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Gli affari criminali degli ultrà:  droga da Spagna e Albania Lucci, «Toro» milanista|Foto

Quest’ultima inchiesta antidroga del commissariato Centro (22 arresti e 600 chili sequestrati fra marijuana, cocaina, hashish), ha «percorso» tutta Milano. Ma anziché quella che s’allargava lungo le zone di vendita fino ai piccoli e «ultimi» clienti, qui interessa cristallizzare l’ugualmente ampia geografia ai vertici.

La città «spartita»

C’è così tanta droga in città, che gli «incroci» sono perfino difficili da prevedere. Nell’operazione «Mongolfiera», questo il nome dell’inchiesta, la squadra investigativa del commissariato diretto da Ivo Morelli con il suo vice Gianluca Cardile, ha agganciato all’Isola uno spacciatore di quartiere, il 35enne Davide Panizza; seguendolo, ha scovato il 32enne narcotrafficante Luca Boscherino, un calabrese di Vibo Valentia che riforniva differenti bande d’italiani con basi in via Fleming, a Baggio, a Mecenate e in zona Bonfadini: nessuna regia comune, nessuna alleanza, «soltanto» la libera imprenditorialità criminale senza litigi. L’uscita di scena di Boscherino, arrestato, ha dirottato le bande sul canale di un albanese collegato al 37enne Luca Lucci, capo ultrà del Milan e legato alla mala di Sesto San Giovanni. Dunque insieme, ecco i rappresentanti di capisaldi criminali, la forza sempre più emergente degli albanesi, ed ecco il mondo del pallone (dobbiamo aggiungere un altro catturato, il 59enne ex capo steward dell’Inter Massimo Mandelli), in un quadro sintetizzato dall’aggiunto Laura Pedio, che ha coordinato l’inchiesta: «Milano è acclarata piazza europea di traffico, motivo per il quale il settimo Dipartimento della Procura è stato riorganizzato». Dietro il potere mafioso, ci sono i capitali della droga. Il resto son chiacchiere.

L’indagine vecchio stile

Non bisogna farsi «depistare» dalla gran quantità di utenze intercettate (140): la piccola squadra investigativa del commissariato Centro, un felice incontro di esperti poliziotti delle «volanti» e giovani con entusiasmo che sta producendo grandi risultati, ha lavorato soprattutto sulla strada. Appostamenti, posizionamento di telecamere, sopralluoghi, pedinamenti. Gli avversari erano gente tosta, capace d’assumere precauzioni («bonifiche» di auto e appartamenti), d’organizzare riunioni a casa propria ai tavolini di bar in piazze «sorvegliate», e diffidente per principio, tanto da cambiare vorticosamente sia gli imboschi della droga importata su camion da Spagna e Albania (e nascosta in magazzini, box, cantine), sia gli stessi telefonini sui quali «viaggiavano» le comunicazioni in codice («Domani stesso posto stessa ora»).

Vendetta di proiettili

Il nordafricano M.H. aveva «osato» ribellarsi contro quelli di via Fleming, annunciando di posticipare il pagamento di un carico di droga. Alla preparazione via cellulare della banda («Lo vogliamo avvisare che può morire»), era subito seguito l’attacco, con la gambizzazione. Perché se è vero che a detta degli inquirenti l’unico di primissimo piano criminale è Boscherino, è vero che con altri «pezzi» era meglio non scherzare. L’appena 21enne Giuseppe Covato ha fatto parte del commando che ha sparato al nordafricano, Enrico Catrini e Diego De Rosa, di 38 e 46 anni, «governavano» nascondigli nelle vie Bonfadini, Dalmazia e Mecenate, e ancora all’appello mancano due balordi albanesi ricercati, e poi ancora bisogna ulteriormente setacciare eventuali complicità di italiani come di stranieri (uno sloveno guidava i tir coi carichi), in una storia tutt’altro che terminata. La prossima (eventuale) sfida della squadra investigativa e del commissariato è l’individuazione di chi c’era (e c’è) sopra Boscherino. Diventare broker, per di più così giovani, non è mai frutto d’improvvisazione

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