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Lo spread scende sotto 270 punti, ma l’Italia torna a spaventare i mercati mondiali

Netto calo per il differenziale di rendimento tra Btp e Bund, anche sulle scadenze più brevi. I commentatori internazionali tornano però a citare la crisi del debito. Piazza Affari tenta il rimbalzo con le banche. Tokyo perde l’1,5%, pesano anche le tensioni sul commercio Usa-Cina

MILANO – Cala nettamente lo spread tra Btp e Bund decennali all’indomani di una giornata di passione, con il differenziale capace di rivedere i 320 punti che mancavano dal 2012. Mentre torna in pista l’ipotesi di un governo tra Lega e M5s, per scongiurare un voto già in estate, la distanza tra il rendimento dei titoli italiani e tedeschi avvia la giornata sotto i 270 punti. Il rendimento del decennale tricolore scende al 3%. Forte riduzione anche sulla scadenza a due anni, che ieri ha vissuto un’impennata che non si vedeva dai primi anni Novanta per arrivare fin sopra i 340 punti: un chiarissimo segnale di apprensione per l’immediato futuro del Paese. Stamattina il differenziale a due anni è sceso di una cinquantina di punti a quota 285.

L’Italia resta ovviamente osservata speciale dei mercati e basta vedere la centralità riacquistata sulle prime pagine dei principali riferimenti del mondo finanziario per capire quanto il momento sia complicato. Lo stesso Tesoro americano ha fatto sapere che il tema-Italia sarà sul tavolo del G7 canadese dei prossimi giorni, per quanto ad oggi non ci siano impatti sistemici dalle turbolenze. Nota Bloomberg che sembra di esser tornati al 2012, con il debito di Portogallo e Grecia, oltre che quello italiano, sotto pressione e il guru di turno – George Soros, in questo caso – a vedere “minacce” sull’esistenza stessa dell’Eurozona. Le quotazioni dell’euro sono in lieve rialzo dopo i minimi da 10 mesi toccati ieri sul dollaro, ma ancora sotto la soglia di 1,16. Questa mattina la moneta unica europea passa di mano a 1,1567 dollari (1,1539 ieri sera a New York) e a 125,80 sullo yen.

I listini azionari si presentano ancora deboli, dopo le vendite scattate in Asia. Piazza Affari cerca comunque il rimbalzo e il Ftse Mib apre in recupero dello 0,6%. I titoli migliori sono i bancari, dopo giornate nere: con la crescita dello spread, sono state le prime a pagare il conto di questi giorni di passione: soltanto ieri hanno perso quasi 5 miliardi di capitalizzazione, il grosso dei 17 cancellati in tutto dal listino milanese (per 80 totali dal 15 maggio). Pochi movimenti nel resto d’Europa: Londra è piatta, Francoforte sale dello 0,1%, Parigi cede lo 0,5% e Madrid – anch’essa alle prese con la crisi politica – sale dello 0,4%.

Sull’umore degli investitori pesa anche la rinnovata tensione commerciale tra Cina e Stati Uniti, dopo che la Casa Bianca ha ritirato fuori dazi al 25% su 50 miliardi di import dall’economia asiatica. Anche il fronte con la Nord Corea resta caldo. Chiusura in netto calo questa mattina per la Borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei che ha  ceduto l’1,52% a 22.018,52 punti. Hong Kong lascia sul terreno l’1,4%, Sidney lo 0,48% e così la Borsa di Bombay (-0,4%). Anche Wall Street ha pagato cara l’incertezza italiana e gli indici industriali hanno archiviato la terza giornata di fila in ribasso, la peggiore dal 6 aprile scorso. Vendite copiose anche sulle banche. Il Dow ha perso alla fine l’1,6%, lo S&P500 l’1,16% e il Nasdaq lo 0,5%.

Ricca l’agenda macroeconomica di giornata. In Giappone ad aprile le vendite al dettaglio sono aumentate più delle attese dell’1,4% rispetto a marzo, quando si era registrato un calo dello 0,6% su base congiunturale. Su base tendenziale le vendite sono aumentate dell’1,6 per cento. In Germania il commercio ha registrato un +2,3% congiunturale ad aprile, +1,2% annuo. In Francia, la crescita del Pil del primo trimestre è stata rivista in ribasso allo 0,2%: limato lo 0,1 per cento.

Resta debole il fronte del petrolio, che paga il timore di un possibile allentamento dei tagli alla produzione da parte dell’Opec e dei Paesi partner, tra cui la Russia. Il Wti con consegna a luglio perde 8 cent a 66,65 dollari negli scambi elettronici in Asia. Il barile di Brent, con consegna a luglio scende di 27 cent a 75,12 dollari. L’instabilità dei mercati in Europa fa come sempre da supporto alle quotazioni dell’oro sui mercati asiatici, che risalgono verso quota 1.300 dollari l’oncia. Il lingotto con consegna immediata guadagna così lo 0,1% a  1.299,73 dollari l’oncia

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