Foggia, prestiti con tassi di interesse al 600 per cento: quattro arresti con l’accusa di usura

Le vittime erano imprenditori e commercianti. L’indagine partita nel 2016, quando un pensionato tentò il suicidio perché strozzato dai debiti contratti con gli usurai. Tre degli arrestati hanno precedenti penali


FOGGIA – Tassi usurai annui che sfioravano il 600 per cento. E’ quanto applicavano le quattro persone arrestate dagli agenti della squadra mobile di Foggia. In carcere finiscono Aniello Palmieri di 62 anni, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan di Rocco Moretti e già condannato per mafia nel processo ‘Panunzio’, l’imprenditore ammazzato negli anni 90; Francesco Lioce pregiudicato di 51 anni, titolare di un bar e Antonio Battiante di 58 anni, con numerosi precedenti penali.

Domiciliari, invece, per Gaetano Carella, di 62 anni, incensurato e titolare di un negozio di generi alimentari. Le indagini sono partite a gennaio del 2016 quando una vittima, un pensionato foggiano, titolare di una piccola attività commerciale, tentò il suicidio perché strozzato dai debiti contratti proprio con i suoi usurai. Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno accertato che il pensionato nel lontano 2008 ebbe un primo contatto con Aniello Palmieri al quale chiese in prestito una piccola somma di denaro pari a 3mila euro.

Foggia, la telefonata della vittima di usura per rabbonire lo strozzino

Dalla ricostruzione è emerso però che l’indagato ha sempre preteso dalla vittima la restituzione di 500 euro mensili. Dopo Palmieri il pensionato si è rivolto ad un secondo strozzino, Gaetano Carella, dicono i poliziotti. Anche in questo caso è stato accertato che, a fronte di un prestito di 2mila euro, la vittima gli avrebbe restituito, in sei anni, la somma di 72mila euro. I tassi usurai annui applicati dagli indagati oscillavano dal 30 al 580 per cento.

Tra le vittime anche liberi professionisti, piccoli imprenditori e persone che operano nel mondo della scuola. “Importantissima è stata la collaborazione da parte delle vittime – ha sottolineato il dirigente della squadra mobile Roberto Pititto. Hanno collaborato con noi, con la magistratura e grazie alle loro dichiarazioni gli autori di questo terribile reato sono stati assicurati alla giustizia”

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