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Inchiesta stadio Roma, restano in carcere i manager di Parnasi

Inchiesta stadio Roma, restano in carcere i manager di Parnasi

Luca Parnasi allo stadio

No del Riesame alla scarcerazione dei collaboratori più stretti dell’imprenditore. Per la Procura restano immutate le esigenze cautelari “che giustificano l’adozione della misura di massimo rigore”


Supera indenne il vaglio del tribunale del Riesame l’indagine della Procura sul nuovo stadio della Roma. Il primo snodo formale dell’inchiesta che ha portato all’arresto di nove persone, tra cui l’ex presidente di Acea, Luca Lanzalone e il costruttore Luca Parnasi, incassa il “no” del tribunale della Libertà sulle richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori di quattro manager  della società Eurnova (Gruppo Parnasi). Restano, quindi, in carcere Gianluca TaloneSimone ContastaGiulio MangosiNabor Zaffiri, tutti collaboratori di Parnasi e accusati di associazione a delinquere.

Per tutti la procura aveva espresso parere negativo all’attenuazione della misura cautelare. In particolare i pm sostengono che siamo in presenza di una “struttura societaria criminale” alla cui realizzazione gli indagati hanno fornito, a seconda delle posizioni, “con  consapevolezza, evidente spregiudicatezza e senza remora alcuna, ogni possibile apporto”. Per la Procura quindi restano immutate le esigenze cautelari “che hanno giustificato l’adozione della misura di massimo rigore”.

Dei manager di Eurnova il solo ad ottenere la scarcerazione è stato Luca Caporilli, ora agli arresti domiciliari. Il gip, il 22 giugno scorso, gli ha dato l’ok a lasciare Regina Coeli dopo un interrogatorio-fiume in procura durante il quale il manager ha fatto ammissioni su dazioni di denaro ad un funzionario pubblico e avviando, così, un percorso di collaborazione con gli inquirenti.
La partita davanti al Riesame non si chiude però oggi. Nei prossimi giorni, infatti, verrà fissata una nuova udienza dopo le istanze presentate dall’ex assessore del Pd, Michele Civita (attualmente sottoposto all’obbligo di firma) e del vicepresidente del consiglio regionale, Adriano Palozzi di Forza Italia.

Sul fronte dell’attività istruttoria i prossimi potrebbero essere giornate importanti. In particolare gli inquirenti potrebbero avviare nuovi interrogatori a cominciare da quello di Giovanni Malagò, presidente del Coni, e finito nel registro degli indagati che già nelle ore successive agli arresti aveva chiesto di poter essere ascoltato.

Non è da escludere, inoltre, che chi indaga possa decidere di interrogare lo stesso Parnasi, trasferito nei giorni scorsi dal carcere di Milano a quello di Rebibbia, che aveva deciso di non rispondere alle domande del gip nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia. Chi al momento sembra non intenzionato a farsi ascoltare è Lanzalone, dopo avere incassato il no alla scarcerazione dal gip. Il giudice, nelle motivazioni, scrive che l’ex numero uno di Acea, “ha dimostrato spregiudicatezza e pervicacia nell’asservire la propria pubblica funzione al privato”.

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