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Torino, la sindaca Appendino verso il processo per il debito da 5 milioni “cancellato” dal bilancio

Torino, la sindaca Appendino verso il processo per il debito da 5 milioni "cancellato" dal bilancioChiara Appendino, Paolo Giordana e Sergio Rolando in Procura

Chiusa l’inchiesta, i pm contestano non solo il falso ma anche l’abuso d’ufficio: indagati anche l’ex braccio destro Giordana, l’assessore Rolando e il dirigente Lubbia

Nuove accuse per la sindaca di Torino, Chiara Appendino, sul caso Ream, l’indagine sul debito da 5 milioni scomparso dal bilancio della Città, a quanto pare su richiesta dell’allora capo di gabinetto Paolo Giordana. Quest’oggi la procura ha chiuso l’indagine sulla vicenda, ipotizzando oltre al reato di falso in atto pubblico, anche quello di abuso d’ufficio per lei, l’assessore al Bilancio Sergio Rolando, l’ex braccio destro Giordana e Paolo Lubbia, dirigente del settore Patrimonio del Comune.

La vicenda ruota intorno all’area ex Westinghouse, a due passi dal Palagiustizia torinese: un’ex fabbrica che doveva ospitare prima la nuova Biblioteca civica, poi un centro congressi e un grosso supermercato. I 5 milioni di euro al centro dell’inchiesta sono la caparra versata da parte di una società immobiliare della Fondazione Crt, la Ream, per esercitare un diritto di prelazione sul progetto di riqualificazione dell’area. Il debito era stato contratto dalla precedente giunta ma poiché Ream ha deciso di non esercitare la prelazione il Comune avrebbe dovuto restituire quei 5 milioni nel 2017. Un passivo che, invece, è stato cancellato dal bilancio, come denunciarono in un esposto il capogruppo del Pd, Stefano Lo Russo, e il candidato sindaco per la Lega, Alberto Moran

Dopo quasi un anno d’indagine i pm Marco Gianoglio ed Enrica Gabetta hanno notificato ai legali dei tre l’avviso di chiusura dell’inchiesta: “Gli avvocati Chiappero e Giuliano (difensori di Appendino e Giordana, ndr) hanno ricevuto in data odierna l’avviso di conclusione delle indagini per la vicenda Ream – spiegano i difensori in una nota – Da domani sarà finalmente possibile esaminare tutte le carte del processo sinora coperte dal segreto istruttorio e avviare così un vero contraddittorio. Ciò che colpisce da una prima lettura è che la stessa Procura sembra riconoscere che l’unica finalità perseguita dagli amministratori e dai tecnici sarebbe stata quella di favorire il Comune di Torino”.

Secondo una prima lettura dell’avviso non si parlerebbe di “induzione in errore posta in essere nei confronti di giunta e Consiglio comunale – si legge ancora nella nota – In definitiva la vicenda, relativa all’imputazione a bilancio della restituzione della caparra introitata nel 2012 dal Comune di Torino e restituita a inizio 2018, assume connotazioni prettamente tecniche rispetto alle quali è ferma convinzione dei difensori che l’operato della sindaca e di tutte le persone coinvolte sia stato assolutamente corretto”.

In solidarietà con la prima cittadina interviene il gruppo pentastellato in Sala Rossa con una nota in cui, affermando duramente che “gli ultimi sviluppi della vicenda Ream assumono contorni paradossali”, manifesta “massima la fiducia nella sindaca”. “Se la Sindaca deve essere processata per aver avvantaggiato il Comune, e non già se stessa o altri, ma la casa di tutti i cittadini – sostiene la capogruppo M5S Valentina Sganga – allora è sulla strada giusta. Tanto più che stiamo parlando della restituzione, più che di una caparra, di una sorta di prestito concesso nel 2012 al Comune da parte della società Ream che non ha nemmeno partecipato alla successiva gara. Prestito, giova ricordarlo, saldato ad inizio 2018”.

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