Ciro non voleva tornare tardi a casa e si è aggrappato al treno in corsa. E’ stato un incidente

La verità sulla morte del 16enne grazie a un frammento  di un video della sorveglianza. Il papà: “Non ci  credo. Voglio vedere quelle immagini”

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AVERSA. Non voleva perdere quel treno. Ha perso la vita, aggrappandosi al predellino di quel regionale” che doveva portarlo a casa e forse immaginando che l’avrebbe spuntata, con la sua energia e la volontà dei suoi sedici anni. Anche perché alla prima stazione, giusto 10 minuti di treno da Napoli, lo aspettava suo padre.

Non era stata una gang, erano altre le ipotesi più accreditate, come raccontato da Repubblica. Ma la verità , sulla morte del povero Ciro A., studente di un Istituto Tecnico di Arzano, arriva quasi quattro giorni dopo. Grazie a un frammento delle immagini della video sorveglianza che riconsegna l’attimo  – freddo e lontano – in cui si vede un ragazzo saltare sul convoglio ormai in corsa, restare in bilico per alcuni interminabili minuti. E poi cadere: senza avere scampo. Ferite su tutto il corpo, segni di ecchimosi e di “tagli” dovuti all’impatto: è così che era stato ritrovato Ciro, martedì pomeriggio, a pochi chilometri dalla stazione di Casoria, dopo la sua incomprensibile scomparsa di sabato sera. “Fammi scappare, quando arrivo ti chiamo, sto in ritardo”, era stato il saluto rapido alla sua ragazza, Veronica . E ora lei, sedicenne come lui, si dispera, dice a Repubblica: “Davvero stiamo dicendo? Veramente ricordo che correva, aveva paura di perdere il regionale. Ma non ci posso credere che è successa una tragedia per questo”.

Ma per gli inquirenti le varie lesioni riscontrate sul corpo di Ciro sono tutte compatibili, stando al primo esame tecnico, con la ricostruzione dell’assurdo incidente: la pista ormai accreditata dalla Procura di Aversa-Napoli Nord, che ha coordinato le indagini della ‘Omicidi’ diretta da Mario Grassia e dal dirigente della  Mobile,Luigi Rinella.

“Ora voglio vedere quelle immagini, non ci posso credere, non si può morire così”, mormorava il padre quando gli è stato comunicato che un ‘frame’ doloroso e inspiegabile era la chiave  del giallo. “Lo dicevo, lo sapevo che non avrebbe mai potuto uccidersi”, ha ripetuto a lungo Salvatore, un autotrasportatore. Ciro frequentava un istituto tecnico non lontano da casa ad Arzano, e sabato pomeriggio, poche ore prima della sua assurda morte, aveva trascorso il pomeriggio con  Veronica, lei Quartieri Spagnoli, lui in provincia. “Ciro era tranquillo, un bravo

ragazzo, ci frequentavamo da poco più di un mese. Stavamo bene, era affettuoso”. Quella loro passeggiata sul lungomare è stato l’ultimo momento felice. Ma ora l’indagine non è chiusa. Anzi comincia. Occorrerà capire com’è possibile che nessuno si sia accorto di nulla. E perché nessun sistema di sicurezza segnali un ragazzo di sedici anni appeso letteralmente a un convoglio in corsa. Solo per non perdere quel maledetto treno per casa.

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