del Rosso che comprende anche l’ex Irisbus di Avellino, ma da allora non è ripartito completamente. A Bologna i dipendenti sono 154. Ma pur essendo in azienda non hanno modo di lavorare, perché manca il materiale dei fornitori, che non vengono pagati. In più, gli ordini per oltre mille autobus ottenuti dal gruppo vengono fatti in Turchia, mentre non è mai partita la ristrutturazione promessa nello stabilimento di via San Donato.

Una vertenza lunga e complicata di cui si è interessato direttamente il viceministro Luigi Di Maio, che ha visitato l’azienda prima in campagna elettorale e poi subito dopo la nomina a ministro, quando ha ipotizzato la trasformazione dell’impresa in una società pubblica. La soluzione di cui si discute ora invece vede l’ingresso di un nuovo imprenditore, il bolognese Valerio Gruppioni, che assieme alla società statale Invitalia e a Leonardo (l’ex Finmeccanica, azionista di minoranza) riducano la partecipazione di Del Rosso sotto al 50%.

Il problema è che nel frattempo la società ha bisogno di risorse e il tempo in più chiesto all’ultimo incontro al Mise ha spinto i sindacati a gridare all’allarme fallimento. Mentre Del Rosso ha chiesto al governo di essere incontrato al più presto. Ora arriva il rinvio del pagamento di parte degli stipendi, che conferma quanto detto dai sindacati. «Non ci hanno ascoltato – attacca Papignani – avevamo segnalato l’allerta al governo e la sensazione che stesse sottovalutando la situazione, chiedevamo tempi più rapidi per una soluzione. Così non è avvenuto».

Il sindacalista si rivolge dunque direttamente a Di Maio, che aveva suscitato speranze nei lavoratori. «Caro Di Maio – continua – il mondo è pieno di lupi e tu a volte dai l’impressione di essere un agnellino che si è perso nella foresta. Noi ti rinnoviamo l’invito a fare presto, a vederci nelle forme che vorrai. Sappi che non è solo una richiesta di aiuto, ma anche la volontà di aiutarti»

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