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GOVERNO LIMA DECRETO DIGNITÀ. VERSO RIDERS DIPENDENTI

– Per i riders potrebbe arrivare a breve l’inquadramento in un contratto di lavoro subordinato: sembra questo – secondo quanto si apprende – l’orientamento del Governo nel decreto dignità che potrebbe arrivare nel Consiglio dei ministri entro la fine del mese. Oltre alla revisione delle regole sui contratti a termine in generale, infatti, il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio ha ribadito la necessità di dare maggiori tutele ai lavoratori impegnati nelle piattaforme digitali per la consegna di cibo e pacchi, ipotizzando l’estensione a queste persone delle regole del lavoro subordinato. L’ipotesi è quella di una paga oraria minima alla quale aggiungere un compenso legato ad altri parametri come numero di consegne e disponibilità oraria. Questo sistema dovrebbe garantire gli istituti previsti per il lavoro dipendente (contributi previdenziali, contributi Inail, malattia, ferie, tredicesima, Tfr) su una retribuzione minima lasciando flessibilità sul compenso aggiuntivo che sarebbe legato alla produttività del lavoro, numero di consegne ecc. Sul tema della qualificazione di questi lavoratori in realtà non c’è un orientamento univoco. Le aziende usano in genere contratti di collaborazione considerando autonomi i riders (e su questo il tribunale del lavoro di Torino ha dato ragione a Foodora circa due mesi fa), ma da più parti si sottolinea che si tratta di lavoro subordinato dato che c’è «eterodirezione». «Se non stabilisci nulla, non decidi i tempi né le condizioni di lavoro – sottolinea il presidente dell’Anpal, Maurizio Del Conte – »Il divieto di cottimo è sacrosanto – dice il presidente dell’Inapp, Stefano Sacchi a proposito dei fattorini che consegnano il cibo – è difficile sostenere che siano autonomi data la modalità di svolgimento delle prestazioni«. Sembra invece difficile che si utilizzino strumenti esistenti come il lavoro a chiamata. Nei prossimi giorni Di Maio dovrebbe incontrare comunque le aziende del settore. Nel provvedimento dovrebbero esserci norme anche per rendere più conveniente il lavoro a tempo indeterminato attraverso una stretta sui contratti a termine, accordi che nell’ultimo anno hanno avuto una crescita sostenuta. Oltre all’introduzione delle causali (eliminate con il decreto Poletti nel 2014) dovrebbe arrivare una stretta sul numero dei rinnovi (ora sono al massimo cinque) mentre resterebbe il limite complessivo fissato a 36 mesi. È possibile che un ulteriore deterrente alla firma di contratti a termine arrivi sul fronte dei costi. Al momento il contratto a tempo determinato ha un’aliquota contributiva aggiuntiva pari all’1,4% (per il finanziamento della Naspi) che viene restituita al datore di lavoro in caso di trasformazione del contratto a tempo indeterminato ma potrebbe essere introdotto un costo ulteriore a favore del dipendente. La somma aggiuntiva potrebbe essere una sorta di buonuscita (legata alla durata del contratto) o un bonus formazione

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