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“Cricca” dei favori in procura, chiusa l’inchiesta a Torino: indagato noto penalista

Altri sei sotto inchiesta tra cui Gigi Marchelli, socio di Eataly, e un appuntato dei carabinieri di Palazzo di Giustizia


Facevano assegnare i fascicoli a un pm più gradito, “in violazione dei criteri di assegnazione automatica dei procedimenti stabiliti nel programma organizzativo della procura della Repubblica di Torino”. Per questo sette persone, tra cui l’avvocato penalista Pierfranco Bertolino, l’appuntato dei carabinieri Renato Dematteis per vent’anni in procura e altre cinque persone sono indagate a vario titolo per corruzione e corruzione in atti giudiziari. Il pm cui cercavano di indirizzare le inchieste è Andrea Padalino, famoso per essersi occupato per molti anni della galassia No Tav e ora applicato alla procura di Alessandria. Al momento non è indagato ma su di lui è stato aperto un procedimento disciplinare al Csm, ma le vicende torinesi della “cricca” dei favori potrebbero essere di oggetto di approfondimenti da parte della procura di Milano, competente sull’operato dei magistrati che lavorano a Torino.

Tra gli indagati c’è anche un noto imprenditore, Gigi Marchelli, socio della catena Eataly e finito nei guai per aver raccomandato il figlio di uno dei pubblici ufficiali per un posto alla Banca d’Alba. Negli atti di chiusura indagine, notificati nel pomeriggio, si legge che l’appuntato dei carabinieri “valendosi di relazioni d’ufficio procurava che i relativi procedimenti venissero assegnati nell’ambito del gruppo Criminalità organizzata della procura della Repubblica al magistrato con il quale collaborava invece che con il criterio automatico”.

Non solo per quasi due anni, cioè dall’inizio del 2016 fino all’inizio del 2018, il militare, violando il “divieto di consigli circa la scelta del difensore”, ha suggerito a quattro persone che volevano denunciare reati “di nominare quale difensore di persona offesa l’avvocato Bertolino”. Entrambi, avvocato e carabiniere, sono stati iscritti nel registro degli indagati per corruzione per atti contrari al dovere d’ufficio. L’appuntato, nel frattempo trasferito in una stazione in provincia di Cuneo, è contestata anche la violazione dei “doveri di imparzialità, lealtà e riservatezza”. Secondo l’accusa dei pm Francesco Saverio Pelosi, Livia Locci e Paolo Toso, Dematteis forniva all’avvocato informazioni riservate sulle indagini, informazioni che aveva perché se ne occupava lui in prima persona o altri suoi colleghi. In cambio l’avvocato aveva fornito gratuitamente un’assistenza “stragiudiziale” in una causa civile al tribunale di Asti, per la quale procurava anche un avvocato civilista, prometteva una raccomandazione per i figli del carabiniere al concorso di ammissione alla polizia di Stato e gli faceva ottenere dei trattamenti di favore da parte di un grosso concessionario di auto di Torino.

Sempre nell’atto di chiusura indagine si legge che Dematteis è accusato di quattro episodi di corruzione in atti giudiziari perché, in cambio dell’occhio di riguardo sui casi denunciati, aveva ottenuto dalle persone offese la disponibilità di 2 Panda usate dal carrozziere, Angelo Marello, difeso da Antonio Rossomando, e ancora il pagamento di una cena per 18 persone, delle visite oculistiche gratuite per i figli e due interventi chirurgici agli occhi (sempre gratis) in una struttura privata da parte di un medico di una struttura pubblica, l’oculista Raffaele Nuzzi, anche lui assistito da Rossomando. Anche Luigi Marchelli, difeso da Gianluca Visca, da vittima sarebbe diventato parte del sodalizio.

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