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Mense Pescara, almeno 300 gli alunni intossicati: vertice in procura e ancora nessuna certezza

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PESCARA. Le indagini proseguono veloci e su molti fronti contemporaneamente. Ma riuscire ad identificare la causa o la fonte del ceppo batteriologico che ha determinato l’epidemia tra gli alunni delle scuole elementari comunali non è cosa facile, per diverse ragioni.
Ogni giorno saltano fuori nuove informazioni che costringono gli investigatori a fare il punto della situazione e a rivedere le posizioni iniziali.
Uno dei punti che potrebbe essere messo in crisi è che il contagio non si sarebbe verificato mercoledì o giovedì, come ipotizzato, ma anche prima, forse lunedì.
Intanto ieri si e tenuto a Pescara, un vertice negli uffici della Procura per fare il punto della situazione sul caso degli oltre 200 bambini ricoverati in ospedale, iscritti in numerose scuole della citta’, colpiti da malori con sintomatologia gastrointestinale, provocati dal batterio Campylobacter.
Presenti alla riunione il procuratore capo, Massimiliano Serpi, il procuratore aggiunto, Anna Rita Mantini, la pm titolare del fascicolo, Anna Benigni, rappresentanti della Asl, dell’Istituto Superiore di Sanita’ e dell’Istituto Zooprofilattico, i carabinieri forestali e i carabinieri del Nas, che si stanno occupando delle indagini.
Dall’incontro è emerso che il contagio è molto più esteso di quanto ipotizzato e potrebbe aver interessato anche 300 bambini, circa 100 mai censiti perchè rimasti comunque a casa e affidati alle cure dei medici di famiglia.
Tra le prime cose che gli investigatori hanno fatto è stata stilare una anagrafe degli scolari presenti e assenti la settimana del presunto contagio per capire quanti di quelli che hanno usufruito del servizio mensa si sono poi ammalati contemporaneamente.

Registri di classe alla mano e interrogatori a tappeto, Nas e Forestali stanno ascoltando centinaia di persone per raccogliere elementi utili per formare un gruppo di alunni che con ragionevole certezza siano stati intossicati avendo mangiato la stessa cosa e avendo accusato gli stessi sintomi.
Andando per esclusione si dovrebbe individuare il giorno preciso del contagio(ammesso che sia solo uno) per poi risalire al cibo infetto (ammesso che sia il cibo).
Alcuni genitori hanno però riferito che i propri figli hanno avuto malori già il giovedì, cioè due giorni prima che vi fosse l’emergenza ricoveri.

Questo escluderebbe il contagio avvenuto nella giornata di giovedì anche perchè alcune classi con alunni contagiati non avrebbero usufruito del servizio mensa proprio quel giorno.
Siccome il batterio ha almeno un paio di giorni di incubazione (tra i 2 ed i 5) bisogna focalizzare l’attenzione tra lunedì e martedì e controllare nel dettaglio gli alimenti somministrati.
Ulteriori difficoltà riguardano l’individuazione certa dell’alimento contagiato sia perchè nessun campione potrebbe essere stato conservato, sia perchè se conservato potrebbe non contenere più il batterio o semplicemente perchè è difficile risalire con certezza all’alimento effettivamente servito.
E’ già stato accertato in precedenti inchieste che gli alimenti forniti dalle ditte non erano sempre conformi a quelle stabilite dal capitolato e questo ora potrebbe costituire una ulteriore difficoltà.
Per questo i Nas stanno cercando di ricostruire anche tutti i contatti con i fornitori ed i fornitori dei fornitori per determinare l’origine di ogni alimento somministrato e sperare di scoprire connessioni utili a svelare il focolaio.

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