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Lecce, omicidio di Noemi: il fidanzato 17enne era capace di intendere e di volere

La perizia psichiatrica sul 17enne di Montesardo avvalora la tesi della pm che lo accusa di omicidio premeditato con le aggravanti della crudeltà e dei futili motivi. Emergono nuovi particolari della confessione

arnaldo zeppieri

L’assassino di Noemi Durini, il 17enne fidanzato reo confesso, mentre la uccideva era perfettamente capace di intendere e di volere. Lo ha stabilito una perizia psichiatrica disposta nei confronti del 17enne di Montesardo che il 3 settembre scorso avrebbe ammazzato la 16enne di Specchia nelle campagne di Castrignano del Capo.
Il suo corpo fu ritrovato a distanza di dieci giorni dalla scomparsa. La perizia è stata firmata dai due consulenti nominati dalla gip del tribunale per i minorenni, Ada Colluto: Alessandro Zafferano e Maria Grazia Felline sono stati affiancati dai periti nominati dalla procura, la psichiatra Mariangela Pascali e la psicologa Michela Francia. Anche i legali del 17enne, gli avvocati Luigi Rella e Paolo Pepe, hanno nominato un loro consulente Gli esiti della consulenza verranno discussi durante un incidente probatorio fissato per il mese prossimo.l giovane è accusato dal pm Anna Carbonara di omicidio premeditato, perché avrebbe provocato “la morte di Noemi prelevandola alle 4.51 dalla sua abitazione con la Fiat 500 di proprietà della sua famiglia e conducendola in aperta campagna colpendola con l’uso di corpi contundenti; con le aggravanti di aver commesso il fatto con premeditazione, per motivi abietti o futili e di aver agito con crudeltà”.

Durante l’agghiacciante interrogatorio, avrebbe raccontato “di essersi immesso lungo uno strada che lo conduceva verso il centro abitato di Castrignano del Capo. Ma prima di arrivarvi – si legge nel decreto di fermo –  svoltava a sinistra lungo una strada sterrata. Qui dichiarava di essersi parcheggiato e, con la scusa che si sarebbero fumati una sigaretta, scendeva dall’auto insieme a Noemi con la quale si addentrava in un uliveto dove poi, approfittando di un momento propizio, colpendola con un coltello al collo, continuando a colpirla con delle pietre alla testa”. Poi si sarebbe allontanato “dal luogo dei fatti repentinamente con la propria autovettura disfacendosi del manico del coltello avvolto nella propria maglietta in un luogo che non ha saputo indicare”. Il giovane assassino nei giorni successivi avrebbe poi ritrattato la fredda confessione.

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