181 Spread in tensione, Piazza Affari peggiora. Sale il rendimento dei titoli Usa, Borse incerte

Il quadro politico italiano torna sotto la lente: differenziale oltre 140 punti. I Treasury si confermano sopra il 3%, rafforzando il dollaro e gettando ombre sulla cavalcata delle azioni. Argentina, sospiro di sollievo: tutto esaurito nell’asta di titoli di Stato

MILANO – Ore 11:15. Lo spread tra Btp e Bund torna a salire sopra quota 140 punti base, mentre Lega e M5s dicono di essere alla stretta finale per dar vita al nuovo governo e prende corpo l’ipotesi di una staffetta a Palazzo Chigi per non mandare tutto a monte. Dopo i moniti dell’Europa sul rispetto delle regole, in particolare dell’impegno a far scendere il debito pubblico, secondo la piattaforma Bloomberg il Btp decennale italiano di riferimento è tornato a rendere il 2% e il differenziale con gli omologhi titoli tedeschi si è portato a 142 punti (dai 130 della chiusura di ieri sera).

Il movimento, va detto, s’iscrive in una generale crescita dei rendimenti del comparto obbligazionario. Per gli addetti ai lavori è da leggere come un segnale di preoccupazione, senza isterismi. “Brutta reazione stamane sia per l’azionario che per il governativo dopo il contratto pubblicato ieri sera”, commenta a caldo Vincenzo Longo da IG Markets. “Anche se i partiti hanno detto di aver rivisto i punti più discussi, gli investitori sembrano essere rimasti spiazzati dalle ipotesi (poco credibili e realizzabili) prese in considerazione dalle parti politiche”. In ogni caso, secondo l’esperto “la reazione è modesta, se si considera la portata della notizia”. Insomma, bisognerà vedere nei prossimi giorni cosa diventerà concretamente realizzabile che credito verrà dato al programma dagli investitori internazionali.

Milano, Piazza Affari peggiora repentinamente al -1,5%. Soffre il comparto bancario, che viene come sempre penalizzato dalla crescita dello spread. Vittoria Assicurazioni schizza in rialzo verso il prezzo dell’Opas lanciata da Carlo Acutis per delistare la compagnia, mentre Astaldi è sotto i riflettori per l’aumento da 300 milioni che vedrà l’ingresso dei giapponesi di IHI al 18%. In terreno positivo, ma senza fuochi d’artificio, le altre Borse europee: LondraFrancoforte e Parigi sono allineate su un progresso dello 0,2%.

I mercati azionari avanano incerti a livello globale mentre il rendimento dei Treasury americani si conferma sopra la soglia del 3%, vicino ai massimi dal 2011. La debolezza europea si era già fatta vedere in Asia, dove gli scambi sono stati all’insegna delle vendite. La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo sulla scia di Wall Street e per la contrazione dell’economia giapponese, con il Pil del primo trimestre giù dello 0,2% per la frenata nei consumi privati: prima battuta d’arresto in due anni. L’indice Nikkei ha ceduto lo 0,44% a 22.717,23 punti e il Topix lo 0,27% a 1.800,35 punti.

Ieri sera, Wall Street ha chiuso in calo con il Dow Jones alla prima giornata in rosso dopo otto di fila in rialzo. Anche in questo caso, si ricollega il movimento ai rendimenti in aumento sul fronte obbligazionario, che rendono l’azionario meno attraente e preoccupano gli investitori che si domandano che effetto potrebbero avere sulla politica della Federal Reserve. Robert Kaplan, presidente della Fed di Dallas, ha detto che i tassi di interesse dovrebbero continuare ad essere alzati in modo “graduale e paziente”. John Williams, numero uno della Fed di San Francisco, ha ripetuto che un totale di tre o quattro strette nel 2018 sono da mettere in conto. Mentre hanno continuato a monitorare le tensioni in Medio oriente e le trattative commerciali tra Usa e Cina, gli investitori sono stati presi alla sprovvista dalla decisione della Corea del Nord di cancellare all’ultimo minuto un incontro di alto livello con la Corea del Sud; Pyongyang ha messo così a rischio lo stesso incontro tra il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong Un. A fine seduta, il Dow ha perso lo 0,78%, lo S&P500 lo 0,68% e il Nasdaq ha invece guadagnato lo 0,81%. Oggi negli Usa si guarda ai dati su nuovi mutui e cantieri, sulla produzione industriale e le scorte di petrolio.

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Ricca l’agenda di dati macro, al di là dell’evoluzione politica. In Italia l’Istat traccia una ripresa dell’industria a marzo e rilascia i numeri dell’inflazione, oltre al rapporto annuale 2018. Di prezzi si parla anche a livello di Eurozona e di lander tedeschi. Seduta in calo per l’euro. La moneta unica passa di mano a 1,1830 dollari rispetto alla chiusura di ieri a 1,1860 dollari. Il biglietto verde, sostenuto dal buon andamento dei consumi negli Stati Uniti e dell’aumento dei tassi di interesse sul mercato del debito Usa, è al top sull’euro dalla fine del 2017.

Sempre a livello internazionale, si registra il sospiro di sollievo per il presidente argentino Mauricio Macri: nel potenziale ‘martedì nero’ per la sua politica economica, i titoli in pesos in scadenza – per un totale di 28 miliardi di dollari – sono stati rinnovati al 100%, con la Banca centrale che ha ricevuto offerte per altri 200 milioni di dollari. La stampa locale interpreta la risposta positiva del mercato come un voto di fiducia in appoggio a Macri, dopo poco più di due settimane di volatilità, nei quali il prezzo del dollaro ha battuto vari record storici, in un’ascesa apparentemente inarrestabile.

Infine, per le materie prime tornano in calo i prezzi del petrolio sui mercati asiatici dopo la stima dell’Api di un aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti a 3,4 milioni di barili, ma le tensioni geopolitiche hanno continuato a sostenere i costi. Negli scambi elettronici in Asia, il barile di Wti con consegna a giugno scende di 19 cent ma resta comunque sopra i 71 dollari a 71,12. Il barile di Brent, con consegna a luglio, perde 17 cent a 78,26 dollari.

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