Caso Skripal, Mosca risponde alle espulsioni: via 150 diplomatici, chiuso consolato Usa a San Pietroburgo

Il Cremlino replica ai provvedimenti varati da gran parte dei Paesi Ue e dalla Casa Bianca. Lavrov annuncia: subito fuori sessanta diplomatici americani, lo stesso numero dei russi esclusi dal Palazzo di vetro e dall’ambasciata a Washington

Mosca ha annunciato l’espulsione di 150 diplomatici occidentali e la chiusura del consolato americano a San Pietroburgo. Non si è fatta attendere a lungo la risposta del Cremlino all’espulsione di diplomatici russi da gran parte dei Paesi della Ue e al provvedimento analogo preso dalla Casa Bianca nei confronti di 12 diplomatici russi operanti all’Onu a New York e di 48 dipendenti dell’ambasciata a Washington, oltre alla chiusura del consolato di Seqattle. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, John M. Huntsman jr. per comunicargli la decisione nei confronti di sessanta dipolmatici americani. E’ un’altra tappa della spirale di tensione seguita all’avvelenamento con un agente nervino dell’ex spia russa Sergey Skripal e della figlia Yulia avvenuto lo scorso 4 marzo nel Regno Unito.

Ad annunciare la misura è stato lo stesso Lavrov, che ha aggiunto: “Per gli altri Paesi”, saranno applicate analogamente “misure simmetriche sul numero di persone che lasceranno la Russia dalle missioni diplomatiche”. Oltre a Stati Uniti e Canada sono stati 14 i Paesi dell’Unione Europea che hanno seguito l’esempio del Regno Unito, che dopo aver accusato la Russia di esser responsabile dell’avvelenamento di Skripal aveva espulso 23 diplomatici russi scatenando la speculare reazione di Mosca. L’Italia, in particolare, ha deciso di espellere due diplomatici russi.

Lavrov ha spiegato inoltre, che l’ambasciatore degli Stati Uniti, Jon Huntsman, è stato convocato al ministero degli Esteri “dove il mio vice Sergei Ryabov gli esporrà il contenuto delle misure adottate nei confronti degli Stati Uniti”. Gli Stati Uniti hanno altri due consolati in Russia oltre a quello di San Pietroburgo. Le sedi sono a Yekaterinburg e Vladivostok: Lavrov nelle sue comunicazioni non ha fatto riferimento ai consolati americani nelle due città.

Mosca, secondo il diplomatico, sta reagendo alle “azioni assolutamente inaccettabili che vengono prese nei suoi confronti, sotto la pesante pressione degli Stati Uniti e del Regno Unito, con il pretesto del cosiddetto caso Skripal”. La Russia ha infatti negato di essere responsabile dell’avvelenamento avvenuto secondo Londra con un agente nervino del gruppo Novichok, una serie di gas prodotti in Unione Sovietica tra il 1970 e il 1980, ritenuti i più letali gas nervini mai realizzati. Londra, per il ministro, sta “costringendo tutti a seguire questa direzione anti-russa”.

Il ministro ha aggiunto che il governo britannico ha informato Mosca dello stato di salute di Yulia Skripal, aggiungendo di aver nuovamente chiesto di vederla, essendo la 33enne una cittadina del Paese. Le sue condizioni, ha fatto sapere l’ospedale di Salisbury, “migliorano rapidamente. Non è più in stato critico, è stabile”. Il padre resta invece in condizioni critiche ma stabili. Gli investigatori avevano fatto sapere mercoledì che l’ex spia e la figlia hanno avuto il primo contatto con l’agente nervino nella casa dell’uomo: “La più alta concentrazione dell’agente neurotossico si trovava sulla porta d’ingressodell’abitazione”. Lavrov ha anche promesso che “sarà stabilita la verità” sui fatti e ha comunicato di aver chiesto un incontro con l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) per chiedere loro di “scoprire la verità”.

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