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Ipotesi cento milioni in più per il territorio, il piano per far digerire la Tav alla Val Susa

Ipotesi cento milioni in più per il territorio, il piano per far digerire la Tav alla Val Susa

Un gruppo di sindaci e assessori in un corteo No Tav 


Un grande progetto di riqualificazione in cambio del tunnel: la strada per uscire dall’impasse tra M5s e Lega

Un grande progetto di riqualificazione della Val di Susa destinato ad aumentare di molto la cifra di 100 milioni di euro già stanziata negli anni scorsi. Fonti vicine ai partiti di governo ipotizzano questa strada per uscire dall’impasse che potrebbe crearsi dopo il braccio di ferro di Salvini sull’immigrazione. Perché, si ragiona negli ambienti del centrodestra piemontese, accontentate le pulsioni più viscerali del popolo salviniano contro gli immigrati, Di Maio potrebbe pretendere ora uno scalpo altrettanto ghiotto da sventolare per inorgoglire l’elettorato grillino. E quale miglior occasione, se non quella di pretendere che la Lega approvi lo stop alla Torino-Lione? Mossa politicamente discutibile (come spiegare che il blocco della Tav è stato barattato con quattro giorni di navigazione in più per i disperati dell’Aquarius?) ma forse di qualche effetto.
Le opere di trasformazione del territorio (guai a chiamarle opere di compensazione) sono, a ben pensarci, l’unico terreno su cui agire. Anche se i grillini non la pretendessero come bandiera da sventolare, la questione che dovrà affrontare il ministro Toninelli è tutt’altro che semplice. Il 6 giugno scorso, con una mail di posta certificata, il commissario di governo per la Torino-Lione, Paolo Foietta, ha scritto allo stesso ministro delle Infrastrutture e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, dichiarando la sua «completa disponibilità ad un incontro per informarla, nelle modalità che riterrà opportune, del quadro della situazione».

È dunque immaginabile che nelle prossime settimane, come aveva dichiarato lo stesso Toninelli inaugurando il Salone dell’auto di parco Valentino, si possa prendere una decisione sul da farsi. L’ipotesi di un aumento delle compensazioni da spendere nel grande progetto di riqualificazione del territorio è solo una delle possibilità anche se non è facilissima da percorrere. Perché i Comuni direttamente interessati dall’opera sono pochissimi e il principale impatto del progetto sulla valle è un cantiere sotto i piloni di un viadotto autostradale. Non un granché.

Quale altro scalpo si potrebbe dunque offrire al popolo grillino? Le ipotesi allo studio, in modo riservato, sono diverse. Escluso ogni intervento sul tunnel di base: per bloccare i lavori ci vorrebbero anni. Bisognerebbe uscire dai trattati internazionali e trovare in Parlamento una maggioranza (che oggi non c’è) che voti una legge per lo stop al supertreno. Forse l’unica parte da eliminare nel progetto nella parte internazionale potrebbe essere la costruzione della nuova stazione di Susa. Un risparmio di circa 100 milioni che i Cinque stelle potrebbero esporre come trofeo. Anche se sposterebbe il traffico di interscambio da Susa a Bussoleno, cioè da un comune grillino ad uno a guida Pd.

Più difficile intervenire sulla tratta Torino-Susa, anche perché è proprio su quella parte del tracciato che già si sono operati i tagli negli anni scorsi. L’ultima proposta di modifica è stata avanzata nei giorni scorsi dal sindaco Pd di Rivalta, Nicola De Ruggiero. che ha suggerito di non scavare sotto la collina morenica di Avigliana per collegare la ferrovia con il centro logistico di Orbassano. Ipotesi non semplice perché creerebbe un intasamento con le linee tra Torino e l’hinterland. Qualsiasi sia lo stendardo che si potrà offrire agli elettori grillini per poter consentire ai loro rappresentanti di dire che il vento è cambiato, anche sulla Tav, è chiaro che le prossime settimane saranno decisive. E il clima tra Roma e Parigi non aiuta certamente.
Nell’ipotesi che il governo giallo-verde volesse davvero percorrere la strada dello stop all’opera, non sarà semplice, con i rapporti diplomatici al limite della rottura, chiedere comprensione ai francesi nella trattativa sui risarcimenti per i lavori già compiuti. Non sono i giorni in cui Di Maio, come aveva promesso, possa spiegare a Macron le ragioni dello stop all’opera. In attesa di conoscere le scelte concrete del governo, la macchina dei cantieri deve comunque andare avanti. «Non si bloccano le opere con un tweet», confessano i responabili dell’opera. Nell’attesa dei passi formali, occorre procedere per evitare interventi delle magistrature contabili. Il cronoprogramma prevede che entro fine 2019 si debbano spendere gli 813 milioni già stanziati dall’Ue e i complessivi 1,915 miliardi impegnati da Francia e Italia. Inoltre, entro fine 2018, Telt, la società del supertunnel, dovrà appaltare opere per 5 miliardi. Un bel rebus.

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