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1090 Thailandia, “i ragazzi potrebbero uscire entro qualche giorno”

Maschere subacquee speciali arrivate dalla Svezia e un peggioramento delle condizioni meteo hanno spinto le autorità ad accelerare i piani di evacuazione: si era parlato di settimane, potrebbero essere giorni. Ma tutto dipenderà dalle condizioni fisiche del gruppo, che è molto provato

MAE SAI (Thailandia) – Potrebbero uscire in tempi più rapidi del previsto i 12 ragazzini thailandesi e il loro allenatore trovati ieri dopo nove giorni di ricerche nella grotta thailandese dove si erano persi durante una gita. La loro situazione è molto difficile: nella spiaggia dove si trova il gruppo, sono stati inviati cibo e acqua per i prossimi quattro mesi, ma le previsioni del tempo che segnalano ulteriori piogge per i prossimi giorni, e l’arrivo di speciali maschere subacquee dalla Svezia, spingerebbero le autorità a tentare di portarli fuori dalla grotta dove si trovano il prima possibile.

L’operazione sarà tentata appena i giovani saranno abbastanza in forze per effettuare la difficile traversata: qualche giorno comunque, invece delle settimane di cui si era parlato prima che giungesse sul posto l’attrezzatura svedese, che consente anche a chi non è un esperto subacqueo di respirare sotto acqua a lungo.  L’acqua nella grotta al momento è diminuita e ha consentito a sette sub, compreso un medico, di raggiungere i ragazzi dopo il primo contatto di ieri e di procedere a una prima verifica delle loro condizioni.

I soccorritori hanno portato nella zona protetta anche bombole di ossigeno e stanno tentando di far arrivare cavi elettrici che consentano di avere luce e un collegamento con le famiglie.

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A trovare i ragazzini ieri è stato un gruppo di tre sommozzatori britannici considerati fra i migliori al mondo, aiutati da un altro britannico, Vern Unsworth, uno speleologo che vive a Chiang Rai e che conosce molto bene la grotta: è stato lui a fornire le indicazioni fondamentali per l’individuazione della zona asciutta dove i ragazzi avevano trovato rifiugio. Dopo molte difficoltà, i sub britannici sono riusciti ad individuarla: in essa, si erano raggruppati i giovani. Affamati, stanchi e spaventati ma in buone condizioni di salute: secondo le prime valutazioni nessuno di loro si trova in pericolo di vita.

Dopo la gioia del ritrovamento arriva dunque ora la sfida dell’estrazione: nessuno dei membri del gruppo sa nuotare e secondo gli esperti indeboliti come sono potrebbe essere fatale tentare di farli immergere al buio, in acque fangose e tra forti correnti per fargli fare un tragitto che un sub esperto impiega sei ore a percorrere.

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