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Sovranisti? Sì, ma con la cassa in Svizzera

Dal fratello di Dettori, uomo chiave del Movimento5 Stelle a palazzo Chigi, fino al giornalista pro-Putin: la rete di interessi che coinvolge Lega e 5 Stelle

La Lega delle leghe predicata da Matteo Salvini è molto più di un sogno proiettato in un futuro indefinito. La macchina dell’internazionale sovranista sta scaldando i motori da mesi. Un’inchiesta dell’Espresso che sarà pubblicata nel numero in edicola domenica 8 luglio ricostruisce una trama di contatti e iniziative che coinvolge Cinque Stelle e Lega.

Si parte da Silenzi e falsità, sito di news che appoggia il governo di Giuseppe Conte. A tirare le fila dell’iniziativa è Marcello Dettori, 28 anni, esperto di social media con una parentela importante. Suo fratello Pietro, classe 1986, è uno dei quattro soci di Rousseau , la piattaforma digitale su cui gira il mondo a Cinque Stelle.

Tra i clienti, tre in tutto, segnalati nel sito personale di Dettori junior, compare anche una società di Lugano: la MediaTi holding. A questa sigla fa capo il più importante gruppo editoriale della Svizzera italiana, proprietario del Corriere del Ticino, il quotidiano più diffuso della zona, cui si aggiungono televisione e radio.

Che cosa c’entra il consulente a Cinque Stelle con questi media che battono bandiera elvetica? C’è una persona che fa da anello di congiunzione tra due mondi in apparenza distanti. Si chiama Marcello Foa ed è l’amministratore delegato della Società editrice del Corriere del Ticino, che l’anno scorso ha assorbito MediaTi holding.

Foa non è solo un manager. Come giornalista e blogger lo troviamo in prima linea nella battaglia sovranista e i suoi commenti compaiono spesso sul sito Silenzi e Falsità. Il numero uno del Corriere del Ticino non ha mai nascosto il suo sostegno a Salvini, con cui c’è un rapporto di conoscenza e reciproca stima. Il 14 giugno scorso, l’ultimo libro di Foa (Gli stregoni della notizia, atto secondo) è stato presentato a Milano e il capo della Lega, annunciato come “special guest”, si è materializzato con un video intervento. L’incontro pubblico è stato organizzato, secondo quanto recita la locandina,dall’Associazione Più Voci, la stessa che, come rivelato da L’Espresso, ha ricevuto un contributo non dichiarato di 250 mila euro dal costruttore Luca Parnasi , arrestato tre settimane fa.

L’8 marzo Foa è stato uno dei pochi ammessi all’incontro tra Salvini e Steve Bannon, l’ideologo della destra populista americana ed ex consigliere di Donald Trump. Il giornalista-manager è in ottimi rapporti anche con il miliardario svizzero Tito Tettamanti, il fondatore del gruppo Fidinam, specializzato nella consulenza fiscale internazionale con la creazione, tra l’altro, di strutture offshore.

Due giorni prima del rendez vous con Salvini, Tettamanti è andato a pranzo a Lugano con Bannon. Facile immaginare che il frontman del trumpismo abbia cercato di coinvolgere nella sua rete anche il fondatore di Fidinam, appassionato di politica, da sempre su posizioni conservatrici e ultraliberiste. I soldi del miliardario svizzero farebbero molto comodo all’internazionale del populismo. Perché il denaro non conosce confini. Neppure per i sovranisti

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