“Il nipote del boss Scaduto teneva i contatti con Matteo Messina Denaro”

Blitz antimafia dei carabinieri a Bagheria con sei fermi. Ricostruite estorsioni a imprenditori e commercianti. A raccogliere il “pizzo” c’era anche una donna

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Il nipote del boss di Bagheria Pino Scaduto era diventato il trait d’union tra Cosa nostra palermitana e quella trapanese. I carabinieri hanno scoperto che si occupava di agevolare anche i contatti con Matteo Messina Denaro. E’ una delle accuse nei confronti di Paolo Liga, tra i sei fermati nell’ultimo blitz antimafia a Bagheria. Paolo Liga custodiva anche l’arsenale della famiglia e si occupava personalmente di estorsioni alle ditte di Bagheria.

Il provvedimento di fermo di indiziato di delitto è stato emesso dalla direzione distrettuale antimafia della procura di Palermo. I reati contestati sono, a vario titolo, di tipo mafioso ed estorsione aggravata ai danni di imprenditori e commercianti.

Paolo Liga, hanno ricostruito i carabinieri, era costantemente in contatto diretto con i vertici del mandamento, ne custodiva e gestiva l’arsenale insieme a Salvatore Farina: pistole, fucili e mitragliette con matricola abrasa.  Ed era sempre Liga che gestiva le estorsioni coordinando gli altri affiliati e sottoposti, tra i quali ci sono i fratelli Claudio e Riccardo De Lisi.

L’indagine ha svelato, tra le altre, i responsabili di una estorsione commessa a partire dall’aprile 2014 e durata fino a tutto il 2016 ai danni del titolare di una società operante nel settore della fornitura di servizi di sicurezza per locali notturni. Giuseppe Sanzone e Rosaria Maria Liga, sorella di Paolo e nipote del capo mandamento. La donna partecipava alla raccolta del denaro destinato, in quel momento, anche al sovvenzionamento della latitanza del fratello Paolo che, nel novembre 2015, era sfuggito alla cattura. Paolo Liga era stato poi arrestato l’anno scorso.

Minacce e vessazioni agli imprenditori di Bagheria. Un intermediario finanziario era stato costretto a cedere la propria automobile come pagamento di una estorsione di 50.000 euro chiesta da Liga e dai fratelli De Lisi. Le indagini dei carabinieri di Bagheria, che hanno dato al blitz il nome di “Legame”, si sono avvalse di servizi di osservazione, pedinamenti e dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che in passato avevano occupato ruoli apicali nel mandamento di Bagheria.

Lo scorso ottobre i carabinieri avevano già inferto un duro colpo alla cosca di Bagheria. I carabinieri del comando provinciale diretto dal colonnello Antonio Di Stasio avevano arrestato 16 persone, il nuovo gruppo dirigente del mandamento mafioso di Bagheria che continuava a imporre estorsioni a commercianti e imprenditori. E nessuno in quell’occasione denunciò.
Il boss Pino Scaduto era tornato in carcere con quel blitz dopo appena sei mesi di libertà. E dalle intercettazioni è emerso che voleva uccidere la figlia perché aveva intrecciato una relazione con un maresciallo dei carabinieri. Aveva chiesto al figlio di uccidere la sorella, aveva deciso così.  Voleva colpire il maresciallo dei carabinieri. Puntava su un sicario fidato, suo figlio. Ma il figlio si è rifiutato, non per l’orrore di uccidere la sorella quanto per i guai in cui si sarebbe ritrovato . Diceva a un amico: “Io non lo faccio, il padre sei tu e lo fai tu… io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho trent’anni, non mi consumo”.

“A seguito dei recenti blitz (in Borgo Vecchio, Santa Maria di Gesù e nei quartieri di Resuttana e San Lorenzo), anche oggi è stata conseguita un’altra importante tappa nel lungo percorso di contrasto a cosa nostra e di affermazione della legalità – dice il colonnello Antonio Di Stasio comandante provinciale dei carabinieri di Palermo – Anche oggi l’attività condotta dall’Arma dei Carabinieri riguarda il mandamento di Bagheria, dopo l’arresto del 30 ottobre 2017 del suo capo, Giuseppe Scaduto (quest’ultimo, così come Caporrimo, capo mandamento di San Lorenzo, aveva tentato di riorganizzare la commissione provinciale di

cosa nostra).
Oggi viene colpito quello che possiamo definire il processo di sostituzione di capi o affiliati storici con nuove generazioni di criminali, figli di capi appartenenti a famiglie influenti di cosa nostra. Infatti, dopo il recente arresto, a Palermo, di Giuseppe Biondino, noto figlio dell’autista e fiduciario del “capo dei capi”, è stato oggi assicurato alla giustizia anche Paolo Liga, nipote del citato capo mandamento di Bagheria”.

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