Usa, asilo negato ad afgana sfregiata dal marito Taliban

La giovane Shakila Zareen ha perso metà del viso per un colpo di pistola. Solo il Canada le ha aperto le porte. La sua vicenda come quella della ragazza che Time mise in copertina nell’agosto 2010

Nell’agosto 2010 Time magazine decise di mettere in copertina l’immagine di Bibi Aisha, una ragazza afgana dell’Oruzgan a cui era stato tagliato il naso. “Che cosa succede se lasciamo l’Afghanistan”, diceva il titolo, lasciando intendere con una certa spregiudicatezza che la mutilazione era da attribuire ai Taliban. In realtà a devastare il volto della diciottenne era stato il marito, che l’aveva presa in moglie quando lei aveva 12 anni e che non era nuovo a gesti di violenza. Il taglio del naso e delle orecchie era la conseguenza di un tentativo di fuga della giovane. Ma in fondo, sembrava suggerire il settimanale americano, perché sottilizzare? Anche il marito era un integralista, o magari era lo stesso gesto a qualificarlo come tale.

Aisha ha ripreso a vivere in Maryland, con un naso ricostruito dai chirurghi e tanto coraggio. In un certo senso, nella tragedia ha avuto fortuna: se la sua disgrazia fosse successa durante la presidenza Trump, si sarebbe vista negare ogni possibilità di asilo. E’ quello che è accaduto a Shakila Zareen, 23enne afgana di Baghlan, a cui il marito ha sparato in pieno viso, portandole via un occhio, una guancia, metà della mandibola. Ricoverata a Kabul, operata diverse volte a New Delhi, la giovane era stata definita “rifugiata” dalle Nazioni Unite e il governo americano aveva dato un “via libera” iniziale alla sua richiesta di asilo.

Nel giugno scorso, però, il Servizio cittadinanza e immigrazione degli Stati Uniti ha fatto sapere che Shakila non aveva ottenuto l’asilo “per motivi discrezionali legati a problemi di sicurezza”. In altre parole, il “no” non deve essere giustificato, per cui non è nemmeno chiaro se il diniego sia effettivamente legato alle norme introdotte dalla nuova amministrazione.

Ai tempi dell’invasione dell’Afghanistan, nel 2001, da parte di Usa e alleati, i diritti delle donne erano una delle preoccupazioni fondamentali, un argomento incontestabile per giustificare l’intervento militare. Hillary Clinton ne aveva fatto una bandiera, ma l’idea di uno stravolgimento culturale brusco, senza mediazioni, aveva irritato la stessa popolazione, donne comprese. Le organizzazioni legate all’avanzamento della condizione femminile erano arrivate a essere più numerose di tutte le altre messe insieme.

Oggi, però, oltre sedici anni dopo l’intervento occidentale, gran parte delle Ong ha dovuto levare le tende per motivi di sicurezza, i Taliban sono di nuovo all’offensiva e controllano una grossa fetta del Paese. E le ragazze che hanno avuto il coraggio di sfidare gli integralisti per andare a scuola, adesso rischiano di essere sfregiate con l’acido.

E’ baldanzoso anche il marito di Shakila, il quale ha fatto sapere, attraverso i familiari, di non essere ancora soddisfatto. E’ anche lui un fondamentalista, amico di capi Taliban, e la ribellione della moglie lo ha irritato, al punto che continua a minacciare i suoi parenti rimasti in Afghanistan. La ragazza è terrorizzata all’idea d

ritrovarselo davanti un giorno, anche nella sua casa di oggi, in Canada. Quanto agli Usa, il britannico Guardian suggerisce un’ipotesi grottesca ma non improbabile sul “no” all’accoglimento della richiesta d’asilo. Dopo tutto, Shakila è la moglie di un Taliban.

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