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‘Ndrangheta, 37 fermi e sequestri per cento milioni di euro

Le operazioni “Martingala” e “Vello d’oro” su  provvedimenti della Dda di Reggio Calabria e di quella di FirenzeTrentasette misure cautelari, fra fermi e catture. Oltre 100milioni di beni sequestrati, più 64 aziende sparse su tutto il territorio nazionale, ma con interessi, sedi e controllate anche in Slovenia, Gran Bretagna e nei Paesi dell’Est. È la mappa dell’imprenditoria di ‘ndrangheta e dell’imprenditoria a cui sta bene la ‘ndrangheta quella emersa dalle operazioni “Martingala” e “Vello d’oro”, eseguite questa mattina da Guardia di Finanza e Dia e scaturite dalle inchieste delle procure distrettuali di Firenze e Reggio Calabria.

Dalle indagini è emersa una rete di aziende impegnate nei settori più diversi – dalla grande distribuzione all’acciaio, dalle costruzioni agli appalti pubblici –  tutte considerate di diretta espressione dei clan dei tre “mandamenti” della ‘ndrangheta del reggino, i Nirta-Strangio per la zona jonica, gli Araniti per Reggio città, i Piromalli per la fascia tirrenica.

Tutti quanti potevano contare su imprenditori di fiducia che operavano non solo in regione, ma in tutta Italia, soprattutto in Toscana, e all’estero. Aziende di ‘ndrangheta in tutto e per tutto – spiegano fonti investigative – che non hanno incontrato difficoltà alcuna nel relazionarsi con soggetti economici del centro e nord Italia, nonostante il chiaro profilo criminale e l’opacità sulla provenienza dei capitali in ballo.

Anche all’estero i clan non hanno incontrato difficoltà di sorta, creando società cartiere in Slovenia e altri Paesi dell’area balcanica e dell’Est Europa, mentre la Gran Bretagna sarebbe stata utilizzata per meglio occultare la provenienza illecita dei fondi alla base degli affari, grazie alle maglie larghe del diritto inglese in materia.

Per questo, la procura di Firenze, diretta dal procuratore Giuseppe Creazzo, ha chiesto e ottenuto l’arresto di 14 persone, 11 in carcere e 3 ai domiciliari, perché a vario titolo accusate di associazione per delinquere, estorsione, sequestro di persona, usura, riciclaggio e autoriciclaggio, attività finanziaria abusiva, trasferimento fraudolento di valori, aggravati dal metodo mafioso.

Per quattro di loro, le contestazioni arrivano anche da Reggio Calabria, dove la Dda, coordinata dal procuratore vicario Gaetano Paci, ha disposto il fermo di 27 persone, tutte considerate diretta espressione o orbitanti attorno a diversi clan di ‘ndrangheta.

Per loro, le accuse sono a vario titolo di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, frode fiscale, associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni e reati fallimentari.

“Tutto ruota attorno all’imprenditore calabrese Scimone, vero e proprio regista di un sistema incredibilmente complesso di società cartiere che emettevano false fatturazioni che permettevano di ripulire il denaro” spiega il procuratore capo Federico Cafiero de Raho.

Vere e proprie società lavatrici, individuate tutte grazie al lavoro della Dia di Reggio Calabria, all’epoca diretta dal capocentro Gaetano Scillia, che prima di andare in pensione si è occupato dell’indagine.

“Un altro filone, curato dalla Guardia di Finanza –  continua Cafiero de Raho – è lo sviluppo dell’indagine Cumbertazione, che già in passato aveva fatto emergere le importanti ingerenze dei clan in importanti lavori pubblici nell’area di Gioia Tauro”, inclusa la Salerno Reggio Calabria.

I proventi di lavori, appalti e subappalti illeciti, spesso strappati con la tecnica del “nolo a freddo”, come di grandi speculazioni commerciali sarebbero stati ripuliti e resi utilizzabili grazie ad un complesso sistema di società cartiere, che grazie alle false fatturazioni, davano una patente di liceità al denaro e lo rendevano utilizzabile per ulteriori investimenti. Ulteriori dettagli sulla mastodontica inchiesta saranno forniti durante la conferenza stampa convocata per le 11 al Palazzo di giustizia di Firenze a cui il procuratore nazionale parteciperà insieme al procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo e al procuratore vicario Gaetano Paci, che proprio da Cafiero de Raho ha ereditato la guida di Reggio Calabria.

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