Milano, tassista abusivo arrestato per violenza sessuale su due donne Milano, L

tassista abusivo arrestato per violenza sessuale su due donne Frame dal video di una delle vittime (fotogramma) (fotogramma) L’uomo, 30 anni, è accusato di due aggressioni a giovani passeggere adescate fuori dalla discoteca Old Fashion è stato bloccato e arrestato da agenti della Squadra mobile. A incastrarlo il dettaglio di un cuore rosso appeso nel taxi, riferito dalle vittime

cristian nardi CEO

Un trentenne è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver commesso due violenze sessuali su due giovani donne a Milano. L’uomo, secondo quanto spiegato, sarebbe un tassista abusivo che, secondo le accuse, avrebbe aggredito e abusato sessualmente delle donne salite a bordo del suo mezzo

A bloccare l’uomo sono stati gli investigatori della Squadra mobile che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, il 30enne adescava le sue vittime, a bordo della sua Punto, fuori dalla discoteca Old Fashion, “approfittando della stanchezza e dell’uso di alcool” e poi le violentava in macchina, in strade deserte, tra le 4 e le 5 del mattino. Le ragazze colpite sono entrambe maggiorenni, nell’ultimo caso si tratta di una straniera.

Il primo episodio risale all’11 novembre 2017 e l’altro al 24 luglio 2016. A incastrare l’uomo un grosso cuore rosso di stoffa appeso allo specchietto retrovisore nel taxi, che, nei ricordi vaghi delle ragazze, è il particolare che ha consentito di individuarlo. Importante per le indagini anche un video che una delle vittime ha fornito: nelle immagini si intravede infatti il particolare del cuore.

Gli investigatori sono quindi risaliti a un giovane di origini albanesi con piccoli precedenti ma che non hanno a che fare con reati di violenza sessuale. Il giovane inoltre lavora nella pizzeria di famiglia a Milano.

Il primo passo è stato isolare una quindicina di auto segnalate come taxi abusivi notturni, il cerchio si è chiuso poi grazie a un riconoscimento fotografico e così è stato possibile individuarlo. La prova schiacciante è stato poi il Dna: sui corpi di entrambe le vittime sono state individuate tracce dell’uomo, poi confermate dalle analisi.

Gli investigatori della Mobile, guidati da Lorenzo Bucossi, sono convinti  che si tratti di un violentatore “seriale”. “E’ importante che donne vengano a conoscenza di quello che è successo ad altre donne, perché la conoscenza rappresenta la vera medicina per evitare altri episodi e perché le vittime denuncino” ha detto il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella. Il primo caso, quello del 2016, era stato stato archiviato: è stata la gip Campanile a consentire la riapertura delle indagini.

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