Migranti, Minniti: “La parola emergenza è vento nelle vele dei populisti”

Il ministro dell’Interno ospite di Circo Massimo su Radio Capital: “Io premier? Ipotesi dell’irrealtà”. E sul Pd: “È l’unica congiunzione con il futuro del Paese”

ROMA – “L’Italia un Paese razzista? Non mi sento di affermarlo. Bisogna togliere la parola emergenza dalla questione dei flussi migratori”. Il ministro dell’Interno Marco Minniti, ospite di Circo Massimosu Radio Capital, interviene a difendere le scelte del governo Gentiloni sui migranti. E rispetto al dilagare di episodi di razzismo, afferma: “È evidente che ci siano forme di intolleranza. Ma vanno contrastate culturalmente, con gli strumenti della legge e assumendosi la responsabilità di una polemica pubblica su questi temi”.

“L’emergenza è vento nelle vele dei populisti .- ribadisce –  bisogna affrontare il problema dei grandi flussi migratori in maniera strutturale”. E aggiunge: “Il meccanismo è governare i flussi, cancellare l’emergenza e limitare gli arrivi nel nostro Paese. Noi abbiamo affrontato il tema della cooperazione con la Libia, abbiamo messo in campo a Tripoli l’Unhcr, l’Organizzazione internazionale per i rifugiati, che ha realizzato il primo corridoio umanitario verso l’Italia. Chi scappa dalla guerra arriva in aereo nel nostro Paese non sui gommoni. Chi arriva per lavorare sarà gestito dalle ambasciate di provenienza. Abbiamo costruito un modello di gestione senza alzare fili spinati”.
Alle critiche di Emma Bonino e Liberi e uguali risponde: “Abbiamo messo in campo una visione: combattiamo l’illegalità e costruiamo la legalità, teniamo assieme umanità e sicurezza. A chi spetta farlo se non alla sinistra riformista italiana?”. E difende il ruolo “di congiunzione” del Pd: “Da un lato abbiamo uno schieramento che è un ritorno al passato, dall’altro un salto nell’ignoto, sappiamo cosa denunciano ma non cosa propongono. In mezzo c’è il Partito democratico, che con i suoi limiti e i suoi errori ha avuto la forza e la felice congiuntura di poter portare dopo cinque anni al Paese una situazione migliore di quella che ha trovato”. E conclude: “Il Pd anche al di là dei suoi difetti è un punto di congiunzione effettivo con il futuro del Paese, sono convinto che davvero la partita è molto aperta”.

Quanto all’ipotesi di una sua candidatura alla guida di Palazzo Chigi, il ministro taglia corto: “È un’ipotesi del terzo tipo, ovvero dell’irrealtà”.

Elezioni, Minniti: “Io premier? Ipotesi dell’irrealtà”

Per Minniti “non bisogna aver paura dei rigurgiti neofascisti”, ma al tempo stesso “non bisogna sottovalutare quello che sta avvenendo. Una democrazia, per quanto forte sia e quella italiana ha dimostrato di esserlo, tuttavia non deve mai abbassare la guardia rispetto all’estremismo di destra. L’esperienza storica del fascismo è conclusa, ma c’è il rischio che si manifesti in altre forme”.

Sul tema della violenza politica, il responsabile del Viminale non teme che si possa riaffacciare il fantasma degli anni Settanta: “Sono cose differenti, quello che è avvenuto a Macerata ha una sua straordinaria unicità. Nella città marchigiana c’è stata una rappresaglia, termine che evoca quello che facevano i fascisti e i nazisti durante la Liberazione, ovvero una vendetta cieca senza nessuna motivazione. Rappresaglia oltretutto aggravata dall’odio razziale. In Italia non c’è spazio per questo, né per il razzismo. Sono orgoglioso di non aver vietato nemmeno una manifestazione in questi 14 mesi, a parte quella di Forza Nuova subito dopo i fatti di Macerata. Anche sabato scorso, aldilà delle tensioni di Milano, oltre 120 piazze hanno potuto manifestare in liberà. Ma sulla violenza siamo intransigenti”.

E in merito alla contrapposizione fra chi, come Laura Boldrini, vuole sciogliere i movimenti di estrema destra e chi, come Matteo Salvini, vuole chiudere i centri sociali, conclude: “La contrapposizione si risolve con le indagini, cooperando con la magistratura nella separatezza dei poteri”.

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