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Baby gang in azione a Napoli. Un’altra aggressione davanti alla fermata della metro. E a Pomigliano, vittime scelte perchè di colore

L’ultimo caso davanti alla stazione  ‘Policlinico’: picchiano un sedicenne e gli rompono il naso

arnaldo zeppieri

Insulti e poi un pugno in faccia: un altro minore è stato aggredito a Napoli. Ieri sera, verso le 21.30, davanti alla stazione della metropolitana ‘Policlinico’ un sedicenne ha riferito di essere stato avvicinato da un gruppo di ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 18 anni, che non conosceva. Prima hanno iniziato ad insultarlo, poi lo hanno colpito al volto con un pugno rompendogli il naso.Sorride e ad accompagnarlo c’è la mamma, Maria Luisa Iavarone, che dal giorno dell’aggressione, non ha smesso un attimo di chiedere giustizia e il coinvolgimento di tutti per fermare la violenza di cui è stato vittima. È imbarazzato, Arturo, quando varca il portone ingresso della sua scuola. “Sono imbarazzato perché non mi aspettavo tanti giornalisti al mio ritorno a scuola, questa accoglienza dei miei compagni – dice al suo arrivo – ora mi aspettano i professori, più i che miei compagni”. “Sono emozionato, ciò che mi è mancato è stato anche questo portone – afferma – vorrei fare presto, ho lezione”.

Il minorenne è andato a casa e poi con i genitori si è recato all’ospedale Vecchio Pellegrini dove gli è stata refertata una prognosi di 30 giorni. Il ragazzino ha rifiutato il ricovero. La Polizia di Stato, che non è intervenuta sul posto ma è stata allertata in ospedale, sta accertando i fatti.

Intanto, i carabinieri chiariscono: “il movente razziale non c’entra nulla”, però la baby gang in azione con una catena sabato sera a Pomigliano ha scelto le vittime del pestaggio, no nsolo per divertimento o per rubare lo smartphone, anche perchè di origine marocchina, anche se cittadini italiani.

Una giornata di violenza e riscatto. Oggi Arturo, il 17enne accoltellato una settimana prima di Natale, torna a scuola, dai suoi compagni di classe, nel liceo Cuoco a Napoli. “Bentornato Arturo”, dice un grande striscione che i suoi amici hanno affisso all’ingresso.

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