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Roma, abusivi i box per le botticelle: sequestro a Villa Borghese

Indagati tre dirigenti di Campidoglio e Soprintendenza, due funzionari e due imprenditori


A guardare bene si vedono anche percorrendo viale del Muro Torto. Quella schiera di casette in legno che spunta fra la vegetazione di Villa Borghese è lì dall’ottobre 2015. Dovevano essere i ricoveri notturni per i cavalli che trainano le botticelle, progettati e pensati all’interno di una villa “monumento nazionale, di rilevante pregio archeologico, storico e artistico ” .

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Ieri i carabinieri forestali hanno messo i sigilli a quei 115 box e a tutte le stradine che li collegano, nonché ai locali di guardiania, agli spogliatoi dei vetturini e alle docce per i cavalli. Tutto abusivo: si tratta di “una macroscopica irrazionalità della scelta capitolina”, scrive il gip Elisabetta Pierazzi nel decreto di sequestro preventivo. Quella che doveva essere “una struttura temporanea” è stata realizzata “in assenza del prescritto permesso di costruire ” , in difformità a quanto disposto nella conferenza dei servizi e dai pareri della Soprintendenza, ovvero scavando e abbattendo pini secolari. E, soprattutto, i box stanno ancora lì da tre anni in abbandono, visto che le botticelle non ci sono mai entrate. Altro che temporaneità.

A chiedere la misura è stato il pm Michele Nardi, il quale ha individuato responsabilità penali in capo a 7 persone, accusate di aver violato due disposizioni del testo unico dell’edilizia e del codice dei beni culturali e del paesaggio, oltre che di aver danneggiato il patrimonio archeologico nazionale permettendo interventi in una zona vincolata.

Tra di loro c’è l’ex direttore del dipartimento manutenzione urbana del Campidoglio Umberto Petroselli, l’ex dirigente Guido Mariano Celi, l’architetto Angelo Tullo, responsabile del procedimento e oggi a capo dell’ufficio Nuove opere edilizie, il geometra comunale Grazio Grande, oggi responsabile ufficio Manutenzione ponti e gallerie. Poi l’archeologa della Soprintendenza capitolina Angela Napoletano e i titolari delle due ditte che hanno realizzato l’opera, Barbara Failla e Alfred Georg Rubner.

Ammonta ad oltre un milione di euro la spese affrontata dal Comune per costruire i box, seppur ” si tratta di un servizio gestito da privati ” . O almeno era questa l’idea del Campidoglio, visto che in quelle strutture i cavalli non si sono mai visti. L’iter per individuare la casa delle nuove botticelle risale al 2003, spiega una consulenza del pm, quando la struttura che i vetturini occupavano abusivamente nell’ex Mattataio a Testaccio viene destinata alla nuova sede dell’Accademia delle belle arti.

Ma è nel 2009, sotto l’amministrazione Alemanno, che l’iter entra nel vivo. Nel 2011 viene approvato il progetto definitivo e l’impegno di spesa per un milione e 390mila euro. Nell’aprile dello stesso anno una prima tranche dei lavori, per 500mila euro, viene affidata ad una ditta senza pubblicazione del bando. Per la seconda tranche da 840mila euro, nel 2014, sotto l’ex sindaco Marino, l’appalto viene affidato al prezzo più basso a un’altra società.

” Il Comune ha operato una scelta impropria dei sistemi di gara affidando ad una prima impresa i lavori per la costruzione di un’area attrezzata e poi ad un’altra la fornitura in posa dei prefabbricati”, specifica il perito. Fatto sta che i lavori finiscono nel 2015 ma nessuno quantifica il canone che i vetturini devono pagare. Tutto viene abbandonato. “Si ritiene che sussista il concreto pericolo che la libera disponibilità dell’area possa aggravare i reati in questione – specifica il gip – anche solo per gli interventi manutentivi che le opere richiedono, per le quali è previsto un ordine di demolizione”

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