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Santino Ferretti Pineto: La fine dei dei giochi per i partiti

santono ferretti

Si avvia l’ultima settimana di campagna elettorale per i Comuni, che domenica 10 giugno andranno al voto per eleggere Sindaci e Consigli comunali. Spesso si tende a distinguere le elezioni comunali da quelle politiche, lasciando alle ultime le discussioni sui temi ed alle prime quella sulle persone. Eppure le due cose sono intimamente legate, in quanto una pessima azione politica a livello nazionale, crea le condizioni per mettere in forte difficoltà anche i Comuni. Ne è prova evidente la situazione che si è determinata in Italia. Da anni ascoltiamo le classi dirigenti parlare di debito pubblico e della necessità di fare riforme. Da anni oramai assistiamo ad un valzer di riforme, che di fatto hanno peggiorato le condizioni. La riforma della scuola, ad esempio, oltre ad aver peggiorato il sistema dell’istruzione, con perdita di capacità anche ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro, ha fatto nascere malcontento nel personale della scuola. Detta riforma, come le molte altre nei vari settori, non sono nate da una esigenza specifica o da un confronto ampio con il mondo della scuola, ma da un assunto: siccome dobbiamo ridurre il debito pubblico, allora dobbiamo riformare. Pertanto le riforme sono diventate sinonimo di tagli che hanno colpito, oltre alla scuola, le pensioni, il lavoro, la sanità, ecc. Le uniche cose che non sono state tagliate in Italia sono stipendi e privilegi della politica. Questa visione, che avrebbe dovuto tenere sotto controllo il debito pubblico, ha necessariamente avuto ripercussioni anche nei Comuni, che hanno visto tagliare i contributi per garantire servizi essenziali. La classe dirigente che ha costruito questo meccanismo di una Repubblica fondata sul debito pubblico, che si è poi trasformato nel dovere sancito in Costituzione del pareggio di bilancio, è la stessa che governa, con i rispettivi partiti, anche i Comuni. Alla penuria di risorse, si aggiunge poi, che a livello locale, come a livello nazionale, spesso i bilanci vengono utilizzati più con attenzione rivolta al consenso che ad un utilizzo utile e razionale dei soldi pubblici. Il risultato è che sia a livello nazionale che comunale, a farne le spese è sempre il cittadino. Pertanto, se si vuole far ripartire il Paese, tornando ad investire sui diritti e sul territorio, necessariamente bisogna ripartire dai Comuni, che sono le istituzioni più vicine ai cittadini ed al territorio. Dunque, quello che bisogna modificare è l’atteggiamento, che da un sistema basato sull’austerità e tagli indiscriminati, torni agli investimenti capaci di creare il necessario virtuosismo per liberare risorse da destinare ai diritti e servizi. Modificare l’atteggiamento, tuttavia, significa certamente guardare alle persone, ma uscire dalla logica basata sul voto dato a chi può dare qualcosa, perché con la strada intrapresa, tra poco tempo, non ci sarà più niente da dare a nessuno. Pertanto, la logica di cambiamento, che ha fatto nascere un Governo di speranza a livello nazionale, deve guidarci anche nelle elezioni locali, anche perché, dopo tutte queste riforme e dunque tanti tagli, il debito pubblico è aumentato, a dimostrazione che il sistema deve essere totalmente modificato.

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