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Brasile, mandato di arresto per Lula: ha 24 ore di tempo per costituirsi in carcere

Entro domani alle 17 (22 ora italiana) l’ex presidente deve consegnarsi. Il provvedimento firmato dallo stesso giudice Moro che l’ha condannato l’anno scorso per corruzione

Il giudice Sergio Moro ha ordinato a Lula da Silva di costituirsi alla polizia federale domani alle 17 locali (le 22 in Italia) per essere arrestato. Il mandato di arresto dell’ex presidente brasiliano è stato emesso dopo che il tribunale di Porto Alegre ha autorizzato il magistrato a procedere con l’esecuzione della condanna a 12 anni di carcere per corruzione.

E’ stato Moro che, nel luglio dell’anno scorso, condannò Lula a 9 anni di prigione per corruzione e riciclaggio, che sono diventati 12 nel gennaio scorso, quando il caso è stato esaminato in seconda istanza dal Tribunale Regionale Federale di Porto Alegre (Trf-4). L’esecuzione della condanna era stata però bloccata dalla richiesta di habeas corpus presentata dai legali dell’ex presidente presso il Supremo Tribunale Federale (Stf), che l’ha respinta nella notte scorsa, per 6 voti contro 5.

Oggi il Tfr ha inviato a Moro una comunicazione nella quale lo ha autorizzato ad emettere un mandato di arresto per Lula, giacché considera esauriti tutti i possibili ricorsi della sua difesa presso questa corte.
Così Moro – il magistrato simbolo delle inchieste anticorruzione in Brasile – ha emesso il suo mandato d’arresto, segnalando che “tenendo in conto della dignità dell’incarico occupato in passato” da Lula, “gli viene concessa l’opportunità di presentarsi volontariamente alla Polizia Federale di Curitiba, entro le 17.00 del 6 aprile 2018”.

Il giudice, d’altra parte, ha escluso che la difesa di Lula abbia ancora qualche carta da giocare, sottolineando che gli “ipotetici ricorsi” che potrebbe presentare sono solo una “patologico tentativo di procrastinazione che dovrebbe essere eliminato dal mondo giuridico”.

Uno degli avvocati di Lula da Silva, José Roberto Batochio, ha detto che non ha “alcun dubbio” che l’ex presidente brasiliano si presenterà domani a Curitiba per essere incarcerato, come ordinato dal giudice Sergio Moro, sottolineando che Lula “ha sempre rispettato il potere giudiziario e la legge”.

Il provvedimento è stato emesso dalla procura di Panarà, nel sud del Brasile, titolare dell’inchiesta Lava Jato. Nella motivazione del decreto di arresto, il giudice Sergio Moro spiega che “non ci sono più risorse con effetti sospensivi presso il Tribunale Federale Regionale della 4 ° Regione” e che “quindi vengono meno quelle salvaguardie che impediscono la limitazione della libertà del condannato”. Rispetto agli “embarghi sugli embarghi”, la serie di osservazioni giuridiche oggetto dell’appello a cui la difesa dell’ex presidente aveva ancora diritto, il giudice ha stabilito che si tratta di “una patologia patrimoniale che dovrebbe essere eliminata dal mondo legale”. “In ogni caso”, ha sostenuto, “gli embargo di dichiarazione non cambiano, sul piano giuridico, le motivazioni della sentenza espressa in seconda istanza”.

E’ la nuova offesiva del pool di Lava Jato. Dopo il via libera del TSF, la Procura accelera i tempi. Come dice Moro non ci sono piu i pressuposti perché Lula resti a piede libero. Deve scontare la condanna. Può apparire un accanimento. Una persecuzione, come dice da tempo lo stesso leader della sinistra brasiliana Lula. Ma è stato condannato. In due gradi di giudizio. I magistrati del supremo hanno stabilito, a maggioranza, che, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, Lula deve scontare la pena. Perché due Tribunali hanno stabilito che si è fatto corrompere. Ha partecipato, in modo passivo, al sistema che da venti anni governava l’economia del Brasile. E’ accaduto anche in Italia. Lo ha scoperchiato “Mani pulite”. Con i suoi limiti e i suoi eccessi. In Brasile ha vissuto e continua a vivere la stessa stagione. La corruzione  è diventata sistema. Ha contagiato tutti i gangli dell’economia. Era facile: si pagava per ottenere gli appalti. Ma si fregava la concorrenza. Con i soldi pubblici. Miliardi prosciugati che potevano essere destinati alla sanità, all’istruzione, al lavoro. Come diceva di voler fare e aveva fatto Lula. La condanna non è solo penale. E’ politica.

Lula è diventato prigioniero dello scontro tra potere politico e potere giudiziario. Paga, forse, per il fatto meno dimostrato e meno rilevante, dei sei per i quali è stato rinviato a giudizio e di cui dovrà rispondere in futuro. Marginale da un punto di vista pecuniario. Ma come immagine, ha deluso i milioni di sostenitori e prestato il fianco ad altrettanti milioni di detrattori. Più volte, da tutti i fronti, si è cercato di fermare l’azione giudiziaria della procura di Curitiba. Con le solite leggi che puntavano a rafforzare l’autonomia della politica e la sua immunità dall’intervento, ormai tracimato, della Giustizia. Il sistema Odebrechet ha colpito 12 paesi dell’America Latina e due dell’Africa. Era un sistema corruttivo sofisticato, costruito e sperimentato nel tempo. Lula parla di golpe, di condanna basata su nessuna prova. Lo dicono in molti. Ma quattro diversi Tribunali hanno stabilito in modo diverso: è colpevole. La legge prevede che deve scontare la pena in carcere. Il giudice Moro la applica.

Il padre della sinistra brasiliana deve rispettarla. Come ha sempre dichiarato di voler fare. Sarà il primo presidente a finire dietro le sbarre. Si chiama Luiz Inácio Lula da Silva. Ha segnato la storia del mondo. Ora deve combattere per riscattarla.

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