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Morto l’attore Paolo Ferrari, per 80 anni volto e voce di una bella Italia

Aveva 89 anni, era malato da tempo. Lo assisteva la moglie Laura Tavanti, insieme ai figli. Dal 1938 la sua è stata una vita vissuta giocando a recitare in un bel Paese che ha rappresentato in radio, teatro, cinema, tv e da doppiatoreÈ morto a Roma Paolo Ferrari, grande attore di teatro, per anni in ditta con Valeria Valeri e straordinario interprete dell’Opera da tre soldi di Brecht, ma anche del grande schermo. Ha lavorato con registi come Blasetti, Zeffirelli e Petri. È stato anche un famoso doppiatore. E un’icona della tv. Nato a Bruxelles il 26 febbraio 1929, è morto a 89 anni. Con lui finisce un’era, quella di una bella Italia che non esiste più.

Una vita vissuta giocando a recitare, attore di un Paese a cavallo tra due guerre, vissuta tra povertà e rinascita in quel bel Paese che Paolo Ferrari ha rappresentato partendo dai microfoni della radio, arrivando alla tv in bianco e nero, prove tecniche di trasmissione, oltre il colore. Fino a oggi, tra le mani telecomandi e telefonini, computer. Davanti, schermi giganteschi, molto rumore.La sua carriera comincia da bambino, a 9 anni. Alla radio Eiar con un programma in cui interpretava il balilla Paolo. Aveva debuttato nel film Ettore Fieramosca, regia di Alessandro Blasetti, col nome di ‘Tao’ Ferrari. Un bambino prodigio in calzoni corti di feltro dei primi anni Quaranta, un ragzzino fortunato, piccolo in mezzo a grandi attori dai quali imparava tutto. Poi un fine primo tempo di guerra e subito dopo, di nuovo, il ritorno a quello che voleva e sapeva fare, l’attore. Radio, televisione.

Con lui, gli indimenticabili. Nel varietà radiofonico Rosso e nero n° 2, recita con Nino Manfredi e Gianni Bonagura. Impara tutto, adora quello che fa con tutto se stesso. Quasi 40 film. Con Steno, Corbucci, Zeffirelli, Malasomma, Festa Campanile, Veronesi, Petri, Canevari. Dalla fine degli anni Quaranta è la voce di David Niven in Scala al paradiso (1948), Franco Citti in Accattone di Pier Paolo Pasolini e quella di Jean-Louis Trintignant nel Sorpasso di Dino Risi. Negli anni Settanta ridoppia Humphrey Bogart in Il mistero del falco, Il grande sonno, Agguato ai tropici. Ma è anche il Bond di Roger Moore in Gold, è Tomás Milián in Dove vai tutta nuda?, Richard Burton in La quinta offensiva, Dean Martin in 10.000 camere da letto, o Clive Francis in Arancia meccanica.

Girano intorno al suo mondo Vittorio Gassman, Marina Bonfigli, che sposa, la Rai è la televisione più bella del mondo. Paolo Ferrari poteva raccontarne ogni angolo, ogni luce, nel 1960 presenta anche il Festival della canzone italiana di Sanremo, insieme a Enza Sampò.

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Negli anni Sessanta diventa popolarissimo. È la pubblicità televisiva del Dash a fare entrare il suo naso, i capelli brizzolati, le mani, nelle case degli italiani. Una serie di spot che restano nella storia, un ottimismo nuovo, sorrisi che ricordano un mondo Oltreoceano aperti a ogni possibilità. Il bianco più bianco, quando il detersivo era in polvere e nei fustini. “No, non scambio il bianco di Dash! Si riprenda i due fustini signor Ferrari!”, diceva una signora in una delle pubblicità. La televisione non lo abbandona mai. Dal 1969 al 1971 partecipa alla serie dedicata a Nero Wolfe, nel ruolo di Archie Goodwin al fianco di Tino Buazzelli. Poi Accadde a Lisbona, al fianco di Paolo Stoppa.

Negli anni Ferrari è stato uno dei protagonisti della serie tv Orgoglio, in cui appare in tutte e tre le stagioni come il marchese Giuseppe Obrofari, uno dei personaggi principali e capostipite della famiglia protagonista. Nella soap opera Rai Incantesimo (9 e 10) ha il ruolo di Luciano Mauri. È il “pensionato” del serial televisivo di Rai 2 Disokkupati del 1997. E nel 2006 vince il Premio Gassman alla carriera.

Dopo il primo matrimonio con Marina Bonfigli con la quale ha avuto due figli, Fabio (il maggiore, anche lui attore, famoso protagonista dei Ragazzi della III C) e Daniele, ha poi sposato Laura Tavanti, madre del suo terzo figlio, Stefano. Entrambe sono state sue compagne anche sulla scena. Ferrari era ricoverato nell’ospedale di Monterotondo, malato da tempo. Lo assisteva la moglie insieme ai figli. Da poco aveva detto in un’intervista: “Alla meditazione io dedico ogni giorno qualche ora. Lasciar passare i pensieri, lasciarli andare senza trattenerli”.

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