Il clan organizzava la festa del “Sacro cuore di Gesù”. Arrestati i nuovi boss di Palermo

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I mafiosi palermitani continuano ad essere parecchio devoti, nonostante gli anatemi dei vescovi siciliani. Alla fine, c’è sempre qualche parroco disposto a chiudere un occhio. Nel quartiere popolare della Noce, il parroco li ha chiusi tutti e due. I boss hanno addirittura organizzato la festa della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, nel settembre 2015. E non è sfuggito agli investigatori della squadra mobile, che stavano seguendo le mosse di alcuni scarcerati eccellenti. Stanotte, è scattato un blitz nel cuore di Palermo. Undici persone sono state arrestate, si tratta dei nuovi boss di Cosa nostra, cognomi antichi, strategie criminali rinnovate.

Le indagini coordinate dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Salvatore De Luca delineano una Cosa nostra che si è ormai riorganizzata sul territorio grazie al contributo degli scarcerati: sono 130 i mafiosi palermitani che hanno finito di scontare il loro debito con la giustizia. Quasi la metà sono considerati “nuovamente operativi” dall’intelligence antimafia. E una decina sono tornati ad avere ruoli di vertice all’interno delle famiglie. Mentre un fiume di soldi scorre nelle vene di Palermo. Sono i soldi del traffico di droga e delle sale scommesse, che invadono ormai i quartieri della città.

“Io la Noce la porto nel cuore”, diceva il capo dei capi, Totò Riina. La famiglia della Noce ha avuto da sempre un posto di riguardo nella geografia del potere mafioso. Più di recente, in piazza Noce, si vedeva spesso il nipote prediletto del superlatitante di Cosa nostra siciliana, Matteo Messina Denaro: Francesco Guttadauro gestiva lucrosi affari attorno ad alcuni portali di scommesse illegali con sede a Malta. L’inchiesta dei pm Roberto Tartaglia, Amelia Luise e Annmaria Picozzi prosegue per scoprire i segreti finanziari dei boss.

Anche la festa della chiesa, imposta al parroco, doveva servire per fare cassa: i proventi degli stand sistemati nel quartiere sono andati tutti al clan, questo dice l’inchiesta della squadra mobile diretta da Rodolfo Ruperti, ai commercianti fu pagata solo la giornata di lavoro. Il parroco non disse una sola parola, si limitò a chiudere la chiesa mentre i mafiosi festeggiavano il Sacro cuore di Gesù. Non una parola al vescovo, non

una parola al commissariato di polizia che si trova a cento metri dalla chiesa. Il parroco rimase in silenzio, probabilmente impaurito. Per la nuova Cosa nostra, una dimostrazione di grande forza nel cuore di Palermo. Alla Noce, solo un commerciante provò a dire no al ricatto del pizzo, e gli fu incendiata la casa.

Qualche tempo dopo, poi, il sacerdote è stato convocato alla squadra mobile, e davanti alle contestazioni dei poliziotti ha ammesso le pressioni dei boss

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