Il “re” delle scommesse on line in affari coi boss. Blitz della squadra mobile, arrestato Ninì Bacchi

A Palermo, in manette 31 persone. Scoperto un giro d’affari illegale da un milione di euro al mese. I clan avevano lanciato pure un import-export di alimentari con gli Usa. Il boss di Partinico diceva: “Il nostro pomodoro deve arrivare fino da Obama”

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Cosa nostra ha già intrapreso una svolta imprenditoriale nel settore delle scommesse. Grazie a un insospettabile manager. Questa mattina, poliziotti dello Sco e della squadra mobile di Palermo hanno arrestato Benedetto NinìBacchi: il “re” siciliano del gioco on line è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Con lui sono finite in manette altre 30 persone, tutte accusate di aver costituito una rete di affari al servizio delle cosche. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa al riciclaggio, al trasferimento fraudolento di valori, alla truffa ai danni dello Stato. L’ultima indagine della Direzione distrettuale antimafia diretta da Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Salvatore De Luca è riuscita ad entrare nei segreti finanziari dei clan. I boss hanno fatto il salto di qualità: non più solo la gestione di singole agenzie, ma un accordo con l’insospettabile imprenditore che curava alcuni fra i più noti circuiti di scommesse. Il patto con la mafia avrebbe portato a Bacchi il monopolio nel settore, attraverso la gestione di 700 agenzie in tutta Italia – agenzie abusive – e a un giro d’affari di un milione di euro al mese. Parte degli introiti, fra i 300 e gli 800 mila euro all’anno, veniva poi distribuita all’organizzazione mafiosa.

I sostituti procuratori Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi e Amelia Luise si sono imbattuti in Bacchi indagando sul clan di Partinico. E in particolare sul “cassiere” della famiglia, quel Francesco Nania – figlio e nipote di illustri mafiosi – che ha sempre viaggiato parecchio fra la Sicilia e gli Stati Uniti. E proprio negli States, a Newark (New Jersey) venne arrestato dall’Fbi nel 2008, dopo tre anni di latitanza, in esecuzione di un ordine di arresto della procura di Palermo. I pentiti dicono di lui che è un vero mago negli affari: nel 1994 venne fermato in Austria per aver tentato di utilizzare banconote italiane contraffatte, qualche anno dopo era già in campo per investire i soldi delle estorsioni riscosse dal clan.

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