Migranti, il leader della Lega all’Ue: “O ci dà una mano o scegliamo altre vie. Con Orban per cambiare regole”

Migranti, il leader della Lega all'Ue: "O ci dà una mano o scegliamo altre vie. Con Orban per cambiare regole"Matteo Salvini

Tunisi convoca l’ambasciatore per le frasi di Salvini: “Profondo stupore” per le parole sugli “immigrati galeotti”. La replica di Salvini: “Sono disposto a incontrare il loro ministro”. Poi annuncia che il governo voterà no alla riforma del trattato di Dublino. Macron: “Nessun Paese può trovare una soluzione da solo né isolarsi, ne parlerò con Conte”

ROMA – La giornata di propaganda anti-immigrati vissuta da Salvini in Sicilia provoca degli strascichi diplomatici. A Tunisi che convoca l’ambacicatore italiano, il ministro dell’Interno replica sostenendo che “se qualcuno si è offeso sbaglia”. Poi a Fiumicino, al comizio per lanciare il sindaco leghista alle amministrative, annuncia che tanti sono i nemici in Italia quanto è “l’apprezzamento all’estero”. “Oggi – ha rivelato – ho avuto una telefonata lunga e cordiale con il primo ministro ungherese, Viktor Orbàn, che ci ha fatto gli auguri di buon lavoro e con cui lavoreremo per cambiare le regole di questa Unione europea”. Non sono certo casuali gli auguri del leader sovranista ungherese, visto che i due parlano la stessa lingua oltre che sull’Europa anche sui migranti: durante la crisi migratoria del 2015, Orbàn ordinò l’erezione della barriera alla frontiera tra Ungheria e Serbia per bloccare l’ingresso di immigrati clandestini. Un anno fa invitò l’Italia a chiudere i porti ai migranti. Qualche giorno fa il suo partito ha approvato la norma che punisce chiunque dia sostegno agli immigrati illegali.

Ma l’incidente diplomatico con la Tunisia è scoppiato: l’ambasciatore italiano è stato convocato – informa una nota del ministero degli esteri tunisino – e gli è stato espresso “il profondo stupore per le dichiarazioni del ministro dell’Interno italiano sul dossier immigrazione”. Frasi che “non riflettono la cooperazione tra i due Paesi nella gestione dell’immigrazione e indicano una conoscenza incompleta dei meccanismi di coordinamento  tra i servizi tunisini e italiani”. Insomma, il segnale di una profonda irritazione. Le frasi di Salvini, pronunciate tra l’altro a poche ore da un naufragio con decine di vittime, erano state tutt’altro che felpate: “La Tunisia esporta spesso galeotti”, aveva dichiarato il neoministro dell’Interno. Che oggi replica alla mossa di Tunisi precisando che le sue frasi sono state prese fuori contesto: “Sono disponibile a incontrare nel più breve tempo possibile il mio omologo tunisino per migliorare la cooperazione. Ognuno giustamente difende le sue posizioni. Da parte mia, appena passata la fiducia, sono pronto a prendere un aereo”. Uno scontro diplomatico, dunque, prima ancora che il governo abbia ricevuto la fiducia.

Pozzallo, Salvini: “La Tunisia spesso esporta galeotti”

Caso Tunisia a parte, Salvini ha ripetuto che non parteciperà al vertice dei ministri dell’Interno europei sull’immigrazione a Lussemburgo, perché impegnato in Senato sul voto di fiducia. “Invieremo una nostra delegazione per dire no – spiega –  il documento in discussione invece di aiutare penalizzerebbe ulteriormente l’Italia e i paesi del Mediterraneo facendo gli interessi dei paesi del Nord Europa”. E in un tweet rimarca la propria ostilità nei confronti delle politiche europee sull’immigrazione: “O l’Europa ci dà una mano a mettere in sicurezza il nostro Paese, oppure dovremo scegliere altre vie”.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, torna a parlare del ruolo italiano: “Il nostro auspicio è di continuare il dialogo con l’Italia” sulla questione dei migranti. “Nessun Paese può trovare una soluzione da solo, né isolarsi”, ha detto annunciando che ne parlerà con il premier Giuseppe Conte al G7 in Canada. Conte ha anche sentito Sanchez, il neopremier spagnolo, e i due si sono dati appuntamento al G7.

A Salvini rispondente indirettamente il presidente emerito Giorgio Napolitanoche, in una lettera alla presidente del Senato Elisabetta Casellati, esprime il suo punto di vista sul governo non potendo partecipare al dibattito sulla fiducia per motivi di salute: “Qualunque intesa per rendere possibile il governo del paese deve fare i conti con i sempre più gravi e allarmanti segnali che vengono dalle vicende europee nel quadro globale e deve dunque dare risposte non retoriche ma puntuali e decise sul rapporto tra l’italia e l’Unione e sulle fondamentali questioni con cui dobbiamo misurarci”.

Salvini in radio elogia poi il suo predecessore al Viminale, Marco Minniti: “Ha fatto un discreto lavoro – dice – quindi non smonteremo nulla di ciò che di positivo è stato realizzato, lavorerò per rendere ancora più efficaci le politiche di controllo, di allontanamento, di espulsione”. E aggiunge: “Se qualcuno ha fatto qualcosa di utile e intelligente per il mio Paese anche se indossava una diversa maglietta sarebbe sciocco non riconoscerlo”.

Intanto fa discutere un articolo comparso sul New York Times dedicato al nuovo governo italiano, che viene definito “terribile” e “schifoso”. “Alla fine però – scrive Roger Cohen, l’autore dell’articolo intitolato “Applauso al terribile governo italiano” – questo esecutivo potrebbe essere buono per l’Europa”. I due partiti al governo “mettono insieme bigottismo e incompetenza a un livello inusitato. Sono un branco di miserabili sollevati dalla marea antiliberale globale”. Eppure “hanno ragione”, dice Cohen: “Sono sulla pista giusta e per questo hanno vinto, proprio come Trump ha vinto perché ha intuito una rabbia che stava filtrando e che troppi liberali avevano ignorato”.

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