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L’italia del ripascimento morbido: l’unica alternativa?

Il fenomeno dell’erosione costiera desta sempre più allarme tra i turisti e gli operatori balneari. Negli scorsi giorni abbiamo visto sui giornali locali una serie di articoli relativi allo stato di erosione delle spiagge della costa abruzzese, con invocazioni al ricorso a tipi di intervento che risolvano definitivamente il problema

Anche quest’anno sul tratto di spiaggia nord di Pineto si sta purtroppo rinnovando l’ormai “tradizionale” operazione del ripascimento morbido, ovvero il riposizionamento sulla spiaggia della sabbia portata via dalle varie mareggiate che si sono avute negli scorsi mesi. Sembrerebbe una buona pratica, visto che permette di poter disporre di un tratto di spiaggia più ampio a disposizione dei bagnanti che scelgono quella zona di mare, se non fosse che una simile pratica nasconde diversi lati negativi, e non sono pochi! Innanzitutto la sabbia utilizzata proviene dal fondale del tratto antistante la spiaggia erosa, ma si tratta appunto di sabbia prelevata da un fondale marino, anzi, tecnicamente aspirata dal fondo. Questo metodo comporta la distruzione di ogni forma di vita esistente in quel tratto di fondale, inoltre si aggiunge il rimescolamento di sostanze inquinanti in esso depositate, causa dell’innalzamento dei valori inquinanti rilevati lo scorso anno dall’ARTA proprio nei giorni successivi al ripascimento operato allora. Rimane inoltre innegabile il continuo spreco di risorse pubbliche per una pratica che si rivela puntualmente inutile al verificarsi della prima mareggiata che inevitabilmente arriverà. Parecchie decine, anzi centinaia di migliaia di euro gettate letteralmente al mare da questa e dalle passate amministrazioni comunali e regionali senza la volontà di trovare una soluzione definitiva al problema con l’apposizione di barriere rigide a protezione della spiaggia, pratica sperimentata con successo in tante località limitrofe a Pineto.

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