Conte rinuncia. È scontro istituzionale, Di Maio e Meloni invocano impeachment per Mattarella. Il presidente: “No a ministro dell’Economia antieuro”. Convocato Cottarelli al Quirinale

Conte rinuncia. È scontro istituzionale, Di Maio e Meloni invocano impeachment per Mattarella. Il presidente: "No a ministro dell'Economia antieuro". Convocato Cottarelli al Quirinale
(reuters)

La Lega invoca il ritorno alle urne. “Non finisce qui”, minaccia Di Maio. Gentiloni: “Nervi saldi, ora salviamo il Paese”

ROMA – È durata appena quattro giorni la parentesi dell’incarico che il capo dello Stato ha affidato a Giuseppe Conte per la formazione di un governo M5s-Lega. Il no di Mattarella a Savona all’Economia (“decisione che non ho preso a cuor leggero”, ha chiosato il presidente), è stato lo scoglio sul quale è inciampato l’ex premier incaricato. Ora è in atto uno scontro istituzionale con M5s e Lega che tuonano contro il Colle. Il più duro è proprio Di Maio. “La scelta di Mattarella è incomprensibile”, ha attaccato. “La verità è che non vogliono il M5s al governo, sono molto arrabbiato ma non finisce qui”, minaccia. Il clou quando, ospite di Fazio, affonda il colpo: “Chiedo l’impeachment per Mattarella”.

Ma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ci sta. E replica con inusuale durezza a chi lo accusa. “Non ho ostacolato la formazione del governo”. Il presidente della Repubblica ha convocato per domani mattina al Quirinale Carlo Cottarelli, l’ex commissario alla spesa pubblica durante il governo Letta. Sentirò il parere delle Camere, ha detto il presidente che quindi affronterà il volere del Parlamento, chiedendo attraverso Cottarelli a deputati e senatori se vogliono portare il Paese al voto senza aver fatto partire un governo, con i mercati in fibrillazione e il rischio di aumento dell’Iva. Un nome, quello di Cottarelli, più volte speso dai nemici della “casta”, a cui forse non tutti vorranno dire di no.

La convocazione mentre i vertici del M5s e la leader di FdI Giorgia Meloni – che non hanno accettato il “veto” su Savona – attaccano Mattarella invocandone l’impeachment per alto tradimento. In difesa del Colle arriva una nota di Silvio Berlusconi (“Il M5s che parla di impeachment è come sempre irresponsabile”, commenta), e di Matteo Renzi: “Minacciare Mattarella è indegno”. Diversa la posizione della Lega che si chiama fuori dalle richieste di messa in stato di accusa del presidente e che, con Matteo Salvini, chiede di tornare alle urne.

LE RAGIONI DEL COLLE
“Ho sostenuto – dice Mattarella – il tentativo in base alle regole della Carta, ho accolto la proposta per l’incarico di presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento e ne ho accompagnato, con piena attenzione, anche il lavoro per formare il governo”. “Ma il capo dello Stato non può subire imposizioni. Ho chiesto per il ministero dell’Economia l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con il programma. Che non sia visto come sostenitore di una linea più volte manifestata che potrebbe provocare l’uscita dell’Italia dall’euro”. “La designazione del ministro dell’economia costituisce sempre un messaggio immediato per gli operatori economici e finanziari, ho chiesto per quel ministero l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, che al di là della stima e della considerazione della persona non sia visto come sostenitore di linee che potrebbe provocare la fuoriuscita dell’italia dall’euro, cosa differente dal cambiare l’ue in meglio dal punto di vista italiano. A fronte di questa mia sollecitazione ho constatato con rammarico indisponibilità a ogni altra soluzione, e il presidente del consiglio incaricato ha rimesso il mandato”

In questa situazione di grande tensione e di scontro istituzionale senza precedenti il premier uscente Paolo Gentiloni ha commentato invitando a mantenerere “nervi saldi” e esprimendo “solidarietà al Presidente Mattarella”. “Ora – ammonisce – dobbiamo salvare il nostro grande Paese.”

L’IRA DEI 5 STELLE E DELLA LEGA
Giuseppe Conte, dopo l’annuncio del Quirinale della rinuncia al mandato, ha pronunciato un telegrafico discorso: “Ringrazio gli esponenti delle due forze politiche – ha detto – per avere fatto il mio nome per formare il governo di cambiamento. Vi posso assicurare di avere profuso il massimo sforzo, la massima attenzione per adempiere a questo compito”. Già prima della rinuncia, la Lega punta l’indice contro il Quirinale. “Abbiamo lavorato per settimane, giorno e notte – ha tuonato Matteo Salvini – per far nascere un governo che difendesse gli interessi dei cittadini italiani. Ma qualcuno (su pressione di chi?) ci ha detto No. Mai più servi di nessuno, l’Italia non è una colonia. A questo punto, con l’onestà, la coerenza e il coraggio di sempre, la parola deve tornare a voi!”

IL RETROSCENA: I TENTATIVI FALLITI DI UNA MEDIAZIONE 
Il presidente della Repubblica, dunque, non ha ceduto all’imposizione di Paolo Savona al dicastero dell’Economia. Nel pomeriggio erano saliti prima il segretario della Lega Matteo Salvini, poi il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio. L’obiettivo era sciogliere il nodo politico sul ministero dell’Economia che i due leader volevano affidare al professor Paolo Savona. Vano è stato il tentativo dello stesso Savona di tranquillizzare il Quirinale precisando la natura del suo rapporto con l’Europa. L’esito finale è stato la rinuncia di Conte all’incarico.

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