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Profughi, la veglia del vescovo di Bologna: “Sono morti perché i porti erano chiusi”

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Zuppi cita i 70 che hanno perso la vita nei giorni scorsi davanti alla costa libica: “Non ci possiamo abituare a questo”. E critica gli hater: “Di fronte al dolore non ci si divide e ci si vergogna di quel gusto un po’ da protagonisti digitali di dirsi contro”


BOLOGNA – Di fronte al dolore di chi perde la vita “non ci si divide. Si mettono da parte le contrapposizioni e ci si vergogna di quel gusto un po’ da protagonisti digitali di dirsi contro. Dobbiamo essere tutti dalla parte delle vittime”. L’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, che ieri sera nella chiesa di San Benedetto, in centro a Bologna, ha guidato una veglia di preghiera in memoria dei profughi che hanno perso la vita via mare e via terra nel tentativo di raggiungere l’Europa, non usa giri di parole. Ribadisce la sua posizione contro la chiusura dei porti, e dunque la decisione del ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso della nave Acquarius. E bacchetta gli hater nei social, che di recente hanno attaccato il cardinale Gianfranco Ravasi, lui stesso e il sindaco Virginio Merola. In particolare, Zuppi cita i 70 che hanno perso la vita nei giorni scorsi davanti alla costa libica. Ed è durissimo: “Sono morti perché i porti erano chiusi la settimana scorsa: non ci possiamo abituare a questo”.

Durante la celebrazione sono state ricordate le principali tragedie dell’ultimo anno, letti i nomi delle vittime e accese candele in loro memoria. Presente anche un gruppo di migranti, che ha animato con canti la funzione religiosa. Durante la veglia, promossa dalla comunità di Sant’Egidio, è stato letto anche il passo del Vangelo di Matteo (“Ero straniero e non mi avete accolto”), lo stesso che è costato al cardinal Ravasi una pioggia di insulti sui social. Un caso sul quale era intervenuto l’ex premier Romano Prodi: “Insulti web al Vangelo, dove finiremo?”.

Il vescovo Matteo Zuppi sottolinea la necessità di “disinquinare l’aria intossicata da rabbia, cinismo e banale egoismo”. Ed esorta: “Non dobbiamo arrenderci al male, alla stolta logica di non dare da mangiare a chi ha fame. Il giudizio è per tutti, la divisione non è tra credenti e non credenti, ma tra giusti e non giusti. Nessuno pensi di essere dalla parte giusta, il giudizio inizia da oggi. Dobbiamo essere noi il porto, accogliere ci aiuta a essere accolti. La memoria dei morti ci aiuti a difendere i vivi e a scegliere con intelligenza, determinazione ed efficacia quella umana via per cui ero straniero e mi avete accolto”.

Ricordando i nomi delle vittime, “la Chiesa vuole essere madre – spiega Zuppi- che non vuole dimenticare nessuno dei suoi figli. La Chiesa non fa politica, ama i suoi figli”. I profughi sono “morti di speranza” e con questa preghiera “vogliamo unirci al loro grido”. I migranti, continua l’arcivescovo, “sfidano la morte per un disperato bisogno di futuro, perché scappano da morte sicura. E lo fanno anche per altruismo, per amore verso i loro cari, come facevano i nostri nonni emigranti. Salgono sui barconi consapevoli del rischio, ma la disperazione è più forte della paura”.

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