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l pm Mancuso: “Politica peggiore di quando usammo noi un infilitrato”

080457285-65a55732-b301-4ebd-a31c-e4dafd191eca.jpgl magistrato: “Usare un ex boss come Nunzio Perrella è stato molto efficace ma al tempo stesso pericoloso””Certo che sto seguendo. Ne viene fuori uno scenario drammatico”, dice Paolo Mancuso, il magistrato che vent’anni fa, quando coordinava il pool anticamorra, diresse, insieme al futuro procuratore nazionale Federico Cafiero de Raho, l’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra negli appalti Tav. In quella occasione fu utilizzato un ufficiale del Ros dei carabinieri guidato dal generale Mori, l’allora tenente colonnello Vincenzo Paticchio, che si finse imprenditore e entrò in contatto con camorristi e poi anche politici.

Dica la verità, dottor Mancuso, le stanno tornando alla mente quei giorni?
“Noi ci avvalemmo di un ufficiale dei carabinieri e agivamo sulla base di reati che erano stati già commessi, l’associazione camorristica e le estorsioni ai cantieri. Per questo la Cassazione accolse la nostra definizione di “agente sotto copertura”, non di “infiltrato”. Il tenente colonnello Paticchio fu molto coraggioso. E lo fummo anche noi: ci muovevamo su un terreno non battuto, era come camminare sulle sabbie mobili”.

Che pensa del metodo utilizzato da Fanpage, che si è affidata all’ex boss dei rifiuti ed ex collaboratore di Giustizia Nunzio Perrella?
“È estremamente efficace, ma al tempo stesso pericoloso. Le due cose vanno di pari passo”.

Si spieghi meglio.
“È efficace, perché Perrella conosce dall’interno i luoghi e i meccanismi dove certe decisioni vengono assunte. Ragionando in generale, quando ci si affida a una persona che non appartiene alla polizia giudiziaria si corre sempre, almeno in astratto, il rischio di un uso imprudente o addirittura scorretto dello strumento. Ma devo dire che quanto sta emergendo è davvero sconcertante”.

Perché?
“Sta venendo fuori un quadro di permeabilità dei sistemi della nostra pubblica amministrazione sorprendente”.

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Possibile che anche un magistrato con la sua esperienza si stupisca?
“Fa molto più effetto assistere dal vivo a certi comportamenti, piuttosto che apprenderli da un’intercettazione o dal racconto di uno dei protagonisti. Noi ai politici arrivammo solo in via indiretta. Ma da quel che vedo, oggi si muovono in maniera molto imprudente, rispetto al passato”.

A cosa si riferisce?
“Quelli che entravano in contatto con il nostro agente sotto copertura erano sempre estremamente cauti. Si muovevano con circospezione. L’ufficiale fu costretto a spostarsi in auto a velocità pazzesca, avevano sempre paura di essere intercettati. L’indagine ci tenne a lungo con il fiato sospeso, il tenente colonnello Paticchio spariva per ore dai monitor e la tensione si scioglieva solo quando tornava a farsi vivo”.

In un caso fu addirittura costretto a simulare di aver avuto un incidente.
“Per legge non potevamo pagare la tangente alla camorra, ma avevamo bisogno dell’elenco delle ditte che il clan voleva per imporre per i subappalti. Così, per prendere tempo, l’agente disse di essere rimasto vittima di un incidente e incontrò i suoi interlocutori in ospedale”.

L’inchiesta però ebbe un esito giudiziario tormentato.
“Sì, è vero. Il Riesame annullò alcune misure cautelari, la Corte di Cassazione accolse il ricorso della Procura, poi il tribunale assolse i politici mentre altri, fra i quali Pasquale Zagaria, furono condannati”.

Perché secondo lei questo strumento non è più stato utilizzato?
“Questo non lo so. Ricordiamo che la legge non prevede l’infltrato per la corruzione, ma solo per i reati di traffico di stupefacenti. Noi fummo costretti a intervenire perché i Casalesi avevano bloccato i lavori dicendo: “Dimenticatevi di mettere anche un solo binario, anche se venite con i carri armati””.

La Procura teme che la diffusione dei video possa aver danneggiato l’inchiesta che già da mesi aveva acceso i riflettori sugli appalti Sma. Esiste questo rischio?
“È possibile che ciò accada, ma possono esserci

anche effetti positivi”.

Il fatto che Perrella non sia un vero imprenditore e che nella valigetta non vi fosse denaro può avere qualche ricaduta sul piano processuale?
“Non lo so. A mio parere andrebbe tenuto in considerazione lo strumento che consente di applicare la misura di sicurezza per una persona che, stringendo accordi per un reato “impossibile”, ha dimostrato di essere pericolosa. E non mi riferisco ai giornalisti”.

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