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Bologna, quel che resta della caserma che fu di Làbas

Resti di sedie buttate a terra, grovigli di tubi di plastica, sporcizia e scritte sessiste sui muri, spruzzate a sfregio con una bomboletta rossa. Dappertutto macerie di cemento, uova e cartoni di latte andati a male, libri, dizionari di italiano sui tavoli, medicine abbandonate in fretta e furia sui letti, un attimo prima di essere sgomberati. Eccola la Caserma Masini un anno dopo, come se la sono vista davanti gli attivisti di Làbas quando un paio di settimane fa sono tornati a recuperare le loro cose, col permesso della proprietà, Cassa Depositi e Prestiti (di Caterina Giusberti, foto Malì Erotico)

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