Crac delle Ferrovie Sud Est, arrestati l’ex amministratore Luigi Fiorillo e altre dieci persone

Devono rispondere di bancarotta fraudolenta, dissipazione e distrazione di ingenti quantità di denaro: un buco da 230milioni di euro. Disposti sequestri per decine di milioni di euro

arnaldo zeppieri lavoro

Undici persone, tra cui l’ex commissario governativo, legale rappresentante e amministratore unico delle Ferrovie sud est Luigi Fiorillo, sono state arrestate (ai domiciliari) dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari per i reati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, dissipazione e distrazione di ingenti quantità di denaro.

Le misure sono state disposte dalla gip del tribunale di Bari, Alessandra Susca, che ha disposto anche sequestri patrimoniali per 90 milioni di euro nei confronti di 15 indagati. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, i pm Francesco BretoneBruna Manganelli Luciana Sivestris, avrebbe accertato un crac da 230 milioni nella gestione della società partecipata dal ministero dei trasporti, concessionaria per la Regione Puglia del servizio ferroviario, acquistata un anno fa da Ferrovie dello Stato e attualmente sottoposta a procedura di concordato preventivo in continuità.

L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stata notificata, oltre che all’ex amministratore Luigi Fiorillo, ad Angelo Schiano, presunto amministratore occulto e avvocato della società, a Fausto Vittucci, revisore e certificatore dei bilanci Fse, e agli imprenditori Ferdinando BitonteCarlo BeltramelliCarolina e Gianluca NeriFranco Cezza, a sua moglie Rita Giannuzzi e a suo figlio Gianluigi Cezza, e a Fabrizio Romano Camilli.

I fatti contestati si riferiscono agli anni 2001-2015. Nei confronti del responsabile tecnico di Fse Nicola Alfonso, attualmente in pensione, il gip ha applicato la misura del divieto temporaneo di esercitare l’attività di consulenza per la gestione della logistica aziendale. L’indagine è partita nel marzo 2016 sulla base di una relazione del commissario straordinario di Fse, Andrea Viero, poi integrata da numerosi successivi esposti alla Procura. Nella relazione si individuavano già le cause del dissesto, “una lunga serie di atti e decisioni – spiega il gip – che hanno progressivamente depauperato il patrimonio della società e compromesso gravemente il suo equilibrio economico-finanziario”.

I debiti per circa 300 milioni di euro accumulati dagli ex amministratori di Fse sarebbero stati causati dalla esternalizzazione a costi sempre crescenti di servizi informatici e contabilità, progettazione e direzione dei lavori, gestione dell’archivio, forniture di carburanti, compensi professionali e altri servizi. In particolare, l’allora amministratore unico di Fse, Luigi Fiorillo, oltre al compenso professionale, avrebbe intascato circa 5 milioni di euro quali compensi per attività di supporto, senza averne le competenze, in 39 appalti di lavori pubblici su tutto il territorio regionale, addebitandoli come spese per il personale e più di 7 milioni sottoscrivendo co.co.co. a suo nome per attività – secondo l’accusa – mai svolte.

Fiorillo e gli allora dirigenti della società avrebbero anche affidato incarichi a prezzi fuori mercato, stipulando contratti senza gara e falsificando i bilanci. “L’esosità dei compensi – è scritto nelle imputazioni – determinava una spesa illogica, artefatta e assolutamente fuori mercato”. Il giro d’affari stimato dai consulenti della Procura di Bari (l’ammontare dei fondi pubblici confluiti nelle casse di Fse) si aggira intorno ai 2 miliardi di euro fino al commissariamento del dicembre 2015, più del 10 per cento dei quali dissipati e ritenuti dagli inquirenti causa del crac.

Altri 19 milioni euro (poi non ammessi e quindi non rimborsati dalla Regione Puglia) sarebbero stati spesi per studi geologici e coordinamento della sicurezza in cantieri sulla tratta Bari-Taranto e nell’Area Salentina. Tra i fondi dissipati ci sono – secondo i pm – circa 27 milioni di euro dati all’avvocato Schiano per attività di assistenza e consulenza legale. Altri 53 milioni di euro sarebbe stati indebitamente erogati per la gestione di servizi informatici. Ci sono ancora i 2 milioni di euro usati per la gestione dell’archivio storico, affidata al professor Cezza e ai suoi familiari.

Altre contestazioni riguardano l’acquisto e la manutenzione di treni dalla società dell’imprenditore Beltramelli della società Filben Srl (già imputato con Fiorillo per truffa in un altro processo sulla manutenzione dei convogli) con dissipazione di fondi per circa 9 milioni di euro, spese di carburante per 14 milioni di euro (40 per cento oltre il prezzo di mercato), altri 16 milioni per la gestione di polizze assicurative e predisposizione dei bandi di gara e 1,3 milioni di euro per l’affitto e i servizi di pulizia di un appartamento nel centro di Roma.

In un’occasione Fiorillo avrebbe speso 2600 euro per una bottiglia di vino acquistata nel giugno 2009 da un’enoteca di Roma, mentre per anni si sarebbe fatto rimborsare 14mila euro al mese per l’autista personale, pur essendo la società dotata di un proprio autista. Negli atti si evidenzia che Fiorillo “frequentava lussuosi ristoranti e sale da the, ponendo le relative spese a carico della società”.

Alcuni dipendenti Fse ascoltati durante le indagini hanno dichiarato che “nessun funzionario poteva realisticamente opporsi alle decisioni di Fiorillo atteso che ciascuno di essi temeva di essere licenziato”. Fiorillo, infatti, “approfittava sistematicamente dei

suoi poteri – scrive il gip – stipulando contratti palesemente contrari all’interesse della società, sia per le modalità di scelta dei contraenti sia per la sproporzione economica dei contratti stessi”, pur “consapevole del grave stato di crisi della società” e “del tutto insensibile ai moniti del collegio sindacale”. Nell’inchiesta, sono in tutto 29 persone indagate, fra le quali anche imprenditori, dirigenti, consulenti e progettisti Fse.

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