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Roma, la manifestazione dei rom del Camping River sotto al Campidoglio

“C’è la volontà di dividere le famiglie”. E la comunità di Sant’Egidio chiede alla Raggi di fermare gli sgomberi


“Peggio di Trump. Virginia Raggi ha meno umanità del presidente degli Stati Uniti e insieme al capo della polizia di Roma Antonio Di Maggio stanno compiendo un abuso di Stato”. A dirlo è Massimo Zuinisi, legale rappresentante nazione rom, durante la manifestazione sotto al Campidoglio per protestare contro gli sgomberi al Camping River avvenuti ieri, giovedì 21 giugno, e che continuano anche in queste ore.

“Tutti i rom del campo hanno diffidato la sindaca perché nella delibera 70 c’è scritto che ogni famiglia deve ricevere il piano individuale. Non c’è nessun piano scritto, nessuno ha ricevuto nulla, ci sono solo sgomberi e la volontà di dividere le famiglie. Anche Trump ha capito che i bambini messicani non possono essere separati dai genitori” ha aggiunto Zuinisi.

La delibera 70 è stata approvata ad aprile dalla giunta capitolina e si intitola:  ‘Introduzioni di misure di semplificazione finalizzate al superamento del Villaggio Camping River’. Prevede che entro il 15 giugno chi abita nel campo dovrà andare via o sarà sgomberato. Per incentivare l’uscita dal campo da parte delle persone, sono previsti circa 10mila euro a nucleo famigliare che devono servire come contributo per poter pagare una casa dove stare. Ma i rom del River non ne hanno usufruito perché nessuno vuole affittare loro un appartamento senza garanzie. Inoltre, l’altra soluzione è quella di far stare le persone in centri di accoglienza, ma questo significa che le famiglie dovrebbero dividersi.

Mentre dal Comune fanno sapere che gli sgomberi dei moduli “sono dovuti a diverse situazioni di illegalità”, in piazza ci sono una decina di famiglie del camping che quasi in coro gridano: “Ieri sono venuti, hanno rotto i vetri, hanno spaccato i moduli, hanno preso anche i vestiti dei bambini e li hanno buttati fuori”. “Anche a me”, dice Rodika, “mi hanno fatto uscire per forza con un neonato. Ho dormito per terra, di fronte al modulo.”

Vincenzo, operatore sociale del Camping River, ha contestato: “Il piano della sindaca non è fattibile: se li portano nei centri d’accoglienza poi girano per Roma, ricominciano a occupare e ricominciano gli sgomberi. Bisogna sedersi a un tavolo per confrontarsi. L’80 per cento delle persone del Camping River è nato in Italia”.

E ha annunciato che in settimana si terrà una conferenza stampa per presentare il progetto Aqua della società Seges che è stato portato alla sindaca Virginia Raggi e a Michela Micheli del dipartimento delle politiche sociali.

A intervenire sugli sgomberi in corso al River, anche la comunità di Sant’Egidio che auspica il superamento del campo ma avverte: “Le nuove demolizioni suscitano grave preoccupazione. Distruggere i container – peraltro procurati a suo tempo dallo stesso Campidoglio – davanti agli occhi dei numerosi bambini che per tutto l’anno scolastico hanno frequentato gli istituti della zona senza offrire alternative praticabili per le loro famiglie, è un’azione miope che crea solo una nuova e immediata emergenza”.

Inoltre, la capogruppo della lista civica per Zingaretti, Marta Bonafoni, critica il piano rom dell’amministrazione capitolina: “Le soluzioni, anche quando complicate, si devono trovare nel rispetto dei diritti umani, in questo caso totalmente dimenticati”. Per Nello Angelucci, consigliere comunale M5s “è necessario che il Camping River venga liberato perché l’inclusione non può significare assistenzialismo o tolleranza verso forme di illegalità, sperpero di denaro pubblico e speculazioni sulla pelle dei più deboli. Le alternative esistono e assicurano miglioramenti sia individuali che a tutta la collettività”

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