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Tunisia, strage in mare ma Salvini attacca: “Spesso esporta galeotti”. “L’Italia dirà ‘no’ a riforma Dublino”

Tunisia, strage in mare ma Salvini attacca: "Spesso esporta galeotti". "L'Italia dirà 'no' a riforma Dublino"Matteo Salvini a Catania (ansa)

Dichiarazioni quasi da incidente diplomatico con i tunisini del ministro dell’Interno che torna all’attacco sui migranti durante il suo tour nell’Isola a sostegno dei candidati del centrodestra alle prossime comunali. “Stop Sicilia campo profughi d’Europa. Meno partenze, più rimpatri”, ribadisce. Poi annuncia querela contro Saviano. E sull’alleanza con il M5s chiarisce: “Ciò che non è in contratto non vale, evitiamo litigi

CATANIA – “La Tunisia è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini ma spesso e volentieri esporta galeotti”. Affermazione quasi da incidente diplomatico, quella del ministro dell’Interno Matteo Salviniinterpellato sui casi di intemperanza, registrati nei centri di accoglienza, che avrebbero tra i protagonisti migranti magrebini. Il tutto mentre si ripete il dramma dei naufragi nel Mediterraneo con 9 morti, fra cui sei bambini, nel Mar Egeo, e 47 cadaveri ripescati proprio nelle acque della Tunisia.  “Parlerò con il mio omologo tunisino, non mi sembra che in Tunisia ci siano guerre, pestilenze o carestie”, spiega. Quindi, annuncia che incontrerà il pm Carmelo Zuccaro, il capo della procura catanese che aveva indagato su presunte collusioni tra Ong e trafficanti di esseri umani perchè, sottolinea, “nessuno mi toglie dalla testa che c’è un business sui bambini che poi muoiono. E questo mi fa molto arrabbiare”.

In una domenica rovente, accolto da centinaia di persone fra cui un rumoroso gruppo di contestatori di sinistra, il vicepremier e ministro degli Interni Matteo Salvini è tornato a mostrare il pugno duro sull’immigrazione. “Non c’è casa e lavoro per gli italiani, figuriamoci per mezzo continente africano”. “Serve buon senso”, ha premesso e inizialmente Salvini parla da “uomo e da papà”: “Qualche fessacchiotto pensa che io voglia che qualcuno muoia in mare. Non ha capito nulla. Gli immigrati non devono partire. Lavorerò con i governi dei Paesi africani per limitare le partenze: ho intenzione di andare in Tunisia. Non smantellerò tutto quello che ha fatto Minniti – dice il segretario della Lega – ma 7 mila espulsioni mi sembrano pochine. A quel ritmo il problema lo risolviamo in 80 anni. Ripeto, bisogna tenere questi disperati nei Paesi d’origine”.

Ma Salvini, dopo avere attaccato le Ong (definite “vicescafisti”), mette nel mirino le coop e le associazioni che gestiscono i centri di accoglienza: “Lo Stato sopporta il costo per ogni richiedente asilo più alto d’Europa e ha i tempi di rimpatrio più lunghi. Se ridurremo il costo per ogni singolo ospite vediamo quanti centri accoglieranno altri immigrati per generosità e quanti, solo perché privati dei quattrini, faranno un passo indietro”. E annuncia una querela contro Roberto Saviano, che ieri lo ha criticato in un video per Repubblica.it: “Querelo raramente ma oggi lo faccio volentieri nei confronti del signor Saviano che non può permettersi di dire di me che ‘qui si tratta di un uomo che vuole far annegare le persone'”.

“Vogliamo chiudere questo business”, ribadisce il titolare del Viminale prima di andare a Pozzallo, a visitare l’hotspot e a toccare per mano la situazione degli sbarchi. “La Sicilia non sarà più il campo profughi d’Europa. Non assisterò senza far nulla a sbarchi su sbarchi su sbarchi. Servono centri per espellere”. E aggiunge:  “Oggi altri morti in mare – il Mediterraneo è un cimitero. Pregare per i morti non basta. C’è un unico modo per salvare queste vite: meno gente che parta, più rimpatri”. Salvini torna ad attaccare l’Europa: “L’Ue è lontana. Martedì nel vertice di Lussemburgo – annuncia – il governo italiano dirà ‘no’ alla riforma del regolamento di Dublino e a nuove politiche di asilo”. “Occorre ricontrattare in Ue” il dossier migranti, afferma. “Diremo no perché Francia e Germania non possono lasciare sulle spalle dei paesi costieri l’onere di questo disastro”. E afferma che parlerà con il suo omologo tunisino: “Gli dirò che la Tunisia è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini ma spesso e volentieri esporta galeotti”.

“Non è mai la violenza a risolvere alcuni tipi di problemi. Voglio lavorare affinché siano rispettate le leggi o per cambiare le leggi che premiano i delinquenti e puniscono le persone per bene”, prosegue poi nel commentare la sparatoria avvenuta a Vibo Valentia in Calabria in cui è rimasto ucciso un migrante maliano che viveva tendopoli di San Ferdinando.

Al suo arrivo in piazza Verga, dove era giunto per visitare il mercato del contadino, Salvini ha subìto la contestazione di qualche decina di esponenti dei movimenti di sinistra e dei centri sociali. “Torna a casa”, “fascista”, le urla dei manifestanti che si sono poi mischiate con gli incitamenti dei supporters. “Le proteste? Chi se ne frega. Noi andiamo dritto per la nostra strada”, la replica del leader della Lega. Una esponente di “Potere al popolo” ha detto che è stato vietato un volantinaggio in piazza durante la presenza del ministro degli Interni.

Catania, Salvini contestato da un piccolo gruppo di manifestanti dei centri sociali

Quanto ai termini dell’alleanza con i cinquestelle, Salvini taglia corto: “Quello che non è scritto nel contratto Cinquestelle-Lega non sarà preso in discussione, così eviteremo di litigare”. E ha rassicurato: “L’alleanza con il M5s è di governo, non politica. Il centrodestra non è demolito, ma continuerà ad esistere e noi applicheremo il programma del centrodestra contenuto nel patto di governo”.

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