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Ballottaggi, la débâcle dei Dem. Martina: “C’è bisogno di leadership nuove”. Calenda: “Andiamo oltre il Pd”

Il reggente del Partito Democratico commenta l’esito del voto a Circo Massimo di Radio Capital. L’ex ministro dello Sviluppo economico: “Subito un fronte repubblicano”. Marcucci, capogruppo al Senato: “Si perde anche senza Renzi”. Zingaretti: “Un ciclo storico si è chiuso”. Si rafforza l’ipotesi di un congresso subito



ROMA –  È il giorno di una nuova débâcle per il Pd. Netta. E il partito continua a perdere roccaforti rosse in Toscana e in Emilia Romagna. “Dobbiamo cambiare tantissimo: nelle persone e nelle idee. C’è stato un cambiamento radicale, ora bisogna lavorare per costruire tutto di noi e ripartire, c’è una nuova destra in campo aggressiva e radicata”. Questo il primo commento del reggente del Pd Maurizio Martina parlando a “Circo Massimo” su Radio Capital. E aggiunge: “C’è bisogno di leadership nuove ma il centrosinistra non può prescindere dal Pd”.

“È una sconfitta chiara, inutile girarci attorno”, ha detto Martina, “ci sono in particolare sconfitte che pesano parecchio, come nelle città toscane e in certe realtà dell’Emilia Romagna”. Massa, Siena, Pisa, Imola. La geografia della disaffezione Dem prende forma ancora una volta lì dove il partito era storicamente più forte. Alcune città hanno tenuto, ma non abbastanza per addolcire la pillola. “Credo ci siano anche segnali che dobbiamo valorizzare come Teramo, Brindisi, Siracusa, la stessa Ancona. Segnali per noi utili , e però non cambiano il segno inequivocabile della sconfitta”.

Calenda: “Andiamo oltre il Pd” 
Negli stessi minuti, su Twitter arriva la proposta dell’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: “Ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su una nuovo manifesto. Andare oltre il Pd. Subito! #fronterepubblicano”.

Ma Martina non vede con favore l’idea di riciclare il Partito Democratico per una formula nuova. “Non sono d’accordo con il superamemento del Pd”, ha replicato il segretario reggente. “Credo invece in un campo progressista di centrosinistra, con il Pd al centro. Certo dobbiamo chiamare tutti a raccolta, ridefinire il campo. Ma il centrosinistra prevale ancora solo dove c’è un Partito democratico in salute, capace di fare comunità”. Ripartire da quello che già c’è, rimettendo però tutto in discussione. “Nelle persone e nelle idee”, precisa Martina: “La  leadership è rilevante. Ma penso che il problema sia il progetto”. Un progetto che non ha funzionato perché ha mancato l’appuntamento con alcune esigenze prioritarie, secondo Martina: “Ci dobbiamo attrezzare con risposte nuove a temi profondi, come il rapporto fra integrazione e sicurezza che è stato dominante. Salvini ha intercettato delle parole d’ordine che vengono percepite come rilevanti anche da un elettorato di centrosinistra. C’è un bisogno enorme di protezione da parte dell’elettorato”.

Verso il congresso 
Per quanto riguarda i tempi di ricostruzione, Martina è cauto. “Un progetto nuovo non nasce in tre mesi. Chi immaginava che dal 4 marzo a oggi cominciasse una nuova stagione non conosce la fatica di creare una proposta, che non può che essere di riorganizzazione complessiva”. La prima tappa sarà il congresso a luglio, quando il Pd deciderà il percorso da intraprendere per i prossimi mesi. Su un aspetto il segretario del Pd non ha dubbi: “Questi risultati ripropongono un confronto fra destra e sinistra. C’è ancora, in termini nuovi, questa polarizzazione. Ma con una destra nuova in campo, più aggressiva”. L’ipotesi di rompere l’alleanza giallo-verde guardando a un’apertura con il M5s non è percorribile, secondo il leader: “Mi sembra difficile, in prospettiva, il dialogo con questo Movimento 5 stelle. Il M5S non anima una dialettica. È in scia dell’egemonia leghista”. Ma nelle ultime ore il fronte del Congresso subito sembra crescere. Trovando consensi anche in Area Dem, l’area che fa capo a Dario Franceschini e Piero Fassino. Su questo fronte è schierata anche la minoranza. Finora invece prevaleva l’idea, sostenuta anche dai renziani, di rinviare il congresso al prossimo anno.

Cuperlo: “Chiedere scusa, ripensare ogni cosa e ripartire”
“Cos’altro deve succedere perchè il Pd e la sinistra prendano atto che è tempo di rifondare tutto?”, è la provocazione di Gianni Cuperlo. “Di fronte a una sequenza quasi infinita di sconfitte chiunque se la cavi con un capro espiatorio non ha capito”, ha aggiunto l’esponenente della minoranza Pd, “ma altrettanto assurdo è spiegare quelle sconfitte con un difetto di comunicazione o le troppe divisioni”. La soluzione per Cuperlo è una riprogrammazione radicale del partito: “Serve una netta discontinuità nelle persone e nella iniziativa politica. Adesso è tempo di chiedere scusa, ripensare ogni cosa e ripartire”.

Orlando: “Non è tempo di parlare di formulette” 
“Serve anche un nuovo vocabolario, bisogna rivedere l’impianto teorico”, ha detto a Radio anch’io Andrea Orlando, della minoranza Pd. “Non si tratta di organigrammi o figurine. Bisogna parlare di condizioni materiali delle persone, dello spaesamento per i cambiamenti sociali, di scuola e sanità, e non di fronte repubblicano”. Decisa la replica a Calenda sul “fronte repubblicano”: “È una delle formule di cui parleremo al congresso ma questo non è il momento di parlare di formulette”.

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Zingaretti: “Si chiude un ciclo storico”. 
E c’è anche il commento del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, possibile candidato al prossimo congresso: “Non bastano semplici aggiustamenti. Tantomeno bastano povere analisi di circostanza. Un ciclo storico si è chiuso. Vanno ridefiniti un pensiero strategico, la nostra collocazione politica, le forme del partito e il suo rapporto con gli umori più profondi della società italiana, l’organizzazione della partecipazione e della rappresentanza nella democrazia”. E Zingaretti continua indicando la possibile direzione di marcia: “C’è un lavoro collettivo da realizzare. Deve partire subito e coinvolgere non solo il Pd. È il momento del coraggio, della verità e della responsabilità”.

Rossi: “Ricomporre la sinistra” 
“Sostanzialmente una disfatta”, scrive su Facebook il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi di Liberi e uguali. “Laddove il PD era più forte la sinistra perde e LeU non svolge nessun ruolo di recupero”, ammette Rossi. In Toscana si andrà al voto per scegliere il nuovo governatore solo tra due anni: ma in molti a destra, dopo il risultato dei ballottaggi e l’ennesima sconfitta della sinistra, chiedono le dimissioni del governatore. “Bisogna andare oltre, oltre il PD e oltre LeU, per costruire un partito nuovo della sinistra e del lavoro che si ispiri agli ideali del socialismo e ai principi della dottrina sociale cristiana”, aggiunge il presidente della Regione Toscana, che invita chi ha perso e sta all’opposizione “a non demordere e a fare politica a partire dai bisogni dei cittadini e dai valori della sinistra”.

I renziani: “Si perde anche senza Matteo”
Il capogruppo al Senato dei dem, Andrea Marcucci scrive su Facebook: “Il vento del 4 marzo continua a tirare in Italia. Il tema chiave di questa nostra debacle è la sicurezza. Le parole d’ordine di Salvini appaiono più convincenti della nostra. Il voto amministrativo, se non altro ha sgombrato il campo dal ruolo e dalle responsabilità di Matteo Renzi. Il 24 giugno il Pd ha perso anche senza Matteo Renzi”. Sulla stessa linea il sindaco di Firenza, Dario Nardella: “Almeno questa volta mi aspetto che non diano la colpa a Renzi per quello che è successo ieri”.

Ricci: “In Toscana abbiamo pagato le divisioni”
“Credo che in Toscana abbiamo pagato molto le divisioni” è l’analisi di Matteo Ricci, membro della segreteria e responsabile degli Enti locali del Partito Democratico. “In particolare a Siena e Pisa, dove abbiamo discusso per mesi e mesi sui giornali, sui candidati. Penso che questo non abbia giovato. Siamo già in un clima politicamente negativo, il paese sta andando a destra. Se ci presentiamo litigiosi e divisi siamo destinati a perdere. Ad Ancona e a Brescia abbiamo vinto per due motivi: il sindaco uscente aveva governato bene – e i cittadini l’hanno riconosciuto – e ci siamo presentati uniti”.

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